sabato 5 maggio 2012

Verona, alluvionata la Chiesa. Di soldi.

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Verona, alluvionata la Chiesa. Di soldi.

POVERTÀ: STRASBURGO PROPONE REDDITO MINIMO GARANTITO

Per lottare contro la poverta', in crescita al tempo della crisi in Europa soprattutto fra i bambini e gli anziani, la Ue si deve dotare di una legislazione che fissi un reddito minimo garantito pari ad almeno il 60% del reddito medio pro-capite, pari alla soglia della poverta', in ognuno dei 27 paesi dell'unione europea. E' il senso della risoluzione approvata a larga maggioranza dalla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo che chiede all'esecutivo di Bruxelles di creare una 'Piattaforma contro la poverta' e l'esclusione sociale''. Un atto arrivato appena 24 ore dopo che il Consiglio agricoltura ha ''salvato'' il piano di aiuti alimentari per gli indigenti per il 2012 e 2013, contro il proseguimento del quale pero' Francia e Germania si sono espresse contro. ''Nel 2010 – ha detto il relatore parlamentare, il socialista belga Frederic Daerden – le persone minacciate dalla poverta' in Europa erano 116 milioni, circa una sua cinque. Ma sono risultati addirittura 42 milioni, l'8% degli abitanti, quelli che vivono in stato di indigenza''. Dal canto suo Sergio Cofferati ha sottolineato il fenomeno del ''lavoro povero'', ovvero quello che non rende abbastanza per allontanarsi dalla soglia della poverta', che ''in Italia incide per il 9,4%, valore superiore alla media europea che e' dell'8,5%''.
Per trovare le risorse necessarie, per politiche sociali che ricadono nelle responsabilita' di governi alle prese con l'austerity, e' necessario – secondo Cofferati – che la Ue ''spinga ad utilizzare in modo coordinato tutte le misure che altrimenti restano sparse tra le diverse norme nazionali''. Dal canto suo il collega Andrea Cozzolino ha indicato la necessita' di aumentare le risorse per lottare contro la poverta' utilizzando in modo adeguato le politiche di coesione ed in particolare il Fondo Sociale europeo ed il Fondo per lo Sviluppo regionale. A promettere di lottare per il proseguimento del piano europeo di aiuti alimentari per i poveri e' stato invece il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento, Paolo De Castro, secondo il quale ''il no di Francia e Germania non significa che Bruxelles non si impegnera' per farlo proseguire oltre il 2014''.


venerdì 4 maggio 2012

Globalist.it | Abusi sessuali del clero, la Cei fa finta di niente

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Gli scout cattolici e l'omosessualità "I capi gay sarebbero un problema"


Doveva essere una riflessione d'apertura: ma ecco le linee guida proposte dall'Agesci. Vietato il "coming out" e un invito: in caso di situazioni del genere, vanno chiamati i genitori e consultato uno psicologo

di MARCO PASQUA
ROMA - Capi scout omosessuali che non dovrebbero dichiarare il loro orientamento sessuale, per evitare di "turbare e condizionare i giovani"; giovani omosessuali che, a loro volta, dovrebbero essere mandati da uno psicologo, visto che si ritiene possibile educare i ragazzi e le ragazze all'eterosessualità. Doveva essere il seminario dell'apertura degli scout cattolici dell'Agesci al tema dell'omosessualità, invece, complice l'impostazione di alcuni relatori chiamati ad affrontare il tema, è finita con l'essere un'occasione per presentare l'eterosessualità come l'orientamento "giusto", la retta via verso la quale devono essere "indirizzati" scolte e rover.

Organizzato dalla rivista "Scout-Proposta educativa", il seminario si è tenuto a novembre, ma gli atti ufficiali e le relative conclusioni 1 sono stati pubblicati in questi giorni, incluse quelle che dovrebbero essere le prime linee-guida ufficiali per i capi di tutta Italia. Linee guida che, in alcuni casi, si traducono in un'offesa (più o meno volontaria) nei confronti delle persone Glbt. A partire dal paragone tra le adozioni dei bambini da parte dei gay e la tortura o dal divieto di coming out, che sembra riproporre la contrapposizione, ancora molto diffusa, tra persone normali-eterosessuali e anormali-omosessuali.

