sabato 7 luglio 2012

Comuni liguri tra i più esosi d'Italia (anche senza Imu)


Secondo Confartigianato Liguria su dati Istat, ogni ligure spende 572 euro all'anno in tributi comunali e 1.218 euro per le entrate correnti da trasferimenti statali. A incidere soprattutto le spese del personale che costa 348 euro a cittadino. Nell'ultimo anno l'aumento è stato del 6,1% contro il 2,9% della media nazionale. A livello procapite, negli ultimi cinque anni, i liguri hanno pagato 270 euro in più rispetto al resto d'Italia con 1.218 euro. La nostra regione si piazza al quarto posto in Italia, dopo Valle d'Aosta, Trentino e Sicilia per le spese del personale con 348 euro ad abitante, contro la media nazionale di 270 euro. Per il sociale poco meno dell'11% e all'istruzione il 7,8%.

  In attesa che si definiscano le aliquote Imu, i Municipi liguri sono al primo posto in Italia nella classifica dell'autonomia finanziaria. Tradotto: più forte rispetto alle
altre regioni in Liguria si fa sentire la quota parte delle entrate tributarie sulle quali i Comuni hanno margine decisionale rispetto al totale delle entrate correnti.
Nel 2010, secondo i dati Istat, l'autonomia finanziaria dei Comuni liguri ha raggiunto il 47%, circa 9 punti percentuali in più rispetto alla media delle amministrazioni municipali italiane (38,9%). Ogni ligure, in media, spende 572 per i tributi comunali, circa 200 euro in più rispetto alla media nazionale. A incidere sul totale sborsato è stato il prelievo dell'Ici per 248 euro (media italiana 160), seguita dalla Tarsu (la tariffa per i rifiuti solidi urbani) per 100 euro (media italiana 92 euro) e infine dall'addizionale Irpef per 68 euro (media italiana 48 euro).
L'ammontare medio dei trasferimenti correnti è lievemente superiore rispetto alla media nazionale: 399 euro (di cui 294 dallo Stato) ad abitante contro i 388 del resto d'Italia. Elevato anche il totale delle entrate extratributarie provenienti da tariffe, servizi comunali, parcheggi pari a 247 euro a cittadino contro i 198 della media dei Comuni italiani.
«Nel 2010 – spiega Luca Costi, segretario regionale di Confartigianato Liguria – le entrate correnti dei Comuni liguri ammontano a circa 1,9 milioni di euro e comprendono tributi, trasferimenti dallo Stato e da altri enti, entrate extratributarie cioè le tariffe. Nell'ultimo anno l'aumento è stato del 6,1% contro il 2,9% della media nazionale.
Tra il 2006 e il 2010 le entrate correnti, inoltre, sono aumentate dell'11,5% meno del complesso dei Comuni italiani che hanno registrato in media un aumento del 13,8%. A livello procapite, negli ultimi cinque anni, i liguri hanno pagato 270 euro in più rispetto al resto d'Italia con 1.218 euro».
Ma dove vanno a finire i soldi versati dai cittadini liguri?

«Per lo più nelle spese di amministrazione generale, al cui interno ci sono le spese per il personale comunale – commenta Costi – la nostra regione si piazza al quarto posto in Italia, dopo Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige e Sicilia per le spese del personale con 348 euro ad abitante, contro la media nazionale di 270 euro».
Personale ma non solo.
Dei 2.450 milioni di euro di spesa complessiva per il funzionamento delle macchine comunali, il 30% (739 milioni) è assorbito dalle uscite per l'amministrazione generale, per il 21,7% per territorio e ambiente, per il 15,1% per viabilità e trasporti.Per il sociale poco meno dell'11% e all'istruzione il 7,8%.
«Il trend delle spese correnti è in ascesa – puntualizza Costi – essendo aumentata tra il 2009 e il 2010 del 4,6%, il doppio rispetto alla media nazionale del 2,1%. Guardando però al quinquennio 2006-2010 la velocità di crescita della spesa è stata inferiore rispetto alla media italiana: +13,2% della Liguria contro il +14,8% nazionale. A livello procapite però i liguri spendono decisamente di più dei cittadini del resto d'Italia: 1.131 euro contro 887 della media italiana».

Confcommercio

Comuni liguri tra i più esosi d'Italia (anche senza Imu)


Secondo Confartigianato Liguria su dati Istat, ogni ligure spende 572 euro all'anno in tributi comunali e 1.218 euro per le entrate correnti da trasferimenti statali. A incidere soprattutto le spese del personale che costa 348 euro a cittadino. Nell'ultimo anno l'aumento è stato del 6,1% contro il 2,9% della media nazionale. A livello procapite, negli ultimi cinque anni, i liguri hanno pagato 270 euro in più rispetto al resto d'Italia con 1.218 euro. La nostra regione si piazza al quarto posto in Italia, dopo Valle d'Aosta, Trentino e Sicilia per le spese del personale con 348 euro ad abitante, contro la media nazionale di 270 euro. Per il sociale poco meno dell'11% e all'istruzione il 7,8%.

  In attesa che si definiscano le aliquote Imu, i Municipi liguri sono al primo posto in Italia nella classifica dell'autonomia finanziaria. Tradotto: più forte rispetto alle

"Danno patrimoniale per lo Stato": una specialità dell'autorita portuale?


Il ponte esistente (non posso chiamarlo vecchio perché ha meno di dieci anni) è troppo ripido per i clienti della Costa che devono portare le valige. Niente paura: si butta via e se ne fa uno nuovo più dolce.   E’ un evidente caso di danno patrimoniale per lo Stato, correttezza vorrebbe che il valore non ammortizzato del vecchio ponte (almeno 1.000.000 euro) fosse rimborsato da quelli che ne avevano deciso la costruzione sbagliando, o da quelli che hanno deciso di sostituirlo, sbagliando (di Roberto Cuneo)

"Si fa un nuovo ponte per attraversare la Darsena sostituendo quello esistente, quasi nuovo, spendendo 1,5 milioni di euro.

"E’ un film già visto, sbagliare e rifare è la regola più seguita dall’Autorità Portuale: è stato fatto un terminale per container costosissimo a Capo Vado, poi si è visto che è sbagliato e non funziona e
quindi se ne farà uno nuovo (la Piattaforma di Vado)
Il ponte esistente (non posso chiamarlo vecchio perché ha meno di dieci anni) è troppo ripido per i clienti della Costa che devono portare le valige. Niente paura: si butta via e se ne fa uno nuovo più dolce.
E’ un evidente caso di danno patrimoniale per lo Stato, correttezza vorrebbe che il valore non ammortizzato del vecchio ponte (almeno 1.000.000 euro) fosse rimborsato da quelli che ne avevano deciso la costruzione sbagliando, o da quelli che hanno deciso di sostituirlo, sbagliando.

