giovedì 26 settembre 2013

SOTTO PROCESSO

SOTTO PROCESSO
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che i magistrati italiani sono più numerosi dei magistrati europei ma producono di meno.
Ebbene la Commissione europea per l'efficacia della giustizia (CEPEJ) smentisce questo assunto e rileva (statistiche 2006-rapporto 2008) come in Italia per ogni 100.000 abitanti ci sono 14,8 magistrati mentre, ad esempio, in Germania ce ne sono 30,7, in Grecia 33,1, in Austria 22,8 e meno di noi c’è il Regno Unito con 11,6. 
Il numero dei magistrati va posto in raffronto con il numero di cause che ogni anno gli vengono assegnate. 
Dalle tabelle della Commissione europea si apprende che un giudice italiano ha come sopravvenienze civili, ovvero i nuovi procedimenti che ogni anno si aggiungono al suo carico di lavoro, un numero di affari 2 volte superiori ai colleghi del Belgio, della Francia e della Spagna, 8 volte superiore a quelli della Germania e dell’Austria, 17 volte superiore rispetto a quello dei paesi scandinavi.
Un giudice italiano infatti ha 438,06 sopravvenienze annuali mentre un giudice austriaco, ad esempio, ne ha 67,96, e un giudice svedese ne ha 25,6. 
Il dato più interessante riguarda lo smaltimento degli affari civili e penali. 
Un giudice italiano mediamente smaltisce 411,33 procedimenti civili e 181,09 procedimenti penali ogni anno. 
In Austria un giudice civile smaltisce in un anno 65,89 cause civili e un giudice penale 16,11 procedimenti penali. 
In Germania un giudice civile smaltisce in un anno 78,86 cause civili e un giudice penale 42,91 procedimenti penali.
I magistrati non sono divinità totemiche, né sono migliori o peggiori rispetto ad altre categorie professionali, ma i mali della giustizia italiana non vanno ricercati nella produttività della categoria giudicante. 
Le motivazioni sono prevalentemente di natura sociale ed etica. 
Il tasso di litigiosità della popolazione o l’inclinazione a delinquere degli italiani sono motivazioni aggravate da un sistema che non contiene più né l’uno né l’altra e la soluzione deve essere politica. 
I processi celebrano le patologie dei rapporti interpersonali. 
Rendere i rapporti interpersonali meno patologici è una responsabilità della politica, che, dal canto suo, in sintonia con la popolazione che l’ha espressa, ieri impersonava la menzogna degli affaristi, oggi si veste del turpiloquio degli insulsi. 
La mancanza di magistrati e di personale di cancelleria, l’accorpamento di più tribunali, la soppressione di oltre il 40% delle sedi giudiziarie faranno implodere la giustizia italiana perché altrove qualcuno ha già deciso di renderla inefficiente per far meglio digerire la sua privatizzazione con la mediazione.
E’ già accaduto con la sanità e con l’istruzione.
Ora sta accadendo con la giustizia.
Attaccare la magistratura intesa come istituzione significa indebolire lo Stato di diritto.
La dignità dell’istituzione va difesa anche da quegli stessi magistrati che talvolta l’hanno disonorata, nell’esercizio della loro funzione giudicante e inquirente, o nell’esercizio dell’azione disciplinare.
L’alternativa è il far west della prevaricazione del più forte.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
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lunedì 23 settembre 2013

LA QUESTIONE TEDESCA


E' indubbio che la Germania sia la Nazione più forte dell’Europa.
E' indubbio che la vittoria di Angela Merkel avrà ripercussioni sulle politiche economiche di tutti gli Stati europei.
Il suo terzo mandato è la risultante di una politica di risanamento che il suo Paese e i suoi elettori hanno “gradito” e dunque e' assai probabile che sarà la Germania a dettare le regole degli ‘Stati Uniti d’Europa’ in un processo di germanizzazione già iniziato.
La cosiddetta Agenda 2010, adottata dalla Merkel per contenere la disoccupazione e rilanciare l’occupazione, e' stata un condensato di soluzioni neoliberiste nelle quali non v’è traccia di politiche salariali o di tutela delle classi lavoratrici.
I lavori interinali promossi dalle politiche della Merkel, che gli hanno consentito di vantare cifre di occupazione in crescita, per buona metà non sono altro che la “parcellizzazione” di impieghi in precedenza a tempo indeterminato e meglio retribuiti.
Oggi queste ricette appaiono vincenti e sarà difficile pensare ad un’Europa che non tenga conto di ciò che vuole la Germania.
Con la Merkel al comando si archivia definitivamente Keynes e se qualcuno crederà ancora che le politiche fiscali nei periodi di crisi ciclica debbano sostenere l’attività economica, sarà etichettato come un irragionevole e anacronistico romantico.
La povertà non sarà di tutti, ma solo delle classi lavoratrici, a vantaggio di pochi, come la controrivoluzione liberista impone.
Dopo l’approvazione del pareggio di bilancio, fortemente sollecitato dalla Germania e a suo tempo approvato da Monti con la complicità di PD e PDL, il prossimo obiettivo che l’imperatrice Angela assegnerà ai suoi vassalli italiani sarà la ‘cinesizzazione’ di massa.
Per far questo dobbiamo prima indebolire le tutele costituzionali sul lavoro rimuovendo l’unico articolo che può impedirlo, ovvero l’articolo 138.
Poi nulla sarà come prima.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

