sabato 26 maggio 2012

COSA E' ESPLOSO DAVVERO A BRINDISI ?

La mia NON E' una tesi complottista è semplicemente una constatazione che i danni sul luogo sono molto minori di quelli che sarebbero stati causati da tre bombole di gas.
Detto questo lascio aperte tutte le piste, ma ribadisco che l'ordigno non era "devastante" come tutti i tg hanno detto con enfasi.
E questo è il punto cruciale.
La cosa che mi ha sorpreso e infastidito è il tono "trionfalistico" di tutti nel trovare nella Mafia e nel Terrorismo il capro espiatorio...il mostro da presentare alla folla.
Il tutto in meno di mezz'ora dall'evento.Mi sembrava più logico e sensato fare delle indagini e poi fare dichiarazioni.
Tant'è vero che oggi il procuratore di Brindisi ha escluso la matrice Mafioso e ha parlato di un folle isolato

Riforma della Costituzione, è allarme rosso - micromega-online - micromega

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I segreti del Vaticano: arrestato il maggiordomo del Papa. Ecco i documenti top-secret divulgati.


È il maggiordomo del Papa il "corvo" che ha fatto uscire dal Vaticano le carte segrete. Si tratta, secondo l'Ansa, di Paolo Gabriele, aiutante di camera della famiglia pontificia, in sostanza il cameriere del Pontefice. Questa mattina Gabriele sarebbe stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi. Le autorità vaticane avevano dato notizia del fermo di una persona «in possesso illecito di documenti riservati». Almeno così aveva riferito in mattinata il responsabile della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, senza però rivelare il nome del "corvo".  
Ecco una sintesi dei documenti riservati che il maggiordomo del Papa ha fatto uscire


«Beatissimo Padre, un mio trasferimento in questo momento provocherebbe smarrimento e scoramento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione da tempo radicate nella gestione delle diverse Direzioni (del governatorato, l’amministrazione vaticana, nda)». È il 27 marzo del 2011. A rivolgersi in termini così drammatici direttamente a Benedetto XVI,  denunciando privilegi, corrutele e zone opache Oltretevere, è un sacerdote di primo piano. Carlo Maria Viganò, un monsignore che viene incaricato nell’estate del 2009 su fiducia del Santo Padre a controllare tutti gli appalti e le forniture del Vaticano. La sua opera di tagli e pulizia dà fastidio. Tanto che finisce vittima  di una congiura per bloccare l’opera di pulizia che aveva avviato. Da novembre Viganò è stato rimosso. È diventando nunzio apostolico a Washington negli Stati Uniti, andando a ricoprire la più prestigiosa rappresentanza diplomatica della Santa Sede nel mondo.È una vicenda inquietante quella denunciata da Viganò al Papa, che riporta indietro le lancette in Vaticano agli anni dei silenzi, delle omissioni, delle denunce silenziate, della rimozione di chi cercava di colpire privilegi, di chi voleva allontanare i mercanti dal Tempio finendo invece lui allontanato, vittima delle sue denunce. Stavolta però Viganò non tace, reagisce a certe logiche della Curia Romana e scrive al Papa e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Di più, chiede ai sensi del diritto canonico che sia aperta una commissione di inchiesta su questa vicenda. Si lavora così nelle segrete stanze dei Sacri Palazzi. Chi viene sentito non deve farne parola con nessuno. Tanto che diverse delle persone contattate, come Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello Ior, la banca del Papa, fa esplicito riferimento all’imposizione del segreto pontificio che vincola le persone che vengono ascoltate. Un segreto che violato prevede sino alla scomunica, un  segreto - giusto per avere un paragone - che venne posto sullo scandalo dei preti pedofili. 
