mercoledì 20 giugno 2012

La legge sull'aborto è salva: Consulta respinge ricorso sulla 194‎


La legge che consente in Italia l'aborto non si tocca. Arriva ancora una conferma in Corte Costituzionale per la legge n.194 che dal 1978 consente e disciplina in Italia l'interruzione volontaria della gravidanza. Nella seduta odierna della Camera di Consiglio la Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile, la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4 della legge 22 maggio 1978, n. 194, sollevata dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto. Lo ha reso noto la stessa Corte Costituzionale.
Una 17enne vuole abortire senza dire nulla ai genitori
Il giudice tutelare del tribunale di Spoleto ha sollevato una questione di legittimità costituzionale dell'articolo 4 della legge 194 alla luce di una recente sentenza della Corte di giustizia europea, bloccando la richiesta di una 17enne che, rimasta incinta, aveva deciso di abortire senza dire nulla ai genitori.

Il giudice tutelare si rivolge alla Corte di giustizia UeLa giovane si è rivolta prima al consultorio della Asl, e poi al giudice tutelare che le ha negato l'aborto rivolgendosi all'Alta Corte. L'articolo 4, sul quale il giudice ha sollevato questione di costituzionalità, è quello che disciplina che, «per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia». La Consulta dichiara la questione di legittimità costituzionale «manifestamente inammissibile».