mercoledì 19 settembre 2012

La vergogna va in naziolale sul Fatto Quotidiano


Vado Ligure, altri 9 anni di carbone


Nonostante le proteste dei cittadini concessa l'autorizzazione provvisoria alla Tirreno Power (di Luca De Carolis e Ferruccio Sansa)

Forse anche i mortidi tumore saranno transitori, provvisori. In queste ore tra i comilati di Savona è diventato uno slogan. Dopo che il il ministero dell'Ambiente ha concesso alla Tirreno Power l'Autorizzazione integrale ambientale "transitoria". Per almeno altri nove anni continuerà a funzionare
la centrale di Vado Ligure (Savona) che ogni giorno produce cinquemila tonnellate di carbone. Contro quella centrale protestano cittadini e associazioni, citando rapporti di medici e tecnici. Su quella centrale indaga la procura di Savona, per lesioni colpose e omicidio plurimo colposo (ancora a carico di ignoti).
Eppure ecco arrivare l'Autorizzazione integrale ambientale "transitoria".
Un via libera arrivato dopo quattro ore di riunione a Roma, con tutte le parti coinvolte: i quattro ministeri competenti (Ambiente. Salute. Sviluppo economico. Interno), l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Regione Liguria, provincia di Savona e i Comuni di Vado Ligure e Quiliano, dove sorge
la centrale. Alla fine sono andati ai voti: e ha vinto nettamente l'ipotesi di copncedere l'Aia transitoria, che la Tirreno aveva chiesto già nel 2007. È arrivata solo il 16 settembre 2012. Ma alla Tirreno Power, controllata per il 39% dalla Sorge nia di Carlo Benedetti, va bene anche cosi. L'Aia le permette di iniziare per i lavori per un terzo impianto da 460 megawatt, che chiedeva da tempo, con l'obbligo di realizzarla entro il 2021.
COMPLETATA la nuova struttura, la Tirreno dovrà demolire i due gruppi attuali, da 330 megawatt l'uno. Il primo potrà essere ricostruito ex novo, l'altro dovrà essere abbattuto: poi si deciderà se rifarlo. Il tutto dovrà sempre avvenire in nove anni. la copertura del carbonile, l'area dove viene stoccato il carbone e che è tuttora a
ciclo aperto, dovrà essere completata entro il  marzo 2015, mentre nel giro di tre anni le emissioni della centrale dovranno ridursi del 10%. A vigilare sulla centrale dovrà essere l'Arpal, con un osservalorio salute e ambiente. Questa la decisione: benedetta da molta parte del mondo politico ed economico, ma contestatissima da associazioni e comitati. "D'ora in poi moriremo in via transitoria" e l'amara battuta di Stefano Milano della Rete Fermiamo il Carbone. Milano ricorda il recente rapporto dell'Ordine dei medici di Savona: a Vado, il tasso di mortalità per tumore ogni centomila abitanti è stato di 327 a fronte di una media nazionale di 240. Mentre nel Savonese le malattie cardiache sono molto più diffuse rispetto alla media regionale (+45,6 a Vado, +49,1 a Quiliano).
La Tirreno Power ha più volte replicato: "Non c'è alcuna prova di un nesso tra le morti e la centrale". Milano osserva: "Pensate solo a tutto il carbone che si alza dalla centrale e che respiriamo". Poi bolla la decisione del ministero come un "compromesso tipicamente italiano", si dice più che scettico sul nuovo sistema dei controlli ("Chiedete ai comitati delle altre centrali se hanno funzionato") e conclude: "L'Aia significa questo: che gli impianti andranno avanti ancora, nonostante tutto".
DUE GIORNI fa Greenpeace ha presentato uno studio sulle triglie pescate nelle acque di Vado: piene di mercurio e arsenico. La Tirreno Power risponde che sono "attacchi senza fondamento. La centrale ha emissioni di mercurio mille volte inferiori ai limiti per le acque e assicura che grazie all'Aia si creerà una situazione di avanzata compatibilita ambientale". Ma il portavoce di Uniti per la Salute non ci sta: "Faremo tutto il possibile, e se necessario anche l'impossibile. Contro il potenziamento della centrale abbiamo presentato un ricorso al Capo dello Stato e faremo un esposto in procura". Intanto la questura di Savona indaga sull'impatto della centrale sulla popolazione. Un pool di esperti sta studiando i dati. Presto arriverà il responso che potrebbe essere clamoroso.

Fonte Il Fatto Quotidiano