www.democrazia-atea.it

martedì 20 agosto 2013

L’associazione antimafia “Libera” è troppo legata alla politica

Suona un campanello di allarme oggi in Italia se si parla di antimafia, alla vigilia del ventennale della strage di via D’Amelio (l’assassinio del magistrato Paolo Borsellino e della sua scorta): l’antimafia rischia di diventare un mezzo per le forze politiche?
Il caso riguarda l’esponente antimafia Christian Abbondanza noto per il suo impegno contro le cosche ma anche per numerose frizioni con l’associazione nazionale “Libera” e che pubblica sul suo sito, La Casa della Legalità, un attacco molto duro all’associazione presieduta da don Ciotti. Christian è sotto protezione e già vittima di un boicottaggio anni fa a Bologna, si ritrova prima come esperto antimafia a cui si rivolge un sindaco Pd di un comune ligure (Sarzana) per valutare a chi assegnare un'onorificenza, e poi, pianificato l’evento sotto sue indicazioni, escluso dall’appuntamento e con l’associazione “Libera” in cartellone.
Che è successo Abbondanza?
Mi contatta il Sindaco di Sarzana, mi chiede se posso essere presente per un intervento nella tavola rotonda del 20 luglio in cui verrà consegnata un'onorificenza antimafia. Mi chiede a chi secondo me va assegnata. Accolgono la mia proposta. Mi contatta la sua segreteria per avere conferma dovendo procedere per la stampa degli inviti. Gli do conferma. Mi arriva l'invito. Non ci sono. C'è “Libera”.
E che significa? Non ci vedo niente di scandaloso alla fin fine…
No. E’ da un po’ di tempo che accade. Perché ho posto l’accento su alcune incongruenze come questa che vi dico.  A Casal di Principe il sindaco e l'assessore distribuivano con “Libera” targhe anti-camorra, ma quell'amministrazione comunale era legata alla Camorra, ai Casalesi. Cose che si sanno in quei territori. Il sindaco e l'assessore sono stati arrestati poco dopo perché collusi con i Casalesi... “Libera” li portò sul palco della sua principale manifestazione, nel marzo 2009, a Casal di Principe, per distribuire le targhe intitolata a Don Peppe Diana.  Oppure ne dico un’altra. “Libera”, con la struttura che si è data, vive grazie ai contributi pubblici e privati. Tra i suoi sponsor troviamo, ad esempio, l'Unieco, colosso cooperativo emiliano, che si vanta anche dei finanziamenti che da a Libera. Ma nei cantieri della Unieco troviamo società di famiglie notoriamente mafiose, per l'esattezza di 'ndranghetisti. I soldi risparmiati dalla Unieco in quei cantieri, con le famose offerte “economicamente vantaggiose”, ad esempio, di società di famiglie espressione delle cosche MORABITO-PALAMARA-BRUZZANI e PIROMALLI con i GULLACE-RASO-ALBANESE, restano nelle casse di Unieco. Questa cooperativa finanzia “Libera” per la lotta alla mafia. E' chiaro il controsenso!? Quando lo fai notare nasce un problema con “Libera”.
Non sono solo casi isolati!? Libera è un associazione grandissima per dimensioni…
Non credo. Ci sono tantissime altre contraddizioni della stessa natura da nord a sud. Molti dei ragazzi che vi operano ci mettono l'anima, così come molti di coloro che credono che “Libera” sia una struttura che fa antimafia. Ma la realtà dei fatti è un po’ differente. Il quadro che ci viene presentato è utile a “Libera”, che ha di fatto il monopolio della gestione dei beni confiscati riassegnati, ed alle Istituzioni che così si fanno belle sventolando questo dichiarato “utilizzo” dei beni confiscati. Ma la realtà non è questa!
Prima di tutto perché i beni confiscati che vengono riassegnati sono pochissimi. Sono briciole. Abbiamo pubblicato con l’Associazione Casa della Legalità anche uno studio su questo, sulla normativa e sulla realtà. Uno studio mai smentito!
Sentiamo a questo punto un altro attivista e scrittore, Francesco Saverio Alessio, calabrese che ha prodotto diversi scritti sulla ‘ndrangheta. E’ vero che c’è un monopolio politico di “Libera” sul tema antimafia in Italia?
Se parli del tema in modo obiettivo, senza far riferimento né a destra né a sinistra ti ritrovi emarginato. Parlo del problema “Libera” che ha forti legami col potere politico. E’ molto grande come associazione e non sempre chi sta dentro è così immune dagli interessi che la politica esprime. Ha un sorta di monopolio. Se vai in contrasto con i loro referenti politici non ti invitano più a niente e diventi invisibile anche se ricevi, come me, minacce.
Sentiamo allora l’attore Giulio Cavalli, sotto scorta dopo le sue manifestazioni antimafia.
A me non è mai successo di essere escluso come Christian ma mi capita spesso di vedere eventi antimafia che sorvolano sulle connessioni politica-mafia locali. E’ facile parlare di Falcone e Borsellino e non voler vedere la mafia sotto casa in Lombardia, in Piemonte, in Liguria ed Emilia Romagna. Non mi stupisce che persone come Christian diventino scomode perché fanno nomi e cognomi. Come diceva Peppino Impastato “c’è un solo modo per fare antimafia, rompere la minchia!” Molte volte in contesti ipernoti per presenze criminali c’è chi non fa questo anche se fa antimafia. Allora è palese che c’è qualcosa che non va.
Ai nostri microfoni anche  Umberto Santino fondatore del Centro di documentazione "Giuseppe Impastato" di Palermo.
Abbiamo avuto frizioni con “Libera” ma su questioni di democrazia. “Libera” nomina i suoi rappresentanti senza eleggerli. Quando facevo parte della Rivista mensile Narcomafie dell’arcipelago di “Libera” e scrivevo su Repubblica Palermo posi la questione di dirigenti dell’associazione destituiti dai propri incarichi senza alcuna discussione. Anche se ci conoscevamo da molti anni, Don Ciotti mi fece telefonare da una responsabile, tale Manuela, per comunicarmi che ero ufficialmente sospeso dall’associazione. Mi sono dimesso subito daNarcomafie. Un altro conflitto simile è sorto quando abbiamo posto critiche a un sindaco leghista della provincia di Bergamo che pretestuosamente aveva rimosso l’intitolazione di un biblioteca a Peppino Impastato. Ci siamo ritrovati isolati da tutto il mondo che gravita intorno a “Libera” perché Don Ciotti sosteneva che c’erano buoni rapporti con il Ministro degli Interni Roberto Maroni. Avevo un rapporto ottimo con lui prima che ponessi quelle questioni di democrazia. Ma non c’è la possibilità discutere in quell’ambiente. Si adottano prassi rigide e di parte come ho viso solo in ambienti tardo clericali o in partiti veterocomunisti.

La domanda allora è: l’antimafia rischia di diventare uno strumento per dividersi e fare politica? Un modo per vedere il crimine solo nell’avversario?
Un rischio che corre anche l’Emilia Romagna dove il Dipartimento Investigativo Antimafia sostiene ci siano più attentati intimidatori che in Sicilia. Da quando l’Ente Regione eroga denaro per eventi antimafia si organizzano molti studi e momenti culturali sul fenomeno. Ma prima, quando questi fondi non esistevano, in Emilia non si poteva neanche parlare del fenomeno. Una coincidenza? Per le istituzioni in Emilia la mafia non esisteva o si diceva “era presente in modo marginale” quando invece ha profonde radici da decenni.
La situazione diventa ancora più problematica  quando nel mondo culturale antimafia emerge una sorta di monopolio su chi deve produrre attività. Di fatto il monopolio è di pertinenza dell’associazione “Libera” che esprime una forte capacità di azione sul territorio nazionale anche perché oltre all’attivismo di tanti militanti impegnati ha anche alle spalle grossi sponsor economici di area centrosinistra che in Emilia primeggiano. E ”Libera” oltre a tante iniziative di sensibilizzazione ha sviluppato progetti e iniziative antimafia traducendoli in prodotti di consumo che possiamo trovare in vendita negli scaffali dei supermercati Coop, come la pasta, i biscotti, i vini, in un ciclo virtuoso in cui la farina “che darà la pasta” è ottenuta dai terreni confiscati alla mafia. Tutto questo è molto bello e da sostenere! Meno bello ma sempre di notevole rilevanza sono invece gli episodi di discriminazione e isolamento nei confronti di coloro che fanno attività antimafia fuori dalla copertura politica di sinistra (ma sarebbe valido anche se questo riguardasse la destra o il centro).
L’evidenza dei fatti mostra che anche persone valorizzate da “Libera” si ritrovano poi implicate in fatti di crimine. Ora o l’antimafia è un problema importante che ci deve far andare fino in fondo alle questioni, senza titubanze, restando indipendenti dalla politica, oppure diventa principalmente uno strumento politico, visto che sentiamo politicamente più vicini alcuni soggetti invece di altri.
Dopo queste interviste stiamo cercando di contattare il presidente di “Libera” don Ciotti per sentire cosa pensa delle questioni affrontate e capire quale sia la sua opinione e versione dei fatti.

martedì 13 agosto 2013

Frati diventano broker e il convento brucia un milione e mezzo di euro. Aperta inchiesta


