giovedì 30 maggio 2013

Pedofilia e abusi sessuali nel clero, Zanardi: “Vescovo Lupi, se mento mi quereli!”


Normalmente sembra che nulla possa mai cambiare, che esista un destino ostile, oppure agiscano poteri inarrestabili. La pedofilia non è mai stata combattuta ed estirpata dalla Chiesa con gli strumenti della legge, la quale non pare in alcun modo poter intaccare un dominio cui la debolezza umana offre null’altro che sottomissione. Le parole di Erasmo da Rotterdam concludono il messaggio video con cui Francesco Zanardi, portavoce della Rete l’Abuso, sfida il vescovo di Savona e Noli: “Se mento, lei mi quereli”. Il grande umanista riteneva che i folli potessero cambiare il mondo. Zanardi tuttavia non fa annunci né declama princìpi: racconta la sua storia, simile a quella di altri, delle vittime di abusi sessuali da parte del clero. Racconta e mostra nel filmato i documenti e chiede giustizia per le vittime. Alla fine apparire l’invito a firmare una petizione rivolta a papa Francesco. Le vicissitudini di Zanardi sono reali eppure sconvolgono la percezione abituale della Chiesa cattolica, dominatrice dei massmedia. Per questo La Rete l’Abuso procede solo mostrando documenti, assistita da avvocati competenti. Non è una lotta contro la religione, il senso religioso o i Vangeli, ma senza dubbio per la giustizia, dato che Città del Vaticano segue procedure proprie assai difformi da quelle degli Stati di diritto. I preti vengono trasferiti dai vescovi, non denunciati, nemmeno quando a distanza di anni vengono condannati dalla Giustizia. Francesco Zanardi sorride durante il racconto, il tono è chiaro, ha qualcosa di sarcastico. È la storia della sua vita e di altri, fra mille guai, sorprese, storture, apparenti stranezze e assurdità. L’ha raccontata molte volte ma ora aggiunge nuovi dettagli inquietanti, nuovi particolari. Tanti luoghi comuni sulla Chiesa vanno in frantumi. Quest’uomo chiede giustizia per molte vittime.