martedì 10 luglio 2012

Chiesa e omosessuali: il documento firmato Ratzinger


Nel 2003 la Congregazione per la dottrina della fede è intervenuta in materia di unioni omosessuali con il documento Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali firmato dall'allora cardinale Ratzinger quando era Prefetto della Congregazione.
Questo documento - in cui l'omosessualità è definita come un «fenomeno morale e sociale inquietante» - intende «fornire alcune argomentazioni di carattere razionale» ed «illuminare l'attività degli uomini politici cattolici, per i quali si indicano le linee di condotta coerenti con la coscienza cristiana quando essi sono
posti di fronte a progetti di legge concernenti questo problema».
Sebbene il documento non si rivolga solo ai credenti, la prima parte («Natura e caratteristiche irrinunciabili del matrimonio») presenta argomentazioni di natura religiosa che - oltre ad essere valide solo per i credenti - sicuramente non sono attinenti in una laica discussione sui progetti di legge in materia. 

Nella seconda parte del documento («Atteggiamenti nei confronti del problema delle unioni omosessuali») si afferma che le autorità civili «a volte si limitano alla tolleranza di questo fenomeno». La definizione del Dizionario Treccani per "tollerare" è: «Sopportare cose, fatti, situazioni spiacevoli o per naturale pazienza o perché si accettino come necessari e inevitabili». Gli omosessuali - come tutti - non chiedono di essere tollerati ma di essere rispettati. Secondo la Congregazione «sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l'uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso». Non è chiaro chi dovrebbe essere l'autore di tali "interventi discreti e prudenti" ed in che modo ci possa essere un uso "strumentale o ideologico" della tolleranza verso le coppie omosessuali. Allo stesso modo quale Stato democratico potrebbe essere "chiamato a contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica"? Le uniche azioni esercitate in tal senso provengono da Stati con un basso livello democratico come ampiamente denunciato da Amnesty International. 

La Congregazione ricorda «a coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male».
Perciò la Congregazione, sebbene affermi che gli omosessuali «devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza» ed «a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione», considera le unioni omosessuali come un "fenomeno inquietante" ed un "problema" che è "tollerato", la cui tolleranza ha un "uso strumentale e ideologico" da smascherarsi e lo Stato deve "contenere il fenomeno entro certi limiti" e - soprattutto - non legalizzare o approvare il "male". Una parte del documento è dedicata alle «Argomentazioni razionali contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali». In questa parte la Congregazione individua quattro ordini (retta ragione, biologico ed antropologico, sociale e - per ultimo - giuridico) che impedirebbero il riconoscimento legale delle unioni omosessuali. 

In base alla "retta ragione", la Congregazione è del parere che «la legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata perciò a causare l'oscuramento della percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione dell'istituzione matrimoniale». Uno stato democratico non adotta delle leggi per imporre dei valori o una propria visione morale (questo è compito degli stati "etici") ma per rispondere a bisogni o determinati cambiamenti della società.
In base ad "argomentazioni di ordine giuridico" - «le coppie matrimoniali svolgono il ruolo di garantire l'ordine delle generazioni e sono quindi di eminente interesse pubblico, il diritto civile conferisce loro un riconoscimento istituzionale. Le unioni omosessuali invece non esigono una specifica attenzione da parte dell'ordinamento giuridico, perché non rivestono il suddetto ruolo per il bene comune». A tal proposito, la Corte Costituzionale nella sentenza 138/2010 ha esplicitamente affermato che «la procreazione sarebbe soltanto un elemento eventuale nel rapporto coniugale e ciò dimostrerebbe quanto lontano sia il concetto di famiglia da accogliere nell'ambito dell'art. 29 Cost. rispetto a quello della tradizione giudaico-cristiana». Inoltre per uno Stato laico e democratico costituisce "interesse pubblico" ogni fenomeno sociale rilevante e degno d'attenzione. Invece per la Chiesa "interesse pubblico" significa ciò che può garantire allo Stato un vantaggio: questa è la visione propria degli Stati assolutistici. 

In base ad "argomentazione di ordine sociale", la Congregazione afferma che «la conseguenza inevitabile del riconoscimento legale delle unioni omosessuali è la ridefinizione del matrimonio». Purtroppo il concetto di matrimonio (o meglio di famiglia) non cambia per l'adozione di particolari leggi ma per spinte autonome che vengono "dal basso" (ossia nella società) come emerso nel rapporto "La famiglia in Italia", stilato dall'Osservatorio nazionale sulla famiglia per conto del Dipartimento per le politiche della famiglia.
L'ultima parte del documento è dedicata ai «Comportamenti dei politici cattolici nei confronti di legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali». Secondo la Congregazione «il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge». Su questo punto la Congregazione (ed i parlamentari cattolici) dovrebbe ricordarsi dell'esistenza - almeno in Italia - degli articoli 7, 67 e 68 della Costituzione della Repubblica italiana. 



Fonte Cronache Laiche