«Quando accettai l’incarico al Governatorato il 16 luglio 2009 - scrive Viganò il 4 aprile 2011 al Papa - ero ben conscio dei rischi a cui andavo incontro, ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad una situazione così disastrosa. Ne feci parola in più occasioni al Cardinale Segretario di Stato, facendogli presente che non ce l’avrei fatta con le sole mie forze: avevo bisogno del suo costante appoggio». Appoggio che Viganò fa capire non esserci stato. Le finanze sono in uno stato disastroso:  «La situazione finanziaria del Governatorato -prosegue -, già gravemente debilitata per la crisi mondiale, aveva subito perdite di oltre il 50/60%, anche per imperizia di chi l’aveva amministrata. Per porvi rimedio, il cardinale presidente aveva affidato di fatto la gestione dei due fondi dello Stato ad un Comitato finanza e gestione, composto da alcuni grandi banchieri, i quali sono risultati fare più il loro interesse che i nostri. Ad esempio, nel dicembre 2009, in una sola operazione ci fecero perdere 2 milioni e mezzo di dollari. Segnalai la cosa al Segretario di Stato e alla Prefettura degli Affari Economici, la quale, del resto, considera illegale l’esistenza di detto Comitato. Con la mia costante partecipazione alle sue riunioni ho cercato di arginare l’operato di detti banchieri, dai quali necessariamente ho dovuto spesso dissentire». In effetti questo gruppo di banchieri opera senza riconoscimento legale e amministra quasi 300 milioni di investimenti ogni anno. Un portafoglio che si è ridotto - per le perdite - negli ultimi anni.
Chi sono questi banchieri? Volti noti della finanza cattolica. A presiedere il comitato c’è Pellegrino Capaldo, banchiere schivo, già presidente della banca di Roma. Era nella commissione segreta vaticana che concordò il «contributo volontario» per sollevare lo Ior da qualsiasi responsabilità nel crac dell’Ambrosiano con Paul Casimir Marcinkus che portò a Ginevra il 25 maggio 1984 insieme a monsignor Donato de Bonis (quello che dieci anni dopo riciclerà la tangente Enimont ricevuta da Luigi Bisignani sempre allo Ior) l’assegno del silenzio da 242 milioni di dollari. Troviamo poi Gotti Tedeschi, nel comitato fino a quando non è andato al vertice della banca del Papa,  Massimo Ponzellini, già numero uno della Popolare di Milano, indagato per associazione a delinquere dalla procura di Milano nell’inchiesta sui finanziamenti Bpm al gruppo dei videogiochi Atlantis, e Carlo Fratta Pasini, scupoloso presidente della popolare di Verona. 
Viganò taglia i costi e dà sempre più fastidio: «La Direzione dei Servizi Tecnici era quella più compromessa - prosegue -, da evidenti situazioni di corruzione: i lavori affidati sempre alle stesse ditte, a costi almeno doppi di quelli praticati fuori del Vaticano».  La lista dei tagli è infinita, sempre documentata al Papa: «I costi dei lavori sono stati quasi dimezzati». Insomma Viganò taglia del 50% medio ogni lavoro nel piccolo Stato. Un caso su tutti? «Il presepe di piazza S. Pietro del 2009 era costato 550.000 euro, quello del 2010 300 mila euro». E anche il bilancio  ne guadagna passando dal passivo  -7,8 milioni a un attivo di oltre 34 in dodici mesi. Ma l’opera viene «spesso apertamente contrastata, a volte chiaramente boicottata». Tanto che passano pochi mesi e parte «una campagna stampa contro di me e azioni per screditarmi presso i superiori, per impedire la mia successione al cardinale presidente Lajolo, tanto che ormai è stata data per scontata la mia fine». Nel mirino di Viganò degli articoli ritenuti diffamatori usciti su Il Giornale che sarebbero stati confezionati ad hoc  per delegittimarlo. Articoli non riconosciuti dal vaticanista del quotidiano dell’epoca, Andrea Tornielli. Articoli non firmati ma Alessandro Sallusti, il direttore, respinge che si tratti di una manovra denigratoria: “Avevamo all’interno del Vaticano  un insider che scriveva per noi». Quegli articoli sarebbero uno degli strumenti della congiura denunciata dal monsignore. Nel carteggio, Viganò indica anche i nomi e cognomi dei congiurati. Monsignori e laici che avrebbero tramato per interrompere la pulizia su appalti e forniture. Tra questi Viganò indica anche un nome ormai noto alle cronache, il giovanissimo Marco Simeon, amico del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, direttore dei rapporti istituzionali della Rai, consigliere in una fondazione in Vaticano. Simeon batte ogni record in una carriera folgorante: da Genova viene proiettato da giovanissimo all’ombra di Cesare Geronzi prima in Capitalia poi in Mediobanca, tanto da diventare uno dei pontieri da Santa Sede e istituzioni italiane. Non da ultimo persino al professor Mario Monti - ricorda il nostro vicedirettore Franco Bechis durante la puntata - viene raccomandato per incarichi nell’attuale governo.  Simeon smentisce, Viganò rimane vittima dell’antico detto «promoveatur ut amoveatur» ed è diplomatico a Washington ma la storia - è questa l’impressione - è solo all’inizio.

