martedì 24 aprile 2012

Ubik:"Tutti quelli che hanno dato la vita per la nostramorti invano" libertà non sono


"E' sconfortante la mistificazione della realtà che viene fatta in questi giorni sul 25 aprile da alcuni esponenti della Destra savonese. I vetusti concetti riportati dalla Destra hanno vivacizzato gli ambienti della paleontologia e del modernariato, e hanno avuto vasta eco anche eBay, su Secondamano, fra i rigattieri e nei mercati delle pulci, dove ancora si può trovare qualche busto flaccido del Duce..." 

(di Stefano Milano)


 Solo perché noi della Ubik ci siamo ‘permessi’ di riportare le frasi ingiuriose e inquietanti (‘porci dell’Anpi’, ‘infami’…ecc) di alcuni simpatizzanti della destra (minuscolo), la Destra savonese (maiuscolo, cioè il partito) ci ha attaccati diverse volte, anche nella pagina personale di Facebook, minacciandoci di querele, dimenticandosi però (a volte, la distrazione…) di stigmatizzare le stesse frasi, cosa che per esempio ha subito fatto un esponente del centrodestra come Gian Genta, che le ha definite “ignobili”.
A loro diciamo: querelateci pure, la querela è un utile strumento giuridico nato proprio in seno al diritto antifascista.

Ci hanno più volte accusato anche di non organizzare in libreria incontri con i loro esponenti. La Ubik ha scelto di invitare solo esponenti che condividano i valori della nostra Repubblica antifascista.
Se ne facciano una ragione, non siamo un ente pubblico che deve dare uguale accesso a tutti, siamo un’attività privata, invitiamo chi ci pare.
Sui temi della Resistenza, ancora una volta bisogna però tornare alla memoria storica per dare ordine e giusto peso ai fatti, e la memoria e il sentire di quei tempi oscuri possono riprendere vita e dignità usando in prestito le parole e i libri (già, i libri...) scritti da grandi del pensiero del Novecento che hanno vissuto sulla pelle quei tempi.
Con le parole di Quasimodo: “...con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze, sull’erba dura di ghiaccio, al lamento, d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero della madre che andava incontro al figlio, crocifisso sul palo del telegrafo...”;
con le parole di Brecht: “...voi che sarete emersi dai gorghi, dove fummo travolti, pensate, quando parlate delle nostre debolezze, anche ai tempi bui, cui voi siete scampati, andammo noi più spesso cambiando paese che scarpe, attraverso le guerre di classe disperati, quando solo ingiustizia c'era e nessuna rivolta, eppure lo sappiamo, anche l'odio contro la bassezza, stravolge il viso. Anche l'ira per l'ingiustizia, fa roca la voce. Oh noi, che abbiamo voluto apprestare il terreno alla gentilezza, noi non si poté essere gentili, ma voi quando sarà venuta l'ora, che all'uomo un aiuto sia l'uomo, pensate a noi con indulgenza..
E in questo clima di 70 anni fa, nell’apice di vent’anni di soprusi, omicidi di massa, deportazioni che in Italia e in Europa hanno portato alla morte 55 milioni di persone, qualcuno 'con il viso stravolto', non potè 'essere gentile'.
Atti ovviamente da condannare, come quello di Giuseppina Ghersi, ma mai, ripetiamo mai, fuori dal contesto storico, fatto che rischierebbe di appiattire le responsabilità e i diversi valori delle parti. Mai dimenticando che da una parte si combatteva per la libertà, e dall'altra per la dittatura. Mai dimenticando che per ogni caso Ghersi ci sono stati migliaia di soprusi e fucilazioni sommarie di giovani democratici.
Il fatto invece più eclatante che spesso si dimentica è che alla fine della guerra la stragrande maggioranza dei fascisti non pagò il conto con la giustizia. Solo a Genova, dei 313 imputati, 266 furono condannati ma con l'amnistia Togliatti uscirono di galera. Come si evince dal libro "La beffa dei vinti"  (già, di nuovo i libri, che insidioso ostacolo al revisionismo...) "…a Genova brigatisti neri responsabili di retate e spedizioni punitive, picchiatori della Guardia nazionale repubblicana, spie, cacciatori di ebrei, torturatori di partigiani, civili al soldo della Gestapo, nomi di spicco della polizia, della politica e dell'amministrazione pubblica durante la Repubblica di Salò, furono tutti liberati. Una beffa per chi aveva lottato per la libertà soffrendo persecuzioni, deportazioni e piangendo parenti e amici uccisi..."
Ma l’ANPI e l’antifascismo democratico savonese vuole anche quest’anno celebrare il 25 Aprile senza rancore, ma tenendo ferme le diverse ragioni dei vincitori e dei vinti. Una grande festa per tutti quelli che si riconoscono nei valori della democrazia, una giornata al Priamar con concerti, spettacoli, dibattiti, esposizioni e proiezioni.
Per ricordarci che tutti quelli che hanno dato la vita per la nostra libertà non sono morti invano.


Stefano Milano – UBIK