sabato 22 settembre 2012

Francesco Zanardi DA☆ Liguria: Per tutti , con responsabilità !

Francesco Zanardi DA☆ Liguria: Per tutti , con responsabilità !: DEMOCRAZIA ATEA : un viaggio che ci fa gettare uno sguardo nuovo sui meccanismi della nostra società, nella quale crediamo di esercitare o...

Savona, a chi serve il nuovo ponte?


E poi, del ponte, mandato in pensione dopo appena 16 anni di servizio, che ne sarà? Han cercato di “regalarlo” al Comune che non ha gradito, così toccherà sobbarcarsi i costi dello smaltimento circa 200.000 euro


Savona, sono cominciati i lavori per il nuovo ponte che dovrà sostituire, nel giro di nove mesi, salvo imprevisti, il vecchio ponte levatoio.
La nuova opera commissionata alla ditta Cometal di Parma, costerà circa 1,2milioni di euro, totalmente provenienti
dalle casse dell’autorità portuale. Si tratterà di un ponte a raso e non più levatoio composto da due elementi rotanti di 25 metri cadauno bilanciati da contrappesi. Cosa cambierà rispetto al vecchio ponte levatoio ormai parte integrante del paesaggio portuale savonese?
“La scelta della tipologia di ponte a raso” spiega l’Autorità Portuale  “ha permesso di evitare ogni forma di barriera architettonica. I problemi evidenziati dalle associazioni disabili nel corso degli anni per l’attraversamento dell’attuale ponte levatoio saranno così superati.”
Ma non tutti sono d’accordo, molti polemizzano riguardo alla scelta di smantellare il vecchio ponte.
“Non è vero che lo fanno per gli invalidi” dice un abitante della zona. “ci sono i montascale su entrambi i lati. Il problema c’è solo per i passeggeri delle Costa che sono costretti a portare i trolley su per le scale. Spendere oltre un milione per evitare due rampe trenta scalini mi sembra eccessivo. Come al solito quando la Costa chiede ed il porto esegue.”
Ma le polemiche non si fermano ai costi, il nuovo ponte pare poco pratico.
“Il ponte a raso era già stato preso in considerazione” dice uno dei baristi della Darsena“ ma escluso perché scomodo. Quando sarà terminato dovranno aprirlo anche per far passare i canottieri.”
Timori che sono condivisi anche da Dario Amoretti, ex vice sindaco delle giunta Gervasio.
“Anche nel 1996 fu valutata l’ipotesi di un ponte girevole e non levatoio, ma poi fu scartata perché questa soluzione avrebbe imprigionato nella Vecchia Darsena anche le barche a motore: cosa che accadrà con la nuova struttura in procinto di essere realizzata.”
Il nuovo ponte a raso avrà una struttura ed un parapetto metallico, mentre la parte calpestabile sarà in tavolato marino (nonostante gli evidenti problemi che questo materiale ha dato con per il vecchio ponte) e dovrebbe essere realizzato entro la primavera del 2013. Fino ad allora il vecchio ponte continuerà a garantire il passaggio pedonale.
E poi, del ponte, mandato in pensione dopo appena 16 anni di servizio, che ne sarà?
L’Authority ha cercato di “regalarlo” al Comune, ma l’assessore Lirosi lo respinge al mittente sostenendo che non è utilizzabile in nessuna zona di Savona, così all’Autorità Portuale toccherà sobbarcarsi anche i costi dello smaltimento circa 200.000 euro.


Patto di ferro tra ‘ndrangheta e impresa, a Savona le cose oggi vanno così


Nel mirino le imprese della famiglia Fotia, originaria di Africo e ritenuta vicina alla cosca Morabito. Su alcune impresa pesava un'interdittiva del tribunale di Savona. Gli imprenditori in odore di mafia hanno protestato grazie anche all'appoggio della Cisl (di Davide Milosa da Il Fatto Quotidiano con i commenti, degni di attenta lettura)