Se va avanti così vedremo rifare il terminale carbone agli alti fondali visto che è sbagliato e lavora pochissimo (dopo avere speso più di 200 milioni di euro).

Possibile che mentre l’Italia si arrovella su come risparmiare dei soldi, all’Autorità Portuale pensano solo a come buttarne via degli altri (es. costruirsi una nuova sede mentre Savona dispone di un mare di palazzi non  utilizzati, primo fra tutti Palazzo Santa Chiara)."


Roberto Cuneo
 Roberto Cuneo - Italia Nostra

"Danno patrimoniale per lo Stato": una specialità dell'autorita portuale?


Il ponte esistente (non posso chiamarlo vecchio perché ha meno di dieci anni) è troppo ripido per i clienti della Costa che devono portare le valige. Niente paura: si butta via e se ne fa uno nuovo più dolce.   E’ un evidente caso di danno patrimoniale per lo Stato, correttezza vorrebbe che il valore non ammortizzato del vecchio ponte (almeno 1.000.000 euro) fosse rimborsato da quelli che ne avevano deciso la costruzione sbagliando, o da quelli che hanno deciso di sostituirlo, sbagliando (di Roberto Cuneo)

"Si fa un nuovo ponte per attraversare la Darsena sostituendo quello esistente, quasi nuovo, spendendo 1,5 milioni di euro.

"E’ un film già visto, sbagliare e rifare è la regola più seguita dall’Autorità Portuale: è stato fatto un terminale per container costosissimo a Capo Vado, poi si è visto che è sbagliato e non funziona e

Vasco si sposa: "Colpa del Vaticano contrario a coppie di fatto"


08:50 07 LUG 2012 
(AGI) - Roma, 6 lug. - Domani e' il grande giorno per Vasco Rossi: le nozze con la compagna Laura Schimdt, annunciate mesi fa, sono gia' un evento mediatico, con migliaia di commenti e auguri sulla pagina Facebook del Blasco. Ma lui, il rocker di 'Vita spericolata', getta acqua sul fuoco, sempre via Facebook: se si sposa e' solo "colpa" del Vaticano, ostile in Italia al riconoscimento delle coppie di fatto. "Volevo tranquillizzare, sdrammatizzare e placare un po' tutto questo entusiasmo e questa importanza - scrive Vasco - data a un atto puramente tecnico e necessario per dare a Laura gli stessi diritti dei miei tre figli. Per questo e' necessario che io firmi un contratto di matrimonio civile. Io che ho sempre considerato il matrimonio come una ben triste condizione di vita". "Obbligati a vivere insieme per sempre e per forza - aggiunge il rocker - quando solo essere liberi di andarsene ogni giorno puo' dimostrarci la sincerita' di un rapporto. Come se non fosse l'amore l'unica cosa che conta. In questo credevamo io e Laura.
  Venticinque anni vissuti insieme non per forza ma per amore e una famiglia costruita ogni giorno con fatica e sacrifici. Ma in questo paese - attacca Vasco - le leggi sono poco chiare, sempre confuse e interpretabili, non si sa mai cosa puo' accadere...e comunque non sono regolamentate chiaramente le coppie di fatto perche' al Vaticano non sono simpatiche e anche ai nostri politici non piacciono tutte queste novita'. Oggi le coppie di fatto domani le coppie di uomini e poi magari le coppie di pecore e pastori...". Quindi, conclude il cantante, domani "non ci sara' una festa.. non ci saranno pranzi ..liste di regali o felicitazioni ma una nuova sconfitta per le nostre convinzioni". (AGI) .

Vasco si sposa: "Colpa del Vaticano contrario a coppie di fatto"


08:50 07 LUG 2012 
(AGI) - Roma, 6 lug. - Domani e' il grande giorno per Vasco Rossi: le nozze con la compagna Laura Schimdt, annunciate mesi fa, sono gia' un evento mediatico, con migliaia di commenti e auguri sulla pagina Facebook del Blasco. Ma lui, il rocker di 'Vita spericolata', getta acqua sul fuoco, sempre via Facebook: se si sposa e' solo "colpa" del Vaticano, ostile in Italia al riconoscimento delle coppie di fatto. "Volevo tranquillizzare, sdrammatizzare e placare un po' tutto questo entusiasmo e questa importanza - scrive Vasco - data a un atto puramente tecnico e necessario per dare a Laura gli stessi diritti dei miei tre figli. Per questo e' necessario che io firmi un contratto di matrimonio civile. Io che ho sempre considerato il matrimonio come una ben triste condizione di vita". "Obbligati a vivere insieme per sempre e per forza - aggiunge il rocker - quando solo essere liberi di andarsene ogni giorno puo' dimostrarci la sincerita' di un rapporto. Come se non fosse l'amore l'unica cosa che conta. In questo credevamo io e Laura.
  Venticinque anni vissuti insieme non per forza ma per amore e una famiglia costruita ogni giorno con fatica e sacrifici. Ma in questo paese - attacca Vasco - le leggi sono poco chiare, sempre confuse e interpretabili, non si sa mai cosa puo' accadere...e comunque non sono regolamentate chiaramente le coppie di fatto perche' al Vaticano non sono simpatiche e anche ai nostri politici non piacciono tutte queste novita'. Oggi le coppie di fatto domani le coppie di uomini e poi magari le coppie di pecore e pastori...". Quindi, conclude il cantante, domani "non ci sara' una festa.. non ci saranno pranzi ..liste di regali o felicitazioni ma una nuova sconfitta per le nostre convinzioni". (AGI) .

