sabato 9 giugno 2012

Credito - NIENTE PRELIEVI - VERSAMENTI PER I CORRENTISTI DI BNI


Correntisti di BNI impossibilitati ad effettuare prelievi/versamenti, pagamenti di bollette, rate mutui, tasse

Pietro Giordano, Adiconsum: “Grave l’atteggiamento di Banca d’Italia che assume provvedimenti senza valutare le ricadute sui correntisti, ed in special modo, sulle famiglie monoreddito e sui pensionati”

Adiconsum chiede a Bankitalia un incontro urgente e la revoca del provvedimento

La Banca d’Italia ha autorizzato la sospensione dei pagamenti della Banca Network Investimenti S.p.A. (BNI) senza comunicare alcunché ai correntisti.

Molto grave e inaccettabile – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – l’atteggiamento di Banca d’Italia nella vicenda BNI S.p.A., perché altamente lesivo degli interessi della clientela.

Bankitalia, infatti, dopo aver prorogato il commissariamento dell’istituto di credito, dando
quindi l’impressione di un imminente salvataggio, ha poi dato il via libera alla liquidazione coatta, senza fornire alcuna preventiva comunicazione ai correntisti, lasciandoli in condizione di non poter effettuare alcun tipo di operazione, neanche quelle di base per la sopravvivenza quotidiana, quali prelievi/ versamenti, pagamenti di utenze, rate, tasse.

Dobbiamo purtroppo segnalare che provvedimenti lesivi come quelli adottati nei confronti della clientela BNI – denuncia Giordano – non rappresentano un caso isolato. Decisioni prese senza tener conto delle pesanti ricadute, in particolare sui risparmiatori in possesso di un unico conto corrente su cui accreditano stipendio o pensione, non sono nuove a Bankitalia, ed hanno interessato anche i correntisti di Banca MB.

L’atteggiamento di Banca d’Italia – prosegue Giordano – è burocratico e notarile e come Adiconsum abbiamo chiesto in una lettera inviata a Banca d’Italia e a BNI la revoca del provvedimento e un incontro urgente per definire le modalità con cui i clienti, specie famiglie a reddito fisso e pensionati, possano svolgere le normali operazioni quotidiane.

Il testamento biologico e gli interessi della chiesa


Per un ricovero in una struttura ospedaliera riabilitativa e/o di lungodegenza, il Servizio Sanitario Nazionale paga 250 euro giornalieri. L’attività ospedaliera erogata nelle discipline di recupero e riabilitazione funzionale, neuroriabilitazione, lungodegenza e unità spinale è in sensibile crescita negli anni recenti, e viene effettuata in circa 31.000 posti letto equamente distribuiti tra le strutture pubbliche e quelle private accreditate.


Per gli stati vegetativi persistenti è fissata una tariffa di riferimento (pari a 265 euro giornalieri) ), derogabile in base ad accordi locali per specifiche situazioni (datidell’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali relativi all’anno 2009 , ad oggi di sicuro lievitati).
Per l’assistenza ospedaliera il Servizio Sanitario Nazionale si avvale di 1.173 istituti di cura, di cui 638 pubblici ed equiparati, corrispondenti al 54%, e 535 case di cura private accreditate, che rappresentano il 46% del totale degli istituti.Il trattamento assistenziale e riabilitativo degli stati
vegetativi e degli stati di minima coscienza rappresenta, quindi, una problematica di grande rilevanza sanitaria e sociale a elevato impatto sociosanitario e familiare, per l’elevata e crescente incidenza del numero dei casi – con incremento di quadri clinici complessi che necessitano di un’organizzazione interdisciplinare al fine di soddisfare specifici bisogni assistenziali – e per la necessità di strutture di riferimento “dedicate”, ad alta valenza riabilitativa e attivate già dalla fase acuta. Da non trascurare anche l’informazione e il supporto psicologico ai familiari al fine di favorire un’alleanza terapeutica con l’equipe di cura di grande ausilio al progetto terapeutico.

L’attenzione delle istituzioni, in questi ultimi anni, si è più volte indirizzata verso questa tipologia di pazienti attraverso una serie di iniziative che hanno visto l’istituzione di tavoli tecnici, con l’obiettivo di pervenire a un documento che potesse fornire indicazioni atte a garantire una coerente successione e integrazione dei diversi interventi e tipologie di settings assistenziali, in funzione delle fasi del processo morboso e delle condizioni cliniche della persona, nonché delle situazioni familiari e ambientali. L’impegno si è altresì reso manifesto con gli accordi Stato-Regioni del 25 marzo 2009 e dell’8 luglio 2010, che hanno individuato, tra le indicazioni progettuali per l’accesso alle risorse vincolate agli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale, la linea “Promozione di modelli organizzativi assistenziali ai pazienti in Stato Vegetativo e di Minima Coscienza nella fase di cronicità” sulla quale le Regioni hanno predisposto specifiche progettualità per il potenziamento di percorsi assistenziali in Speciali Unità di Accoglienza Permanente (SUAP) per soggetti in stato vegetativo o di minima coscienza e di percorsi di assistenza domiciliare, se possibili.
È stata effettuata un’analisi dei dati del ministero della Salute relativi al triennio 2007-2009 per i pazienti dimessi con codice 780.03 (ICD-9-CM), vale a dire “Stato Vegetativo persistente”. Nel triennio sono stati dimessi 5.608 pazienti (considerando anche i ricoveri ripetuti), dei quali 1.811 nell’anno 2007, 1.950 nell’anno 2008 e 1.847 nell’anno 2009.
Il numero totale dei dimessi nel triennio considerato, eliminato il numero dei ricoveri ripetuti, risulta essere 4.012. Relativamente alle modalità di dimissione, quella “ordinaria al domicilio” risulta praticata con una media nazionale del 34%. Soltanto per l’1,4% dei pazienti dimessi è attivata l’Assistenza Domiciliare Integrata che a un confronto risulta assente in otto Regioni. Ciò probabilmente è dovuto alla peculiarità del percorso assistenziale della persona in stato vegetativo in assistenza domiciliare caratterizzato dall’elevata complessità e diversificazione dell’intensità degli interventi in relazione all’evoluzione della condizione, all’evenienza di complicanze e al contesto familiare e socioambientale. La fascia di età maggiormente rappresentata nell’ambito dei 4.012 pazienti dimessi nel triennio 2007-2009 risulta essere quella dai 45 ai 65 anni di età (1.141, fonte governativa).
Detto questo, dal dubbio sorge una legittima domanda, ossia quanto la Chiesa cattolica sia davvero interessata al quel dono di dio che è la vita umana, o quanto lo sia ai dati elencati. Le 535 strutture private accreditate dal Ssn per il trattamento assistenziale e riabilitativo degli stati vegetativi e degli stati di minima coscienza quanto incassano ogni anno per il ricovero di questa tipologia di pazienti? Non ci si faccia scappare il particolare che a 265 euro al giorno (dati 2009) ogni paziente produce per la casa di cura ospitante 97.000 all’anno. E poiché in Italia (dati 2008 sicuramente lievitati) ci sono 1500 pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza ,con una piccola operazione di moltiplicazione risultano spesi dalle regioni oltre 142 milioni di euro all’anno. Se prestiamo fede ai dati governativi, il 46% di questa cifra dovrebbe essere ricoverato in strutture private, che detto in lingua italiana significa circa 70 milioni di euro all’anno, per intenderci i parenti stretti di 140 miliardi di vecchie lire. Quella domanda che nasce dal dubbio è: tanti milioni di euro non saranno il motivo per cui la Chiesa si ostina ad ostacolare una legge sul fine vita? Se costoro che si trastullano con i principi cattolici fossero almeno religiosi, dovrebbero correre verso la morte che è il luogo dell’incontro con il Signore della vita, anche e specialmente oltre la morte. Se fossero religiosi dovrebbero pregare di morire, loro, perché il desiderio di dio dovrebbe folgorarli. Invece prendiamo atto che vogliono imporre a tutti di piangere in questa valle di lacrime e vorrebbero pure che anche i non credenti vi piangano cantando. L’importante che quei circa 70 milioni di euro arrivino in cassa.
Salvatore Veneruso.
Vice  Segretario Nazionale di Democrazia Atea
www.democrazia-atea.it