fonte; http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/05/i-segreti-del-vaticano-arrestato-il.html 

I segreti del Vaticano: arrestato il maggiordomo del Papa. Ecco i documenti top-secret divulgati.


È il maggiordomo del Papa il "corvo" che ha fatto uscire dal Vaticano le carte segrete. Si tratta, secondo l'Ansa, di Paolo Gabriele, aiutante di camera della famiglia pontificia, in sostanza il cameriere del Pontefice. Questa mattina Gabriele sarebbe stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi. Le autorità vaticane avevano dato notizia del fermo di una persona «in possesso illecito di documenti riservati». Almeno così aveva riferito in mattinata il responsabile della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, senza però rivelare il nome del "corvo".  
Ecco una sintesi dei documenti riservati che il maggiordomo del Papa ha fatto uscire


«Beatissimo Padre, un mio trasferimento in questo momento provocherebbe smarrimento e scoramento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione da tempo radicate nella gestione delle diverse Direzioni (del governatorato, l’amministrazione vaticana, nda)». È il 27 marzo del 2011. A rivolgersi in termini così drammatici direttamente a Benedetto XVI,  denunciando privilegi, corrutele e zone opache Oltretevere, è un sacerdote di primo piano. Carlo Maria Viganò, un monsignore che viene incaricato nell’estate del 2009 su fiducia del Santo Padre a controllare tutti gli appalti e le forniture del Vaticano. La sua opera di tagli e pulizia dà fastidio. Tanto che finisce vittima  di una congiura per bloccare l’opera di pulizia che aveva avviato. Da novembre Viganò è stato rimosso. È diventando nunzio apostolico a Washington negli Stati Uniti, andando a ricoprire la più prestigiosa rappresentanza diplomatica della Santa Sede nel mondo.È una vicenda inquietante quella denunciata da Viganò al Papa, che riporta indietro le lancette in Vaticano agli anni dei silenzi, delle omissioni, delle denunce silenziate, della rimozione di chi cercava di colpire privilegi, di chi voleva allontanare i mercanti dal Tempio finendo invece lui allontanato, vittima delle sue denunce. Stavolta però Viganò non tace, reagisce a certe logiche della Curia Romana e scrive al Papa e al segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Di più, chiede ai sensi del diritto canonico che sia aperta una commissione di inchiesta su questa vicenda. Si lavora così nelle segrete stanze dei Sacri Palazzi. Chi viene sentito non deve farne parola con nessuno. Tanto che diverse delle persone contattate, come Ettore Gotti Tedeschi, il presidente dello Ior, la banca del Papa, fa esplicito riferimento all’imposizione del segreto pontificio che vincola le persone che vengono ascoltate. Un segreto che violato prevede sino alla scomunica, un  segreto - giusto per avere un paragone - che venne posto sullo scandalo dei preti pedofili. 
«Quando accettai l’incarico al Governatorato il 16 luglio 2009 - scrive Viganò il 4 aprile 2011 al Papa - ero ben conscio dei rischi a cui andavo incontro, ma non avrei mai pensato di trovarmi di fronte ad una situazione così disastrosa. Ne feci parola in più occasioni al Cardinale Segretario di Stato, facendogli presente che non ce l’avrei fatta con le sole mie forze: avevo bisogno del suo costante appoggio». Appoggio che Viganò fa capire non esserci stato. Le finanze sono in uno stato disastroso:  «La situazione finanziaria del Governatorato -prosegue -, già gravemente debilitata per la crisi mondiale, aveva subito perdite di oltre il 50/60%, anche per imperizia di chi l’aveva amministrata. Per porvi rimedio, il cardinale presidente aveva affidato di fatto la gestione dei due fondi dello Stato ad un Comitato finanza e gestione, composto da alcuni grandi banchieri, i quali sono risultati fare più il loro interesse che i nostri. Ad esempio, nel dicembre 2009, in una sola operazione ci fecero perdere 2 milioni e mezzo di dollari. Segnalai la cosa al Segretario di Stato e alla Prefettura degli Affari Economici, la quale, del resto, considera illegale l’esistenza di detto Comitato. Con la mia costante partecipazione alle sue riunioni ho cercato di arginare l’operato di detti banchieri, dai quali necessariamente ho dovuto spesso dissentire». In effetti questo gruppo di banchieri opera senza riconoscimento legale e amministra quasi 300 milioni di investimenti ogni anno. Un portafoglio che si è ridotto - per le perdite - negli ultimi anni.
Chi sono questi banchieri? Volti noti della finanza cattolica. A presiedere il comitato c’è Pellegrino Capaldo, banchiere schivo, già presidente della banca di Roma. Era nella commissione segreta vaticana che concordò il «contributo volontario» per sollevare lo Ior da qualsiasi responsabilità nel crac dell’Ambrosiano con Paul Casimir Marcinkus che portò a Ginevra il 25 maggio 1984 insieme a monsignor Donato de Bonis (quello che dieci anni dopo riciclerà la tangente Enimont ricevuta da Luigi Bisignani sempre allo Ior) l’assegno del silenzio da 242 milioni di dollari. Troviamo poi Gotti Tedeschi, nel comitato fino a quando non è andato al vertice della banca del Papa,  Massimo Ponzellini, già numero uno della Popolare di Milano, indagato per associazione a delinquere dalla procura di Milano nell’inchiesta sui finanziamenti Bpm al gruppo dei videogiochi Atlantis, e Carlo Fratta Pasini, scupoloso presidente della popolare di Verona. 
Viganò taglia i costi e dà sempre più fastidio: «La Direzione dei Servizi Tecnici era quella più compromessa - prosegue -, da evidenti situazioni di corruzione: i lavori affidati sempre alle stesse ditte, a costi almeno doppi di quelli praticati fuori del Vaticano».  La lista dei tagli è infinita, sempre documentata al Papa: «I costi dei lavori sono stati quasi dimezzati». Insomma Viganò taglia del 50% medio ogni lavoro nel piccolo Stato. Un caso su tutti? «Il presepe di piazza S. Pietro del 2009 era costato 550.000 euro, quello del 2010 300 mila euro». E anche il bilancio  ne guadagna passando dal passivo  -7,8 milioni a un attivo di oltre 34 in dodici mesi. Ma l’opera viene «spesso apertamente contrastata, a volte chiaramente boicottata». Tanto che passano pochi mesi e parte «una campagna stampa contro di me e azioni per screditarmi presso i superiori, per impedire la mia successione al cardinale presidente Lajolo, tanto che ormai è stata data per scontata la mia fine». Nel mirino di Viganò degli articoli ritenuti diffamatori usciti su Il Giornale che sarebbero stati confezionati ad hoc  per delegittimarlo. Articoli non riconosciuti dal vaticanista del quotidiano dell’epoca, Andrea Tornielli. Articoli non firmati ma Alessandro Sallusti, il direttore, respinge che si tratti di una manovra denigratoria: “Avevamo all’interno del Vaticano  un insider che scriveva per noi». Quegli articoli sarebbero uno degli strumenti della congiura denunciata dal monsignore. Nel carteggio, Viganò indica anche i nomi e cognomi dei congiurati. Monsignori e laici che avrebbero tramato per interrompere la pulizia su appalti e forniture. Tra questi Viganò indica anche un nome ormai noto alle cronache, il giovanissimo Marco Simeon, amico del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, direttore dei rapporti istituzionali della Rai, consigliere in una fondazione in Vaticano. Simeon batte ogni record in una carriera folgorante: da Genova viene proiettato da giovanissimo all’ombra di Cesare Geronzi prima in Capitalia poi in Mediobanca, tanto da diventare uno dei pontieri da Santa Sede e istituzioni italiane. Non da ultimo persino al professor Mario Monti - ricorda il nostro vicedirettore Franco Bechis durante la puntata - viene raccomandato per incarichi nell’attuale governo.  Simeon smentisce, Viganò rimane vittima dell’antico detto «promoveatur ut amoveatur» ed è diplomatico a Washington ma la storia - è questa l’impressione - è solo all’inizio.

fonte; http://isegretidellacasta.blogspot.it/2012/05/i-segreti-del-vaticano-arrestato-il.html 

venerdì 25 maggio 2012

Terremoto e depositi sotterranei di gas: ma proprio lì?


