martedì 19 marzo 2013

PEDOFILIA: le scuse tardive del Vescovo.


 Riteniamo che "la sola preoccupazione dei vertici della curia sia stata quella di salvaguardare l'immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti... l'allora Vescovo di Savona non ha esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli... nessuna espressione di rammarico risulta a favore degli innocenti fanciulli rimasti vittime delle 'attenzioni' del sacerdote". Non sono parole nostre, ma della Magistratura, (con la quale la Curia da oggi ha dichiarato pubblicamente l'intenzione di voler collaborare per eventuali casi futuri, senza averlo però mai fatto nel passato). In particolare, sono le parole del  Giudice Fiorenza Giorgi riferite al vescovado di Dante Lafranconi (anni 1992-2001, reati archiviati per prescrizione) sui casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti della Diocesi di Savona. Difficile quindi intravedere sincerità nelle dichiarazioni "noi non potevamo sapere"o "adesso basta fango" rilasciate ieri dal Vescovo Lupi e apparse sui giornali. Soprattutto dopo aver letto il provvedimento del Tribunale di Savona, forse sarebbe stato più adatto dire "noi non potevamo non sapere", che richiama invece il reato omissivo, un principio del nostro ordinamento secondo il quale "non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo".

Come si può continuare a chiedere scusa e allo stesso tempo minimizzare (fino all'uso dell'espressione "fatto leggero") il dramma che ha rovinato nel buon nome della chiesa la vita a decine di savonesi ? Solo alla trasmissione televisiva "Le Iene" erano cinque le vittime intervistate, e non hanno riferito di fatti leggeri ma di
traumi che sgretolano l'individuo, ferite che ancora oggi a distanza di decenni vivono sulla propria pelle.

Il Vescovo rassicura promettendo grandi interventi che appaiono a caratteri cubitali sui giornali, dimenticando che non solo Giraudo fu denunciato anche al Vescovo Lupi, ma anche il recente caso di don Pinetto (che è riemerso poche settimane fa) era già stato denunciato nel 2010 anche a Lupi, il quale però malgrado la testimonianza già di una vittima e di testimoni non ha predisposto nemmeno un intervento di minima prevenzione, come ad esempio toglierlo dal contatto con i bambini. Per non dimenticare quante le richieste di intervento di vario genere inoltrate alla curia da parte delle vittime, concluse nei casi migliori col silenzio e in quelli peggiori con pesanti ritorsioni nei confronti delle vittime.

Vogliamo essere garantisti e onesti, ma davanti a tanta ipocrisia preferiremmo che la Diocesi non si fermasse a qualche titolo sul giornale che durerà fino ai titoli della prossima edizione, ma che facesse un "mea culpa" sincero e sentito, facendo piena luce pubblicamente sui fatti, sanando il dramma delle vittime savonesi per prime, ritornando sulle ingiustizie che hanno subìto, anche recenti, comprese quelle per mano diretta del Vescovo Lupi.  Attuando misure di prevenzione vere come denunciare alla Magistratura anche fatti passati, avviare delle indagini quando i sacerdoti vengono segnalati, non quando oramai lo scandalo arriva sui giornali costringendo il Vescovado a un'intervento per "salvaguardare l'immagine della Diocesi". Solo allora potremmo cominciare a credere che la Chiesa cambi realmente il suo atteggiamento davanti a questa realtà che può ancora fare del male a tante piccole vittime innocenti.
Far del male ai bambini, vuol dire far del male al futuro.

Data l'intenzione oggi manifestata di fare piena luce su queste dolorose vicende, cogliamo l'occasione per rinnovare a Mons. Vittorio Lupi e al Vicario don Antonio Ferri l'invito a partecipare all'incontro pubblico di mercoledì 20 marzo alla libreria Ubik.

Tante vittime si sono fatte coraggio e ci hanno messo la faccia, magari lo meritano.

Francesco Zanardi
Portavoce Rete L'ABUSO