L'approccio seguito dagli esperti, del resto, era chiaro sin dalla presentazione del convegno, nella quale l'omosessualità 

viene definita come "un problema". Oltre a due psicoterapeuti - lo scout Dario Contardo Seghi e Manuela Tomisich  -  le lezioni sono state tenute anche da padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico presso il Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani). Il religioso, che proviene da 45 anni di attività negli scout, ha messo in guardia i presenti dalle ostilità nei confronti della chiesa cattolica, anche alla luce degli scandali che hanno coinvolto preti pedofili.

In particolare, Compagnoni ha "denunciato" il caso del Regno Unito, dove la legge "ritiene la coppia omosessuale portatrice di diritti umani al pari della coppia eterosessuale. "La tesi sottesa in questa affermazione - dice il sacerdote - è che l'avere dei figli sia un diritto umano per ogni persona e, se è un diritto umano, neanche una comunità religiosa può sollevare alcuna obiezione. Sarebbe come se un gruppo religioso ammettesse la tortura come pratica lecita: la società civile non può ritenere ammissibile la negazione di un diritto fondamentale (in questo caso all'integrità fisica contro la pratica della tortura) in nome della religione".

Pur ammettendo che "l'omosessualità non ha nulla a che vedere con la pedofilia", il prete ribadisce il pensiero della chiesa sul tema: "Le relazioni tra persone omosessuali, secondo la Sacra Scrittura, sono gravi depravazioni. Per questo, le persone omosessuali sono chiamate alla castità". I gay, inoltre, "si trovano generalmente in difficoltà con il loro sesso corporeo - afferma padre Compagnoni  -  Le persone omosessuali, in linea generale, hanno dei problemi non solo sul piano sociale, ma anche con loro stessi". Perché  -  e qui vengono in mente le teorie che considerano i gay dei malati  -  l'omosessualità "è un fatto di struttura ormonale e, quindi, anche di struttura cerebrale".

Da queste premesse discende, logicamente, che i capi-scout omosessuali non sono visti di buon occhio (a poco serve ribadire, più volte, che i gay non debbano essere discriminati) e non possono rappresentare un esempio: "Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore - teorizza dunque padre Compagnoni - costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall'adulto. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l'omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell'orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo".

Come comportarsi con un ragazzo omosessuale? "Secondo me - conclude il prete, che insegna anche in una pontificia università della capitale - bisognerebbe parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi. In linea generale uno psicologo dell'età evolutiva o ancora meglio un pedagogista".

Per lo psicologo Contardo Seghi  -  anche lui proveniente dal mondo scout  -  l'omosessualità non è sempre una condizione permanente. Pur evidenziando che non si tratta di una malattia, Seghi afferma che alcune persone "diventano" omosessuali in seguito a un trauma o seguendo alcune loro errate convinzioni. "Molto spesso - dice - alcune donne lesbiche avevano incontrato maschi brutali. In queste situazioni per la ragazza o per la donna è facilissimo tornare affettivamente a situazioni precedenti, soprattutto se quella dimensione materna (omo-affettiva) è stata positiva e appagante. In questi casi, può facilmente svilupparsi una dimensione omosessuale perché il pensiero inconscio è: 'se il maschio è brutale io trovo più facilmente soddisfazione affettiva con un'altra donna'".

Un discorso analogo è quello relativo ai gay che, in realtà, sarebbero degli etero "latenti"
. "A volte ci sono delle convinzioni sedimentate da molto tempo, come un caso che ho seguito in cui un uomo, per il fatto di avere provato da bambino delle sensazioni piacevoli toccando lo sfintere anale, aveva sviluppato una modalità di masturbazione con una stimolazione anale. Questo fatto gli aveva prodotto la convinzione di essere omosessuale, e ne è rimasto convinto fino ai trenta anni. Ma lo sfintere anale può produrre di per sé piacere a chiunque con una stimolazione, e questa persona non era affatto un omosessuale".