Sotto San Felice sul Panaro, un passo da Finale Emilia, il progetto per lo stoccaggio di 34 miliardi (miliardi) di metri cubi di gas. Secondo l'ex sindaco per pura speculazione economica made in London. E persino Silvio in persona non era convinto...

Si rischia di dar l'idea di vedere gli UFO affrontando certi argomenti, ma proviamo ad allineare informazioni cercando di capire. Potrebbero esserci imprecisioni ma l'assunto pare troppo interessante per non cercare di descriverlo.
Terremoto in Emilia: sopra l’epicentro la terra trema fortissimo e si spacca. Acqua e sabbia. Fango.
Coincidenze.
Anche se persino Silvio non era convinto. Ma lo vediamo dopo.

"SANT'AGOSTINO (FERRARA) – Spaccature irregolari lungo la sede stradale, voragini, rigonfiamenti dell'asfalto e acqua mista a sabbia venuta su trasformandosi in una sorta di colata di fango alta, in alcuni punti, anche venti centimetri. E' via Risorgimento, la strada principale di San Carlo, una frazione del comune di Sant'Agostino." (http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/sisma-sant-agostino-acqua-e-sabbia-dalle-voragini-nelle-strade-1238905/)

La notizia, data con grande evidenza dal Secolo XIX di Genova, sparisce quasi subito dai principali network.

Curioso fenomeno. Come curioso è che siano proprio acqua e sabbia le principali componenti utilizzate per il cosiddetto “fracking”, una tecnica per spaccare e fessurare appunto (frack) le rocce nel sottosuolo. Ma questa è solo una coincidenza.
http://it.wikipedia.org/wiki/Fracking

Spaccare le viscere della terra o utilizzare quelle già fessurate, per farne che cosa?

Ad esempio giganteschi depositi di gas. Come a mero esempio quello che da tempo sta cercando di realizzare la ERS Srl - ERG Rivara Storage -  controllata dalla Independent Resources Plc che si occupa proprio di stoccaggio sotterraneo di gas o di anidride carbonica CO2  http://www.ir-plc.com

Dove?

Coincidenza vuole, a Rivara che è nulla più che una frazione di San Felice sul Panaro (Modena) uno dei comuni più colpiti dal terremoto in Emilia.


Cosa   c’entra   il   gas   con   il   terremoto?

C’entra; ma andiamo con ordine.
Ci siamo incuriositi e abbiamo cercato un poco, scoprendo una dopo l’altra alcune circostanze interessanti e non dette. Ad esempio quella che l’area tra Mirandola e Novi di Modena - comuni poco menzionati dalle cronache del terremoto - è da anni interessata da massicce estrazioni petrolifere sin dagli anni ’70. In Italia? In italia.  Ne fa cenno un vecchio libro: la “Guida d’Italia” volume “Emilia Romagna” del Touring Club Italiano a pagina 377  QUI
books.google.it/books

Nonostante i giacimenti pare siano sfruttati da quarant’anni si trovano a prima vista pochissime informazioni, stranamente.
Mentre cercando con la parola GAS, fuoriescono circostanze interessanti, come quella che esiste un “Comitato No Gas nella Bassa”(www.ambientesaluterivara.it) che non più tardi del 12 marzo scorso ha organizzato un importante manifestazione proprio contro lo stoccaggio sotterraneo di gas. A darne notizia è tra gli altri (pochi) la Gazzetta di Modena, di proprietà del Gruppo l’Espresso. Non per nulla nel filmato della manifestazione abbondano le bandiere del PD, che sostiene il comitato.

Vedi anche QUI (se non si guasta il link)


Mentre scorrono le immagini uno degli striscioni attira la nostra attenzione, a 00:16 secondi. Vi è scritta in grande la parola “ANTISISMICA”. Lì per lì non ci facciamo gran caso fino a quando, pochi secondi dopo, non compare un altro striscione...

“ERS: TERREMOTI? NO, GRAZIE”
Urca.
Come sarebbe a dire “Terremoti, no grazie?” Torniamo a precipizio sul sito della ERS Srl, che sta pigiando a tutto gas manco a dirlo per convincere le popolazioni a “desiderare” una gigantesca bolla di gas sotto il sedere. Il progetto pare fortemente voluto da un notissimo della zona, Carlo Giovanardi (PDL).

La Regione Emilia PD Romagna infatti ha sbattuto la porta in faccia alla richiesta della ERS (Erg Rivara Storage) di effettuare ulteriori ricerche nel sottosuolo, e l’intrepido Giovanardi si dibatte sul suo sito cercando di dimostrare il diritto addirittura costituzionale di questi signori a far esplodere delle cariche sottoterra per capire meglio come pomparvi gas.
(sempre se non si guastano i link, caso in cui c'è la foto qui sotto)


Non solo. Il Carlo pigiava anche sul Silvio per avere un suo interessamento, finchè B. non rispose per iscritto e di persona: QUI

L’azienda mette sul piatto una ventata di milioni di €uro il 27 aprile scorso
http://www.telesanterno.com/gas-rivara-ers-pronta-a-investire-20-milioni-per-gli-accertamenti-regione-verso-un-nuovo-no-0427.html

Cosa abbiano fatto e cosa no non è dato esattamente di sapere, ma ci si può lavorare. Ma il Ministero dell'ambiente per non far torto a nessuno, un ok ai preliminari lo aveva dato se non abbiamo letto male  QUI
Quel che è certo è che la ERS si da un gran daffare per far pressione sull’opinione pubblica acquistando come da copione, un apposita rubrica sulla TV locale, e postando su youtube le “interviste” con domande preparatissime, su un altrettanto apposito canale:



