lunedì 18 giugno 2012

L'INCHIESTA Vatileaks, il papa ha i nomi.


Gabriele ha indicato mandanti e complici.




Paolo Gabriele.
Il caso Vatileaks è a una svolta, Benedetto XVI conosce i nomi di mandanti e complici.
Secondo quanto riportato da La Stampalunedì 18 giugno, Paolo Gabriele, l'ex maggiordomo del papa detenuto da quasi un mese in cella di sicurezza nell'ottocentesco Palazzo della Gendarmeria con l'accusa di furto aggravato (rischia otto anni di carcere), avrebbe portato gli inquirenti a individuare le responsabilità di laici e prelati.
Apriti cielo: ecco dunque i nomi che la commissione cardinalizia ha riportato sabato 16 alle orecchie del Santo Padre e che potrebbero essere resi pubblici già in settimana (18-24 giugno, ndr). A cominciare da più importante: il destinatario dell'archivio sequestrato nel suo appartamento.
I PM: «GABRIELE HA AGITO PER QUALCUNO». La magistratura ritiene che Gabriele
abbia agito su ordine e indicazione di qualcuno, forse con l'aiuto di giornalisti amici e dipendenti della Santa Sede.
Magari qualche cardinale amico mosso da vecchie ruggini con l'attuale segretario di Stato Tarcisio Bertone e che per questo ha utilizzato il maggiordomo? Le carte avevano lo scopo di essere usate come arma di ricatto? Erano destinate a persone dentro al Vaticano o all'esterno? E Paolo Gabriele si è forse trovato a sua insaputa a fare parte di un meccanismo molto più grande di lui, di una partita dai contorni inquietanti?
Netta la presa di posizione del direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi: «Paolo Gabriele non è un capro espiatorio» (leggi: Vaticano, sacrificio laico).

Il maggiordomo finito in mezzo a una 'congiura di palazzo'

Movente e finalità sembrano essere ancora una sorta di 'congiura di corte' forse per mutare gli assetti del potere della Santa Sede in previsione di un conclave qualora le condizioni di salute di Joseph Ratizinger dovessero peggiorare.
Alcuni capi dicastero e presuli emeriti (interrogati dalla traide cardinalizia lo spagnolo Julian Herranz, lo slovacco Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi) non avrebbero fornito spiegazioni sufficienti sia sulle fughe di notizie sia sul passaggio di documenti riservati.
«Anche i tre porporati che indagano», ha evidenziato l'agenzia cattolica Zenit «hanno ascoltato il maggiordomo trovato con le fotocopie della corrispondenza privata di Benedetto XVI».
DIETRO LE 'SBARRE'. Gabriele rimane comunque in carcere (una stanza decorosa e pulita, provvista di un letto, una scrivania e una seggiola con annesso un bagnetto di servizio, piena di telecamere e guardata a vista dai gendarmi), assistito dagli avvocati Cristiana Arrù e Carlo Fusco, i quali hanno presentato richiesta ufficiale di scarcerazione al giudice Piero Antonbio Bonnet che dovrà valutarla.
Proseguono anche le indagini della triade cardinalizia che, libera da incarichi ufficiali e ultra 80enne, ha ricevuto carta bianca e riferisce solo al al papa.
Lunedì, 18 Giugno 2012
Fonte Lettera 43