Per lo psicoterapeuta, educare all'eterosessualità è possibile e, inoltre,  si possono "frenare" le pulsioni omosessuali: "Dobbiamo porre molta attenzione nell'educare i nostri ragazzi a non identificarsi con ciò che sentono perché quel che sentono non definisce pienamente ciò che sono. Posso provare una rabbia terribile che devo imparare a gestire e a riconoscere, non identificando me stesso con la rabbia. Devo diventare consapevole del fatto che posso gestire ciò che sento. Quindi non c'è dubbio che anche la dimensione sessuale vada poi gestita ed educata. Imparare a gestire le pulsioni e a non identificarsi in quello che si sente".

Il capo-scout, in quest'ottica, svolge un ruolo chiave. Per lo psicoterapeuta, anche un omosessuale può essere una brava guida, a patto che non ostenti il proprio orientamento sessuale: "Accennavamo prima al coming out, cioè al bisogno che a volte un capo ha di manifestare ed esprimere i problemi della sua identità. Un capo di questo tipo - dice lo psicoterapeuta - , affetto da protagonismo, se omosessuale, nel percorso di rafforzamento della propria identità può sentire di dover passare attraverso l'espressione pubblica del suo orientamento sessuale. Questa situazione può non essere opportuna in riferimento al percorso di crescita dei ragazzi".

Le conclusioni del seminario faranno sicuramente discutere gli scout cattolici, in particolare quanti, collocandosi su posizioni assai più lungimiranti verso i gay, hanno sollecitato l'associazione ad organizzare un momento di dibattito. Ora, infatti, le indicazioni e le "linee guida" uscite dal convegno saranno inviate a tutti i capi-scout, che, a loro volta, potranno confrontarsi e suggerire altri approcci. Ma per la piena accettazione dei capi omosessuali, in particolare quelli che non vivono di nascosto il loro orientamento sessuale, la strada è ancora in salita.
FONTE REPUBBLICA

Gli scout cattolici e l'omosessualità "I capi gay sarebbero un problema"


Doveva essere una riflessione d'apertura: ma ecco le linee guida proposte dall'Agesci. Vietato il "coming out" e un invito: in caso di situazioni del genere, vanno chiamati i genitori e consultato uno psicologo

di MARCO PASQUA
ROMA - Capi scout omosessuali che non dovrebbero dichiarare il loro orientamento sessuale, per evitare di "turbare e condizionare i giovani"; giovani omosessuali che, a loro volta, dovrebbero essere mandati da uno psicologo, visto che si ritiene possibile educare i ragazzi e le ragazze all'eterosessualità. Doveva essere il seminario dell'apertura degli scout cattolici dell'Agesci al tema dell'omosessualità, invece, complice l'impostazione di alcuni relatori chiamati ad affrontare il tema, è finita con l'essere un'occasione per presentare l'eterosessualità come l'orientamento "giusto", la retta via verso la quale devono essere "indirizzati" scolte e rover.

Organizzato dalla rivista "Scout-Proposta educativa", il seminario si è tenuto a novembre, ma gli atti ufficiali e le relative conclusioni 1 sono stati pubblicati in questi giorni, incluse quelle che dovrebbero essere le prime linee-guida ufficiali per i capi di tutta Italia. Linee guida che, in alcuni casi, si traducono in un'offesa (più o meno volontaria) nei confronti delle persone Glbt. A partire dal paragone tra le adozioni dei bambini da parte dei gay e la tortura o dal divieto di coming out, che sembra riproporre la contrapposizione, ancora molto diffusa, tra persone normali-eterosessuali e anormali-omosessuali.

L'approccio seguito dagli esperti, del resto, era chiaro sin dalla presentazione del convegno, nella quale l'omosessualità 

viene definita come "un problema". Oltre a due psicoterapeuti - lo scout Dario Contardo Seghi e Manuela Tomisich  -  le lezioni sono state tenute anche da padre Francesco Compagnoni, assistente ecclesiastico presso il Masci (Movimento adulti scout cattolici italiani). Il religioso, che proviene da 45 anni di attività negli scout, ha messo in guardia i presenti dalle ostilità nei confronti della chiesa cattolica, anche alla luce degli scandali che hanno coinvolto preti pedofili.

