giovedì 5 luglio 2012

E su Formigoni la Chiesa tace – l’Espresso.


L’inchiesta appurerà le sue eventuali responsabilità penali. Ma è impressionante il silenzio del Vaticano sulla questione morale che riguarda uno dei  più importanti tra i politici cattolici del nostro Paese
Roberto Formigoni e Alberto Perego sullo yatch Ad Maiora pagato da Piero Daccò
 Roberto Formigoni e Alberto Perego sullo yatch Ad Maiora pagato da Piero DaccòIl nocciolo della questione morale è l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti. Le istituzioni sono portatrici dell’interesse generale; i partiti invece sono portatori di una loro visione del bene comune che si contrappone ad altre visioni. Questo nel caso migliore. Nel caso peggiore i partiti possono difendere interessi particolari che si identificano con una classe sociale, con una rete clientelare, con un’oligarchia collocata al vertice del partito e rinnovata soltanto per cooptazione.
Naturalmente analoghe deformazioni possono anche verificarsi in alcune istituzioni; i loro dirigenti anziché l’interesse generale a essi affidato possono coltivare il loro profitto e la loro inamovibilità. Ma per reprimere queste distorsioni esiste la magistratura, quella ordinaria e quella amministrativa, che vigilano sull’eventualità di istituzioni deviate. Un controllo analogo sui partiti è assai più difficile: essi sono infatti libere associazioni alle quali la Costituzione attribuisce il solo compito di “orientare la vita pubblica” senza tuttavia stabilire le modalità della loro organizzazione.
Quando il potere dei partiti li conduce a occupare le istituzioni o le loro propaggini (quello che si chiama il “parastato”), l’inquinamento dell’interesse generale con gli interessi particolari raggiunge il massimo suo livello
e questo è per l’appunto il nocciolo della questione morale. Le cronache di questi giorni hanno portato alla ribalta alcuni personaggi emblematici. Uno si chiama Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita (il partito nato dalla fusione tra i democratici-liberali di Rutelli e i popolari di Enzo Bianco); l’altro si chiama Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega.
Lusi si è mangiato 25 milioni di euro e di un’altra cinquantina dice di averli versati a Rutelli e a Bianco che avrebbero dovuto utilizzarli per finalità politiche. Quali non è dato sapere. Belsito afferma di aver gestito analoghe situazioni facendo affluire soldi a Bossi e ai suoi familiari ma nel suo caso le finalità politiche non sono neppure menzionate. Belsito, prima ancor di essere nominato tesoriere della Lega, era stato fatto nominare da Bossi vicepresidente della Fincantieri, una società partecipata dal Tesoro; la nomina di Belsito fu fatta – su pressione di Bossi – da Marco Milanese, “favorito” dall’allora ministro del Tesoro, Giulio Tremonti.

Vengono in mente anche il caso Penati, esempio rilevante di malcostume politico in Lombardia, e il caso Formigoni, ancor più recente e in un certo senso ancor più emblematico dei precedenti. Formigoni è alla guida della Regione lombarda da molti e molti anni; le Regioni hanno tra i loro compiti amministrativi quello più importante e con maggior giro di denaro: la sanità.
La Procura di Milano lo ha messo sotto inchiesta proprio per le sue intese con una serie di personaggi che ruotavano come faccendieri o come dirigenti della Regione attorno alla sanità e all’istituto di Don Verzé (bancarotta fraudolenta), speculando, peculando, corrompendo. Sarebbe, se dimostrato, un caso gigantesco di malaffare al vertice della più importante Regione italiana, ma c’è un’ulteriore aggravante: Formigoni è uno dei leader di Comunione e liberazione ed è anche un “Memores Domini”, cioè una persona dedicata a Cristo nella sua vita pubblica e privata, una sorta di “testimone” del Vangelo attraverso una delle Comunità religiose più importanti della Chiesa cattolica.
Domando: che cosa aspettano i membri di Cl e i giovani in particolare che ne costituiscono il nerbo, a sospendere Formigoni da ogni rapporto con la loro Comunità in attesa che l’inchiesta giudiziaria accerti i fatti e decida sull’eventuale rinvio a giudizio? Che cosa aspetta il Vaticano a intervenire? Qui si raffigura una questione morale ancor più vulnerante perché investe non solo la sfera civile e politica ma anche quella religiosa. Purtroppo non è la prima volta nella storia della Chiesa e verosimilmente non sarà l’ultima.


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