La visione è consigliata anche perchè qua e là fa capolino - in tempi non sospetti - proprio la parola “terremoto”. Per rassicurare ovviamente.
http://www.youtube.com/user/ERSstoccaggiogas

Ed è la stessa ERS Srl - sempre per rassicurare - a pubblicare nel suo sito web l'immancabile brochure in pdf nella quale ci si affretta ovviamente a precisare che lo stoccaggio sotterraneo di gas non provoca terremoti... QUI

Ovviamente non si tratta di una coda di paglia visto che la stessa azienda ha appena diramato con grande tempestività un comunicato, ripreso da Radiocor Il Sole 24Ore e  dal sito della Borsa di Milano dove si precisa:

"Terremoto: Erg Rivara Storage, nessuna iniezione gas area colpita"

La societa' aveva gia' ottenuto il via libera dal MinAmbiente (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 21 mag - Non e' stato stoccato gas sotto le aree del modenese. Lo affermano dalla sede di Erg Rivara Storage (Ers), joint venture che fa capo all'85% al gruppo Independent Resources e al 15% al gruppo Erg dei Garrone, a precisazione di alcune ipotesi circolate nei giorni scorsi. "La nostra societa' - riferiscono all'agenzia Radiocor alcuni responsabili di Ers - si e' limitata alla fase di ricerca, in corso da circa un anno, che non prevedeva iniezioni di gas ma approfonditi studi a livello geotermico per accertare sicurezza, tenuta e funzionalita'".
Lo scorso 22 febbraio Erg Rivara Storage aveva ricevuto dal Ministero dell'Ambiente il via libera alle attivita' di ricerca ed era stato pubblicato il decreto di compatibilita' ambientale, positivo, con prescrizioni per il progetto di stoccaggio sotterraneo proposto da Ers a Rivara in provincia di Modena. Il decreto dava via libera alla sola fase di accertamento."

http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/prima-pagina/dettaglio/nRC_21052012_1249_123173691.html
Stiamo a vedere gli sviluppi.

Nel frattempo, chi vuole può ascoltare le parole dell'ex sindaco di Finale Emilia, Soragni. Offre un lusinghiero spaccato, QUI

giovedì 24 maggio 2012

COMUNICATO STAMPA Esposto di accertamento nei confronti dei Cardinali; Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco.

LA STAMPA ITALIANA HA CENSURATO QUESTA NOTIZIA, MA SOPRATUTTO I DOCUMENTI CONTENUTI ALL'INTERNO, MOLTO PERICOLOSI PER LA CHIESA PERCHE' QUESTO PRECEDENTE STORICO PUO' ESSERE IMPUGNATO DAGLI AVVOCATI DI ALTRE VITTIME E ESSERE UTILIZZATO IN TRIBUNALE CONTRO ALTRI PRETI E VESCOVI. VI CHIEDO DI AIUTARCI A DIFFONDERLO ALLEGATI COMPRESI, IL PIU' POSSIBILE. Grazie



Esposto di accertamento nei confronti dei Cardinali; Dionigi  Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco.

Rendiamo noto che Rete L’ABUSO ha depositato questa mattina 24/05/2012 per mano del portavoce Francesco Zanardi, un esposto presso la Procura della Repubblica di Genova.
L’accertamento che chiediamo alla Procura di Genova è conseguenza diretta del provvedimento emesso dal GIP Fiorenza Giorgi della Procura di Savona lo scorso 8 maggio (Allegato 1), nei confronti dell’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

Il provvedimento di cui sopra è indubbiamente da considerarsi storico per l’Italia e potrebbe portare la maggior parte di vescovi italiani a dover rispondere di probabili omissioni e favoreggiamenti nei confronti di preti pedofili a danni di minori. L’accusa incardinata dalla Procura di Savona non è di molto differente da quella che ha portato, già nel 2004, l’allora Cardinale Ratzinger davanti ai giudici degli Stati Uniti, la stessa che ha portato molti Cardinali, anche in Europa a dover rendere conto alla legge laica di analoghe omissioni.

Nell’esposto (Allegato 2) diretto all’attuale Vescovo di Genova, Cardinal Angelo Bagnasco, vengono sottolineate diverse dichiarazioni rilasciate dai sacerdoti genovesi e riferite direttamente al caso di don Riccardo Seppia.

La prima è quella rilasciata da don Schiappacasse durante la trasmissione Matrix, che vide ospiti nel marzo scorso proprio il portavoce de L’ABUSO Francesco Zanardi, l’avvocato di Seppia, Don Di Noto, e tre vaticanisti. In quella circostanza il sacerdote dichiarava  ai mezzi di informazione di essersi reso conto delle tendenze pedofile del Seppia e di averle denunciate già parecchi anni prima all’allora vescovo di Genova.

E’ verosimile quindi che i Cardinali Tettamanzi, Bertone e l’attuale Arcivescovo di Genova, Bagnasco siano stati, come nel caso savonese, al corrente delle tendenze pedofile del Seppia ma che abbiano scelto di non intervenire a scapito delle vittime e quindi a tutela della chiesa.

Altre ipotesi che proverebbero questa modalità di non intervento e che emergono da altre testimonianze, uscite anche sui giornali e mai smentite dal clero, coinvolgerebbero come persona informata sui fatti anche il Vescovo di Albenga Mario Olivieri.