In particolare, Compagnoni ha "denunciato" il caso del Regno Unito, dove la legge "ritiene la coppia omosessuale portatrice di diritti umani al pari della coppia eterosessuale. "La tesi sottesa in questa affermazione - dice il sacerdote - è che l'avere dei figli sia un diritto umano per ogni persona e, se è un diritto umano, neanche una comunità religiosa può sollevare alcuna obiezione. Sarebbe come se un gruppo religioso ammettesse la tortura come pratica lecita: la società civile non può ritenere ammissibile la negazione di un diritto fondamentale (in questo caso all'integrità fisica contro la pratica della tortura) in nome della religione".

Pur ammettendo che "l'omosessualità non ha nulla a che vedere con la pedofilia", il prete ribadisce il pensiero della chiesa sul tema: "Le relazioni tra persone omosessuali, secondo la Sacra Scrittura, sono gravi depravazioni. Per questo, le persone omosessuali sono chiamate alla castità". I gay, inoltre, "si trovano generalmente in difficoltà con il loro sesso corporeo - afferma padre Compagnoni  -  Le persone omosessuali, in linea generale, hanno dei problemi non solo sul piano sociale, ma anche con loro stessi". Perché  -  e qui vengono in mente le teorie che considerano i gay dei malati  -  l'omosessualità "è un fatto di struttura ormonale e, quindi, anche di struttura cerebrale".

Da queste premesse discende, logicamente, che i capi-scout omosessuali non sono visti di buon occhio (a poco serve ribadire, più volte, che i gay non debbano essere discriminati) e non possono rappresentare un esempio: "Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore - teorizza dunque padre Compagnoni - costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo è il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell'effetto educativo dipende dalla esemplarità anche inconscia che proviene dall'adulto. Il capo trasmette dei modelli e i capi che praticano l'omosessualità, o che la presentano come una possibilità positiva dell'orientamento sessuale, costituiscono un problema educativo".

Come comportarsi con un ragazzo omosessuale? "Secondo me - conclude il prete, che insegna anche in una pontificia università della capitale - bisognerebbe parlare con i genitori e invitare un esperto con cui consigliarsi. In linea generale uno psicologo dell'età evolutiva o ancora meglio un pedagogista".

Per lo psicologo Contardo Seghi  -  anche lui proveniente dal mondo scout  -  l'omosessualità non è sempre una condizione permanente. Pur evidenziando che non si tratta di una malattia, Seghi afferma che alcune persone "diventano" omosessuali in seguito a un trauma o seguendo alcune loro errate convinzioni. "Molto spesso - dice - alcune donne lesbiche avevano incontrato maschi brutali. In queste situazioni per la ragazza o per la donna è facilissimo tornare affettivamente a situazioni precedenti, soprattutto se quella dimensione materna (omo-affettiva) è stata positiva e appagante. In questi casi, può facilmente svilupparsi una dimensione omosessuale perché il pensiero inconscio è: 'se il maschio è brutale io trovo più facilmente soddisfazione affettiva con un'altra donna'".

Un discorso analogo è quello relativo ai gay che, in realtà, sarebbero degli etero "latenti"
. "A volte ci sono delle convinzioni sedimentate da molto tempo, come un caso che ho seguito in cui un uomo, per il fatto di avere provato da bambino delle sensazioni piacevoli toccando lo sfintere anale, aveva sviluppato una modalità di masturbazione con una stimolazione anale. Questo fatto gli aveva prodotto la convinzione di essere omosessuale, e ne è rimasto convinto fino ai trenta anni. Ma lo sfintere anale può produrre di per sé piacere a chiunque con una stimolazione, e questa persona non era affatto un omosessuale".

Per lo psicoterapeuta, educare all'eterosessualità è possibile e, inoltre,  si possono "frenare" le pulsioni omosessuali: "Dobbiamo porre molta attenzione nell'educare i nostri ragazzi a non identificarsi con ciò che sentono perché quel che sentono non definisce pienamente ciò che sono. Posso provare una rabbia terribile che devo imparare a gestire e a riconoscere, non identificando me stesso con la rabbia. Devo diventare consapevole del fatto che posso gestire ciò che sento. Quindi non c'è dubbio che anche la dimensione sessuale vada poi gestita ed educata. Imparare a gestire le pulsioni e a non identificarsi in quello che si sente".