Benefattori americani, preti trasformati in agenti di 
borsa, conti correnti online svuotati. In una parola: veri e propri miracoli finanziari fatti con i soldi delle offerte dei fedeli. Succede al Santuario di San Francesco da Paola, in Calabria, dove dalconto corrente dei frati si è volatilizzato quasi un milione di euro per riapparire misteriosamente su quello della zia del promotore finanziario che curava proprio gli interessi del convento. Il procuratore Bruno Giordano ha aperto un’inchiesta per capire che fine abbiano fatto i soldi donati dai benefattori e che i frati del santuario custodivano sul conto 11232223 della Iwbank. Un milione e mezzo di euro che sarebbe stato gestito dal frate economo, Franco Russo, e dal consulente Massimiliano Cedolia la cui anziana zia, Carmelina Preite, avrebbe ricevuto un bonifico da 900mila euro proveniente dal conto corrente del santuario. Col resto dei soldi i frati giocavano in borsa e acquistavano le quote di società sportive, industrie statali e aziende private. Investimenti, neanche a dirlo, benedetti. Ma qualcosa non ha funzionato.
Sul posto i frati non commentano ma, a quanto pare, prima di essere trasferito a Roma il francescano economo aveva confidato ai confratelli un consistente ammanco causato da cattivi investimenti. Contattato telefonicamente, il promotore finanziario Cedolia declina ogni addebito e punta il dito contro i frati: “Non sono io – si giustifica al fattoquotidiano.it – il soggetto che ha alimentato questa spregevole attività”  di Lucio Musolino

Frati diventano broker e il convento brucia un milione e mezzo di euro. Aperta inchiesta


Benefattori americani, preti trasformati in agenti di 
borsa, conti correnti online svuotati. In una parola: veri e propri miracoli finanziari fatti con i soldi delle offerte dei fedeli. Succede al Santuario di San Francesco da Paola, in Calabria, dove dalconto corrente dei frati si è volatilizzato quasi un milione di euro per riapparire misteriosamente su quello della zia del promotore finanziario che curava proprio gli interessi del convento. Il procuratore Bruno Giordano ha aperto un’inchiesta per capire che fine abbiano fatto i soldi donati dai benefattori e che i frati del santuario custodivano sul conto 11232223 della Iwbank. Un milione e mezzo di euro che sarebbe stato gestito dal frate economo, Franco Russo, e dal consulente Massimiliano Cedolia la cui anziana zia, Carmelina Preite, avrebbe ricevuto un bonifico da 900mila euro proveniente dal conto corrente del santuario. Col resto dei soldi i frati giocavano in borsa e acquistavano le quote di società sportive, industrie statali e aziende private. Investimenti, neanche a dirlo, benedetti. Ma qualcosa non ha funzionato.
Sul posto i frati non commentano ma, a quanto pare, prima di essere trasferito a Roma il francescano economo aveva confidato ai confratelli un consistente ammanco causato da cattivi investimenti. Contattato telefonicamente, il promotore finanziario Cedolia declina ogni addebito e punta il dito contro i frati: “Non sono io – si giustifica al fattoquotidiano.it – il soggetto che ha alimentato questa spregevole attività”  di Lucio Musolino

sabato 10 agosto 2013

’Ndrangheta e rapporti con la Chiesa Gratteri: “Ci sono alcuni preti che chiudono un occhio, anche due”

Ad Ayas il procuratore della Dda
racconta come il potere delle cosche
si esprima anche attraverso la fede
Svelato un episodio di Aosta
STEFANO SERGI
CHAMPOLUC
Di fronte ai capimafia, ci sono preti che chiudono un occhio e preti che li chiudono tutti e due”. Nicola Gratteri, tornato per la seconda volta in tre mesi in Valle d’Aosta, sta studiando con il giornalista e scrittore Antonio Nicaso il delicatissimo fronte dei rapporti tra ’ndrangheta e religione per farne, forse, un altro dei libri di successo che il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria firma da tempo.  

E alla platea del tendone di Champoluc dove s’inaugura Ayas Cultura il magistrato, che è tra i massimi esperti europei dell’unica organizzazione criminale ramificata nei cinque continenti, regala spunti su cui riflettere parecchio, anche qui tra le montagne più alte d’Europa. Sì, perché il “la” al procuratore lo offre il giornalista Roberto Mancini raccontando un episodio accaduto ad Aosta tre anni fa: “I Nirta, gli stessi ora in carcere per traffico internazionale di cocaina, regalarono una statua della Madonna di Polsi alla parrocchia del Quartiere Dora, ma nessuno degli omaggiati si chiese il significato che Polsi ha per la ’ndrangheta né il perché di quel dono”. In quel santuario della Madonna di Polsi in pieno Aspromonte, nel Comune di San Luca, i capimafia si riuniscono ogni anno a settembre per discutere le strategie criminali. È considerato un luogo sacro non solo per i pellegrini ma anche per la ’ndrangheta.  

“Stiamo studiando il rapporto tra Chiesa e ’ndrangheta, ed emergono cose piuttosto spiacevoli per la Chiesa. Gli affiliati prima di uccidere pregano la Madonna di Polsi, i santini servono anche nei riti di iniziazione della ’ndrangheta. Non solo, nei bunker troviamo sempre immagini sacre, della Madonna di Polsi, di San Michele Arcangelo (che tra l’altro è il patrono della polizia, ndr) e, new entry, anche di Padre Pio. Per questo lo ’ndranghetista quando uccide è convinto di essere nel giusto”. Il motivo di questa inquietante vicinanza, in alcuni casi, tra clero e ’ndrangheta è da ricercarsi nella necessità, per il capomafia, di avere un controllo totale sul territorio. «Deve esternare il suo rapporto con i preti e con i vescovi, perché deve esternare il potere. Il capomafia deve dimostrare di essere alla pari con il potere legale e quindi anche con la Chiesa. Altrimenti perché fanno a gara a chi porta la statua della santa alla processione? E perché quando il corteo sfila davanti alla casa del capomafia, il figlio di questo offre una banconota da 500 euro come dono? E perché comprano i banchi e ristrutturano le facciate delle chiese? Perché questo è potere, non è essere cristiani. Ed è qui che i preti chiudono un occhio e a volte pure due».  

Il procuratore di Reggio Calabria spiega che un capomafia ha due ossessioni: “Far studiare i figli, e farli sposare. A lui manca il pedigree, per questo cerca il riscatto sociale attraverso i suoi eredi, li manda nelle Università più prestigiose”. E qui emerge quello che per Gratteri è “il dramma di oggi”: l’epoca dei mafiosi incensurati. “Scordatevi l’uomo con la coppola, perché o è morto o è al 41 bis (il regime di carcere duro previsto per i mafiosi, ndr). Oggi ci sono i suoi figli, che magari sono medici e gestiscono un ospedale come se fosse cosa loro, non cosa di tutti. E decidono se e quando tu hai diritto a curarti e come. E sono tutti incensurati. Questo è il grande problema”. Dopo aver stroncato con un paio di frasi buona parte dei giornalisti italiani (“non fanno più inchieste, si accontentano delle veline, non approfondiscono nulla”) Gratteri dribbla il pensiero comune del “tutta colpa dei politici” e spiega: “Molte volte ci lamentiamo della politica, ma è una visione inesatta e parziale. Il vero cancro è la pubblica amministrazione, i burocrati, quei “comitati di pietra” che sono sempre lì nello stesso posto a chiederti la mazzetta se vuoi che l’istruttoria per il trattore vada avanti. Ed ecco perché non si vuole informatizzare nulla, perché poi qualunque cittadino potrebbe vedere on line a che punto sta la sua domanda e denunciare se si accorge di stranezze. Su questo tema insisto da 15 anni, sembro un disco rotto. Senza informatizzazione, non si risolverà nulla. L’Arma dei carabinieri spende milioni di euro l’anno per inviare personale in tutta Italia per notificare atti giudiziari che potrebbero essere trasmessi con posta elettronica certificata”.  

