martedì 5 giugno 2012

Questo Vaticano non piace affatto nemmeno ai cattolici.


       Ultimamente durissime le posizioni di associazioni cattoliche contro i continui scandali e le decisioni poco sane  prese dalla CEI, forse un passo avanti per ridimensionare un pò la presenza soffocante di un clero assurdo e diseducativo, che da troppo tempo pensa troppo agli interessi e poco alla sua funzione.

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Lo scandalo in Vaticano: bisogna affrontare le cause di fondo della crisi che sono  il troppo potere a Roma e le grandi risorse gestite da sempre in modo oscuro

         Le vicende che, da settimane, stanno coinvolgendo il Vaticano – e che hanno avuto grande eco sui media di tutto il mondo –  hanno inevitabilmente creato sofferenza, incredulità e sconcerto nell’universo cattolico, a prescindere dalle diverse sensibilità e modi di intendere la pratica dell’Evangelo di Gesù.
         Le reazioni dei più importanti vertici ecclesiastici, dopo un grande imbarazzo, sono state quelle di ricordare che, comunque, la Chiesa è fondata sulla roccia e che la sua storia ha visto ben di peggio; in conclusione, le autorità ecclesiastiche hanno invitato alla preghiera. Affermazioni che ci sentiamo di condividere. Ma sarebbe stato opportuno anche un qualche atto, seppur parziale, di riconoscimento di colpe o di errori e di conseguente pentimento.
         Non siamo d’accordo, invece, con quanti dicono che tutto è  conseguenza di un attacco “laicista”, che è stata data “una falsa immagine della Santa Sede” e che la vera “porcheria” è quella di chi ha sottratto documenti riservati e, poi, di quelli che li hanno pubblicati. A noi pare, invece, che l’opinione pubblica cattolica e non, più che su questioni di metodo, si fermi sul merito dei fatti che sono venuti e che stanno venendo alla luce. E questi, da qualsiasi punto di vista li si esamini,  destano vero scandalo per gli interessi torbidi che lasciano intravvedere, e per i contrasti profondi nella Curia romana che appaiono fondati non su diverse, più che comprensibili, opzioni pastorali, ma su rivalità personali e su questioni di potere. Dalla situazione  emerge, ci sembra, che l’attuale vescovo di Roma non ha le doti che, anche a causa dell’attuale troppo pesante struttura gerarchica della nostra Chiesa, sono indispensabili per guidare il popolo di Dio, gestendo persone e situazioni in modo accettabile e comprensibile; e la colpevole assenza di vere strutture di dialogo e di corresponsabilità  al centro della Chiesa lo  lasciano troppo solo.
         Ciò premesso, ci permettiamo alcune riflessioni che riteniamo coerenti con la nostra prospettiva, quella della riforma della Chiesa cattolica romana a partire dal messaggio del Concilio Vaticano II. Tre ci sembrano le cause di fondo, tra loro intrecciate, che sono alla base di quanto stiamo vedendo e che bisognerebbe  affrontare senza esitazioni: 

1) l’eccessivo concentramento di potere nella Santa Sede, sempre più accresciutosi negli ultimi anni, malgrado che il Concilio avesse prospettato l’attuazione di una reale collegialità episcopale. I possibili vantaggi di una gestione rigidamente monarchica (unità, sostanziale e non formale, della Chiesa, punto di riferimento morale in un mondo travagliato da problemi sempre maggiori) sono ormai  superati dai suoi difetti che, tra l’altro, non vengono neanche riconosciuti (dispotismo curiale sulle Chiese locali e sugli ordini religiosi; assoluta uniformità della teologia e della vita sacramentale;  esaltazione, poco evangelica, della figura e del ruolo del Papa…);

2) il fattore corruttivo che, quasi naturalmente, deriva dalla gestione accentrata di grandi risorse economiche (lo IOR e altro) e da altre strutture che fanno capo allo Stato della Città del Vaticano. In questo contesto qualsiasi discorso sulla povertà della Chiesa e nella Chiesa non ha più senso;

3) la completa segretezza nell’amministrazione di questi ingenti beni, fuori da una vera legalità, e da un controllo, italiano o internazionale, esterno alle strutture ecclesiastiche, crea le premesse per ogni possibile stortura. Nel migliore dei casi ipotizzabili ,sembra che si ragioni con la logica che il fine giustifica qualsiasi mezzo. I fatti hanno dimostrato, soprattutto da trent’anni a questa parte, che, in questo quadro di mancanza di trasparenza diffusa, ogni tentativo di riforma è fallito, anche quando, forse, la volontà all’inizio c’era.

         A nostro parere occorre affrontare alla radice le cause della crisi e riteniamo che sia indispensabile che questa consapevolezza cresca nel Popolo di Dio. Ogni rappezzo, ogni destituzione di persone e ogni avvicendamento, o il rilancio dell’immagine, facendo solo appello al ruolo indefettibile della Chiesa,  servono a ben poco; non riescono e non riusciranno a rompere il circolo vizioso costituito dall’intreccio tra potere ecclesiastico autoritario e assolutista, potere mondano e assenza di democrazia che sono presenti nella nostra Chiesa. Per tante persone credenti, non credenti o in ricerca, una situazione sconcertante come quella che sta emergendo a Roma è una contro-testimonianza che oscura e tradisce l’Evangelo di Gesù.

Roma, 5 giugno 2012                                                             NOI SIAMO CHIESA