Il capo-scout, in quest'ottica, svolge un ruolo chiave. Per lo psicoterapeuta, anche un omosessuale può essere una brava guida, a patto che non ostenti il proprio orientamento sessuale: "Accennavamo prima al coming out, cioè al bisogno che a volte un capo ha di manifestare ed esprimere i problemi della sua identità. Un capo di questo tipo - dice lo psicoterapeuta - , affetto da protagonismo, se omosessuale, nel percorso di rafforzamento della propria identità può sentire di dover passare attraverso l'espressione pubblica del suo orientamento sessuale. Questa situazione può non essere opportuna in riferimento al percorso di crescita dei ragazzi".

Le conclusioni del seminario faranno sicuramente discutere gli scout cattolici, in particolare quanti, collocandosi su posizioni assai più lungimiranti verso i gay, hanno sollecitato l'associazione ad organizzare un momento di dibattito. Ora, infatti, le indicazioni e le "linee guida" uscite dal convegno saranno inviate a tutti i capi-scout, che, a loro volta, potranno confrontarsi e suggerire altri approcci. Ma per la piena accettazione dei capi omosessuali, in particolare quelli che non vivono di nascosto il loro orientamento sessuale, la strada è ancora in salita.
FONTE REPUBBLICA

Albenga, cittadino denuncia Napolitano e Monti: “Non rispettano la Costituzione Italiana”


Albenga. Attentato contro l’integrità, l’indipendenza o l’unità dello Stato; associazione sovversive; attentato contro la Costituzione dello Stato; usurpazione del potere politico; attentato contro gli organi costituzionali; attentato contro i diritti politici del cittadino; cospirazione politica mediante accordo; cospirazione politica mediante associazione. Queste le accuse con le quali l’albenganese Matteo Ricci Mingani (ex militante di Forza Nuova) ha denunciato, tramite il Comando dei carabinieri di Albenga, alla Procura della Repubblica di Savona il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Mario Monti e di tutti i Ministri e i membri del Parlamento.
“E’ sempre più frequente dover assistere a scene quotidiane che vanno oltre la decenza e la dignità dell’uomo, vedere infatti un pensionato frugare nei rifiuti per assicurarsi un pasto è una scena orribile che non dovrebbe mai verificarsi in un Paese ‘civile’ come l’Italia – dice Matteo Ricci Mingani – Ma purtroppo il Popolo italiano è stato ‘derubato’ illegittimamente della sua sovranità. Infatti l’art. 1 della Costituzione Italiana dice: l’Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Il sottoscritto, cittadino sovrano, nel profondo rispetto e in onore della Costituzione Italiana, di chi l’ha sottoscritta e tutti quelli che per arrivare alla stessa hanno sacrificato la propria vita ha sporto così denuncia verso le massime cariche dello Stato”.
“Vista la sempre peggio situazione politica, economica e sociale degli ultimi mesi, il sottoscritto vedendosi sempre meno rappresentato da coloro che in Italia siedono sulle comode poltrone del potere, come cittadino si rivolge alla magistratura affinché voglia indagare e verificare la sussistenza dei reati elencati” conclude l’albenganese furioso.

giovedì 3 maggio 2012

Pedofilia, processo don Seppia: l’ex parroco di Sestri Ponente condannato a 9 anni e 6 mesi