Si discute molto, di questi tempi, della Corte di Cassazione “intasata - spiega Gratteri - da una miriade di cause che hanno come unico obiettivo il trascorrere del tempo per raggiungere la prescrizione. Soltanto a Roma, c’è lo stesso numero di avvocati che ha l’intera Francia. E pensate a quanti legali sono diventati parlamentari. Secondo voi si farà mai una riforma?”.  

Le recenti inchieste dei carabinieri sulla ’ndrangheta in Valle d’Aosta hanno ispirato a livello locale anche polemiche a più livelli sull’opportunità di continuare a finanziare con soldi pubblici la celebre (e frequentatissima) Festa dei calabresi perché l’organizzatore, l’imprenditore Giuseppe Tropiano, è tra i coinvolti e ha già rimediato una condanna in primo grado per favoreggiamento. Ma il rischio di generalizzazioni è dietro l’angolo e Gratteri, che è nato nella Locride, nella sua lunga conferenza di Champoluc ha usato l’arma dell’ironia per allontanare pericolose e fuorvianti degenerazioni sul binomio Calabria-’Ndrangheta: “I calabresi violenti? È falso, è gente pacifica e la dimostrazione è la calma con cui aspetta la conclusione dei lavori sulla Salerno-Reggio Calabria”.

’Ndrangheta e rapporti con la Chiesa Gratteri: “Ci sono alcuni preti che chiudono un occhio, anche due”

Ad Ayas il procuratore della Dda
racconta come il potere delle cosche
si esprima anche attraverso la fede
Svelato un episodio di Aosta
STEFANO SERGI
CHAMPOLUC
Di fronte ai capimafia, ci sono preti che chiudono un occhio e preti che li chiudono tutti e due”. Nicola Gratteri, tornato per la seconda volta in tre mesi in Valle d’Aosta, sta studiando con il giornalista e scrittore Antonio Nicaso il delicatissimo fronte dei rapporti tra ’ndrangheta e religione per farne, forse, un altro dei libri di successo che il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria firma da tempo.  

E alla platea del tendone di Champoluc dove s’inaugura Ayas Cultura il magistrato, che è tra i massimi esperti europei dell’unica organizzazione criminale ramificata nei cinque continenti, regala spunti su cui riflettere parecchio, anche qui tra le montagne più alte d’Europa. Sì, perché il “la” al procuratore lo offre il giornalista Roberto Mancini raccontando un episodio accaduto ad Aosta tre anni fa: “I Nirta, gli stessi ora in carcere per traffico internazionale di cocaina, regalarono una statua della Madonna di Polsi alla parrocchia del Quartiere Dora, ma nessuno degli omaggiati si chiese il significato che Polsi ha per la ’ndrangheta né il perché di quel dono”. In quel santuario della Madonna di Polsi in pieno Aspromonte, nel Comune di San Luca, i capimafia si riuniscono ogni anno a settembre per discutere le strategie criminali. È considerato un luogo sacro non solo per i pellegrini ma anche per la ’ndrangheta.  

“Stiamo studiando il rapporto tra Chiesa e ’ndrangheta, ed emergono cose piuttosto spiacevoli per la Chiesa. Gli affiliati prima di uccidere pregano la Madonna di Polsi, i santini servono anche nei riti di iniziazione della ’ndrangheta. Non solo, nei bunker troviamo sempre immagini sacre, della Madonna di Polsi, di San Michele Arcangelo (che tra l’altro è il patrono della polizia, ndr) e, new entry, anche di Padre Pio. Per questo lo ’ndranghetista quando uccide è convinto di essere nel giusto”. Il motivo di questa inquietante vicinanza, in alcuni casi, tra clero e ’ndrangheta è da ricercarsi nella necessità, per il capomafia, di avere un controllo totale sul territorio. «Deve esternare il suo rapporto con i preti e con i vescovi, perché deve esternare il potere. Il capomafia deve dimostrare di essere alla pari con il potere legale e quindi anche con la Chiesa. Altrimenti perché fanno a gara a chi porta la statua della santa alla processione? E perché quando il corteo sfila davanti alla casa del capomafia, il figlio di questo offre una banconota da 500 euro come dono? E perché comprano i banchi e ristrutturano le facciate delle chiese? Perché questo è potere, non è essere cristiani. Ed è qui che i preti chiudono un occhio e a volte pure due».  

Il procuratore di Reggio Calabria spiega che un capomafia ha due ossessioni: “Far studiare i figli, e farli sposare. A lui manca il pedigree, per questo cerca il riscatto sociale attraverso i suoi eredi, li manda nelle Università più prestigiose”. E qui emerge quello che per Gratteri è “il dramma di oggi”: l’epoca dei mafiosi incensurati. “Scordatevi l’uomo con la coppola, perché o è morto o è al 41 bis (il regime di carcere duro previsto per i mafiosi, ndr). Oggi ci sono i suoi figli, che magari sono medici e gestiscono un ospedale come se fosse cosa loro, non cosa di tutti. E decidono se e quando tu hai diritto a curarti e come. E sono tutti incensurati. Questo è il grande problema”. Dopo aver stroncato con un paio di frasi buona parte dei giornalisti italiani (“non fanno più inchieste, si accontentano delle veline, non approfondiscono nulla”) Gratteri dribbla il pensiero comune del “tutta colpa dei politici” e spiega: “Molte volte ci lamentiamo della politica, ma è una visione inesatta e parziale. Il vero cancro è la pubblica amministrazione, i burocrati, quei “comitati di pietra” che sono sempre lì nello stesso posto a chiederti la mazzetta se vuoi che l’istruttoria per il trattore vada avanti. Ed ecco perché non si vuole informatizzare nulla, perché poi qualunque cittadino potrebbe vedere on line a che punto sta la sua domanda e denunciare se si accorge di stranezze. Su questo tema insisto da 15 anni, sembro un disco rotto. Senza informatizzazione, non si risolverà nulla. L’Arma dei carabinieri spende milioni di euro l’anno per inviare personale in tutta Italia per notificare atti giudiziari che potrebbero essere trasmessi con posta elettronica certificata”.  

Si discute molto, di questi tempi, della Corte di Cassazione “intasata - spiega Gratteri - da una miriade di cause che hanno come unico obiettivo il trascorrere del tempo per raggiungere la prescrizione. Soltanto a Roma, c’è lo stesso numero di avvocati che ha l’intera Francia. E pensate a quanti legali sono diventati parlamentari. Secondo voi si farà mai una riforma?”.  

Le recenti inchieste dei carabinieri sulla ’ndrangheta in Valle d’Aosta hanno ispirato a livello locale anche polemiche a più livelli sull’opportunità di continuare a finanziare con soldi pubblici la celebre (e frequentatissima) Festa dei calabresi perché l’organizzatore, l’imprenditore Giuseppe Tropiano, è tra i coinvolti e ha già rimediato una condanna in primo grado per favoreggiamento. Ma il rischio di generalizzazioni è dietro l’angolo e Gratteri, che è nato nella Locride, nella sua lunga conferenza di Champoluc ha usato l’arma dell’ironia per allontanare pericolose e fuorvianti degenerazioni sul binomio Calabria-’Ndrangheta: “I calabresi violenti? È falso, è gente pacifica e la dimostrazione è la calma con cui aspetta la conclusione dei lavori sulla Salerno-Reggio Calabria”.

mercoledì 7 agosto 2013

Cannabis, regione Liguria approva legge per erogazione farmaci

E' la seconda regione dopo la Toscana ad approvare una norma per fornire i farmaci per scopi terapeutici. Proposta da Fds-Sel la norma è stata accolta dal Consiglio Regionale per inserire i farmaci nel servizio regionale rendendoli accessibili ai pazienti.

La Liguria è la seconda regione dopo la Toscana ad approvare una legge per l’erogazione dei farmaci a base di cannabinoidi per scopi terapeutici. Proposta da Fds-Sel, è stata accolta dal Consiglio Regionale per inserire i farmaci nel servizio regionale rendendoli accessibili ai pazienti. Soddisfatti i consiglieri della Sinistra Conti e Benzi e Rossi. Solo qualche giorno fa diciotto società scientifiche italiane avevano firmato un documento in cui venivano i farmaci a basa di cannabis definiti di seconda scelta.
La legge stabilisce che “la Regione Liguria detti le disposizioni organizzative relative all’utilizzo dei farmaci cannabinoidi per finalità terapeutiche da parte degli operatori e delle strutture del servizio sanitario regionale, salvaguardando l’autonomia e la responsabilità del medico nella scelta terapeutica e dell’evidenza scientifica”. Secondo il provvedimento i derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali, possono essere prescritti dal medico specialista in anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia. I farmaci cannabinoidi sono a carico del servizio sanitario regionale e sono prescritti dai medici di medicina generale solo in seguito a una indicazione terapeutica formulata dai medici specialisti cui lo specialista stabilisce la durata del piano terapeutico e la sua ripetibilità.
Anche i medici specialisti operanti nei centri di cure palliative pubblici e convenzionati possono fare la prescrizione. Secondo il provvedimento l’inizio del trattamento può avvenire in ospedale o in strutture a esso assimilabili, compresi day-hospital e ambulatori; i farmaci sono acquistati dalla farmacia ospedaliera a carico del servizio sanitario regionale, anche nel caso del prolungamento della cura dopo la dimissione del paziente. Le strutture di ricovero ospedaliero accreditato devono assistere i medici nella reperibilità dei farmaci. In ambito domiciliare, in caso di cura realizzata con queste modalità ma utilizzando farmaci esteri importati, il farmacista del servizio pubblico consegna direttamente i farmaci importati al medico o al paziente, dietro pagamento del solo prezzo di costo richiesto dal produttore e delle spese accessorie riportate nella fattura estera. Nel caso dipreparazioni galeniche magistrali per un utilizzo extra-ospedaliero, fornite da farmacie private su presentazione di prescrizione del medico specialista, la spesa per la terapia è a carico del paziente, quando è prescritta su ricettario bianco. La spesa resta a carico del servizio sanitario regionale solo qualora il medico che fa la prescrizione sia alle dipendenze del servizio pubblico e utilizzi il ricettario del servizio sanitario regionale per la prescrizione magistrale.  
Nel caso di inizio del trattamento in ambito ospedaliero o assimilato, il paziente in condizione dicronicità può proseguire il trattamento domiciliare senza spese presentando alla farmacia ospedaliera ogni mese una nuova ricetta, o ogni tre mesi se utilizza farmaci importati, redatta da uno dei medici ospedalieri che lo hanno in cura. Nel caso di trattamento avviato in ambito domiciliare, la terapia inizia o continua presentando ogni tre mesi la prescrizione redatta dal medico di medicina generale, su indicazione dello specialista, alla farmacia della Asl del territorio di residenza del paziente. Il rinnovo della prescrizione è in ogni caso subordinato ad unavalutazione positiva di efficacia e sicurezza da parte del medico che la prescrive, valutata la variabilità individuale dell’efficacia terapeutica. La legge è stata presentata dai consiglieri Alessandro Benzi e Conti (Federazione della sinistra) e Matteo Rossi (Sel). Ai firmatari si è poi aggiunto Stefano Quaini (Idv). Sono stati approvati due emendamenti integrativi proposti dall’assessore alla salute, Claudio Montaldo. Uno, in particolare, consente anche ai medici oculisti di prescrivere questi farmaci. Nei giorni scorsi invece la città di Los Angeles ha praticamente bandito la marijuana terapeutica restringendo anche la comunque possibile coltivazione. 

Ior e riciclaggio, partono rogatorie verso S.Sede


Tornato dal Brasile il Papa ha trovato i consueti guai. La magistratura torna all'attacco, intanto lo Ior sbarca sul web e in Slovenia una diocesi fa un crack da paura.

Di Francesco Peloso 

Quest'articolo è apparso anche sul Secolo XIX del primo agosto 

Lo Ior va sul web, apre il suo sito e chiarisce che l'opera di trasparenza non sono solo parole ma è un fatto concreto. Nelle stesse ore, però, i giudici romani che indagano sulle transizioni di denaro sospette in cui è coinvolto l'istituto, fanno sapere di aver chiesto che siano avviate le rogatorie internazionali nei confronti della Santa Sede. L'obiettivo è quello di conoscere ogni particolare di quei traffici finanziari al centro dei quali si trova monsignor Nunzio Scarano, il prelato agli arresti da diversi giorni, coinvolto in varie indagini, e su cui pende anche l'accusa riciclaggio. E' ancora di ieri, infine, la notizia che una piccola diocesi slovena, quella di Maribor, è protagonista di un clamoroso dissesto finanziario, un crack da 800 milioni di euro, che sta mettendo in difficoltà il Vaticano.

Il Papa ha intanto chiesto e ottenuto le dimissioni degli arcivescovi di Maribor, Marjan Turnsek, e di Lubiana, Anton Stres; il tutto è stato causato dagli investimenti spericolati e dalle rischiose avventure finanziarie in cui si era lanciata la diocesi negli ultimi decenni. Dunque appena conclusa la trasferta brasiliana di Francesco, i problemi aperti Oltretevere, a cominciare da quelli finanziari, sono nuovamente esplosi con tutta la loro urgenza.

La politica di trasparenza avviata dalla Santa Sede ha favorito l'apertura del sito web dello Ior (www.ior.va) nel quale il presidente Ernst Von Freyberg, afferma fra le altre cose: "Lo Ior è impegnato in un processo di ampie riforme volto a promuovere l'applicazione dei più rigorosi standard del settore". "Il processo in questione - si spiega - comprende l'implementazione di misure severe contro le attività di riciclaggio di denaro e l'ottimizzazione della nostra organizzazione interna. Stiamo altresì eseguendo una revisione totale dei conti dei nostri clienti, con l'obiettivo di cessare i rapporti non conformi ai nostri severi standard". L'enunciazione pubblica sembra non lasciare spazio per passi indietro.

D'altro canto a ciò si aggiunga che l'Aif l'autorità di controllo finanziaria interna ai sacri palazzi, e la Uif, l'organo corrispondente della Banca d'Italia, nei giorni scorsi hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, segno che qualcosa si muove davvero. Inoltre sul sito dello Ior si può apprendere finalmente una cifra reale. Il totale del patrimonio gestito dall'istituto è di 7,1 miliardi di euro, in gran parte appartiene a istituzioni ecclesiali, ma c'è anche un 15% che fa riferimento a persone fisiche. Lo Ior agisce - fra l'altro - gestendo fondi, operando su titoli a tasso fisso e titoli di Stato e su depositi nel mercato interbancario, ma soprattutto ogni anno interviene in modo significativo per sanare i debiti derivanti dai costi di gestione della Santa Sede. Si tratta di un fatto di cui nella riforma dell'istituto si dovrà tener conto, sono risorse che non possono essere cancellate da un giorno all'altro.

In quanto alle rogatorie chieste dalla Procura di Roma riguardano oltre che monsignor Scarano e il Vaticano, anche il suo complice, il broker Giovanni Carenzio e la Spagna, dove Carenzio ha procedimenti pendenti. La vicenda è quella del tentato trasferimento di 20 milioni dalla Svizzera a un conto sullo Ior riconducibile a monsignor Scarano.

Infine il caso della diocesi slovena di Maribor: qui si delinea un buco mostruoso di 800 milioni di euro, venti milioni riguarderebbero direttamente la diocesi, il resto le ditte collegate (holding, banche, società commerciali). Migliaia di piccoli investitori hanno perso i loro risparmi e le banche hanno chiesto la confisca degli immobili ipotecati. Tuttavia l'allarme nei sacri palazzi è scaturito dall'ipotesi che i creditori possano, per via giudiziaria, rivolgesi al Vaticano per essere risarciti.

Ior e riciclaggio, partono rogatorie verso S.Sede


Tornato dal Brasile il Papa ha trovato i consueti guai. La magistratura torna all'attacco, intanto lo Ior sbarca sul web e in Slovenia una diocesi fa un crack da paura.

Di Francesco Peloso 

Quest'articolo è apparso anche sul Secolo XIX del primo agosto 

Lo Ior va sul web, apre il suo sito e chiarisce che l'opera di trasparenza non sono solo parole ma è un fatto concreto. Nelle stesse ore, però, i giudici romani che indagano sulle transizioni di denaro sospette in cui è coinvolto l'istituto, fanno sapere di aver chiesto che siano avviate le rogatorie internazionali nei confronti della Santa Sede. L'obiettivo è quello di conoscere ogni particolare di quei traffici finanziari al centro dei quali si trova monsignor Nunzio Scarano, il prelato agli arresti da diversi giorni, coinvolto in varie indagini, e su cui pende anche l'accusa riciclaggio. E' ancora di ieri, infine, la notizia che una piccola diocesi slovena, quella di Maribor, è protagonista di un clamoroso dissesto finanziario, un crack da 800 milioni di euro, che sta mettendo in difficoltà il Vaticano.

Il Papa ha intanto chiesto e ottenuto le dimissioni degli arcivescovi di Maribor, Marjan Turnsek, e di Lubiana, Anton Stres; il tutto è stato causato dagli investimenti spericolati e dalle rischiose avventure finanziarie in cui si era lanciata la diocesi negli ultimi decenni. Dunque appena conclusa la trasferta brasiliana di Francesco, i problemi aperti Oltretevere, a cominciare da quelli finanziari, sono nuovamente esplosi con tutta la loro urgenza.

La politica di trasparenza avviata dalla Santa Sede ha favorito l'apertura del sito web dello Ior (www.ior.va) nel quale il presidente Ernst Von Freyberg, afferma fra le altre cose: "Lo Ior è impegnato in un processo di ampie riforme volto a promuovere l'applicazione dei più rigorosi standard del settore". "Il processo in questione - si spiega - comprende l'implementazione di misure severe contro le attività di riciclaggio di denaro e l'ottimizzazione della nostra organizzazione interna. Stiamo altresì eseguendo una revisione totale dei conti dei nostri clienti, con l'obiettivo di cessare i rapporti non conformi ai nostri severi standard". L'enunciazione pubblica sembra non lasciare spazio per passi indietro.

D'altro canto a ciò si aggiunga che l'Aif l'autorità di controllo finanziaria interna ai sacri palazzi, e la Uif, l'organo corrispondente della Banca d'Italia, nei giorni scorsi hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, segno che qualcosa si muove davvero. Inoltre sul sito dello Ior si può apprendere finalmente una cifra reale. Il totale del patrimonio gestito dall'istituto è di 7,1 miliardi di euro, in gran parte appartiene a istituzioni ecclesiali, ma c'è anche un 15% che fa riferimento a persone fisiche. Lo Ior agisce - fra l'altro - gestendo fondi, operando su titoli a tasso fisso e titoli di Stato e su depositi nel mercato interbancario, ma soprattutto ogni anno interviene in modo significativo per sanare i debiti derivanti dai costi di gestione della Santa Sede. Si tratta di un fatto di cui nella riforma dell'istituto si dovrà tener conto, sono risorse che non possono essere cancellate da un giorno all'altro.

In quanto alle rogatorie chieste dalla Procura di Roma riguardano oltre che monsignor Scarano e il Vaticano, anche il suo complice, il broker Giovanni Carenzio e la Spagna, dove Carenzio ha procedimenti pendenti. La vicenda è quella del tentato trasferimento di 20 milioni dalla Svizzera a un conto sullo Ior riconducibile a monsignor Scarano.

Infine il caso della diocesi slovena di Maribor: qui si delinea un buco mostruoso di 800 milioni di euro, venti milioni riguarderebbero direttamente la diocesi, il resto le ditte collegate (holding, banche, società commerciali). Migliaia di piccoli investitori hanno perso i loro risparmi e le banche hanno chiesto la confisca degli immobili ipotecati. Tuttavia l'allarme nei sacri palazzi è scaturito dall'ipotesi che i creditori possano, per via giudiziaria, rivolgesi al Vaticano per essere risarciti.

lunedì 5 agosto 2013

NEL DUBBIO, TI SFANCULO - BERGOGLIO ALLONTANA MONSIGNOR CAMALDO ACCUSATO DI ADESCARE MINORI

Il Papa non tollera più ombre sui prelati: Monsignor Camaldo, accusato di adescare ragazzini per incontri hard, è stato rimosso dal ruolo di cerimoniere pontificio e spostato come canonico a San Giovanni in Laterano - Mano pesante anche sull’indebitata diocesi di Maribor, in Slovenia…

Marco Ansaldo per "la Repubblica"
cd30 monsignor franco camaldoCD30 MONSIGNOR FRANCO CAMALDO
Niente vacanze a Castel Gandolfo. Lavoro a pieno ritmo, anzi, per il Papa, da poco rientrato dal viaggio in Brasile. La scelta pastorale di Francesco non esclude però per nulla la decisione di affrontare questioni interne alla Santa Sede, come dimostrano i suoi propositi di riformare lo Ior. Sono di questi giorni alcune promozioni e rimozioni in Vaticano, movimenti tutti in linea con i propositi più fermi di intervento concreto che Jorge Mario Bergoglio si è dato dal momento della sua elezione a Pontefice.
IL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHAIL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHA
Uno degli spostamenti che fa più rumore è quello del "decano" dei cerimonieri pontifici, monsignor Franco Camaldo, ora nominato fuori dalle mura della Santa Sede come canonico della basilica di San Giovanni in Laterano, con diritto a un appartamento. Il suo nome sarebbe stato il mese scorso tra quelli al centro della denuncia dell'ex sacerdote Patrizio Poggi, il quale ha accusato alcuni prelati di adescare minori per incontri a sfondo sessuale.
Poggi è stato poi arrestato per calunnia, mentre la procura di Roma ha voluto smentire che dei sacerdoti risultino indagati dopo le sue affermazioni. In ogni caso, il Papa ha proceduto ad assegnare a Camaldo un nuovo incarico.
Tre giorni fa, del resto, Bergoglio aveva già affrontato con severità il caso del maxi-buco finanziario della diocesi di Maribor, in Slovenia, pari a circa 800 milioni di euro, rimuovendo due arcivescovi, quelli di Maribor e di Lubiana, e azzerando così i vertici della Chiesa slovena.
Così Francesco ha ora riportato anche monsignor Guido Pozzo, dopo soli 9 mesi come elemosiniere di Sua Santità, alla carica di segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, l'organismo che si occupa della ricucitura con lo scisma lefebvriano. Pozzo torna al ruolo precedente nel quale, come si legge nella nomina ufficiale, «aveva competenza ».
ybo06 franco camaldoYBO06 FRANCO CAMALDO
Ci torna però con il grado di arcivescovo. C'è chi legge la mossa come una rimozione. Ma forse il Pontefice vuole tentare tutte le possibilità di un riavvicinamento con i lefebvriani, uno dei dossier caldi della Chiesa, e allora la scelta di puntare su monsignor Pozzo, slegato dai compiti quotidiani all'Elemosineria e investito di un ruolo più strategico rispetto al suo ultimo incarico, potrebbe portare a dei risultati. Al suo posto, nella carica di elemosiniere pontificio, Bergoglio ha nominato il polacco monsignor Konrad Krajewski, 49 anni, finora cerimoniere, promuovendolo a sua volta arcivescovo.

NEL DUBBIO, TI SFANCULO - BERGOGLIO ALLONTANA MONSIGNOR CAMALDO ACCUSATO DI ADESCARE MINORI

Il Papa non tollera più ombre sui prelati: Monsignor Camaldo, accusato di adescare ragazzini per incontri hard, è stato rimosso dal ruolo di cerimoniere pontificio e spostato come canonico a San Giovanni in Laterano - Mano pesante anche sull’indebitata diocesi di Maribor, in Slovenia…

Marco Ansaldo per "la Repubblica"
cd30 monsignor franco camaldoCD30 MONSIGNOR FRANCO CAMALDO
Niente vacanze a Castel Gandolfo. Lavoro a pieno ritmo, anzi, per il Papa, da poco rientrato dal viaggio in Brasile. La scelta pastorale di Francesco non esclude però per nulla la decisione di affrontare questioni interne alla Santa Sede, come dimostrano i suoi propositi di riformare lo Ior. Sono di questi giorni alcune promozioni e rimozioni in Vaticano, movimenti tutti in linea con i propositi più fermi di intervento concreto che Jorge Mario Bergoglio si è dato dal momento della sua elezione a Pontefice.
IL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHAIL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHA
Uno degli spostamenti che fa più rumore è quello del "decano" dei cerimonieri pontifici, monsignor Franco Camaldo, ora nominato fuori dalle mura della Santa Sede come canonico della basilica di San Giovanni in Laterano, con diritto a un appartamento. Il suo nome sarebbe stato il mese scorso tra quelli al centro della denuncia dell'ex sacerdote Patrizio Poggi, il quale ha accusato alcuni prelati di adescare minori per incontri a sfondo sessuale.
Poggi è stato poi arrestato per calunnia, mentre la procura di Roma ha voluto smentire che dei sacerdoti risultino indagati dopo le sue affermazioni. In ogni caso, il Papa ha proceduto ad assegnare a Camaldo un nuovo incarico.
Tre giorni fa, del resto, Bergoglio aveva già affrontato con severità il caso del maxi-buco finanziario della diocesi di Maribor, in Slovenia, pari a circa 800 milioni di euro, rimuovendo due arcivescovi, quelli di Maribor e di Lubiana, e azzerando così i vertici della Chiesa slovena.
Così Francesco ha ora riportato anche monsignor Guido Pozzo, dopo soli 9 mesi come elemosiniere di Sua Santità, alla carica di segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, l'organismo che si occupa della ricucitura con lo scisma lefebvriano. Pozzo torna al ruolo precedente nel quale, come si legge nella nomina ufficiale, «aveva competenza ».
ybo06 franco camaldoYBO06 FRANCO CAMALDO
Ci torna però con il grado di arcivescovo. C'è chi legge la mossa come una rimozione. Ma forse il Pontefice vuole tentare tutte le possibilità di un riavvicinamento con i lefebvriani, uno dei dossier caldi della Chiesa, e allora la scelta di puntare su monsignor Pozzo, slegato dai compiti quotidiani all'Elemosineria e investito di un ruolo più strategico rispetto al suo ultimo incarico, potrebbe portare a dei risultati. Al suo posto, nella carica di elemosiniere pontificio, Bergoglio ha nominato il polacco monsignor Konrad Krajewski, 49 anni, finora cerimoniere, promuovendolo a sua volta arcivescovo.

martedì 30 luglio 2013

FROCIO-VELENI VATICANI SULLO STILISTA DEL PAPA E DEL CARDINAL BAGNASCO: “È DELL’ARCIGAY, CACCIATELO”

Dossier anonimo contro l’atelier, vicino a Bagnasco, che ha messo le mani sul business delle vesti di porpore e pontefici - Il documento, siglato dal “Centro di azione liturgica”, insinua che il proprietario, Filippo Sorcinelli, sia un tesserato Arcigay - Ma potrebbe essere una manovra dei sarti concorrenti…

1 - "LO STILISTA DEL PAPA È DELL'ARCIGAY, CACCIATELO!"
Emiliano Liuzzi e Ferruccio Sansa per il "Fatto quotidiano"
Bagnasco AngeloBAGNASCO ANGELO
La chiamano la lobby dei paramenti sacri. Sicuramente è diventata l'ennesima macchina di veleni nel Vaticano. Con un dossier riservato e anonimo: decine di copie sono state inviate a tutte le alte gerarchie vaticane, compresi papa Francesco e il pontefice emerito Joseph Ratzinger. Oggetto: l'atelier, vicino al cardinale Angelo Bagnasco, che ha sbaragliato la concorrenza per vestire cardinali e pontefici.
Bagnasco AngeloBAGNASCO ANGELO
"Pochi lo sanno, ma quello dei paramenti sacri è un settore da milioni, perché un vestito da cardinale o da pontefice costa da 5mila a 30mila euro. Per questo dietro nuvole di incenso si combattono battaglie selvagge", racconta un sacerdote genovese, della Curia di Bagnasco. Aggiunge: "L'impressione, però, è che stavolta lo scontro sia molto più grande".
Già, perché il documento dei veleni più che sulle qualità dell'atelier punta sull'appartenenza del titolare all'Arcigay. Lascia intendere che si tratti di un omosessuale, come fosse motivo di scandalo per la Chiesa. "A scrivere la lettera potrebbe essere stato qualche fondamentalista cattolico, omofobo", sospira il sacerdote genovese. Aggiunge: "Ma io penso che in fondo si tratti di potere, si vuole creare disagio lasciando intravvedere dietro questa storia la presenza della tanto pubblicizzata lobby gay".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il documento è siglato da quattro persone che si definiscono membri del Cal (Centro di Azione Liturgica), organizzazione - composta da laici, ma presieduta da un cardinale e da un monsignore di nomina ecclesiastica - che negli ambienti religiosi gode di rispetto, tanto da occuparsi della cura della liturgia.
Le due pagine da giorni alimentano sussurri nei corridoi del Vaticano. Anche perché puntano il dito su personaggi di spicco. Da Bagnasco, al maestro di celebrazioni liturgiche , monsignor Guido Marini. Ma soprattutto attaccano gli imprenditori che hanno vestito due papi: Benedetto e Francesco. In particolare Filippo Sorcinelli, classe 1975, legato da stima e conoscenza al cardinal Bagnasco.
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il 22 aprile 1995, allora ventenne con un passato da organista, costituisce a Rimini un'impresa artigiana di paramenti sacri. Da lì a breve Sorcinelli vestirà Bagnasco e parte dei parroci della Diocesi di Pesaro Urbino (dove Bagnasco nel 1998 viene nominato arcivescovo prima di diventare Ordinario militare per l'Italia, incarico di grande prestigio). Il legame tra Sarcinelli e Bagnasco resta, tanto che, come racconta il sacerdote ligure, "nel maggio 2008 quando Benedetto XVI venne in visita in Liguria, noi tutti restammo di sasso vedendo i paramenti che erano stati confezionati apposta per il Pontefice, proprio dalla Lavs di Sorcinelli, incaricata dalla curia genovese retta da Bagnasco".
Una vera opera d'arte quella confezionata per il Papa: 27 grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai 4 agli 8 millimetri. Per un totale di 2769 gemme. Per gli ornati sono stati scelti 6 tipi di bordure in oro antico".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il 5 dicembre del 2010, a "sorpresa", come titola il Resto del Carlino, "il cardinale Bagnasco fa tappa a Sant'Arcangelo di Romagna e benedice l'azienda Lavs di Sorcinelli". I rivali della Lavs sottolineano: "Una visita piuttosto eccezionale".
Una disputa economica, di potere forse. Ma gli autori della lettera sventolano un'altra bandiera: Sorcinelli è tessera 11546401 dell'Arcigay Ala verde. Questo non vuol dire che sia omosessuale, e non ci sarebbe niente di strano. Anzi, che abbia a cuore le battaglie civili dei gay è altrettanto legittimo e qualificante. Ma forse in alcuni ambienti vaticani non è proprio gradito.
Il dossier lascia intendere: proprio lui, Bagnasco, che ufficialmente stimmatizza le nozze gay come "grave ostacolo alla famiglia" poi si affida a due attivisti per i diritti degli omosessuali, che così varcano le porte della Santa Sede, arrivano alla Sacrestia del Papa.
In Curia a Genova chi conosce bene Bagnasco salta sulla sedia: "Insomma, prima ci accusano di essere omofobi, e poi quando mostriamo apertura e rispetto ci criticano. Sua Eminenza si è pronunciato sul rapporto tra omosessualità e famiglia. Le anime, però, sono uguali". E gli stilisti della Lavs? "Sono bravi, guardate che paramenti hanno confezionato per Bagnasco!".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Già in passato la battaglia contro gli stilisti dell'Arcigay era giunta ai piani più alti del Vaticano. É accaduto dal 2011 al 2012, si legge nel dossier: "Quando vennero segnalati alcuni particolari sull'imprenditore, e Benedetto XVI, per mettere a tacere ogni polemica, si rivolse - in questi casi decise per lui monsignor Guido Marini, capo del cerimoniale - a un'azienda di Napoli, la ditta Serpone, nata nel 1820". Circostanza confermata dal titolare della storica ditta, Paolo Serpone: "É vero, per un periodo abbiamo vestito papa Benedetto. Ma abbiamo realizzato paramenti per Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Non era per noi una novità. Se conosco la Lavs del signor Sorcinelli? Sì, l'ho sentita nominare. Ma io giudico solo il mio lavoro. Noi abbiamo una storia centenaria, la Lavs non mi risulta. Ma, ripeto, noi abbiamo tributi a livello mondiale, sono usciti articoli sul New York Times. E comunque abbiamo realizzato paramenti anche per la sacrestia di papa Francesco".
Nel frattempo succede che Benedetto XVI abbandoni il pontificato e ci sia l'elezione di un nuovo papa. Ed ecco che la Lavs torna alla ribalta: confeziona gli abiti per papa Francesco. Fin dal primo giorno. E così torna a girare il dossier. Che tra i mittenti ci siano nemici di Sorcinelli non ci sono dubbi. Così come è evidente che ci siano persone con una tendenza omofoba: Sorcinelli è accusato di aver portato (i termini sono decisamente più forti) il peccato nella sacrestia personale del papa. Accanto alla cappella Sistina.
bagnasco_angeloBAGNASCO_ANGELO
2 - STOLE, MITRE E CASULE, ALTA MODA SULL'ALTARE
Giulia Zaccariello per il "Fatto quotidiano"
IL CARDINALE ANGELO BAGNASCOIL CARDINALE ANGELO BAGNASCO
L'ultimo articolo è un profumo per ambiente, che - dicono "unisce una particolare resina aromatica, il franchincenso, a mirra, bacche di ginepro, muschio, con sfumature di cuoio antico e ambra dorata". Si chiama Unum, costa 48 euro a boccetta ed è la novità lanciata in estate sul mercato dei paramenti e accessori sacri.
Un universo che ruota attorno al mondo religioso e che in Italia conta centinaia di aziende, tutte specializzate nella produzione e nella vendita di abiti e accessori per le messe e le celebrazioni liturgiche. Camici, stole, ma anche candele, crocefissi, calici e ampolle per l'acqua santa. Cataloghi infiniti, spesso disponibili anche online, per un settore che dà lavoro a centinaia di persone.
SITO DELLA LAVS FILIPPO SORCINELLISITO DELLA LAVS FILIPPO SORCINELLI
Del resto basta dare un'occhiata agli accesissimi forum sul web, dove gli amanti delle liturgie si confronto in dibattiti al calor bianco, per capire come anche l'aspetto esteriore delle messe sia molto importante. Un mondo sotterraneo, sconosciuto, ma molto popolato. L'occhio è molto attento e cade su ogni dettaglio, anche il più piccolo, degli abiti indossati dal papa e dai cardinali.
Nei siti si passano al setaccio i colori, le rifiniture dei tessuti. Proprio come in un qualunque ritrovo di appassionati di moda, ai quali non sfuggono le ultime tendenze del guardaroba. Una settimana dopo l'elezione di Bergoglio, per esempio, fioccano i commenti online: più che sulle parole del pontefice ci si sofferma sul suo stile. Un iscritto al forum del sito cat  toliciromani.com   dice la sua in merito al colore della casula indossata nella messa d'inaugurazione: "Rappresenta, se vogliamo, una nuova tendenza: la chiara definizione del colore liturgico. Il colore liturgico è bianco: allora la casula deve essere bianca. Bianca, non gialla dorata argento panna, con stolone dorato".
LAVS MITRALAVS MITRA
Anche se si guarda agli anni passati, ai precedenti pontefici, l'atteggiamento non cambia. Nel 2008, per citare un caso, sul blog del movimento liturgico benedettiano, Rinascimento sacro, compare un articolo che descrive in maniera precisa e meticolosa le caratteristiche della veste usata da Benedetto XVI durante la messa della Trinità a Genova, e realizzata dall'azienda romagnola di paramenti sacri, Lavs. "Ventisette grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai quattro agli otto millimetri. Per un totale di 2769 gemme".
LAVS PROFUMOLAVS PROFUMO
E un lettore anonimo commenta entusiasta: "È davvero stupenda. Questo è un paramento degno del sommo Pontefice, non certo la coperta informe indossata a Pentecoste". Nelle collezioni della aziende e sartorie specializzate ci sono prodotti per ogni occasione. Alcuni sono rifiniti a mano, frutto di un lavoro artigianale che può durare settimane. Ci sono le mitrie, i copricapi usati dai vescovi della Chiesa cattolica in particolari momenti della messa, come l'omelia, o la benedizione finale.
In genere sono chiare con interni rossi, hanno pietre incastonate e due fasce laterali con le frange. E poi le casule, larghe vesti di forma ampia e circolare, con un foro al centro per la testa, che coprono tutta la persona. Possono essere color avorio ed essenziali, oppure più scure ed eleganti, dotate di complesse lavorazioni al centro e ai lati.
E ancora: stole in pura lana, coppe e anelli in argento con pietre preziose, e palle per calici in pura seta. I prezzi sono quelli di prodotti di alta moda, roba da Valentino. I coprileggio vanno da 45 euro a 220 euro, un calice in argento può costare 2.500 euro, una stola richiede anche 900 euro. E per una casula color avorio ne servono perfino 9.000.