venerdì 6 luglio 2012

Francesco Zanardi BLOG: REDDITO MINIMO in ITALIA

Francesco Zanardi BLOG: REDDITO MINIMO in ITALIA

Francesco Zanardi BLOG: REDDITO MINIMO in ITALIA

Francesco Zanardi BLOG: REDDITO MINIMO in ITALIA

La spending review nasconde una riforma non democratica dello Stato

di Alessandro Volpi

Non solo tagli, tra i 7 e 10 miliardi di euro. L'azione del governo sulla spesa pubblica comporta una ridefinizione del perimetro d'azione e della geografia delle pubbliche amministrazioni. Il commento di Alessandro Volpi, autore di "Sommersi dal debito" (Altreconomia, 2011)
Era stata avviata, prima di tutto, come un’operazione per far cassa, un pronto intervento finalizzato a riempire alcune caselle del pesante questionario inviato all’Italia dalla Commissione europea. La spending review all’origine era questo; la ricerca rapida di voci a cui togliere una parte delle risorse disponibili, senza in realtà una vera ambizione strutturale che non fosse quella della più immediata ed evidente razionalizzazione delle spese. Per metterla in moto Monti si era affidato a Piero Giarda e a Vittorio Grilli, due superesperti dei conti pubblici, a cui ha poi affiancato un noto “tagliatore di costi aziendali” come Enrico Bondi. Spulciare tra le innumerevoli pieghe della contabilità dello Stato e degli enti locali era la certosina missione affidata a questi tre altissimi burocrati. L’entità dei tagli, in effetti, risultava coerente con un simile impianto. Si parlava di quasi 300 miliardi di euro di spese da analizzare in prospettiva ma entro la fine del 2012 la cifra da recuperare era assai più limitata e si fermava a 4,2 miliardi di euro, necessari per evitare l’aumento di due punti dell’Iva. Nel giro di poco tempo, invece, la revisione della spesa è cambiata profondamente
sia nell’ammontare dei tagli da essa contemplati sia nella qualità degli interventi. In termini quantitativi la dimensione dei tagli è infatti salita prima a 7 e poi a 10 miliardi, sempre entro la fine dell’anno, per procedere alla copertura non solo del minor gettito Iva, ma anche delle misure relative al maggior numero di esodati rispetto alle stime originarie e alle spese per la ricostruzione nelle zone dell’Emilia colpite dal terremoto.
Dalla spending review dovranno essere finanziate inoltre le cosiddette spese “esigenziali”, tra cui la copertura del 5 per mille e delle missioni militari, mentre resta, nonostante i dati rassicuranti forniti dal ministero, l’incertezza sul minor gettito Imu. Infine continua a pesare l’incognita spread, che, per evitare ulteriori “manovrine”, dovrebbe scendere sotto i 300 punti, un obiettivo ancora molto distante da centrare. Dunque in breve tempo la spending review ha assunto un’immediata consistenza quantitativa che pare destinata a crescere ancora. Ma l’aspetto più rilevante riguarda la sua stessa natura che sta andando ben oltre la logica dei meri tagli e sta assumendo i connotati di una sorta di parziale riforma dello Stato operata passando da una porta decisamente secondaria. Al primo decreto di revisione di spesa se ne aggiungeranno con molta probabilità altri due, in rapida sequenza, che avranno ad oggetto meccanismi sensibili del funzionamento della macchina pubblica. Oltre al vasto piano di risparmi sugli acquisti di beni e servizi da parte dello Stato e degli enti locali, la cui reale incisività è assai difficile da valutare in sede preliminare, prenderà corpo, nelle intenzioni del governo, un significativo dimagrimento degli organici pubblici attraverso l’istituto del “collocamento in disponibilità” previsto dal decreto dell’agosto 2011, in base al quale produrre un gran numero di “prepensionamenti di fatto” di dipendenti statali. Nella stessa ottica si procederà ad un drastico taglio alle spese della Sanità, per un ammontare complessivo di 8,5 miliardi in tre anni, di cui oltre un miliardo già da ora a fine anno che dovrebbe provenire da una razionalizzazione delle procedure d’acquisto ma che, data l’entità, fa temere la soppressione di alcuni servizi. C’è poi la partita, tutta istituzionale, del taglio delle Province, destinato a coinvolgerne almeno 42 su 107, a cui si affianca l’ipotesi di un ulteriore abbattimento dei trasferimenti erariali agli enti locali, sempre più prosciugati di risorse essenziali alla loro stessa sopravvivenza. Il quadro di questa prima tranche della revisione della spesa dovrebbe completarsi con una complessa opera di riorganizzazione degli uffici territoriali del governo e degli apparati dei vari ministeri. In estrema sintesi, la spending review diverrebbe in tal modo il veicolo, assai dinamico, di ridefinizione del perimetro di azione e della geografia istituzionale delle pubbliche amministrazioni. Attraverso l’essenziale lotta agli sprechi e alle eccessive disomogeneità nelle spese dei ministeri e degli enti locali, tende a compiersi una trasformazione che avrebbe richiesto la realizzazione di quella riforma federale in larghissima misura invece scomparsa. Definire i livelli di spesa e cancellare parti dell’amministrazione pubblica può avere importanti benefici contabili, riducendo il fabbisogno del settore statale ma non affronta il nodo decisivo del rapporto tra spesa pubblica e forme della rappresentanza democratica che costituisce invece il cuore della questione per un Paese con oltre 1900 miliardi di debito pubblico.

* Alessandro Volpi, Università di Pisa
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3545

La spending review nasconde una riforma non democratica dello Stato

di Alessandro Volpi

Non solo tagli, tra i 7 e 10 miliardi di euro. L'azione del governo sulla spesa pubblica comporta una ridefinizione del perimetro d'azione e della geografia delle pubbliche amministrazioni. Il commento di Alessandro Volpi, autore di "Sommersi dal debito" (Altreconomia, 2011)
Era stata avviata, prima di tutto, come un’operazione per far cassa, un pronto intervento finalizzato a riempire alcune caselle del pesante questionario inviato all’Italia dalla Commissione europea. La spending review all’origine era questo; la ricerca rapida di voci a cui togliere una parte delle risorse disponibili, senza in realtà una vera ambizione strutturale che non fosse quella della più immediata ed evidente razionalizzazione delle spese. Per metterla in moto Monti si era affidato a Piero Giarda e a Vittorio Grilli, due superesperti dei conti pubblici, a cui ha poi affiancato un noto “tagliatore di costi aziendali” come Enrico Bondi. Spulciare tra le innumerevoli pieghe della contabilità dello Stato e degli enti locali era la certosina missione affidata a questi tre altissimi burocrati. L’entità dei tagli, in effetti, risultava coerente con un simile impianto. Si parlava di quasi 300 miliardi di euro di spese da analizzare in prospettiva ma entro la fine del 2012 la cifra da recuperare era assai più limitata e si fermava a 4,2 miliardi di euro, necessari per evitare l’aumento di due punti dell’Iva. Nel giro di poco tempo, invece, la revisione della spesa è cambiata profondamente

giovedì 5 luglio 2012

Perquisizioni delle Fiamme gialle in Vaticano E' la prima volta, sfiorato l'incidente diplomatico



