martedì 12 giugno 2012

Non si uccidono così anche gli omosessuali?


Le parodie, è ben noto, dopo un po’ stancano.
Finché si tratta dei goliardici ridoppiaggi di Star Whores o Harry Fotter o delle decine di pellicole pornografiche dai titoli più o meno pertinenti quali L’albero delle zoccole, in ossequio all’arte di Ermanno Olmi, o l’esotico Alì Babà e i 40 guardoni, passi. Passi anche L’Esorciccio, mitico personaggio partorito con quattro soldi e molta creatività dal comico Ingrassia, e con lui passino i vari Svarioni degli Anelli, il Silenzio dei prosciutti, l’Ultimo tango a Zagarolo e l’immortale Frankenstein Junior che fa il verso addirittura alla romantica, seriosa e psicanalitica Mary Shelley.
Ma quello che proprio non va giù è l’Agapo: sorta di Agedo che si rimira nella Camera degli Specchi dei luna park di una volta, l’Agapo, come suggerisce l’acronimo, è una Associazione di Genitori e Amici di Persone Omosessuali con lo sguardo rivolto ai valori della morale cattolica.
Il nome stesso, che fa il verso al biblico agape ossia l’amore assoluto e incondizionato dei primi cristiani e anche, a onor del vero, dei neoplatonici, sembra una caricatura; peccato solo che l’ultima parola
dell’acronimo non possa dirsi con la E: il sanguinolento emosessuali, che richiama subito alla mente il fosco problema dell’HIV non a caso ignorato nel sito web dell’associazione, non suonerebbe infatti molto bene. Anche Agapo non è un granché, è vero, ma almeno fa tendenza nell’ambiente catto-omosessuale.
L’Agapo balza periodicamente agli onori della cronaca per una curiosa insistenza che affiora qua e là dalle pagine del suo sito.
Occorre infatti sapere che, a dispetto del nome, i genitori dell’associazione in questione non difendono l’orientamento sessuale dei propri figli ma, al contrario, sembrano volerlo contrastare.
L’omosessualità non è una malattia, bisbigliano suadenti i genitori Agapo: dunque non è una condizione immutabile, dunque la si può correggere per il bene degli adorati figli.
Perché, poi, tanto astio nei confronti della terapia riparativa? I numerosi organismi e associazioni di psicologi che, nel mondo, hanno dimostrato come non scientifica una tale teoria, sono stati evidentemente manipolati: così come è stato manipolato l’eroe nazionale, il dottor Robert Spitzer che dal nome evoca aspri suoni di piccole canne d’organo, il quale affermò che «per alcuni individui estremamente motivati è possibile cambiare il proprio orientamento sessuale da gay a eterosessuale» salvo poi, evidentemente pressato da «posizioni e causa politica del movimento gay e dell’establishment accademico», ritrattare il tutto.
A questo punto viene da chiedersi se esistano, nel nostro bello e vasto mondo zeppo di opinioni diverse, teorie che spiegano come sia meraviglioso oltreché possibile cambiare il proprio orientamento sessuale da eterosessuale a gay. Chissà.
Fra i suggerimenti ammanniti dal sito dell’Agapo spicca quello di convincere il figlio omosessuale a non mettere in pratica la sua perniciosa tendenza: non si sa mai che in futuro, con l’aiuto dellaPreghiera dei Genitori che intende intercedere in favore dell’erede «così ferito/a nel profondo del suo essere uomo/donna», possa cambiare rotta.
Ma la vera perla del sito in questione è l’insistenza sulla formidabile categoria sociolinguistica dell’omosessuale-non-gay, termine coniato da uno dei paladini della terapia riparativa, Joseph Nicolosi, che ne offre spiegazione come di «un uomo», perché se la donna è il negro del mondo allora le lesbiche sono negre tra le donne, «che vive un conflitto fra i suo sistema di valori e le sue tendenze sessuali». Come se le due cose stessero sullo stesso piano, ad onta della vecchia maestrina delle elementari (sicuramente una lesbica ferita nel profondo del suo essere donna) che insegnava a non sommare le mele con le pere. Ma tant’è.
Colpisce davvero nel profondo del nostro essere uomini e donne, infine, la metamorfosi non propriamente parodistica che spinge il genitore di un omosessuale a diventarne l’acerrimo nemico, come se le gattare romane che nutrono i randagi in realtà ne attendessero un propizio ingrasso per papparseli al forno in luogo del più costoso coniglio.
Forse i genitori in questione sono solo obnubilati dai fondi che la Asl di Milano fa pervenire dal 2010 nelle casse dell’Agapo a sostegno del loro servizio di assistenza telefonica che rispone al minaccioso nome di Amico Segreto, nato per distogliere il giovane omosessuale da «ambienti non idonei al suo sviluppo» indirizzandolo altresì «verso percorsi spirituali e/o terapeutici».
Ma si sa: i soldi, a differenza delle parodie, non stancano mai.
Belinda Malaspina