Genova. Si è concluso con una condanna a 9 anni e 6 mesi il processo a don Riccardo Seppia, arrestato un anno fa con l’accusa di violenza sessuale su minori e cessione di stupefacenti. L’ex parroco di Sestri Ponente  è stato condannato per tutti i reati a lui imputati, tranne quello di detenzione di materiale pedopornografico.
Stamattina, dopo le repliche del pubblico ministero Stefano Puppo e dell’avvocato difensore del parroco Stefano Bonanni, il giudice Roberta Bossi si è chiusa in camera di consiglio.
Il pm aveva chiesto un totale di 11 anni e 8 mesi di reclusione. L’avvocato difensore aveva chiesto invece l’assoluzione da tutti i reati eccetto la cessione di droga all’ex seminarista Emanuele alfano, chiedendo comunque il minimo della pena.
Secondo l’accusa Seppia tentò diversi approcci su un chierichetto quindicenne. Attenzioni morbose che culminarono in un abbraccio troppo caloroso, avvenuto in canonica, seguito da un tentato bacio. E in un’altra occasione da alcune carezze a una gamba. A ciò si aggiunge il tentativo d’induzione alla prostituzione minorile. La vittima in questo caso sarebbe un diciassettenne albanese che viveva in una casa famiglia ed è a lui che il parroco offrì della cocaina, nel tentativo, che poi non si è concretizzato, di avere un rapporto sessuale.Don Seppia, che è arrivato in tribunale scortato dagli agenti della penitenziaria, vestito in jeans e giubbotto sportivo, ha letto in aula una dichiarazione spontanea, chiedendo scusa per il proprio comportamento morale. Ovviamente si è riferito solo al consumo di droga e ai contenuti trovati sul suo computer, ma non alla tentata violenza, per cui si è sempre dichiarato innocente.
La versione della difesa, invece, è che il sacerdote, soprattutto a causa dell’utilizzo di droghe, parlasse molto ma in realtà non abbia mai consimato alcuna violenza di natura sessuale.
FONTE IVG.IT

Pedofilia, processo don Seppia: l’ex parroco di Sestri Ponente condannato a 9 anni e 6 mesi


Genova. Si è concluso con una condanna a 9 anni e 6 mesi il processo a don Riccardo Seppia, arrestato un anno fa con l’accusa di violenza sessuale su minori e cessione di stupefacenti. L’ex parroco di Sestri Ponente  è stato condannato per tutti i reati a lui imputati, tranne quello di detenzione di materiale pedopornografico.
Stamattina, dopo le repliche del pubblico ministero Stefano Puppo e dell’avvocato difensore del parroco Stefano Bonanni, il giudice Roberta Bossi si è chiusa in camera di consiglio.
Il pm aveva chiesto un totale di 11 anni e 8 mesi di reclusione. L’avvocato difensore aveva chiesto invece l’assoluzione da tutti i reati eccetto la cessione di droga all’ex seminarista Emanuele alfano, chiedendo comunque il minimo della pena.
Secondo l’accusa Seppia tentò diversi approcci su un chierichetto quindicenne. Attenzioni morbose che culminarono in un abbraccio troppo caloroso, avvenuto in canonica, seguito da un tentato bacio. E in un’altra occasione da alcune carezze a una gamba. A ciò si aggiunge il tentativo d’induzione alla prostituzione minorile. La vittima in questo caso sarebbe un diciassettenne albanese che viveva in una casa famiglia ed è a lui che il parroco offrì della cocaina, nel tentativo, che poi non si è concretizzato, di avere un rapporto sessuale.Don Seppia, che è arrivato in tribunale scortato dagli agenti della penitenziaria, vestito in jeans e giubbotto sportivo, ha letto in aula una dichiarazione spontanea, chiedendo scusa per il proprio comportamento morale. Ovviamente si è riferito solo al consumo di droga e ai contenuti trovati sul suo computer, ma non alla tentata violenza, per cui si è sempre dichiarato innocente.
La versione della difesa, invece, è che il sacerdote, soprattutto a causa dell’utilizzo di droghe, parlasse molto ma in realtà non abbia mai consimato alcuna violenza di natura sessuale.
FONTE IVG.IT

mercoledì 2 maggio 2012

RETE L'ABUSO.: Savona. Servirà ancora qualche giorno per sapere s...

RETE L'ABUSO.: Savona. Servirà ancora qualche giorno per sapere s...: Savona . Servirà ancora qualche giorno per sapere se ci sarà un clamoroso dietrofront nella vicenda giudiziaria che riguarda l’ex Vescov...