FOTO AP/LAPRESSE
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Per la prima volta la polizia giudiziaria italiana e’ entrata in Vaticano per una perquisizione. Gli uomini della Guardia di Finanza, coordinati dal pm Michele Nardi, hanno varcato infatti la soglia di via della Conciliazione 3, a Roma.
INCIDENTE DIPLOMATICO – Hanno atteso ore prima che le autorita’ dello Stato pontificio dessero il loro via libera, e ad un certo punto si e’ anche sfiorato l’incidente diplomatico, colVaticano che chiedeva il rigoroso rispetto delle procedure previsto dal trattato tra Stato e Chiesa. L’obiettivo degli investigatori e’ stato quello di passare al setaccio la contabilita’ dell’Istituto dermatologico dell’Immacolata (Idi) e dell’ospedale San Carlo di Nancy, il polo sanitario che fa capo alla Congregazione dei figli dell’Immacolata concezione. Una inchiesta che ha scoperchiato un buco da oltre 800 milioni di euro. Un caso San Raffaele, ma a Roma. Uno scandalo che finora ha coinvolto 4 persone. La notizia e’ stata data in esclusiva da Tgcom24.
UFFICIO E ABITAZIONE – I finanzieri stanno perquisendo gli uffici amministrativi della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione che gestisce l’Idi e il San Carlo di Nanci. Perquisito anche l’ufficio e l’abitazione dell’ex direttore generale Giuseppe Incarnato e gli uffici in uso all’ex consigliere delegato Franco Decaminata. Gli uffici di quest’ultimo si trovano in una palazzina di via della Conciliazione, dove e’ stato inizialmente impedito l’accesso alla Guardia di finanza per extraterritorialita’. I militari dopo poco tempo hanno avuto l’autorizzazione per perquisire gli uffici in territorio Vaticano. (AGI, DIRE)

VITTORIA! Il Parlamento Europeo ha cestinato l'ACTA, il bavaglio del web


Fonte NOCENSURA.COM

VITTORIA! Il parlamento europeo con una larghissima maggioranza ha votato contro l'ACTA, il bavaglio del web in salsa europea. Una legge molto temuta, in quanto approvandola a livello sovranazionale i governi d'Europa avrebbero "finalmente" tappato la bocca al web senza "metterci la faccia", senza cioè votare una legge simile nel parlamento nazionale, attirandosi gli strali dei cittadini. La libertà del web è un tema molto sentito in tutto il mondo. Per conoscere quali effetti avrebbe potuto avere sulla libertà del web ti suggeriamo la lettura del documento redatto dall'ufficio di Nigel Farage che abbiamo pubblicato alcuni mesi fa.

di Massimo Mazza per Giornalettismo

Con 39 voti a favore e 478 contro, il Parlamento Europeo ha definitivamente cestinato il trattato


SCONFITTA TOTALE - Il discusso trattato internazionale sul commercio, un vero cavallo di Troia con il quale s’intendevano far passare norme ad esclusivo vantaggio di alcune corporation detentrici di copyright e altri diritti intellettuali è stato ridotto a brandelli. Umiliati i proponenti, su tutti la Commissione che lo aveva portato fino al voto, dopo anni di negoziati segreti con le controparti americane. 39 a 478 è un risultato che parla da solo e decisamenteall-partisan.
A CHE SERVE - L’ACTA nasce dalla fervida mente dei legislatori statunitensi pungolati da alcune corporation facilmente identificabili e, con la scusa della lotta alla contraffazione, avrebbe posto limiti assurdi alla circolazione delle informazioni e delle idee, oltre a  minacciare conseguenze penali per milioni di persone che nel mondo si scambiano file o pubblicano ogni genere di materiale, dai kitten stupida alla ricerca scientifica. Avrebbe addirittura creato la figura del poliziotto-provider che agisce su impulso del detentore di diritti offeso, una bestialità giuridica oltre al fatto che nessuno ha capito bene perché i provider si dovrebbero mettere a fare i poliziotti, e ad accollarsene i costi, a beneficio di altre industrie.

ACTA, SOPA E PIPA - Identiche bestialità ripetute in progetti di legge squisitamente americani e già bocciati dal Congresso, SOPA E PIPA non sono altro che la versione locale di ACTA, che a lungo Washington ha sognato d’imporre come un accordo globale. Con la bocciatura europea e la denuncia del trattato da parte dei parlamenti di Australia, Svizzera e Messico, ACTA resta invece un trattato poco “internazionale”, riducendosi nei fatti a un accordo bilaterale tra Stati Uniti e Marocco, unico paese che l’abbia siglato e completato l’iter legislativo per perfezionarlo.
CI RIPROVERANNO - Inutile sperare che chi ha già speso milioni di dollari e anni di fatica possa restare demotivato dall’insuccesso, la capacità di persuasione degli avvocati che hanno suggerito di percorrere ottusamente una via del genere è sicuramente elevatissima, ancora di più se impatta su soggetti per i quali ogni virgola di articolo di legge potrebbe significare guadagni miliardari. ACTA e suoi facsimili torneranno sicuramente a minacciare i diritti collettivi, ma per ora e per una volta ci si può godere questo trionfo dell’interesse generale contro l’arroganza d’interessi particolari tanto potenti.

VITTORIA! Il Parlamento Europeo ha cestinato l'ACTA, il bavaglio del web


Fonte NOCENSURA.COM

VITTORIA! Il parlamento europeo con una larghissima maggioranza ha votato contro l'ACTA, il bavaglio del web in salsa europea. Una legge molto temuta, in quanto approvandola a livello sovranazionale i governi d'Europa avrebbero "finalmente" tappato la bocca al web senza "metterci la faccia", senza cioè votare una legge simile nel parlamento nazionale, attirandosi gli strali dei cittadini. La libertà del web è un tema molto sentito in tutto il mondo. Per conoscere quali effetti avrebbe potuto avere sulla libertà del web ti suggeriamo la lettura del documento redatto dall'ufficio di Nigel Farage che abbiamo

La Corte D'Appello de l'aquila ha assolto il dr. Tosti

La Corte D’Appello de L’Aquila ha assolto il dr.Tosti, già condannato dal Tribunale de L’Aquila ad un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, perchè il fatto non sussiste. Il dr.Tosti, Giudice presso il Tribunale di Camerino, si era rifiutato di celebrare le udienze sotto la tutela simbolica del crocifisso e ne aveva sollecitato la rimozione. Nel corso dell’udienza che si è tenuta stamani davanti alla Corte d’Appello de L’Aquila, i difensori del dr.Tosti, gli avvocati Carla Corsetti e Dario Visconti hanno sollevato preliminarmente la questione della illegittima esposizione del crocifisso anche nell’aula ove si stava celebrando il processo d’appello. La Corte si è riunita e dopo circa un’ora di camera di consiglio, ritenendo fondata l’eccezione sollevata, ha disposto che il processo dovesse essere celebrato nell’Aula Magna priva di simboli religiosi. La Corte quindi ha implicitamente confermato che l’esposizione del crocifisso viola i diritti fondamentali di libertà di coscienza ma la soluzione adottata ha materializzato una ennesima discriminazione in danno del Tosti e in danno dei suoi difensori perché è stato come sostenere che esiste un’aula per i cattolici e un’aula per i non cattolici, un po’ come gli autobus per i bianchi e gli autobus per i neri. La Corte depositerà le motivazioni entro il 15 settembre e sapremo se le ragioni che hanno adottato i Giudici dell’Appello faranno riferimento alla violazione dei diritti umani, le stesse violazioni denunciate dal dr.Tosti quando ha intrapreso questa battaglia di civiltà.


Francesco Zanardi
Segretario DA Liguria
Cell.  +39  3927030000
francescozanardi.blogspot.it


La Corte D'Appello de l'aquila ha assolto il dr. Tosti

La Corte D’Appello de L’Aquila ha assolto il dr.Tosti, già condannato dal Tribunale de L’Aquila ad un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, perchè il fatto non sussiste. Il dr.Tosti, Giudice presso il Tribunale di Camerino, si era rifiutato di celebrare le udienze sotto la tutela simbolica del crocifisso e ne aveva sollecitato la rimozione. Nel corso dell’udienza che si è tenuta stamani davanti alla Corte d’Appello de L’Aquila, i difensori del dr.Tosti, gli avvocati Carla Corsetti e Dario Visconti hanno sollevato preliminarmente la questione della illegittima esposizione del crocifisso anche nell’aula ove si stava celebrando il processo d’appello. La Corte si è riunita e dopo circa un’ora di camera di consiglio, ritenendo fondata l’eccezione sollevata, ha disposto che il processo dovesse essere celebrato nell’Aula Magna priva di simboli religiosi. La Corte quindi ha implicitamente confermato che l’esposizione del crocifisso viola i diritti fondamentali di libertà di coscienza ma la soluzione adottata ha materializzato una ennesima discriminazione in danno del Tosti e in danno dei suoi difensori perché è stato come sostenere che esiste un’aula per i cattolici e un’aula per i non cattolici, un po’ come gli autobus per i bianchi e gli autobus per i neri. La Corte depositerà le motivazioni entro il 15 settembre e sapremo se le ragioni che hanno adottato i Giudici dell’Appello faranno riferimento alla violazione dei diritti umani, le stesse violazioni denunciate dal dr.Tosti quando ha intrapreso questa battaglia di civiltà.


Francesco Zanardi
Segretario DA Liguria
Cell.  +39  3927030000
francescozanardi.blogspot.it


ANTIRICICLAGGIO. COSÌ IL GOVERNO HA COPERTO LO IOR

Il blog di Giacomo Salerno


A Strasburgo “imbavagliata” l’autorità di trasparenza bancaria 
ANTIRICICLAGGIO. COSÌ IL GOVERNO HA COPERTO LO IOR 

di Marco Lillo, “Il Fatto Quotidiano”
Il governo italiano ha imbavagliato la delegazione della propria Autorità antiriciclaggio in Europa per aiutare il Vaticano. E il capo dell’UIF , per protesta contro il Governo, ha ordinato il ritiro dei suoi uomini da Strasburgo. Ieri la Santa Sede è stata sottoposta all’esame finale dagli ispettori di Moneyval, l’organismo antiriciclaggio del Consiglio d’Europa riunito in seduta plenaria a Strasburgo. Ma il Governo italiano ha scelto di non parlare alla sessione plenaria in cui si discuteva il caso. Anche
grazie a questo assordante silenzio italiano sulle tante inadempienze delle autorità della Santa Sede, il Vaticano è riuscito a ottenere una mezza promozione insperata alla vigilia. La partita vinta dalla Santa Sede con l’aiuto del governo italiano era fondamentale per lo Ior e le istituzioni finanziarie d’Oltretevere. Moneyval è il fratello minore della principale organizzazione internazionale antiriciclaggio, il GAFI, e si occupa di dare le pagelle agli Stati membri del Consiglio d’Europa o agli esterni (come è accaduto prima della Santa Sede con Israele) che chiedono di essere valutati. Lo scopo di chi si assoggetta alle forche caudine di Moneyval è quello di essere inseriti nella lista dei Paesi affidabili per accedere poi alle procedure semplificate delle operazioni bancarie.
LA PROMOZIONE INSPERATA
La sessione plenaria dell’organismo europeo è iniziata il 2 luglio e si concluderà domani. Ieri però è stato il giorno del Vaticano. Il Fa t t o aveva già pubblicato i contenuti della bozza della valutazione sulla Santa Sede stilata dagli ispettori di Moneyval e spedita ai Paesi membri (tra cui l’Italia) nella quale il Vaticano aveva ottenuto un voto insufficiente: solo 8 delle 16 raccomandazioni fondamentali del GAFI erano rispettate. Grazie anche all’atteggiamento dell’esecutivo italiano, ieri si è passato da un 5 in pagella (8 su 16) a un 6 risicato: 9 promozioni e 7 bocciature. In polemica con questa scelta del governo Monti, il direttore dell’UIF , cioè l’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, Giovanni Castaldi ha ritirato i suoi due dirigenti dalla delegazione che rappresentava il nostro Paese a Strasburgo per non essere complice di una posizione sbagliata.
GRILLI: “IO NON C’ENTRO”
La decisione di tacere davanti al Consiglio di Europa sulle inadempienze di Oltretevere in materia bancaria – secondo quanto riferito da alcuni membri autorevoli della delegazione ministeriale a Strasburgo – sarebbe stata sponsorizzata dal viceministro dell’Economia Vittorio Grilli. Una circostanza molto grave, se confermata, perché il ministro dell’Economia (Monti che delega Grilli) è la prima autorità dello Stato in materia di antiriciclaggio secondo il decreto 231 del 2007. Grilli ha negato al Fatto ieri tramite il suo portavoce di avere fatto pressioni sulla delegazione, ma il risultato di cui l’esecutivo si dovrà assumere la responsabilità è che lo Stato italiano non ha tutelato gli interessi dei cittadini alla trasparenza bancaria, ma quelli del Vaticano e dello Ior all’opacità dei conti dei suoi correntisti incappati in indagini come Luigi Bisignani o Angelo Balducci. I rappresentati dell’UIF di Bankitalia, cioè i principali testimoni “a carico” del Vaticano e a favore della trasparenza del sistema bancario nel piccolo processo allo Ior, al Vaticano e alle sue prassi opache che si teneva a Strasburgo, ieri erano assenti. Non c’era dall’inizio della sessione di Moneyval il rappresentante del ministero della Giustizia, che avrebbe potuto raccontare le rogatorie mai arrivate alla Procura di Roma da Oltretevere nelle indagini sui misteri della morte di Roberto Calvi. Ma non c’erano nemmeno i dirigenti dell’UIF che all’inizio erano partiti convinti di poter dire la loro e che invece si sono sentiti imporre un bavaglio dal ministero. Il 3 luglio, infatti, alla vigilia dell’esame decisivo, la dirigente del ministero dell’Economia che guidava la delegazione del governo italiano ha comunicato al rappresentante UIF che non avrebbe parlato nessuno perché così era stato deciso a Roma. A quel punto Castaldi, informato dai suoi due dirigenti dell’accaduto, ha ordinato loro di rientrare a Roma. A nome dell’UIF , Castaldi aveva inviato a fine giugno una lettera al ministero dell’Economia nella quale specificava la sua posizione sulla bozza di rapporto trasmesso da Moneyval come base della discussione che si sarebbe tenuta a Strasburgo di lì a poco. In quella bozza, svelata dal Fatto , il Vaticano riceveva 8 bocciature e 8 promozioni sulle 16 raccomandazioni del GAFI in materia di antiriciclaggio. L’UIF riteneva quella pagella troppo benevola ed elencava le ripetute inadempienze del Vaticano: le mancate risposte alle rogatorie, l’involuzione della nuova normativa voluta dal segretario di Stato Tarcisio Bertone nel gennaio del 2012 rispetto alla legge del dicembre 2010 che rappresentava un passo avanti e istituiva l’AIF , l’autorità antiriciclaggio del Vaticano e via elencando inadempienze su inadempienze della Santa Sede.
BERTONE E COSÌ SIA
Dopo avere letto quella lettera il governo italiano ha deciso di impedire all’UIF di commentare pubblicamente il rapporto ieri davanti agli ispettori Moneyval. Così a rappresentare l’Italia in questo dibattito sono rimasti solo gli uomini della quinta direzione del ministero dell’Economia preposta alla lotta contro il riciclaggio, guidata da Giuseppe Maresca che però ha inviato l’avvocato Francesca Picardi, la dirigente del ministero che, in qualità di capo della delegazione, ha trasmesso il diktat di Roma. Castaldi, per evitare l’effetto silenzio-assenso, ha ordinato ai suoi due uomini di rientrare a Roma immediatamente. Una scelta accolta con sollievo dalla delegazione vaticana guidata dal braccio destro del segretario di Stato Tarcisio Bertone, monsignor Ettore Balestrero. L’obiettivo del Vaticano era quello di ottenere almeno una valutazione migliore di quella di partenza che permettesse l’inserimento della Santa Sede nella cosiddetta grey list, la lista grigia dei Paesi ancora inadempienti secondo i parametri Moneyval che però stanno migliorando il loro sistema al fine di aderire alle raccomandazioni del GAFI. L’ostacolo principale per il Vaticano sulla strada verso la lista grigia era proprio l’UIF , l’autorità aveva segnalato infatti il peggioramento del sistema antiriciclaggio nel 2012 grazie alla nuova normativa voluta da Bertone. E così l’obiettivo del Vaticano è stato raggiunto.


ANTIRICICLAGGIO. COSÌ IL GOVERNO HA COPERTO LO IOR

Il blog di Giacomo Salerno


A Strasburgo “imbavagliata” l’autorità di trasparenza bancaria 
ANTIRICICLAGGIO. COSÌ IL GOVERNO HA COPERTO LO IOR 

di Marco Lillo, “Il Fatto Quotidiano”
Il governo italiano ha imbavagliato la delegazione della propria Autorità antiriciclaggio in Europa per aiutare il Vaticano. E il capo dell’UIF , per protesta contro il Governo, ha ordinato il ritiro dei suoi uomini da Strasburgo. Ieri la Santa Sede è stata sottoposta all’esame finale dagli ispettori di Moneyval, l’organismo antiriciclaggio del Consiglio d’Europa riunito in seduta plenaria a Strasburgo. Ma il Governo italiano ha scelto di non parlare alla sessione plenaria in cui si discuteva il caso. Anche

E su Formigoni la Chiesa tace – l’Espresso.


L’inchiesta appurerà le sue eventuali responsabilità penali. Ma è impressionante il silenzio del Vaticano sulla questione morale che riguarda uno dei  più importanti tra i politici cattolici del nostro Paese
Roberto Formigoni e Alberto Perego sullo yatch Ad Maiora pagato da Piero Daccò
 Roberto Formigoni e Alberto Perego sullo yatch Ad Maiora pagato da Piero DaccòIl nocciolo della questione morale è l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti. Le istituzioni sono portatrici dell’interesse generale; i partiti invece sono portatori di una loro visione del bene comune che si contrappone ad altre visioni. Questo nel caso migliore. Nel caso peggiore i partiti possono difendere interessi particolari che si identificano con una classe sociale, con una rete clientelare, con un’oligarchia collocata al vertice del partito e rinnovata soltanto per cooptazione.
Naturalmente analoghe deformazioni possono anche verificarsi in alcune istituzioni; i loro dirigenti anziché l’interesse generale a essi affidato possono coltivare il loro profitto e la loro inamovibilità. Ma per reprimere queste distorsioni esiste la magistratura, quella ordinaria e quella amministrativa, che vigilano sull’eventualità di istituzioni deviate. Un controllo analogo sui partiti è assai più difficile: essi sono infatti libere associazioni alle quali la Costituzione attribuisce il solo compito di “orientare la vita pubblica” senza tuttavia stabilire le modalità della loro organizzazione.
Quando il potere dei partiti li conduce a occupare le istituzioni o le loro propaggini (quello che si chiama il “parastato”), l’inquinamento dell’interesse generale con gli interessi particolari raggiunge il massimo suo livello
e questo è per l’appunto il nocciolo della questione morale. Le cronache di questi giorni hanno portato alla ribalta alcuni personaggi emblematici. Uno si chiama Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita (il partito nato dalla fusione tra i democratici-liberali di Rutelli e i popolari di Enzo Bianco); l’altro si chiama Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega.
Lusi si è mangiato 25 milioni di euro e di un’altra cinquantina dice di averli versati a Rutelli e a Bianco che avrebbero dovuto utilizzarli per finalità politiche. Quali non è dato sapere. Belsito afferma di aver gestito analoghe situazioni facendo affluire soldi a Bossi e ai suoi familiari ma nel suo caso le finalità politiche non sono neppure menzionate. Belsito, prima ancor di essere nominato tesoriere della Lega, era stato fatto nominare da Bossi vicepresidente della Fincantieri, una società partecipata dal Tesoro; la nomina di Belsito fu fatta – su pressione di Bossi – da Marco Milanese, “favorito” dall’allora ministro del Tesoro, Giulio Tremonti.

Vengono in mente anche il caso Penati, esempio rilevante di malcostume politico in Lombardia, e il caso Formigoni, ancor più recente e in un certo senso ancor più emblematico dei precedenti. Formigoni è alla guida della Regione lombarda da molti e molti anni; le Regioni hanno tra i loro compiti amministrativi quello più importante e con maggior giro di denaro: la sanità.
La Procura di Milano lo ha messo sotto inchiesta proprio per le sue intese con una serie di personaggi che ruotavano come faccendieri o come dirigenti della Regione attorno alla sanità e all’istituto di Don Verzé (bancarotta fraudolenta), speculando, peculando, corrompendo. Sarebbe, se dimostrato, un caso gigantesco di malaffare al vertice della più importante Regione italiana, ma c’è un’ulteriore aggravante: Formigoni è uno dei leader di Comunione e liberazione ed è anche un “Memores Domini”, cioè una persona dedicata a Cristo nella sua vita pubblica e privata, una sorta di “testimone” del Vangelo attraverso una delle Comunità religiose più importanti della Chiesa cattolica.
Domando: che cosa aspettano i membri di Cl e i giovani in particolare che ne costituiscono il nerbo, a sospendere Formigoni da ogni rapporto con la loro Comunità in attesa che l’inchiesta giudiziaria accerti i fatti e decida sull’eventuale rinvio a giudizio? Che cosa aspetta il Vaticano a intervenire? Qui si raffigura una questione morale ancor più vulnerante perché investe non solo la sfera civile e politica ma anche quella religiosa. Purtroppo non è la prima volta nella storia della Chiesa e verosimilmente non sarà l’ultima.


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E su Formigoni la Chiesa tace – l’Espresso.


L’inchiesta appurerà le sue eventuali responsabilità penali. Ma è impressionante il silenzio del Vaticano sulla questione morale che riguarda uno dei  più importanti tra i politici cattolici del nostro Paese
Roberto Formigoni e Alberto Perego sullo yatch Ad Maiora pagato da Piero Daccò
 Roberto Formigoni e Alberto Perego sullo yatch Ad Maiora pagato da Piero DaccòIl nocciolo della questione morale è l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti. Le istituzioni sono portatrici dell’interesse generale; i partiti invece sono portatori di una loro visione del bene comune che si contrappone ad altre visioni. Questo nel caso migliore. Nel caso peggiore i partiti possono difendere interessi particolari che si identificano con una classe sociale, con una rete clientelare, con un’oligarchia collocata al vertice del partito e rinnovata soltanto per cooptazione.
Naturalmente analoghe deformazioni possono anche verificarsi in alcune istituzioni; i loro dirigenti anziché l’interesse generale a essi affidato possono coltivare il loro profitto e la loro inamovibilità. Ma per reprimere queste distorsioni esiste la magistratura, quella ordinaria e quella amministrativa, che vigilano sull’eventualità di istituzioni deviate. Un controllo analogo sui partiti è assai più difficile: essi sono infatti libere associazioni alle quali la Costituzione attribuisce il solo compito di “orientare la vita pubblica” senza tuttavia stabilire le modalità della loro organizzazione.
Quando il potere dei partiti li conduce a occupare le istituzioni o le loro propaggini (quello che si chiama il “parastato”), l’inquinamento dell’interesse generale con gli interessi particolari raggiunge il massimo suo livello

Storico caso giudiziario in Canada


Uno storico caso giudiziario di associazione a delinquere contro il Vaticano e la Corona d’Inghilterra sarà avviato presso la Corte federale del Canada. La class-action è la prima del suo genere, rivolta a chiese, governi e grandi aziende farmaceutiche.
Toronto, Canada:
Un comunicato congiunto ai media da parte dell’Associazione dei procuratori Citizen (ACP) e del Tribunale internazionale sui crimini della Chiesa e dello Stato (ITCCS) deve essere rilasciato nel “Canada Day”, il 1 luglio 2012.
E annuncia la prima azione legale collettiva nella storia del Canada in cui sono nominati co-imputati il ​​Vaticano, la
Corona d’Inghilterra, il Canada e le sue chiese, e le grandi aziende farmaceutiche, che sono tutti accusati di crimini contro l’umanità e associazione a delinquere.
La causa viene portata avanti da Jason Bowman del gruppo ACP e Rev. Kevin Annett dei ITCCS, per conto di un gruppo di tanti altri.
La causa verrà spiegata in dettaglio in una conferenza stampa tenutasi alla data di deposito presso il Palazzo di Giustizia federale, il Mercoledì, 4 luglio a 13:00 EST a 180 Queen Street West di Toronto. Una copia della dichiarazione data il 1 lug alla stampa è in allegato.
“Le vittime di chiesa, stato e grandi case farmaceutiche sono finalmente unite per porre fine al loro terrore”, ha detto Kevin Annett oggi.
“Tra gli altri attori della nostra azione di classe saranno i sopravvissuti del genocidio del Canada contro le popolazioni indigene, che non hanno mai avuto la loro giornata in tribunale. L’attesa è finita. Più di 50.000 i bambini assassinati avranno finalmente possibilità di affrontare il Canada e la Chiesa cattolica e anglicana assieme, mettendo tutti sotto processo “.
Per informazioni sui contatti Jason Bowman a 705-250-0221 e Kevin Annett al 250-591-4573.
Per vedere le prove del genocidio in Canada e altri crimini contro gli innocenti
e sul sito del Tribunale Internazionale sui crimini di Chiesa e Stato
Messaggi per Kevin Annett possono essere lasciati al 250-591-4573 (Canada).
Guarda pluripremiato film-documentario di Kevin Annett
“Ho dato Kevin Annett il suo nome indiano, Voice Aquila Strong, nel 2004, quando l’ho adottato nella nostra Nazione Anishinabe. Egli porta questo nome con orgoglio, perché sta facendo il lavoro che è stato mandato a fare, di dire ai suoi uomini dei loro torti. Parla forte e con verità. Parla per i nostri figli rapiti e uccisi. Chiedo a tutti di ascoltarlo e dargli il benvenuto.”
Capo Louis Daniels – Wind Whispers L’anziano, Turtle Clan, Nazione Anishinabe, Winnipeg, Manitoba*