In questo caso, grazie al provvedimento del GIP di Savona Fiorenza Giorgi, graverebbe anche qui la responsabilità stabilita dal secondo comma dell’art.40 del codice penale secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”

Un’ulteriore verifica che viene chiesta alla Procura di Genova riguarda la notizia appresa dalla stampa: mentre Riccardo Seppia si trovava in carcere ed era in stato di isolamento, ha ricevuto la visita del vescovo Angelo Bagnasco il quale è riuscito ad incontrare Seppia nonostante il divieto di visite disposto dal Magistrato. 

L’avvocato Carla Corsetti del foro di Frosinone, difensore dell’associazione, ipotizza che alla luce di questo importante precedente creatosi a Savona, anche la Procura della Repubblica di Genova interverrà doverosamente effettuando quanto meno le stesse indagini, procedendo all’acquisizione della medesima documentazione prelevata dalla procura nella Diocesi di Savona-Noli anche nell’Arcidiocesi di Genova.

Nel fascicolo depositato oggi alla procura di Genova abbiamo ritenuto doveroso allegare le linee guida (Allegato 3) divulgate pochi giorni fa, ai fini di un eventuale esame che potrebbe dimostrare la volontà della CEI in merito a quanto già sottolineato nel provvedimento savonese  (Allegato 1 pagina 6 da riga 14).

Rete L’ABUSO, tramite gli associati sul territorio italiano sta provvedendo a divulgare quanto più è possibile alle magistrature, studi legali e associazioni, il provvedimento prodotto dalla Procura di Savona l’8 maggio scorso, fondamentale informazione oggi applicabile anche in Italia, di utilità giuridica per i procedimenti in materia di pedofilia clericale attualmente aperti o non ancora prescritti nel nostro paese.

Non possiamo tenere conto solo del profilo penale ma anche del fatto che, in questo caso, esiste un dovere morale e di tutela non solo verso coloro che hanno già subito abusi da preti pedofili e ai quali la chiesa nega qualunque tipo di supporto, venendo indubbiamente meno al civile dovere di responsabilità, ma anche di prevenzione e di garanzia che i vescovi DEVONO dare ai minori e alle famiglie che li affidano alle parrocchie italiane.

Le arroganti ed incivili linee guida diffuse dalla CEI (solo in Italia ed improponibili nel resto di paesi europei colpiti dalla pedofilia clericale) sostanzialmente non cambiano dalla Crimen Sollicitationis (Allegato 4), non contengono alcun riferimento alla tutela delle vittime ma sono volte solo alla tutela dell’immagine della chiesa che si riconferma priorità rispetto alla salute dei minori: i vescovi si autoeleggono protettori dei pedofili, negando qualunque tipo di garanzia;
1)      Nessun obbligo di denuncia 
2) Nessuna apertura degli archivi vaticani e diocesani dei casi di preti criminali
3) Nessun risarcimento alle vittime e nessun sostegno 
4) Nessuna collaborazione attiva e spontanea, ma solo il non ostacolo alla legge 
5) Nessuna chiusura dei luoghi di allevamento dei preti pedofili e abusatori sessuali (seminari)  
6) Nessun automatismo sulla espulsione dei preti macchiatisi di crimini sessuali
7) Nessuna indagine e rimozione delle cause della pedofilia clericale.

C'è n'è abbastanza per chiarire che le linee guida sono lo strumento della CEI a protezione dei loro adepti e per soffocare lo scandalo. La parola d’ordine per i vescovi sarà: omertà. Di fronte a questa posizione della CEI insorgono anche le associazioni cattoliche, che la condannano pienamente.
Sempre allo scopo di informazione e tutela preventiva nei confronti dei minori affidati al clero, Rete L’ABUSO ha cominciato (attualmente su Cremona e Savona) a divulgare tramite le inserzioni sponsorizzate di Facebook il provvedimento del’8 maggio, allo scopo di farlo conoscere quale strumento che eventuali vittime possono utilizzare in sede penale.

Ma è anche importante che si conoscano i meccanismi utilizzati dalla chiesa per coprire gli abusi. A questo scopo abbiamo utilizzato la documentazione riguardante prelevata in curia dalla magistratura, riguardo il caso di Savona, che spiega come la chiesa è riuscita a coprire (malgrado fosse al corrente e preoccupata delle tendenze pedofile di Giraudo, dall’anno stesso in cui prese i voti) per ben 32 anni un conclamato pedofilo senza mai denunciarlo, fino a che la magistratura non è intervenuta.

Il portavoce di Rete L'ABUSO
Francesco Zanardi

COMUNICATO STAMPA Esposto di accertamento nei confronti dei Cardinali; Dionigi Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco.

LA STAMPA ITALIANA HA CENSURATO QUESTA NOTIZIA, MA SOPRATUTTO I DOCUMENTI CONTENUTI ALL'INTERNO, MOLTO PERICOLOSI PER LA CHIESA PERCHE' QUESTO PRECEDENTE STORICO PUO' ESSERE IMPUGNATO DAGLI AVVOCATI DI ALTRE VITTIME E ESSERE UTILIZZATO IN TRIBUNALE CONTRO ALTRI PRETI E VESCOVI. VI CHIEDO DI AIUTARCI A DIFFONDERLO ALLEGATI COMPRESI, IL PIU' POSSIBILE. Grazie



Esposto di accertamento nei confronti dei Cardinali; Dionigi  Tettamanzi, Tarcisio Bertone e Angelo Bagnasco.

Rendiamo noto che Rete L’ABUSO ha depositato questa mattina 24/05/2012 per mano del portavoce Francesco Zanardi, un esposto presso la Procura della Repubblica di Genova.
L’accertamento che chiediamo alla Procura di Genova è conseguenza diretta del provvedimento emesso dal GIP Fiorenza Giorgi della Procura di Savona lo scorso 8 maggio (Allegato 1), nei confronti dell’ex vescovo di Savona, ora a Cremona, Dante Lafranconi.

