sabato 9 marzo 2013

......Ancora preti pedofili .......


in occasione di altri miei precedenti interventi su quest’ormai importante portale nazionale, molti sono stati i commenti positivi che i lettori hanno avuto la cortesia d’indirizzarmi. Con essi, com’era inevitabile, anche aspre, e gradite, critiche in merito alla lunghezza degli articoli. E’ vero. Forse la concisione non è fra i miei pregi; ma alcuni degli argomenti trattai, per la loro effettiva rilevanza sociale, non potevano essere ben espressi, ed ancor meglio compresi dal lettore, se non si fossero dettagliati ed esaminati a fondo tutti i loro evidenti od oscuri risvolti. Oggi che lo sdegno di migliaia di concittadini partenopei è ancora una volta alle stelle per gli inquietanti fatti che giungono dalla chiesa dello Spirito Santo di Marano, mi chiedo come possa liquidarsi un serio e responsabile commento alle notiziacce pedofile con poche e scarne parole di condanna e riprovazione. E’ ancora vivo, in tutto il mondo, il clamore che pervase tutti solo qualche estate fa allorché il pianeta fu invaso dalle feroci notizie che giungevano da ogni dove ( specialmente USA ed Irlanda) a proposito della puteolente vicenda di decine e decine di preti pedofili e delle loro centinaia e centinaia di giovani vittime. Quale cristiano, fervente e praticante, mi rifiutavo di credere a quanto leggevo; ma la ragione dovette arrendersi al dilagare delle notizie che denunziavano, con nomi e cognomi, i cosiddetti “servi della chiesa” che per decenni avevano impunemente abusato dell’innocenza di migliaia di giovanissimi chierichetti affidati alle loro “morbose” cure del corpo e dello spirito. E l’indignazione, mia e di tant’altri milioni e milioni di fedeli cristiani e non, s’elevò a dismisura allorché fu pure chiarito –e giudiziariamente accertato- che la pur cosiddetta “gerarchia ecclesiale” era, da tempo immemorabile, ben al corrente delle sozzerie che si alimentavano nel segreto delle celle conventuali, dei cori parrocchiali e nei rigogliosi parchi e giardini della verde Irlanda. Oggi, con altrettanto dolore, ma più ancora con vergogna, “noi” credenti e cristiani della grande Chiesa di Napoli, riscopriamo che in una brutta canonica “dietro casa” un attempato sacerdote di 63 anni, Don Francesco De Vivo, s’è rivelato degno compare delle decine di suoi correligionari sparsi in Italia e nel mondo. Non so, a questo punto, quanti onesti cittadini e pii cristiani vorrebbero urlare alla nostra Chiesa: “basta ! non ce la facciamo più a tollerare per una sola ora ancora questi preti pedofili, malati di sesso, depravati nel cuore e nell’anima” ! Che il malefico morbo della pedofilia esista, fra i mali del mondo, quale uno dei peggiori e più abietti è un dato di fatto che, certamente, non può meravigliare nessuno. Ciò che rende tali squallidi episodi assolutamente intollerabili è la circostanza che essi –come nel caso de quo- siano stati disvelati “urbi et orbi” da un’aggressiva compagine di (valenti) cronisti di una trasmissione televisiva per molti versi, ed in molti casi, provvidenzialmente scandalistica. Nel caso del parroco di Marano, da quanto s’apprende e da indiscrezioni presto affiorate, sembra proprio che i fatti emersi e le circostanze magistralmente“filmate” fossero note, a tanti, da tanto tempo. Allora prorompe spontanea una domanda; cosa si è fatto? Chi ha visto, capito, sospettato, intuito, temuto, spiato, scorto, toccato con mano quanto solo oggi è esploso, nei nostri teleschermi e, quindi, nelle nostre case, cosa ha fatto? Ha taciuto ? ha riferito ? ed a chi ? quando? dove?. E “ Santa Madre Chiesa” quando ha saputo ? Possibile che i suoi canali di apprendimento, comunicazione ed informazionedebbano essere “le Iene”? No ! Non possiamo credere che senza la feroce trasmissione scandalistica il vecchio e malato Don Francesco avrebbe, impunemente, continuato nella sua condotta dissoluta e criminale. La nobile, sincera ed addolorata lettera pastorale che Sua Eminenza il Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ha indirizzato oggi, Domenica delle Palme, a tutto il clero della sua sfortunata Diocesi, e che ha accoratamente ripetuto nel corso dell’omelia odierna nel Duomo durante la celebrazione della S. Messa domenicale, cui ero presente, non basta a placare lo sconcerto delle migliaia di fedeli della Sua Chiesa. Che è anche, e soprattutto, “nostra” perché in mille modi, che non sto qui a narrare, noi fedeli la sosteniamo, da millenni, nella sua difficile azione pastorale. Ed è proprio per questa forte fede in Cristo e nella Chiesa che le migliaia e migliaia di fedeli della Diocesi napoletana meritano, da parte delle gerarchie ecclesiali, un’attenzione infinitamente maggiore verso quei noti ed arcinoti focolai di pedofilia ( molti o pochi che siano) che s’annidano minacciosi in tante parrocchie, oratori, corali, laddove accompagniamo i nostri figli e nipoti, illudendoci (è il caso di dirlo) di affidarli in mani sicure e cuori accoglienti. Vorremmo continuare, noi padri e nonni, a coltivare ancora tale fiducia; ma le risposte che esigiamo da nostra “Madre Chiesa” non possono e non devono limitarsi ad encomiabili lettere pastorali sprizzanti dolore, mestizia, incredulità, pietà per i bimbi offesi, preghiere per i poveri (pedofili) peccatori. Quei preti non meritano preghiere, ma celle di prigione presto spalancate e chiavi gettate nel fiume.
Il popolo di Dio, di cui con orgoglio penso di far parte, nonostante i miei mille peccati quotidiani, esige, d’ora in poi, risposte immediate, azioni punitive esemplari, allontanamento perenne dalla Chiesa. E non mi si venga a dire, come pure ho udito sovente, che “i tempi della Chiesa sono lunghi”. Che siano pure lunghi i tempi per una canonizzazione, decennali quelli per una beatificazione, secolari quelli per una santificazione; ma la cacciata dalla comunità della Chiesa, per i preti pedofili colti in flagranza “televisiva”, deve essere veloce come il lampo, inflessibile e giusta come  il Castigo Divino. Solo così la “Comunità” può percepire che, effettivamente e non a chiacchiere, la sua Chiesa ama più i fedeli, i giovani, i piccoli, che quegli sventurati e malati preti pedofili. Noi non cipermettiamo affatto di giudicarli sotto il profilo morale, ma possiamo pretendere di NON volere vedere un attimo di più  incrociare il loro sguardo,sessualmente assatanato e luciferino, con quello dei nostri piccoli. Non c’è che confidare, ora, nella giusta inflessibilità del Cardinale Sepe che, ne siamo certi, saprà cogliere il profondo disgusto della Sua comunità per quest’ennesimo tonfo di credibilità.Più breve e chiaro di così, stante lo stratosferico disgusto suscitato dall’ennesimo episodio pedofilo, non avrei potuto essere.
Napoli 1.4.2012

                       
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