Genova, Scolastico allontanato dalla guida della Dda: arriva Di Lecce


Genova. Il pm Vincenzo Scolastico è stato allontanato dalla guida della Direzione distrettuale antimafia di Genova. La notizia è ufficiale tanto che, da mercoledì, al vertice della Dda ci sarà il capo Michele Di Lecce. Il divorzio che ha scosso la Procura di Genova probabilmente è dovuto alla ombre che da un po’ oscuravano il magistrato e che rischiavano di creare problemi al lavoro dell’ufficio.
In particolare l’allontanamento di Scolastico sarebbe legato all’inchiesta sul presunto “complotto” organizzato dall’imprenditore Gino Mamone che avrebbe tentato di corrompere il presidente dell’Associazione magistrati in Liguria, Francesco Pinto. A gestire quel fascicolo era stato appunto da Scolastico e Pinto ne fu tenuto inizialmente all’oscuro. Carte scottanti rimaste a lungo sulla scrivania di Scolastico, all’insaputa del collega, che hanno finito per generare dissapori.
Il procuratore aggiunto di Genova Vincenzo Scolastico coordinerà il gruppo di magistrati che si occupa di criminalità organizzata e quello relativo ai reati di competenza distrettuale. Lo ha deciso il procuratore capo Michele Di Lecce, che nei giorni scorsi ha riorganizzato gli uffici investigativi di palazzo di giustizia. Di Lecce guiderà da mercoledì la Direzione distrettuale antimafia, compito svolto da Scolastico mentre era reggente della procura.

martedì 1 maggio 2012

Torino, scontri per il 1 maggio 2012



Le contestazioni al sindaco Fassino hanno segnato il corteo del Primo Maggio a Torino. La polizia ha caricato un gruppo di studenti, ci sono stai dei feriti e almeno 4 sono i fermi di Cosimo Caridi

Blitz di Forza Nuova: manichino impiccato davanti al comune di savona


Un manichino appeso per il collo con una corda e' stato sistemato davanti al comune di Savona durante la notte. Il blitz notturno e' stato rivendicato da Forza Nuova per protestare ''contro le politiche economiche del governo Monti, appoggiato da centrodestra e centrosinistra sta causando




Questo il testo della rivendicazione / comunicato alla stampa


"La segreteria provinciale di Forza Nuova comunica che questa notte una decina di militanti del movimento hanno effettuato un blitz davanti al comune di Savona, in piazza Sisto, depositando un manichino impiccato, per protestare contro le politiche economiche del governo monti, appoggiato da centro destra e centro sinistra, che tanti suicidi sta causando.

Il giorno e il luogo oggetto del blitz è puramente voluto: mentre la casta politica e sindacale non fa passi indietro e gli sperperi di denaro pubblico non vengono meno, i cittadini italiani, per la prima volta nella storia recente, preferiscono suicidarsi piuttosto che lottare perchè stretti tra imposte, cartelle esattoriali, usura bancaria.

La posizione di Forza Nuova, in merito, è chiarissima, cosi come la nostra ricetta per uscire da questa crisi economica: rifiuto del debito, uscita dalla Bce, istituzione della moneta di popolo per dare sostegno a famiglie ed imprese, nazionalizzazione delle banche, abbattimento della classe politica massonico-mafiosa, produzione nazionale  e difesa del lavoro.

La segreteria provinciale annuncia altre eclatanti iniziative in merito nei prossimi giorni."


FONTE http://www.savonanews.it/2012/05/01/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/blitz-di-forza-nuova-manichino-impiccato-davanti-al-comune-di-savona.html

Nelle banche svizzere, i cinquanta miliardi che Monti non vuole

Il governo continua a dire no all’accordo con Berna sui 150 miliardi di capitali evasi che tassati potrebbero finanziare lo sviluppo. Germania, GB e Austria lo hanno già fatto. L’Europa dice sì e ora anche il Pdl apre