Storico caso giudiziario in Canada


Uno storico caso giudiziario di associazione a delinquere contro il Vaticano e la Corona d’Inghilterra sarà avviato presso la Corte federale del Canada. La class-action è la prima del suo genere, rivolta a chiese, governi e grandi aziende farmaceutiche.
Toronto, Canada:
Un comunicato congiunto ai media da parte dell’Associazione dei procuratori Citizen (ACP) e del Tribunale internazionale sui crimini della Chiesa e dello Stato (ITCCS) deve essere rilasciato nel “Canada Day”, il 1 luglio 2012.
E annuncia la prima azione legale collettiva nella storia del Canada in cui sono nominati co-imputati il ​​Vaticano, la

Marcinkus violentò Emanuela Orlandi? Sabrina Minardi e i soldi sporchi del Vaticano


Nuovi tasselli sul caso Emanuela Orlandi: chi crede a Sabrina Minardi? Tutti, pare. Ora che la Procura di Roma ha confermato che Emanuela é morta ed é stata gettata in unabetoniera a Torvajanical'ex compagna di Renatino De Pedis diventa il teste numero 1, e le sue parole sono scintille di verità su un caso imbavagliato dai poteri forti. Vaticano, usurai dellaBanda della Magliana, eminenze grigie della politica (tra cui Giulio Andreotti e Francesco Cossiga) tutte chiuse nel silenzio da oltre 26 anni.
La diga é rotta, i giornali scrivono e rispolverano le ricostruzioni anche più fantasiose. Ma partiamo dalle rivelazioni della Minardi. Ex tossicodipendente, rimase zitta per quasi trent'anni visto che il suo compagno, oggi sepolto nella Basilica di Sant'Apollinare, le aveva più volte intimato di tacere. Ieri sono uscite su L'Unità inquietantirivelazioni a sfondo sessuale che riguardano Marcinkus. Dice lei:
«Marcinkus venne a trovare la Orlandi nella casa di Torvajanica. Io sentii le urla di Emanuela ma De Pedis mi disse di farmi gli affari miei...». 
Non è la prima volta che la supertestimone chiama in causa monsignor Marcinkus. Già nella prima deposizione la donna aveva raccontato di aver portato più volte alcune ragazze in un appartamento di via di Porta Angelica dove erano messe a disposizione del prelato. Ha poi raccontato di aver accompagnato lei stessa Emanuela ad un appuntamento in Vaticano e che proprio in quell’occasione, vedendo questa ragazza un po’ su di giri, le aveva domandato il nome e lei, candidamente, aveva risposto Emanuela.
Pino Nicotri, che avevamo intervistato sul caso, rispose così alla nostra domanda:
La Minardi ha parlato anche di Monsignor Marcinkus.
Sì. Dall'87 al gennaio '90 ho abitato a Roma nel residence Marche, nella omonima via a ridosso di via Veneto e a poca distanza da dove abitava o aveva abitato monsignor Marcinkus in un immobile annesso alla chiesa di fronte all'hotel Thea. Un dirigente di quell'hotel mi ha raccontato su Marcinkus cose che facevo fatica a credere, ma che mi sono state confermate da alcune mature professioniste del sesso della vicina via Veneto che lui riceveva a tarda ora.
So quindi per certo che Marcinkus non poteva far sesso con ragazze giovani, perciò non può essere vero quello che racconta la Minardi riguardo il suo rifornire di giovanette lo stesso Marcinkus. Lui preferiva signore dell'età di Catherine Deneuve, attrice con la quale per esempio mi è stato raccontato che avesse o avesse avuto una relazione.
Che Marcinkus frequentasse il gentil sesso pare ormai certo, ancora in dubbio é invece l'età del target prediletto. A questa ricostruzione si affiancano altre ipotesi- che non si autoescludono - palesate oggi su Repubblica dal giudice Rosario Priore. Priore accantona l'idea del coinvolgimento dei Lupi Grigi e ritiene che il rapimento sia stato organizzato per ricattare il Vaticano. I mandanti sarebbero quelli della Banda della Magliana, usurai ma non solo. Infatti "vi erano tra di loro anche cervelli con fini precisi, che perseguivano fermamente e con durezza. Tra gli altri scopi, c'era principalmente quello di accumulare ricchezza, che a sua volta con pratiche usurarie produceva ulteriore ricchezza. E quindi un misto tra vecchia Roma del dopoguerra e generone dei tempi in cui cominciavano a circolare danaro, belle donne e frequentazioni bene".
Domanda chiave a Priore:
Lei sostiene l'ipotesi di un ricatto della Banda al Vaticano per soldi prestati: soldi utili - probabilmente fra i 15 e i 20 miliardi di lire - alla causa di Solidarnosc?
"Qui a Roma alla fine degli Anni '70 c'era quel forte bisogno di capitali da usare, come più volte s'è detto, senza mai alcuna smentita, alla causa " polacca" , alimentata persino con fondi dei sindacati americani. La Banda della Magliana, che non ha mai perso le sue origini di associazione di usurai, non donava ma dava in prestito. E quindi voleva rientrare nei suoi crediti. Non poteva agire dinanzi a tribunali; doveva impiegare altri mezzi, altri mezzi di pressione. E quale altro mezzo di sicura efficacia che quello - operazione che non poneva alcun problema a quella organizzazione efferata - che quello del sequestro di una fanciulla giovanissima - appena quindicenne - legata a colui che appariva il destinatario ultimo del danaro prestato, per via della cittadinanza".
Il quadro si chiarisce ancora di più se leggete l'intervista a Ferruccio Pinotti che trovate qui. Il punto oscuro é il legame tra Vaticano e riciclaggio di denaro sporco. Obiettivo: Solidarnosc. E il fatto che la Santa Sede, alle prime rivelazioni della Minardi si sia scomposta, é unottimo - o pessimo, a seconda dei punti di vista- segno.