Il testamento biologico e gli interessi della chiesa


Per un ricovero in una struttura ospedaliera riabilitativa e/o di lungodegenza, il Servizio Sanitario Nazionale paga 250 euro giornalieri. L’attività ospedaliera erogata nelle discipline di recupero e riabilitazione funzionale, neuroriabilitazione, lungodegenza e unità spinale è in sensibile crescita negli anni recenti, e viene effettuata in circa 31.000 posti letto equamente distribuiti tra le strutture pubbliche e quelle private accreditate.


Per gli stati vegetativi persistenti è fissata una tariffa di riferimento (pari a 265 euro giornalieri) ), derogabile in base ad accordi locali per specifiche situazioni (datidell’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali relativi all’anno 2009 , ad oggi di sicuro lievitati).
Per l’assistenza ospedaliera il Servizio Sanitario Nazionale si avvale di 1.173 istituti di cura, di cui 638 pubblici ed equiparati, corrispondenti al 54%, e 535 case di cura private accreditate, che rappresentano il 46% del totale degli istituti.Il trattamento assistenziale e riabilitativo degli stati

venerdì 8 giugno 2012

La RAI censura le critiche dei terremotati emiliani e la rabbia esplode

Durissima denuncia dei Cittadini di Cavezzo in provincia di Modena, nei confronti del sindaco di Cavezzo, reo di non essere presente a gestire la situazione, aver negato alla RAI di entrare nel campo di 500 persone e non aver nemmeno accolto e ringraziato i numerosi volontari della Protezione Civile, molti provenienti dall'Abruzzo. Diversi medici che si sono prestati per aiuti, sono stati rimandati indietro. 

giovedì 7 giugno 2012

Monti possibile indagato? “Manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata”

Sembra incredibile, ma basta andare su questa pagina della New York University, per avere conferma di qualcosa su cui tutti i media tacciono pur essendo di fatto una bomba: il premier italiano è membro del  Senior European Advisory Council of Moody’s. Vale a dire è tra coloro che contribuiscono a dare giudizi sulle aziende e sugli stati europei che poi l’agenzia di rating diffonde, causando a volte sfracelli. Siamo già molto oltre il conflitto di interessi, siamo al dramma e alla farsa di una democrazia.

Quanto alla possibilità di essere indagato deriva dall’inchiesta portata avanti dalla Procura di Trani fin dal 2010, su denuncia dell’Adusbef e della Federconsumatori: le due associazioni  si decisero a coinvolgere la magistratura dopo un report di Moody’s del 6 maggio 2010 che concludeva etichettando l’ Italia come “Paese a rischio”. L’inchiesta si è allargata poi alle altre agenzie di rating Fitch e Standars e Poor’s , anch’esse coinvolte in giudizi che hanno portato poi al degradarsi della situazione economica. Proprio in questi giorni l’inchiesta su S&B si è chiusa con l’ipotesi di reato di manipolazione di mercato continuata e pluriaggravata a carico di cinque persone: il presidente di Standard & Poor’s financial service Deven Sharma, il managing director del rating di Londra Yann Le Pallec, Eileen Zhang (di S&P Europe); Frankiln Crawford Gill e Moritz Kraemer della direzione europea del rating sui debiti sovrani. Secondo i magistrati queste persone, “attraverso descritti artifici, a carattere informativo – costituenti condotte solo in apparenza lecite, ma effettivamente illecite per come combinate fra loro, con modalità e tempi accuratamente pianificati – fornivano intenzionalmente ai mercati finanziari, quindi agli investitori, un’informazione tendenziosa e distorta (come tale anche “falsata”) in merito all’affidabilità creditizia italiana ed alle iniziative di risanamento e rilancio economico adottate dal governo italiano, per modo di disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne, così, il valore”.
Che le agenzie di rating fossero nient’altro che interessati ufficiali di rotta della speculazione finanziaria, pesci remora degli squali, pronti a cibarsi dei resti del banchetto, è assolutamente chiaro a chiunque, ma in questo caso i magistrati hanno ricostruito un filo  logico che rende difficile giustificare i giudizi come semplice “opinione”. E con l’imputazione di manipolazione di mercato sulla quale sarà chiamata ad esprimersi anche la Consob, S&B rischia il divieto di operare in Italia.

Questo però è solo un ramo dell’inchiesta, rimangono aperti quelli su Fitch e Moody’s. Senonché c’è un fatto clamoroso sebbene finora sconosciuto: il premier italiano è advisor  proprio di una di quelle agenzie di rating grazie anche alle quali si è creata quell’emergenza che lo ha portato a capo del governo. Per la verità qualche cosa riguardo a questa incredibile opacità era trapelata, ma a parte una citazione di questa singolare posizione del professor premier nella brochure di un convegno tenutosi in Bocconi nel 2006 (qui) era praticamente impossibile fare altri accertamenti. Ma ora la piccola biografia della New York University, aggiornata al 2011 e di certo non smentita, parrebbe indicare  che egli era ancora  nel consiglio di Moody’s  in tempi recentissimi e comunque all’epoca dei fatti di cui si occupa l’inchiesta dei magistrati di Trani.