Imputati per evasione fiscale, costituzione di fondi neri e riciclaggio, di più: fortemente sospettati di legami con la ‘ndrangheta dei Morabito-Bruzzaniti-Palamara. E nonostante questo le imprese della famiglia Fotia, originaria diAfrico ma da anni trapiantata nel comune di Vado Ligure, navigano con il vento in poppa. Benvenuti a Savona, in quella terra di ponente dove i
fuochi dei clan tengono in scacco i commercianti e i colletti bianchi fanno affari con i boss. Benvenuti, ma senza fare rumore, per non svegliare la politica che non sente, non vede, non parla.
Politica, ma non solo. Di miopia sembrano soffrire anche i sindacati, la Cisl in particolare, le cui bandiere, il 17 settembre 2012, garrivano sui camion della Scavo-ter e della Pdf, aziende di scavi riconducibili ai Fotia. Motivo della protesta:la misura interdittiva del 10 marzo 2012 che vieta alle società di “contrattare con la pubblica Amministrazione”. Niente appalti pubblici, ma solo fino al 12 settembre scorso, visto che il tribunale di Savona ha ridotto il divieto da nove a sei mesi. Non un vero e proprio via libera, visto che l’ok definitivo deve arrivare dallo stesso prefetto
Il particolare, comunque, genera la contestazione. L’allarme è per i lavoratori. Il sindacato cavalca la protesta. Sull’interdittiva pesano le 6o pagine di ordinanza che nel maggio 2011 hanno portato in carcere Pietro Fotia, primogenito del capostipite Sebastiano. Sul tavolo dell’indagine, da un lato l’architettura contabile costruita per accumulare fondi neri, dall’altro gli intensi rapporti tra i Fotia eRoberto Drocchi (anche lui arrestato e mandato a giudizio), capo del settore lavori pubblici nel comune di Vado Ligure, il quale, rileva il gip, si è reso colpevole di “di atti contrari ai doveri del proprio ufficio, consistiti nell’assegnazione alla Scavo-ter, in assenza di presupposti di legge, di appalti pubblici”. In cifre: oltre un milione di euro dal 2006 al 2009. In cambio, il dirigente comunale incassava dai Fotia denaro per sponsorizzare la squadra di basket di cui Drocchi è presidente. Ma, annota sempre il giudice, gli importi versati “solo in parte sono giustificabili in relazione all’effettivo ritorno pubblicitario”. Il resto del tesoretto viene letto dal tribunale di Savona come “la volontà dell’impresa di indirizzare in proprio favore le scelte del pubblico funzionario”.
Eppure questo è solo l’ultimo atto di un allarme mafioso che, sedimentato nei decenni, oggi riesplode in tutta la sua drammaticità, disponendo sul tavolo una serie di documenti ufficiali che testimoniano il collegamento tra la ‘ndrangheta e i Fotia, i quali, va detto, nel proprio casellario giudiziario, ad oggi, non contano condanne per associazione mafiosa. E nonostante questo la relazione 2011 della Direzione nazionale antimafia registra come “il 21 dicembre 2010 il R.o.s. di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione Reale 3 arrestava a Savona presso l’abitazione di Donato Fotia il pregiudicato Mario Versaci”, latitante e legato alla cosca Pelle di San Luca. Nel 2008 e nel 2009, sempre il report della Dna inserisce la famiglia Fotia nella mappa della ’ndrangheta presente nel Savonese. Di più: una nota di polizia segnala come al funerale di Francesco Fazzari – “noto esponente della cosca Raso-Gullace- Albanese” – celebrato il 26 febbraio 2009 aBorghetto Santo Spirito (Savona), “veniva documentata la presenza di Sebastiano Fotia e del proprio Pietro Fotia, noti esponenti in questo territorio della cosca della ’ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti”. Nel 1993 Pietro Fotia viene arrestato e processato per una sparatoria nel centro di Savona. L’accusa è tentato omicidio. Sarà assolto per insufficienza di prove. Anni prima il padre Sebastiano viene arresto per due chili di eroina. Durante il blitz, nel covo diVezzi Portio, gli investigatori scoprono otto fucili mitragliatori, tredici pistole, cinquecento proiettili e alcune bombe a mano.
Di tutto questo, però, i sindacati sembrano non curarsi. E nemmeno la politica che, tranne il Movimento cinque stelle, non scende in campo per difendere dalle minacce chi le infiltrazioni le denuncia da anni. Capita tutto l’8 settembre 2012 quando la Casa della Legalità con in testa il presidente Cristian Abbondanza, mette in piedi un volantinaggio nel centro di Savona. Obiettivo: denunciare i rapporti dei Fotia con la ‘ndrangheta. Ne nasce una contromanifestazione di presunti operai Scavo-ter alla cui testa si pone un pluripregiudicato in rapporti con il clan degli zingari. Il 9 settembre, matematiche, arrivano le minacce e corrono viaFacebook. Sul profilo personale di Abbondanza, un presunto parente avverte: “Fotia e Bruzzaniti sono miei cugini e quindi non ti osare dire che siamo mafiosi o cos’altro perché ti prendo e ti spacco il culo”. Passano pochi minuti e magicamente il commento scompare, assieme al profilo Fb del familiare degli imprenditori calabresi.
Reazioni? Nessuna. Nel frattempo il 19 settembre il tribunale di Savona riduce l’interdittiva ai Fotia. Il documento del gip porta la data del 10 marzo. In quel momento la Scavo-ter, che ha una produzione annua di oltre 10 milione di euro, è socia al 100% di un’altra srl la Pdf nel cui assetto societario, fino al maggio 2011, figura anche Pietro Fotia, il quale, però, abbandona ogni carica dopo l’arresto. Nel frattempo, il gip, accogliendo la richiesta del pm, firma l’interdittiva. Ad aprile 2012, gli altri due fratelli di Pietro Fotia, aprono la Se.le.ni. Srl. Pochi giorni dopo la nuova società acquisterà dalla Scavo-ter le quote societaria della Pdf. Un bel risiko societario che sembra fatto apposta per allontanare il nome Scavo-ter dalla Pdf pur mantenendola nell’alveo familiare dei Fotia.
Adesso, però, il problema non si pone più visto che il tribunale di Savona ha ridotto l’interdittiva. Un punto importante al quale va aggiunta la bocciatura sempre dei giudici savonesi alla richiesta di sequestro e confisca contenuta in oltre 200 pagine firmate dalla Dia. Sul caso, però, pende il ricorso in Appello a cui sta già lavorando la Procura con la Dia.
“Oggi la Liguria, in fatto di lotta alla mafia, è dietro di decenni”, racconta un investigatore che qui ha lavorato per molto tempo. Troppi i personaggi che giocano su i tavoli delle istituzioni e della ‘ndrangheta. Uno di loro, Antonio Fameli, originario di San Ferdinando di Rosarno, dopo essere stato arrestato il 6 marzo 2012 per riciclaggio, è tornato libero per la scadenza dei termini cautelari. Imprenditore ricchissimo, Fameli vanta condanne per mafia e collegamenti importanti con il gotha della ‘ndrangheta. Ma i suoi contatti vanno oltre. Tra i più clamorosi quelli con l’ex capo della Dda di Genova, nonché ex procuratore di Savona Vincenzo Scolastico.
Ecco allora cosa ascoltano gli investigatori il 13 maggio 2011. “A me Scolastico – dice Fameli – mi ha detto: in qualunque situazione ti trovi fai il mio nome”. Mafia, politica e magistratura. In Liguria oggi le cose vanno così.
Commenti:
Il Fatto Quotidiano, Davide Milosa