Il provvedimento di cui sopra è indubbiamente da considerarsi storico per l’Italia e potrebbe portare la maggior parte di vescovi italiani a dover rispondere di probabili omissioni e favoreggiamenti nei confronti di preti pedofili a danni di minori. L’accusa incardinata dalla Procura di Savona non è di molto differente da quella che ha portato, già nel 2004, l’allora Cardinale Ratzinger davanti ai giudici degli Stati Uniti, la stessa che ha portato molti Cardinali, anche in Europa a dover rendere conto alla legge laica di analoghe omissioni.

Nell’esposto (Allegato 2) diretto all’attuale Vescovo di Genova, Cardinal Angelo Bagnasco, vengono sottolineate diverse dichiarazioni rilasciate dai sacerdoti genovesi e riferite direttamente al caso di don Riccardo Seppia.

La prima è quella rilasciata da don Schiappacasse durante la trasmissione Matrix, che vide ospiti nel marzo scorso proprio il portavoce de L’ABUSO Francesco Zanardi, l’avvocato di Seppia, Don Di Noto, e tre vaticanisti. In quella circostanza il sacerdote dichiarava  ai mezzi di informazione di essersi reso conto delle tendenze pedofile del Seppia e di averle denunciate già parecchi anni prima all’allora vescovo di Genova.

E’ verosimile quindi che i Cardinali Tettamanzi, Bertone e l’attuale Arcivescovo di Genova, Bagnasco siano stati, come nel caso savonese, al corrente delle tendenze pedofile del Seppia ma che abbiano scelto di non intervenire a scapito delle vittime e quindi a tutela della chiesa.

Altre ipotesi che proverebbero questa modalità di non intervento e che emergono da altre testimonianze, uscite anche sui giornali e mai smentite dal clero, coinvolgerebbero come persona informata sui fatti anche il Vescovo di Albenga Mario Olivieri.

In questo caso, grazie al provvedimento del GIP di Savona Fiorenza Giorgi, graverebbe anche qui la responsabilità stabilita dal secondo comma dell’art.40 del codice penale secondo il quale “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo.”

Un’ulteriore verifica che viene chiesta alla Procura di Genova riguarda la notizia appresa dalla stampa: mentre Riccardo Seppia si trovava in carcere ed era in stato di isolamento, ha ricevuto la visita del vescovo Angelo Bagnasco il quale è riuscito ad incontrare Seppia nonostante il divieto di visite disposto dal Magistrato. 

L’avvocato Carla Corsetti del foro di Frosinone, difensore dell’associazione, ipotizza che alla luce di questo importante precedente creatosi a Savona, anche la Procura della Repubblica di Genova interverrà doverosamente effettuando quanto meno le stesse indagini, procedendo all’acquisizione della medesima documentazione prelevata dalla procura nella Diocesi di Savona-Noli anche nell’Arcidiocesi di Genova.

Nel fascicolo depositato oggi alla procura di Genova abbiamo ritenuto doveroso allegare le linee guida (Allegato 3) divulgate pochi giorni fa, ai fini di un eventuale esame che potrebbe dimostrare la volontà della CEI in merito a quanto già sottolineato nel provvedimento savonese  (Allegato 1 pagina 6 da riga 14).

Rete L’ABUSO, tramite gli associati sul territorio italiano sta provvedendo a divulgare quanto più è possibile alle magistrature, studi legali e associazioni, il provvedimento prodotto dalla Procura di Savona l’8 maggio scorso, fondamentale informazione oggi applicabile anche in Italia, di utilità giuridica per i procedimenti in materia di pedofilia clericale attualmente aperti o non ancora prescritti nel nostro paese.

Non possiamo tenere conto solo del profilo penale ma anche del fatto che, in questo caso, esiste un dovere morale e di tutela non solo verso coloro che hanno già subito abusi da preti pedofili e ai quali la chiesa nega qualunque tipo di supporto, venendo indubbiamente meno al civile dovere di responsabilità, ma anche di prevenzione e di garanzia che i vescovi DEVONO dare ai minori e alle famiglie che li affidano alle parrocchie italiane.

Le arroganti ed incivili linee guida diffuse dalla CEI (solo in Italia ed improponibili nel resto di paesi europei colpiti dalla pedofilia clericale) sostanzialmente non cambiano dalla Crimen Sollicitationis (Allegato 4), non contengono alcun riferimento alla tutela delle vittime ma sono volte solo alla tutela dell’immagine della chiesa che si riconferma priorità rispetto alla salute dei minori: i vescovi si autoeleggono protettori dei pedofili, negando qualunque tipo di garanzia;
1)      Nessun obbligo di denuncia 
2) Nessuna apertura degli archivi vaticani e diocesani dei casi di preti criminali
3) Nessun risarcimento alle vittime e nessun sostegno 
4) Nessuna collaborazione attiva e spontanea, ma solo il non ostacolo alla legge 
5) Nessuna chiusura dei luoghi di allevamento dei preti pedofili e abusatori sessuali (seminari)  
6) Nessun automatismo sulla espulsione dei preti macchiatisi di crimini sessuali
7) Nessuna indagine e rimozione delle cause della pedofilia clericale.

C'è n'è abbastanza per chiarire che le linee guida sono lo strumento della CEI a protezione dei loro adepti e per soffocare lo scandalo. La parola d’ordine per i vescovi sarà: omertà. Di fronte a questa posizione della CEI insorgono anche le associazioni cattoliche, che la condannano pienamente.
Sempre allo scopo di informazione e tutela preventiva nei confronti dei minori affidati al clero, Rete L’ABUSO ha cominciato (attualmente su Cremona e Savona) a divulgare tramite le inserzioni sponsorizzate di Facebook il provvedimento del’8 maggio, allo scopo di farlo conoscere quale strumento che eventuali vittime possono utilizzare in sede penale.