I soldi sono lì, a portata di mano, facili da incassare. E tutti in una volta, senza stare a racimolare un miliardo qua e uno là tra accise sulla benzina e i blitz utili, e spettacolari, come quello di ieri della Guardia di Finanza negli agriturismi in vista del ponte del Primo maggio. Nelle casse delle banche svizzere si stima ci siano almeno 150 miliardi di euro degli evasori italiani e lo Stato potrebbe prendersene fino a 50. Ma al governo non sembrano interessare.
“Full compliance”, piena conformità. È questa l’espressione che toglie ogni alibi al governo Monti. Nella conferenza stampa di mezzogiorno del 17 aprile il commissario europeo alla Fiscalità,Algirdas Šemeta, spiega ai giornalisti che gli accordi di Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera sono compatibili con il diritto comunitario . E quindi nel 2013 produrranno i loro effetti.
Partiamo dalla fine: il 13 aprile l’Austria firma l’accordo con la Svizzera. Funziona così: nei forzieri elvetici ci sono almeno 20 miliardi di euro austriaci frutto di evasione. I residenti austriaci titolari dei conti o i beneficiari dei trust e degli altri strumenti giuridici per nascondere le tracce, se vogliono mantenere i loro capitali in Svizzera dovranno pagare una sanzione una tantum del 30 per cento, modulata poi a seconda della durata dei depositi, che può nella pratica oscillare tra il 15 e il 38 per cento. È una specie di condono fiscale, è vero, ma di entità ben diversa da quel 5 per cento applicato da Giulio Tre-monti ai suoi tempi. E soprattutto gli effetti continuano: tutti i proventi dei capitali e degli altri strumenti finanziari (dai dividendi ai capital gain) saranno tassati al 25 per cento ogni anno. La Svizzera si accolla il ruolo di esattore per conto dell’Austria e in cambio conserva il segreto bancario, l’unico vero strumento che le è rimasto per attirare i capitali nel Paese (visto che spesso derivano da evasione fiscale o altre pratiche illecite). Il governo di Berna si trova infatti sotto pressione, soprattutto dagli Stati Uniti, per rivelare i segreti dei conti bancari (celebre il caso di Ubs, che è stata costretta a farlo, in piccola parte).
Preferisce quindi agire da sostituto d’imposta, ma tenere un po’ di riservatezza. Da mesi ci sono trattative tra Berna, la Germania e la Gran Bretagna che hanno raggiunto accordi simili. L’applicazione si stava complicando perché la Commissione europea temeva gli effetti distorsivi di provvedimenti che, di fatto, sanano le posizioni illecite del passato. “Ma si è trovato un escamotage, i pagamenti una tantum vengono presentati come l’acconto di quanto verrà chiesto a chi ha soldi in Svizzera dopo l’approvazione di un accordo complessivo tra i 27 Paesi Ue che il commissario Šemeta continua ad auspicare”, spiega Rita Castellani, una delle animatrici dell’iniziativa “Operazione Guardie Svizzere” per fare pressione sul governo italiano. In Germania la Spd, il partito socialdemocratico, si è opposta all’accordo negoziato dal governo di Angela Merkel e ha ottenuto condizioni ancora più punitive per gli evasori: un prelievo una tantum tra il 21 e il 41 per cento (invece che tra il 19 e il 34) e una patrimoniale colossale del 50 per cento per chi eredita un conto svizzero e non lo dichiara al fisco tedesco. Le associazioni dei contribuenti in Germania, all’inizio scettiche, ora sono entusiaste della formulazione dell’accordo e chiedono la sua immediata applicazione. I l flusso di denaro verso Berlino comincerà nel 2013.
Pochi giorni fa il ministro delle Finanze elvetico, Eveline Widmer-Schlumpf, ha detto in un’intervista che “la Svizzera sta portando avanti con Italia e Francia il tema della tassazione degli asset detenuti in conti svizzeri da cittadini dei due Paesi, ma un negoziato formale deve ancora iniziare”. Il ministro del Tesoro Giulio Tremonti aveva concentrato, con un certo successo, le sue attenzioni soprattutto su San Marino. E il governo Monti ha chiarito la sua posizione all’inizio del mandato: favorevole agli accordi con la Svizzera per far pagare gli evasori ma nel quadro di un’intesa comunitaria, anche per non incorrere nel rischio di sanzioni da parte della Commissione Ue. La quale però adesso ha dato il via libera. E l’accordo fatto dall’Austria toglie ogni alibi all’Italia. A cui un po’ di gettito in più, nel 2013, farebbe comodo visto che la recessione farà diminuire le entrate attese su cui è stata impostata l’ultima manovra Salva Italia.
da Il Fatto Quotidiano del 29 aprile 2012