venerdì 21 settembre 2012

Francesco Zanardi DA☆ Liguria: ACCADEVA UN ANNO FA, era il 22 settembre 2011.

Francesco Zanardi DA☆ Liguria: ACCADEVA UN ANNO FA, era il 22 settembre 2011.: Era il 22 settembre del 2011, quando dopo lo scandalo pedofilia che ha coinvolto la chiesa cattolica in ogni angolo del pianeta, le vittime ...

Germania, fuori dalla chiesa se fuori da anagrafe


In un servizio di Radio Vaticana i dettagli del decreto della chiesa tedesca su quanti dichiarano di non essere più cattolici: parla il gesuita Hans Langendoerfer

RedazioneRoma


La Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato un Decreto, approvato
dalla Santa Sede, in cui si chiarisce che quanti tra i fedeli dichiarano all’anagrafe civile di non appartenere più alla Chiesa cattolica non potranno più partecipare in modo attivo alla vita della comunità ecclesiale e quindi alla vita sacramentale. Lo
riferisce allaRadiovaticana in un servizio con intervista al padre gesuita Hans Langendoerfer.
 
Il nuovo Decreto, valido per la Germania, ribadisce che non si potrà più fare la distinzione tra appartenenza «civile» e appartenenza «spirituale» alla Chiesa cattolica. In Germania vige un particolare sistema giuridico, che ha tra i suoi aspetti anche quello del finanziamento delle varie Chiese, secondo il quale il fedele di ogni comunità risulta iscritto all’anagrafe come appartenente ad una data confessione religiosa.

Questa iscrizione comporta un contributo per il sostegno economico di quella Chiesa. Il Decreto entrerà in vigore dal prossimo 24 settembre.
  

Il segretario generale della Conferenza episcopale, il padre gesuita Hans Langendoerfer, spiega all’emittente pontificia che «Chi chiede all’anagrafe di cancellare la sua appartenenza alla Chiesa cattolica non farà più parte in nessun modo della comunità ecclesiale. Non si può fuoriuscire dalla dimensione civile della Chiesa e definirsi al medesimo tempo cattolico.

Questo è il punto fondamentale del Decreto. Questa, tra l’altro, - osserva il gesuita - è stata da sempre la posizione della Conferenza episcopale e siamo contenti che ora sia anche scritto e approvato in modo ufficiale.

Qui sta la differenza con il passato: ora il parroco dovrà occuparsi direttamente di chi intende abbandonare la Chiesa.

Con questo documento vogliamo dimostrare di occuparci anche di coloro che non vogliono più far parte della Chiesa». «Coloro che chiederanno di essere cancellati come cattolici dall’anagrafe, - spiega il segretario della Conferenza episcopale - riceveranno una lettera dal parroco della loro zona.

Si chiederà loro un incontro e un colloquio. Si cercherà di capire in questo dialogo le motivazioni che hanno indotto a una tale decisione. Si spiegherà anche quali saranno le conseguenze collegate alla fuoriuscita.

Ovviamente, i sacerdoti cercheranno di far cambiare idea a queste persone, così da poter loro dare la possibilità di partecipare alla vita della Chiesa, con annessi i doveri».

Germania, fuori dalla chiesa se fuori da anagrafe


In un servizio di Radio Vaticana i dettagli del decreto della chiesa tedesca su quanti dichiarano di non essere più cattolici: parla il gesuita Hans Langendoerfer

RedazioneRoma


La Conferenza episcopale tedesca ha pubblicato un Decreto, approvato
dalla Santa Sede, in cui si chiarisce che quanti tra i fedeli dichiarano all’anagrafe civile di non appartenere più alla Chiesa cattolica non potranno più partecipare in modo attivo alla vita della comunità ecclesiale e quindi alla vita sacramentale. Lo

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giovedì 20 settembre 2012

Francesco Zanardi DA☆ Liguria: DEMOCRAZIA ATEA NEL RICORDO DEI MARTIRI DEL LIBERO...

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Innocenti o colpevoli?


E nel frattempo ottengono il via libera


Il cancro Mafia è un problema serissimo, poichè sono cellule che attaccano quelle sane, espandendosi e spesso restando mascherate fino a quando non infliggono il colpo di grazia. Per cui quando si parla di mafia bisogna fare molta attenzione.
Detto questo: i Fotia saranno colpevoli o innocenti?
Non s'è ancora capito e la Giustizia lo dirà, ma non pare essere stato stabilito al momento. Il che
comunque non ha impedito al tribunare di ridurre da nove a sei mesi l'interdizione dagli appalti pubblici (con alcune limitazioni, come i 20 mila euro di tetto o il divieto di avere sponsor sportivi). Insomma, i Fotia sono di nuovo sul mercato degli appalti pubblici.
Che abbiano aiutato le non troppo velate "pressioni" dei lavoratori Fotia (così fedeli ai loro padroni da spianare la lingua per difenderli pubblicamente) al volantinaggio della Casa della Legalità, o la parata dei mezzi Fotia per le strade della città?
Una prova di forza che non ha dovuto attendere risultati, e che potrebbe addirittura insegnare qualcosa ai lavoratori, magari della OCV o della FAC, che invece hanno ricevuto un sonoro calcio nel sedere...
Ciò che resta a dir poco "strano" è il veder usare pesi diversi alle rimostranze dei lavoratori... ma qui si parla di mafia e appalti pubblici...

mercoledì 19 settembre 2012

La vergogna va in naziolale sul Fatto Quotidiano


Vado Ligure, altri 9 anni di carbone


Nonostante le proteste dei cittadini concessa l'autorizzazione provvisoria alla Tirreno Power (di Luca De Carolis e Ferruccio Sansa)