Ma è anche importante che si conoscano i meccanismi utilizzati dalla chiesa per coprire gli abusi. A questo scopo abbiamo utilizzato la documentazione riguardante prelevata in curia dalla magistratura, riguardo il caso di Savona, che spiega come la chiesa è riuscita a coprire (malgrado fosse al corrente e preoccupata delle tendenze pedofile di Giraudo, dall’anno stesso in cui prese i voti) per ben 32 anni un conclamato pedofilo senza mai denunciarlo, fino a che la magistratura non è intervenuta.

Il portavoce di Rete L'ABUSO
Francesco Zanardi

Rete L'ABUSO.: Esposto di accertamento nei confronti dei Cardinal...

Rete L'ABUSO.: Esposto di accertamento nei confronti dei Cardinal...: Savona lì 21/05/2012 All’attenzione del Procuratore Capo   Spett.le     Procura della Repubblica                                ...

lunedì 21 maggio 2012

PERCHE' ?




PERCHE' ?
I conti non tornano.
L’attentato di Brindisi comincia a delinearsi come una “falsa flag” ovvero una operazione terroristica progettata per apparire come un attentato mafioso quando invece i mandanti sono altri.
Nei manuali operativi della CIA le “false flag” sono descritte come azioni terroristiche praticate generalmente in tempo di guerra ma anche in tempi di pace come strategie della tensione, e poste in essere ‘normalmente’ da agenzie di intelligence o servizi segreti.
Alle bombe di Brindisi si è attribuita una matrice mafiosa per la Carovana della Legalità che avrebbe percorso quella città in quel giorno, ed anche perché gli studenti di quella scuola avevano ricevuto un riconoscimento per la diffusione della legalità.
Ma è una interpretazione debole.
Le organizzazioni criminali mafiose hanno bisogno di omertà e la popolazione aderisce alla modalità omertosa per non mettere a repentaglio l’incolumità dei propri cari.
Se però i figli diventano le vittime del terrore la modalità omertosa si spezza e si spezza il legame di soggezione con il territorio sul quale non sarà più possibile organizzare l’illecito.
La Sacra Corona Unita, rispetto alla mafia siciliana, alla camorra campana e alla ‘ndrangheta calabrese, è stata sempre una ‘sorella minore’.
Non ha mai colpito in modo eclatante, ha governato i suoi traffici senza troppi clamori ed ha un ruolo marginale perché non ha la stessa organizzazione capillare e gerarchica delle altre organizzazioni criminali.
Non c’è in atto una guerra tra piccoli clan e ad ogni modo la SCU non ha mai colpito i ragazzi, tant’è che i boss in detenzione in queste ore hanno comunicato la loro estraneità.
Il presunto coinvolgimento della SCU non convince.
Né è pensabile che le altre organizzazioni criminali mafiose abbiano operato su territori estranei al loro diretto controllo, dal punto di vista degli “equilibri criminali” non ha senso.
Per gli attentati dinamitardi le organizzazioni mafiose si avvalgono di C3, C4, tritolo. 
L’utilizzo di bombole di gas è anonimo e rudimentale e mal si concilia con la modalità secondo la quale le organizzazioni mafiose lasciano sempre “la firma”. 
Possiamo ipotizzare che l’attentato di Brindisi abbia più destinatari.
Innanzitutto sono state colpite le famiglie italiane che nella nuova stagione della strategia del terrore hanno rinnovato il timore per la incolumità dei propri figli all’interno dei luoghi dove si compie la loro formazione.
Colpire le famiglie significa spingerle a “non cambiare” e a sostenere l’ordine costituito per “paura del cambiamento”, atteso che la paura è un sentimento che paralizza non soltanto gli individui ma anche intere collettività.
Un simile attentato è un messaggio a molti ma non si può escludere che possa, contemporaneamente, costituire un messaggio per pochi.
La simbologia criminale non è poi molto complessa.
La scuola di Brindisi è intitolata a Francesca Morvillo Falcone.
Il simbolo della lotta alla criminalità e ai poteri deviati dello Stato, nel corso di questi venti anni, non è stata Francesca Morvillo, per quanto sia deceduta anche lei nella strage di Capaci, ma suo marito Giovanni Falcone.
Colpire la scuola intitolata alla moglie di Falcone fa andare il pensiero alla moglie di Borsellino, Agnese Piraino Leto.
Questo nome è rimasto sconosciuto alle cronache perché la vedova di Borsellino ha deciso di proteggere la sua famiglia tenendola lontano da ogni clamore.
Nel 2010 c’è stata una svolta e ha deciso che era arrivato il momento di parlare e riferire quanto sapeva. 
Il 20 aprile 2012 il Tribunale di Palermo ha ammesso la deposizione della vedova Borsellino nel processo contro il generale dei Carabinieri Mario Mori e contro il Colonnello dell’Arma Mario Obinu.
Insieme ad Agnese Piraino Leto sarà ascoltato anche il generale Antonio Subranni nei cui confronti è stata archiviata qualche giorno fa una inchiesta aperta proprio dopo le dichiarazioni rilasciate dalla vedova Borsellino.
Ma tutto questo è un esercizio di fantasia senza riscontri.
Forse nelle prossime ore ci diranno che è un attentatore senza mandanti, un Lee Oswald nostrano. 
Comunque sia andata l’obiettivo di lasciare le famiglie italiane sgomente è stato raggiunto.
Abbiamo una sola possibilità per sconfiggere il terrore, non smettere di credere che sia possibile vivere senza paura.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea