giovedì 28 febbraio 2013

La stampa tedesca: “Papa, addio da manager”


Mentre la stampa italiana dimostra una mancanza di libertà di giudizio e di critica pressoché totale, le testate tedesche parlano chiaro. Infatti per capire quello che succede in Italia bisogna tener conto anche della stampa estera. Sul piano locale la mancanza di libertà è praticamente assoluta. Vero che la Germania è in parte protestante, ma la genuflessioni papaline degli editori italiani sono infinite, e sempre strumentali in vista del voto o degli affari. Inoltre la presenza di forme diverse di cristianesimo in Germania (cattolici e protestanti coesistono) avrà pure abituato nei secoli a riflettere. Gli stessi lettori italiani per lo più reagiscono da tifosi: il Papa è per loro un dio qualunque cosa faccia. L’esercizio della libertà di pensiero, come chiunque può constatare personalmente, costa caro. Segue il pastone Agi sul saluto delle testate tedesche a Benedetto XVI. Spicca la distinzione tra persona e funzione-papa, una semplice constatazione che abbiamo fatto in tanti, cosicché si può dire che il papa ha dato le dimissioni come un amministratore delegato ovvero manager.
(AGI) – Berlino, 28 feb. – Nel giorno dell’addio al Pontificato di Benedetto XVI, sulla stampa tedesca si alternano apprezzamenti e critiche per il passo indietro dell’illustre connazionale. “Siamo stati Papa per 2872 giorni”, titola malinconicamente Bild: “Il nostro Benedetto non e’ piu’ Papa. Un’era e’ finita”.
Il Rheinische Post di Duesseldorf sottolinea la modestia e lo stile di Papa Ratzinger: “Se
questa e’ la rinuncia che corona l’esercizio (del suo Pontificato, ndr), il Papa ha fatto alla fine tutto bene. Le erbacce che crescono in mezzo al grano della Chiesa universale non poteva strapparle. La volonta’ c’era, ma sono mancate le forze”. Il Muenchner Merkur sottolinea che Joseph Ratzinger “ha tolto al Papato qualcosa del suo misticismo, nel separare chiaramente la funzione dalla persona: “Ha reso visibile l’uomo sulla cattedra di Pietro, con i suoi limiti fisici e mentali.
Ci vorranno anni per conoscere gli effetti sulla Chiesa delle dimissioni di Benedetto XVI”. Il conservatore Die Welt guida il fronte critico sostenendo che nell’ammettere che le sue forze fisiche non lo sostengono piu’, il Papa “ha parlato come un capo del governo o l’amministratore delegato di un’azienda, non come un Santo Padre”. “Si ha l’impressione”, prosegue il giornale, di trovarsi davanti a “un manager non all’altezza, che non riesce a dominare la situazione e snervato getta la spugna”. Sotto il titolo “Infallibile solo nelle dimissioni” la progressista Berliner Zeitung rileva che le lodi sul “modesto intellettuale che e’ stato una benedizione per la Chiesa” suonano come “un apprezzamento per il portiere della nazionale, che non para i tiri in porta, ma in compenso compie splendide rovesciate”. Duro anche il commento di prima pagina del conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), secondo il quale “il culto della persona ha assunto forme quasi blasfeme, fino al punto che Benedetto XVI anche in pensione si fa chiamare Sua Santita’”. Esaminando l’operato di Joseph Ratzinger e del suo predecessore, Giovanni Paolo II, la Faz sottolinea che “entrambi i Papi, ciascuno a suo modo, hanno acuito la crisi dell’autorita’ nella Chiesa e l’autorita’ della Chiesa nel mondo”. (AGI) .