Non so se Monti salendo a Palazzo Chigi, abbia avuto il buon gusto di rinunciare a sedere nel Senior European Advisory Council di Moody’s o se ne sia andato prima o sieda ancora tra i ben remunerati consigliori dell’agenzia di rating. Ma è stupefacente che un’intera classe politica non abbia sentito il bisogno di andare a fondo su un conflitto di questo genere e lo stesso Monti non paia avere la minima intenzione di chiarire il punto, affidandosi al silenzio dei media. Anche perché è evidente che aver collaborato a “una destabilizzazione dell’immagine, prestigio e affidamento creditizio dell’Italia sui mercati finanziari” come dicono i magistrati, per poi diventarne come se niente fosse il premier, in parte grazie ai giudizi di Moody’s,  appartiene alla peggiore storia possibile.

Certo è assai strano che dopo il declassamento di 26 banche italiani da parte di Moody’s che ha suscitato un  vespaio di reazioni dei partiti e indotto la Consob a convocare i responsabili dell’agenzia di rating, dal governo, così prodigo di dichiarazioni, consigli e fantasie, non è venuto un fiato.

Ecco cosa rimane della “trasparenza” promessa il primo giorno: il silenzio totale del protagonista e del Palazzo che gli tiene bordone, l’omertà complice dei media, la cecità di un Paese per il quale il premier e il suo governo sono la sabbia sotto la quale nascondere la testa. Se fossi in Moody’s darei una bella D: fallimento assicurato.

dal New York Times: tra un mese banche italiane bloccheranno prelievi dai conti correnti

Il prossimo mese la Grecia esce dall’Euro e in Spagna ed Italia, le banche bloccheranno il prelievo dai conti correnti. E’ l’ipotesi che scrive sul  New York Times del 13 maggio 2012 Paul Krugman: non un giornalista qualsiasi, ma il premio nobel per l’economia nel 2008.
Some of us have been talking it over, and here’s what we think the end game looks like:
1. Greek euro exit, very possibly next month.
2. Huge withdrawals from Spanish and Italian banks, as depositors try to move their money to Germany.
3a. Maybe, just possibly, de facto controls, with banks forbidden to transfer deposits out of country and limits on cash withdrawals.
3b. Alternatively, or maybe in tandem, huge draws on ECB credit to keep the banks from collapsing.
4a. Germany has a choice. Accept huge indirect public claims on Italy and Spain, plus a drastic revision of strategy — basically, to give Spain in particular any hope you need both guarantees on its debt to hold borrowing costs down and a higher eurozone inflation target to make relative price adjustment possible; or:
4b. End of the euro.
And we’re talking about months, not years, for this to play out.
Articolo originale: New York Times
P.S.= per coloro i quali credono che pubblicare un articolo scritto da un premio nobel sul giornale più venduto al mondo significhi fare DISINFORMAZIONE, non posso che consigliare di continuare a leggere Libero oppure guardare Studio Aperto.


Tratto da: dal New York Times: tra un mese banche italiane bloccheranno prelievi dai conti correnti | Informare per Resistere http://www.informarexresistere.fr/2012/05/23/dal-new-york-times-tra-un-mese-banche-italiane-bloccheranno-prelievi-dai-conti-correnti/#ixzz1x6imhI62
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario! 

I segreti della casta: Non è uno scherzo! Parlamento elegge la moglie di ...

I segreti della casta: Non è uno scherzo! Parlamento elegge la moglie di ...: Pdl, Udc e Pd votano compatti la nomina di Augusta Iannini, moglie del giornalista Rai Bruno Vespa, Garante per la privacy. Ne esce fu...

mercoledì 6 giugno 2012

Il terremoto dell'ENI?


Il Presidente dell'Adusbef e Senatore (IdV) Elio Lannutti ha presentato un'interrogazione ai Ministri Clini e Passera in merito alla correlazione tra operazioni di stoccaggio gas in Emilia Romagna e terremoto

Qui di seguito il testo completo dell'interrogazione visibile anche sul blog del Senatore.
Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-07515
Atto n. 4-07515
Pubblicato il 22 maggio 2012, nella seduta n. 727
http://www.senato.intranet/loc/link.asp?leg=16&tipodoc=sanasen&id=17211Ai Ministri dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dello Sviluppo Economico. 
Premesso che:
come il terremoto de L’Aquila. Anche se, fortunatamente, le conseguenze sono molto meno gravi. Una scossa di magnitudo 6 ha fatto tremare alle ore 4.05 del 20 maggio 2012 tutto il Nord Italia, seminando morte e distruzione in Emilia: l’epicentro del sisma viene individuato a 36 chilometri a nord di Bologna, tra le province di Modena e Ferrara. Finale Emilia, nel modenese, e Sant’Agostino, nel ferrarese, sono i centri più colpiti. Sotto le macerie rimangono quattro operai e un’ultracentenaria, mentre una cittadina tedesca di 37 anni e una donna di 86 anni muoiono per un malore legato ai crolli. Almeno 50 i feriti. Alla prima scossa, avvertita anche in Lombardia, Liguria, Toscana e Triveneto, ne seguono molte altre, un’ottantina. La più forte, di intensità pari a 5.1, nel primo pomeriggio. Migliaia di persone rimangono per strada. Secondo le stime della Protezione civile relativamente alle vittime del terremoto sono 7 i morti e 4.000 gli sfollati tra le zone che interessano il modenese e il ferrarese;
è possibile che non ci sia alcun nesso tra il terremoto ed il fenomeno dell’abbassamento del mare, denominato “subsidenza”;
secondo quanto si apprende su Wikipedia, «La subsidenza o subsistenza è un lento e progressivo abbassamento verticale del fondo di un bacino marino o di un’area continentale. Il fenomeno è particolarmente evidente nelle aree di geosinclinale dove l’attiva sedimentazione produce imponenti serie detritiche, con spessori che possono essere di migliaia di metri; ciò è spiegabile solo ammettendo un lento abbassamento del bacino simultaneamente alla deposizione e all’accumulo dei sedimenti. La subsidenza rappresenta il progressivo abbassamento del piano campagna dovuto alla compattazione dei materiali. Può essere di due tipi: naturale: i sedimenti sono molto porosi e tendono a comprimersi, riducendosi di volume e quindi abbassarsi se hanno sopra un carico; indotta: l’uomo estrae acqua, petrolio o gas dal terreno diminuendo la pressione dei fluidi interstiziali residui, si ha quindi un assestamento del terreno. Legate alla subsidenza sono anche le barriere coralline la cui formazione è dovuta a organismi costruttori di basse profondità (da 0 a poche decine di metri); a mano a mano che le barriere sprofondano, i coralli costruiscono nuovo materiale per la necessità di rimanere all’interno della zona fotica, vivendo in simbiosi con microalghe. Si possono avere fenomeni di subsidenza anche in aree epicontinentali e in zone deltizie e lagunari. Per spiegare la subsidenza sono state avanzate diverse ipotesi: l’ipotesi isostatica secondo cui il peso stesso, l’assestamento del materiale incoerente, le oscillazioni dei livelli di falda porterebbero allo sprofondamento del substrato; processi tettonici; la teoria dei moti di convezione subcrostali, i quali trascinerebbero parte del sovrastante materiale sialico, inglobandola; la teoria della corrosione della base della litosfera prodotta dalla sottostante astenosfera. Le prime due ipotesi sono le più accreditate e potrebbero entrambe spiegare le diverse forme di subsidenza osservabili nel nostro pianeta. L’abbassamento del suolo può essere legato anche ad alcuni aspetti dell’attività antropica che possono influenzare in modo considerevole il fenomeno o addirittura determinarne l’innesco. La subsidenza indotta dall’uomo si manifesta in genere in tempi relativamente brevi (anche poche decine di anni), con effetti che possono compromettere fortemente opere ed attività umane. Le cause più diffuse sono essenzialmente lo sfruttamento eccessivo delle falde acquifere, l’estrazione di idrocarburi, le bonifiche idrogeologiche. Il grado di antropizzazione di un’area, già di per sé predisposta geologicamente alla subsidenza, può sia influenzare tale fenomeno, sia esserne condizionato. In Italia vi sono diverse aree interessate dalla subsidenza come la Pianura Padano-Veneta (inclusi i margini meridionali dei laghi alpini) o molte piane costiere (ad esempio la Pianura Pontina). Negli ultimi tempi anche la valle dell’Aniene, in provincia di Roma, è gravemente interessata da fenomeni simili. Ben noti e oggetto di particolare attenzione per la loro rilevanza economica e artistica sono i casi di Venezia e Ravenna. Qui hanno interagito negativamente processi naturali e attività antropiche. Pur essendo attualmente sotto stretto controllo, difficilmente si potrà completamente arrestare il fenomeno, essendo connesso a processi diagenetici, tettonici e di riequilibrio isostatico. Per contrastare gli effetti della subsidenza, è innanzitutto opportuno misurarla con precisione, cercando di dividerne le diverse componenti (naturale, tettonica, da compattazione superficiale, antropica etc). A tale scopo è importante prevedere in aree considerate a rischio un adeguato monitoraggio che misuri con precisione sufficiente i movimenti verticali del suolo. Tale monitoraggio viene effettuato ad oggi attraverso l’utilizzo comparato e complementare (in quanto nessuna delle metodologie è di per sé esaustiva del fenomeno che intende caratterizzare) di sofisticate metodologie di misurazione»;
si legge ancora: «Una relazione del Consorzio di Bonifica Delta Po Adige fornisce alcuni dati per comprendere meglio la portata dell’intervento dell’uomo su un territorio che era per la sua natura alluvionale già soggetto a fenomeni di subsidenza naturali. Dagli anni ’30 e soprattutto negli anni ’40 e ’50, fino alla sospensione decisa dal Governo nel 1961, furono estratti anche nel territorio del Delta del Po miliardi di m³ di metano e gas naturali. L’estrazione avveniva da centinaia di pozzi (una trentina nel Delta) che non raggiungevano i 1000 metri di profondità. Tramite dei manufatti in calcestruzzo, in parte ancora visibili su territorio, il gas veniva inviato alle centrali di compressione, mentre l’acqua salata (1 m³ di acqua per ogni m³ di gas estratto) veniva scaricata nei fossi e negli scoli. Dal 1954 al 1958 furono estratti 230 milioni di m³ di gas per anno; nel 1959 si salì a 300 milioni. Dal 1951 al 1960 furono misurati abbassamenti medi del suolo di un metro con punte di due metri; nonostante la sospensione delle estrazioni del 1961 il territorio continuò a calare molto nei 15 anni successivi; dall’inizio degli anni ’50 a metà degli anni ’70 il territorio è calato mediamente di oltre 2 metri sino a punte di 3,5 metri. Rilievi recenti dell’Istituto di Topografia della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova hanno stabilito che i territori deltizi dell’Isola di Ariano e dell’Isola della Donzella si sono ulteriormente abbassati di 0,5 metri che vanno ad aggiungersi ai 2 – 3 metri sotto il livello del mare del territorio. Le conseguenze della subsidenza, anche sotto il profilo economico, sono facilmente immaginabili (…) sulle arginature: il terreno che si abbassa trascina con sé anche gli argini. Questo causa minor spessore delle fiancate di sicurezza degli stessi, maggiori spinte dell’acqua, maggiore possibilità di formazione di fontanazzi e tracimazioni, maggiori possibilità di cedimenti degli argini. Le infiltrazioni sono calcolate in 70 litri al secondo per Km di argine. Le rotte del Po: l’Alluvione del Polesine del novembre 1951, le due rotte del Po di Goro nell’Isola di Ariano, la rottura dell’argine a mare in Comune di Porto Tolle, altre rotte di altri rami, avvennero negli anni in cui si estraeva il metano. Fu necessario rialzare e allargare gli argini dei fiumi (480 km) e gli argini a mare (80 km), con una spesa stimata di 3.300 milioni per gli argini di tutto il Polesine. (…) fu necessario ricostruire tutto il sistema di scolo con ricalibrazione delle sezioni e delle pendenze necessarie, demolire e ricostruire manufatti, chiaviche, ponti sui canali e sugli scoli, ricostruire o adeguare ai nuovi livelli dell’acqua le idrovore, con una spesa stimata di 700 milioni di Euro. Il Delta e gli altri territori del comprensorio del Consorzio di Bonifica Delta Po Adige (Comuni del Delta più Rosolina e un piccolissima parte di Chioggia) vengono mantenuti asciutti da 38 idrovore e 117 pompe, con una capacità di sollevamento di 200mila litri al secondo, con una spesa di 1.600.000 Euro per anno di sola energia elettrica, per una altezza media di sollevamento acque maggiore di 4 metri»;
considerato che:
l’8 novembre 2011 sul link di “blogosfere” è pubblicata la seguente notizia, dal titolo «Clamoroso: “Il nostro fracking causa terremoti”», firmato da Debora Billi, in cui si legge: «”Quindi abbiamo la certezza: il fracking può causare terremoti. È il caso di pensare bene se praticare una simile attività anche in Italia, con buona pace di chi invoca “le nuove tecnologie estrattive” come panacea per i problemi energetici del Belpaese. Polemiche negli States, questa settimana, per il terremoto record di magnitudo 5,6 che ha scosso l’Oklahoma, ultimo di una serie di fenomeni analoghi in una zona che è considerata da sempre geologicamente tranquilla. Il Los Angeles Times ha posto sul tavolo la questione del fracking, estrazione di gas di scisti, come causa potenziale, seguito da molti altri giornali del Paese. Anche l’Oklahoma Geological Survey ha studiato uno sciame sismico nella zona di Garvin, a gennaio scorso, concludendo che: La forte correlazione nel tempo e nello spazio, così come la ragionevole coincidenza con il modello fisico suggeriscono che ci sia una possibilità che questi terremoti siano causati dall’hydraulic fracturing. Non c’è voluto molto perché gli esperti si affrettassero a smentire, sostenendo che il terremoto dell’Oklahoma è stato troppo forte perché la responsabilità fosse del fracking. Insomma, il solito balletto di “fa male-non fa male”, con rimpalli tra esperti come accade spesso per attività pericolose ma redditizie. Stavolta, però, subentra la variabile impazzita: ovvero, una compagnia petrolifera che si occupa di fracking e che ammette nero su bianco che le sue trivellazioni causano terremoti, come da titolone su Business Insider. Il comunicato della Cuadrilla Resources dice infatti: L’attività di fracturing del pozzo Cuadrilla’s Preese Hall-1 ha scatenato un certo numero di eventi sismici minori. Gli eventi sismici sono stati causati da un’inusuale geologia al sito del pozzo combinata con la pressione esercitata dalle iniezioni d’acqua previste dalle operazioni. Quindi abbiamo la certezza: il fracking può causare terremoti»;
venerdì 18 luglio 2008, sullo stesso blog, la stessa Billi firma un pezzo intitolato “Gas in Adriatico. Romantici e poco realisti” scrivendo: «Davanti a Porto Tolle, una collana di giacimenti dai soavi nomi di donna, a testimonianza di quanto siano romantici gli uomini ENI che io ho tanto in simpatia (…) È proprio uno di loro che mi confessa: “La stima è 30 miliardi di metri cubi totali di metano. Una cifra equivalente a soli 6 mesi di consumo italiano. Ci vorranno, naturalmente ad occhio, almeno 3 miliardi di euro per fare tutte le piattaforme di trivellazione. E minimo minimo 20 anni per estrarre tutto il prezioso gas. Se noi spalmiamo le 24 settimane presenti in 6 mesi su tutti i 20 anni, scopriamo che questi giacimenti saranno in grado di coprire appena 10 giorni l’anno del consumo totale italiano di gas. Se fossi più brava a fare i conti andrei a scoprire quanto gas si può comprare con i 3 miliardi di euro necessari a costruire le piattaforme. E a questi aggiungerei i miliardi che serviranno per cercare di tamponare la subsidenza, ovvero l’abbassamento dei terreni che poggiano sull’area interessata. E poi gli altri quattrini per eventuali sversamenti nell’ecosistema circostante. E infine, ad esser pessimisti, i soldi buttati per il Mose che a questo punto potrebbe non servire proprio più a nulla: già avevano sbagliato i calcoli prima, figuriamoci con la variabile delle piattaforme»,
si chiede di sapere:
  • se il Governo possa escludere che le scosse telluriche di magnitudo 6, che hanno fatto tremare il 20 maggio 2012 tutto il Nord Italia, seminando morte e distruzione in Emilia, siano state causate dal fenomeno denominato subsidenza;
  • se gli abbassamenti del suolo fino a 2 metri, registrati dal 1951 al 1960, arrivate a punte di 3,5 metri a metà degli anni ’70, secondo i recenti rilievi dell’Istituto di topografia della facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, che hanno stabilito che i territori deltizi dell’isola di Ariano e dell’isola della Donzella si sono ulteriormente abbassati di 0,5 metri che vanno ad aggiungersi ai 2-3 metri sotto il livello del mare del territorio, non siano stati la concausa delle scosse telluriche;
  • se l’estrazione metanifera non abbia determinato i fenomeni di alluvione con le due rotte del Po di Goro nell’isola di Ariano, la rottura dell’argine a mare a Porto Tolle, altre rotte di altri rami, la cui ricostruzione è costata oltre 4 miliardi di euro di opere, come il rialzo e l’allargamento degli argini dei fiumi (480 chilometri) e gli argini a mare (80 chilometri), il rifacimento del sistema di scolo con ricalibrazione delle sezioni e delle pendenze necessarie, demolizione e ricostruzione dei manufatti, fogne, ponti sui canali e sugli scoli, adeguamento ai nuovi livelli dell’acqua delle idrovore, e se non sia stata la causa principale dell’alluvione del Polesine nel novembre 1951;
  • se il mare Adriatico sia oggetto di perforazioni, trivellazioni e ricerche estrattive (da parte dell’Eni e/o altre multinazionali) che possano essere concausa dei fenomeni tellurici, e se il Governo possa escludere eventuali fenomeni di fracking, come quelli descritti e responsabili dei terremoti in America;
  • quali misure urgenti intenda attivare per mettere in campo una politica più virtuosa nella tutela dell’ambiente e nella difesa del territorio e del mare, a giudizio dell’interrogante depredati da interessi contingenti e dall’avidità di guadagno di multinazionali, che rischiano di provocare danni enormi per le nuove generazioni.
FONTE Savonanews 

    Povertà: andate avanti voi, mentre Bagnasco pontifica


    Il Cardinale Bagnasco in visita ieri ad Albenga avrebbe potuto tranquillamente evitare le ipocrite dichiarazioni di solidarietà ai lavoratori colpiti dalla crisi; discorso che vale anche per tutte quelle “pompose esternazioni” delle gerarchie ecclesiastiche su poveri e lavoratori, speculazioni e sfruttamento (la nota di Cristian Briozzo - PCL Albenga)

    Servono a ben poco le finte preoccupazioni di gerarchie miliardarie che hanno contribuito e contribuiscono ogni giorno, con il loro operato, a creare ed aggravare la crisi, a spolpare le casse pubbliche o anche solo a godere di privilegi attraverso le banche vaticane e attraverso la gestione del consenso e delle influenze sulla politica e sull’economia, attraverso la partecipazione in tutti i principali istituti finanziari e di credito e grazie a esenzioni dal pagamento di tasse che invece strozzano il popolo e i lavoratori italiani.
    Sono proprio un bell’esempio di pauperismo e di carità questi personaggi ricoperti di porpore e anelli d’oro, che vivono nell’agio e nel lusso tra servi, guardie e maggiordomi (che non si fanno scrupoli ad usare come capri espiatori per coprire lotte intestine guidate dalla devozione agli Dei Denaro e Potere), che si trovano a spartire torte miliardarie di speculazioni finanziarie e partecipazioni di capitali, molto più attenti a come entrare nei consigli d’amministrazione e a imporre ai parlamenti i propri interessi e le proprie pretese di intoccabilità quando si tratta di versare nelle casse comuni e statali ciò che dovrebbero (come era per l’ICI, come sarà per l’IMU, come quando si deve far valere il proprio diritto a non pagare in quanto rappresentanti di uno Stato Monarchico Assolutista Sovrano), altrettanto scaltri e rapidi ad incassare, anche subdolamente e con la compiacenza di certi politici e istituzioni, rimborsi, oneri di urbanizzazione secondaria dovuti ai comuni, le porzioni di 8x1000 che andrebbero allo Stato Italiano, 5x1000, finanziamenti a scuole private (che in Italia sono sinonimo di Scuole Cattoliche) e quant’altro.
    Personaggi del genere si permettono anche di vantarsi quando devolvono “l’enorme cifra” di 500.000 € per i terremotati dell’Emilia quando dall’evento di Milano hanno incassato chissà quanti milioni di sole “oblazioni” di fedeli e curiosi, per non contare le enormi cifre spese dallo Stato Italiano per garantirgli lo spazio, le strutture e le garanzie di sicurezza necessarie per fare il solito discorso vuoto e ipocrita.
    Forse avrebbe fatto meglio a limitarsi ad ammirare il meraviglioso patrimonio artistico e culturale della nostra città e a recitare qualche preghiera per le “anime” di tutti coloro che sono sfruttati, che muoiono e che devono subire discriminazioni per colpa delle loro politiche medievali sui diritti civili, delle loro collaborazioni con regimi dittatoriali o con multinazionali famose per il loro “rispetto” dell’umanità, della natura e dei lavoratori, dei loro connubi con pezzi di organizzazioni mafiose e criminali portate avanti con metodi quasi massonici e segreti e delle loro subdole e intricate coperture a favore del più indegno dei reati: l’abuso di minori innocenti e indifesi (rovinando loro l’esistenza per continuare a mantenersi puri agli occhi dei fedeli).


    Cristian Briozzo, Partito Comunista dei Lavoratori - Albenga

    Povertà: andate avanti voi, mentre Bagnasco pontifica


    Il Cardinale Bagnasco in visita ieri ad Albenga avrebbe potuto tranquillamente evitare le ipocrite dichiarazioni di solidarietà ai lavoratori colpiti dalla crisi; discorso che vale anche per tutte quelle “pompose esternazioni” delle gerarchie ecclesiastiche su poveri e lavoratori, speculazioni e sfruttamento (la nota di Cristian Briozzo - PCL Albenga)

    Servono a ben poco le finte preoccupazioni di gerarchie miliardarie che hanno contribuito e contribuiscono ogni giorno, con il loro operato, a creare ed aggravare la crisi, a spolpare le casse pubbliche o anche solo a godere di privilegi attraverso le banche vaticane e attraverso la gestione del consenso e delle influenze sulla politica e sull’economia, attraverso la partecipazione in tutti i principali istituti finanziari e di credito e grazie a esenzioni dal pagamento di tasse che invece strozzano il popolo e i lavoratori italiani.
    Sono proprio un bell’esempio di pauperismo e di carità questi personaggi ricoperti di porpore e anelli d’oro, che vivono nell’agio e nel lusso tra servi, guardie e maggiordomi (che non si fanno scrupoli ad usare come capri espiatori per coprire lotte intestine guidate dalla devozione agli Dei Denaro e Potere), che si trovano a spartire torte miliardarie di speculazioni finanziarie e partecipazioni di capitali, molto più attenti a come entrare nei consigli d’amministrazione e a imporre ai parlamenti i propri interessi e le proprie pretese di intoccabilità quando si tratta di versare nelle casse comuni e statali ciò che dovrebbero (come era per l’ICI, come sarà per l’IMU, come quando si deve far valere il proprio diritto a non pagare in quanto rappresentanti di uno Stato Monarchico Assolutista Sovrano), altrettanto scaltri e rapidi ad incassare, anche subdolamente e con la compiacenza di certi politici e istituzioni, rimborsi, oneri di urbanizzazione secondaria dovuti ai comuni, le porzioni di 8x1000 che andrebbero allo Stato Italiano, 5x1000, finanziamenti a scuole private (che in Italia sono sinonimo di Scuole Cattoliche) e quant’altro.
    Personaggi del genere si permettono anche di vantarsi quando devolvono “l’enorme cifra” di 500.000 € per i terremotati dell’Emilia quando dall’evento di Milano hanno incassato chissà quanti milioni di sole “oblazioni” di fedeli e curiosi, per non contare le enormi cifre spese dallo Stato Italiano per garantirgli lo spazio, le strutture e le garanzie di sicurezza necessarie per fare il solito discorso vuoto e ipocrita.
    Forse avrebbe fatto meglio a limitarsi ad ammirare il meraviglioso patrimonio artistico e culturale della nostra città e a recitare qualche preghiera per le “anime” di tutti coloro che sono sfruttati, che muoiono e che devono subire discriminazioni per colpa delle loro politiche medievali sui diritti civili, delle loro collaborazioni con regimi dittatoriali o con multinazionali famose per il loro “rispetto” dell’umanità, della natura e dei lavoratori, dei loro connubi con pezzi di organizzazioni mafiose e criminali portate avanti con metodi quasi massonici e segreti e delle loro subdole e intricate coperture a favore del più indegno dei reati: l’abuso di minori innocenti e indifesi (rovinando loro l’esistenza per continuare a mantenersi puri agli occhi dei fedeli).


    Cristian Briozzo, Partito Comunista dei Lavoratori - Albenga

    La "coerenza cattolica" secondo Zanardi.


    martedì 5 giugno 2012

    Questo Vaticano non piace affatto nemmeno ai cattolici.


           Ultimamente durissime le posizioni di associazioni cattoliche contro i continui scandali e le decisioni poco sane  prese dalla CEI, forse un passo avanti per ridimensionare un pò la presenza soffocante di un clero assurdo e diseducativo, che da troppo tempo pensa troppo agli interessi e poco alla sua funzione.

     NOI SIAMO CHIESA
       Via N. Benino 3   00122 Roma
        Via Soperga 36 20127 Milano
    Tel. 3331309765 --+39-022664753                                                         Comunicato Stampa
               E-mail vi.bel@iol.it
                                                                                                 

    Lo scandalo in Vaticano: bisogna affrontare le cause di fondo della crisi che sono  il troppo potere a Roma e le grandi risorse gestite da sempre in modo oscuro

             Le vicende che, da settimane, stanno coinvolgendo il Vaticano – e che hanno avuto grande eco sui media di tutto il mondo –  hanno inevitabilmente creato sofferenza, incredulità e sconcerto nell’universo cattolico, a prescindere dalle diverse sensibilità e modi di intendere la pratica dell’Evangelo di Gesù.
             Le reazioni dei più importanti vertici ecclesiastici, dopo un grande imbarazzo, sono state quelle di ricordare che, comunque, la Chiesa è fondata sulla roccia e che la sua storia ha visto ben di peggio; in conclusione, le autorità ecclesiastiche hanno invitato alla preghiera. Affermazioni che ci sentiamo di condividere. Ma sarebbe stato opportuno anche un qualche atto, seppur parziale, di riconoscimento di colpe o di errori e di conseguente pentimento.
             Non siamo d’accordo, invece, con quanti dicono che tutto è  conseguenza di un attacco “laicista”, che è stata data “una falsa immagine della Santa Sede” e che la vera “porcheria” è quella di chi ha sottratto documenti riservati e, poi, di quelli che li hanno pubblicati. A noi pare, invece, che l’opinione pubblica cattolica e non, più che su questioni di metodo, si fermi sul merito dei fatti che sono venuti e che stanno venendo alla luce. E questi, da qualsiasi punto di vista li si esamini,  destano vero scandalo per gli interessi torbidi che lasciano intravvedere, e per i contrasti profondi nella Curia romana che appaiono fondati non su diverse, più che comprensibili, opzioni pastorali, ma su rivalità personali e su questioni di potere. Dalla situazione  emerge, ci sembra, che l’attuale vescovo di Roma non ha le doti che, anche a causa dell’attuale troppo pesante struttura gerarchica della nostra Chiesa, sono indispensabili per guidare il popolo di Dio, gestendo persone e situazioni in modo accettabile e comprensibile; e la colpevole assenza di vere strutture di dialogo e di corresponsabilità  al centro della Chiesa lo  lasciano troppo solo.
             Ciò premesso, ci permettiamo alcune riflessioni che riteniamo coerenti con la nostra prospettiva, quella della riforma della Chiesa cattolica romana a partire dal messaggio del Concilio Vaticano II. Tre ci sembrano le cause di fondo, tra loro intrecciate, che sono alla base di quanto stiamo vedendo e che bisognerebbe  affrontare senza esitazioni: 

    1) l’eccessivo concentramento di potere nella Santa Sede, sempre più accresciutosi negli ultimi anni, malgrado che il Concilio avesse prospettato l’attuazione di una reale collegialità episcopale. I possibili vantaggi di una gestione rigidamente monarchica (unità, sostanziale e non formale, della Chiesa, punto di riferimento morale in un mondo travagliato da problemi sempre maggiori) sono ormai  superati dai suoi difetti che, tra l’altro, non vengono neanche riconosciuti (dispotismo curiale sulle Chiese locali e sugli ordini religiosi; assoluta uniformità della teologia e della vita sacramentale;  esaltazione, poco evangelica, della figura e del ruolo del Papa…);

    2) il fattore corruttivo che, quasi naturalmente, deriva dalla gestione accentrata di grandi risorse economiche (lo IOR e altro) e da altre strutture che fanno capo allo Stato della Città del Vaticano. In questo contesto qualsiasi discorso sulla povertà della Chiesa e nella Chiesa non ha più senso;

    3) la completa segretezza nell’amministrazione di questi ingenti beni, fuori da una vera legalità, e da un controllo, italiano o internazionale, esterno alle strutture ecclesiastiche, crea le premesse per ogni possibile stortura. Nel migliore dei casi ipotizzabili ,sembra che si ragioni con la logica che il fine giustifica qualsiasi mezzo. I fatti hanno dimostrato, soprattutto da trent’anni a questa parte, che, in questo quadro di mancanza di trasparenza diffusa, ogni tentativo di riforma è fallito, anche quando, forse, la volontà all’inizio c’era.

             A nostro parere occorre affrontare alla radice le cause della crisi e riteniamo che sia indispensabile che questa consapevolezza cresca nel Popolo di Dio. Ogni rappezzo, ogni destituzione di persone e ogni avvicendamento, o il rilancio dell’immagine, facendo solo appello al ruolo indefettibile della Chiesa,  servono a ben poco; non riescono e non riusciranno a rompere il circolo vizioso costituito dall’intreccio tra potere ecclesiastico autoritario e assolutista, potere mondano e assenza di democrazia che sono presenti nella nostra Chiesa. Per tante persone credenti, non credenti o in ricerca, una situazione sconcertante come quella che sta emergendo a Roma è una contro-testimonianza che oscura e tradisce l’Evangelo di Gesù.

    Roma, 5 giugno 2012                                                             NOI SIAMO CHIESA  


                       

    Questo Vaticano non piace affatto nemmeno ai cattolici.


           Ultimamente durissime le posizioni di associazioni cattoliche contro i continui scandali e le decisioni poco sane  prese dalla CEI, forse un passo avanti per ridimensionare un pò la presenza soffocante di un clero assurdo e diseducativo, che da troppo tempo pensa troppo agli interessi e poco alla sua funzione.

     NOI SIAMO CHIESA
       Via N. Benino 3   00122 Roma
        Via Soperga 36 20127 Milano
    Tel. 3331309765 --+39-022664753                                                         Comunicato Stampa
               E-mail vi.bel@iol.it
                                                                                                 

    Lo scandalo in Vaticano: bisogna affrontare le cause di fondo della crisi che sono  il troppo potere a Roma e le grandi risorse gestite da sempre in modo oscuro

             Le vicende che, da settimane, stanno coinvolgendo il Vaticano – e che hanno avuto grande eco sui media di tutto il mondo –  hanno inevitabilmente creato sofferenza, incredulità e sconcerto nell’universo cattolico, a prescindere dalle diverse sensibilità e modi di intendere la pratica dell’Evangelo di Gesù.
             Le reazioni dei più importanti vertici ecclesiastici, dopo un grande imbarazzo, sono state quelle di ricordare che, comunque, la Chiesa è fondata sulla roccia e che la sua storia ha visto ben di peggio; in conclusione, le autorità ecclesiastiche hanno invitato alla preghiera. Affermazioni che ci sentiamo di condividere. Ma sarebbe stato opportuno anche un qualche atto, seppur parziale, di riconoscimento di colpe o di errori e di conseguente pentimento.
             Non siamo d’accordo, invece, con quanti dicono che tutto è  conseguenza di un attacco “laicista”, che è stata data “una falsa immagine della Santa Sede” e che la vera “porcheria” è quella di chi ha sottratto documenti riservati e, poi, di quelli che li hanno pubblicati. A noi pare, invece, che l’opinione pubblica cattolica e non, più che su questioni di metodo, si fermi sul merito dei fatti che sono venuti e che stanno venendo alla luce. E questi, da qualsiasi punto di vista li si esamini,  destano vero scandalo per gli interessi torbidi che lasciano intravvedere, e per i contrasti profondi nella Curia romana che appaiono fondati non su diverse, più che comprensibili, opzioni pastorali, ma su rivalità personali e su questioni di potere. Dalla situazione  emerge, ci sembra, che l’attuale vescovo di Roma non ha le doti che, anche a causa dell’attuale troppo pesante struttura gerarchica della nostra Chiesa, sono indispensabili per guidare il popolo di Dio, gestendo persone e situazioni in modo accettabile e comprensibile; e la colpevole assenza di vere strutture di dialogo e di corresponsabilità  al centro della Chiesa lo  lasciano troppo solo.
             Ciò premesso, ci permettiamo alcune riflessioni che riteniamo coerenti con la nostra prospettiva, quella della riforma della Chiesa cattolica romana a partire dal messaggio del Concilio Vaticano II. Tre ci sembrano le cause di fondo, tra loro intrecciate, che sono alla base di quanto stiamo vedendo e che bisognerebbe  affrontare senza esitazioni: 

    1) l’eccessivo concentramento di potere nella Santa Sede, sempre più accresciutosi negli ultimi anni, malgrado che il Concilio avesse prospettato l’attuazione di una reale collegialità episcopale. I possibili vantaggi di una gestione rigidamente monarchica (unità, sostanziale e non formale, della Chiesa, punto di riferimento morale in un mondo travagliato da problemi sempre maggiori) sono ormai  superati dai suoi difetti che, tra l’altro, non vengono neanche riconosciuti (dispotismo curiale sulle Chiese locali e sugli ordini religiosi; assoluta uniformità della teologia e della vita sacramentale;  esaltazione, poco evangelica, della figura e del ruolo del Papa…);

    2) il fattore corruttivo che, quasi naturalmente, deriva dalla gestione accentrata di grandi risorse economiche (lo IOR e altro) e da altre strutture che fanno capo allo Stato della Città del Vaticano. In questo contesto qualsiasi discorso sulla povertà della Chiesa e nella Chiesa non ha più senso;

    3) la completa segretezza nell’amministrazione di questi ingenti beni, fuori da una vera legalità, e da un controllo, italiano o internazionale, esterno alle strutture ecclesiastiche, crea le premesse per ogni possibile stortura. Nel migliore dei casi ipotizzabili ,sembra che si ragioni con la logica che il fine giustifica qualsiasi mezzo. I fatti hanno dimostrato, soprattutto da trent’anni a questa parte, che, in questo quadro di mancanza di trasparenza diffusa, ogni tentativo di riforma è fallito, anche quando, forse, la volontà all’inizio c’era.

             A nostro parere occorre affrontare alla radice le cause della crisi e riteniamo che sia indispensabile che questa consapevolezza cresca nel Popolo di Dio. Ogni rappezzo, ogni destituzione di persone e ogni avvicendamento, o il rilancio dell’immagine, facendo solo appello al ruolo indefettibile della Chiesa,  servono a ben poco; non riescono e non riusciranno a rompere il circolo vizioso costituito dall’intreccio tra potere ecclesiastico autoritario e assolutista, potere mondano e assenza di democrazia che sono presenti nella nostra Chiesa. Per tante persone credenti, non credenti o in ricerca, una situazione sconcertante come quella che sta emergendo a Roma è una contro-testimonianza che oscura e tradisce l’Evangelo di Gesù.

    Roma, 5 giugno 2012                                                             NOI SIAMO CHIESA  


                       

    Terremoto Emilia. Blog cattolico: "Punita terra della blasfemia"

    Un blog cattolico sostiene che il terremoto in Emilia e' il segno dello sdegno di Dio per gli spettacoli di Castellucci e Crozza. Inoltre definisce "Terra della blasfemia" la regione colpita dal sisma.

    Un blog cattolico "Pontifex.Roma" non ha dubbi sulle cause del sisma che sta interessando l'Emilia. "Il terremoto è arrivato nella terra della blasfemia" puntando il dito sulle opere teatrali di Castellucci e Crozza. "Nella Bibbia"- si legge su questo blog -"Ilterremoto si avverte sempre nei momenti di massimo sdegno da parte di Dio", Gli autori di questo sito si pongono le seguenti domande: "Chiedetevi che cosa era accaduto prima del terremoto? A Milano Castellucci ha mandato sulla scena un lavoro blasfemo ed offensivo del volto di Dio. Negli stessi momenti, via tv, Crozza, canzonava il papa facendone l'imitazione. Credete che questi due avvenimenti siano ... ... stati graditi a Dio?" E poi, incredibilmente, la spiegazione di quanto accaduto in questi giorni, secondo costoro  "Ecco, puntuale, il segno del terremoto, mandato da Dio per ricordarci che siamo sulla cattiva strada, che ci stiamo allontanando da Lui e che, chi cammina male, finisce ancor peggio" Addirittura gli autori dell'articolo prevedono le reazioni che il loro scritto provocherà e invitano a riflettere sul fatto che proprio il terremoto è il segno mandato dal divino per ricordarci che "Dio si sta stancando di noi, meglio: noi stiamo stancando Dio". E' proprio vero: ultimamente capita di leggere di tutto in rete.