Forse anche i mortidi tumore saranno transitori, provvisori. In queste ore tra i comilati di Savona è diventato uno slogan. Dopo che il il ministero dell'Ambiente ha concesso alla Tirreno Power l'Autorizzazione integrale ambientale "transitoria". Per almeno altri nove anni continuerà a funzionare
la centrale di Vado Ligure (Savona) che ogni giorno produce cinquemila tonnellate di carbone. Contro quella centrale protestano cittadini e associazioni, citando rapporti di medici e tecnici. Su quella centrale indaga la procura di Savona, per lesioni colpose e omicidio plurimo colposo (ancora a carico di ignoti).
Eppure ecco arrivare l'Autorizzazione integrale ambientale "transitoria".
Un via libera arrivato dopo quattro ore di riunione a Roma, con tutte le parti coinvolte: i quattro ministeri competenti (Ambiente. Salute. Sviluppo economico. Interno), l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Regione Liguria, provincia di Savona e i Comuni di Vado Ligure e Quiliano, dove sorge
la centrale. Alla fine sono andati ai voti: e ha vinto nettamente l'ipotesi di copncedere l'Aia transitoria, che la Tirreno aveva chiesto già nel 2007. È arrivata solo il 16 settembre 2012. Ma alla Tirreno Power, controllata per il 39% dalla Sorge nia di Carlo Benedetti, va bene anche cosi. L'Aia le permette di iniziare per i lavori per un terzo impianto da 460 megawatt, che chiedeva da tempo, con l'obbligo di realizzarla entro il 2021.
COMPLETATA la nuova struttura, la Tirreno dovrà demolire i due gruppi attuali, da 330 megawatt l'uno. Il primo potrà essere ricostruito ex novo, l'altro dovrà essere abbattuto: poi si deciderà se rifarlo. Il tutto dovrà sempre avvenire in nove anni. la copertura del carbonile, l'area dove viene stoccato il carbone e che è tuttora a
ciclo aperto, dovrà essere completata entro il  marzo 2015, mentre nel giro di tre anni le emissioni della centrale dovranno ridursi del 10%. A vigilare sulla centrale dovrà essere l'Arpal, con un osservalorio salute e ambiente. Questa la decisione: benedetta da molta parte del mondo politico ed economico, ma contestatissima da associazioni e comitati. "D'ora in poi moriremo in via transitoria" e l'amara battuta di Stefano Milano della Rete Fermiamo il Carbone. Milano ricorda il recente rapporto dell'Ordine dei medici di Savona: a Vado, il tasso di mortalità per tumore ogni centomila abitanti è stato di 327 a fronte di una media nazionale di 240. Mentre nel Savonese le malattie cardiache sono molto più diffuse rispetto alla media regionale (+45,6 a Vado, +49,1 a Quiliano).
La Tirreno Power ha più volte replicato: "Non c'è alcuna prova di un nesso tra le morti e la centrale". Milano osserva: "Pensate solo a tutto il carbone che si alza dalla centrale e che respiriamo". Poi bolla la decisione del ministero come un "compromesso tipicamente italiano", si dice più che scettico sul nuovo sistema dei controlli ("Chiedete ai comitati delle altre centrali se hanno funzionato") e conclude: "L'Aia significa questo: che gli impianti andranno avanti ancora, nonostante tutto".
DUE GIORNI fa Greenpeace ha presentato uno studio sulle triglie pescate nelle acque di Vado: piene di mercurio e arsenico. La Tirreno Power risponde che sono "attacchi senza fondamento. La centrale ha emissioni di mercurio mille volte inferiori ai limiti per le acque e assicura che grazie all'Aia si creerà una situazione di avanzata compatibilita ambientale". Ma il portavoce di Uniti per la Salute non ci sta: "Faremo tutto il possibile, e se necessario anche l'impossibile. Contro il potenziamento della centrale abbiamo presentato un ricorso al Capo dello Stato e faremo un esposto in procura". Intanto la questura di Savona indaga sull'impatto della centrale sulla popolazione. Un pool di esperti sta studiando i dati. Presto arriverà il responso che potrebbe essere clamoroso.

Fonte Il Fatto Quotidiano

La vergogna va in naziolale sul Fatto Quotidiano


Vado Ligure, altri 9 anni di carbone


Nonostante le proteste dei cittadini concessa l'autorizzazione provvisoria alla Tirreno Power (di Luca De Carolis e Ferruccio Sansa)

Forse anche i mortidi tumore saranno transitori, provvisori. In queste ore tra i comilati di Savona è diventato uno slogan. Dopo che il il ministero dell'Ambiente ha concesso alla Tirreno Power l'Autorizzazione integrale ambientale "transitoria". Per almeno altri nove anni continuerà a funzionare

martedì 18 settembre 2012

Chi lavora per Fidia (Demont) ai "boxes" di Albissola?


Mentre la Casa della Legalità sta depositando presso Procura e Prefettura di Savona denuncie ed esposti, è in corso questa mattina un'altra manifestazione con camion della Fotia Group. Uno di questi reca sul cofano una scritta: PDF. Un formato per documenti o tre iniziali? Siamo a Lavoro vs. Legalità come qualcuno titola?


Succede che ad Albissola Marina hanno sventrato la collina dei bruciati per farne degli utilissimi BOXES, accanto ad un rio che speriamo non esondi mai e a poche braccia dal Cimitero.

Una volta terminati siamo certi saranno bellissimi ma il cantiere fa ovviamente schifo anche se rivela cose decisamente interessanti. A cominciare dai promotori: tale ALPAR Srl di Ceva (Cuneo).

E chi è sta ALPAR SRL? Due i soci: tale
IMMO INCREDIBLE S.R.L. SIGLABILE IMMO S.R.L., battezzata con questa esclamazione nell’allegra
Torino, in Via Genovesi, che partecipa con un capitale di nientemeno che 2000 Euro mentre la parte del leone con ben 18.000 Euro la fa la FIDIA SRL, società del Gruppo Demont / Dellepiane, uno dei principali fornitori esterni di Tirreno Power a Vado Ligure (a mero esempio, QUI)
Ed infatti è presieduta da Lorenza Dellepiane, figlia di Aldo nonchè moglie del presidente dell’Unione Industriali Savonesi, e che ha casa nel moderno monoblocco arcuato "Crescent", in darsena a Savona, costruito da FIDIA.
Nel consiglio anche tale Claudia Busca da Deiva Marina che dal cognome ricorda la FG Riciclaggi di Cairo M.
Stranamente i nuovi “boxes” di Albissola li costruisce la FIDIA Srl (Gruppo Demont). Lo si evince dal maestoso cartello d’appalto che troneggia sul limitare della colata di cemento. Poco altro.
Lì accanto poi ci sono dei piccoli cartelli d’appalto. Molto piccoli. Formato A4 scritti in corpo 12 e imbustati nel cellophane che a leggerli ci va un sole come quello di oggi.



Oltre a varie diciture vi vengono indicate le “Imprese ulteriormente selezionate”. Nonostante FIDIA / Demont si occupino anche di carpenteria, questa è affidata a due comode società del Bresciano.


Ci sono anche gli archeologi di Torino, e subito dopo gli autotrasporti. A quale ditta la FIDIA dei Dellepiane affida gli autotrasporti?
Ad un’ignotissima PDF Srl che dal nome invoglia a chiedere un documento nello stesso formato per capire di chi sia, anche perchè la sede è indicata in Via Bertola 1 a Vado Ligure, proprio dove c’era la Scavo - Ter.
E PDF Srl, che ha un capitale sociale quadruplo del proponente ALPAR, non sarà l’acronimo di... Pietro, Donato, Francesco... Fotia?
Non lo sappiamo.
Sappiamo però che è iscritta nel Registro Imprese di Savona dal 17/02/2010 con la partita IVA 01562080091.
E di chi è la PDF Srl che si occupa dei trasporti nel cantiere albissolese della FIDIA di Dellepiane? Dall’ 11 aprile 2012 è di una tale SE.LE.NI. Srl di Savona, che in quella data l’ha acquistata da: SCAVO-TER.
Presidente della PDF Srl è un ventiduenne, Giuseppe Criaco di Africo (RC), consigliere tale Tamara Monteleone.
La ex controllante Scavo-Ter ha ceduto lo scettro insieme a tal DARDO ELVIO Srl nel marzo 2011, e oggi la PDF srl avrebbe un unico proprietario: la SE.LE.NI. Srl di via Mistrangelo a Savona.
E di chi è la SE.LE.NI, proprietaria della PDF che ha in appalto gli autotrasporti dei “boxes” FIDIA (Dellepiane) di via dei ceramisti ad Albissola Marina?
SE.LE.NI Srl, partita IVA 01622160099l via Mistrangelo 7/4 Savona. Proprietà: Fotia Donato 50%, Fotia Francesco 50%. Capitale sociale di 20.000 Euro. Amministratore Unico Fotia Francesco di Africo (RC)
Sul micro cartello di appalto formato A4 imbustato alle porte del cantiere ALPAR (Dellepiane) / FIDIA (Dellepiane) altre due imprese per l’autotrasporto: la Giuseppe Bellissimo con sede in via Bertola a Vado in un capannone Scavo Ter e la Pensiero Srl di Cairo, le due società che trasportavano la preziosa terra di copertura presso la discarica chiusa di ATA Spa, a Cima Montà, per chiuderla in rima.