mercoledì 26 giugno 2013

CUORE DI TENEBRA

Il pregiudicato ormai è al capolinea e gli affari della onorata famiglia non possono subire ulteriori perdite.
La classe dirigente del partito di proprietà di Berlusconi in queste ore si dimena propalando frasi di circostanza idonee a far credere che il sentimento prevalente sia per tutti l'indignazione.
In realtà i servi temono di essere fagocitati dalle disgrazie padronali.
La soluzione c'è e si chiama Maria Elvira Berlusconi, detta Marina,
Sapere che il proprio padre è stato condannato per prostituzione minorile e corruzione sarebbe stato deprimente per ogni figlia, sarebbe stato imbarazzante per molti, ma non per lei.
Marina Berlusconi è a capo di una società che è stata letteralmente rubata, con la corruzione di qualche giudice, e a fronte del furto si è adirata per aver ricevuto una condanna a pagare 750 milioni di risarcimento.
Nel gestire la società rubata ha evaso il fisco per 173 milioni di euro ma l’amico Tremonti le ha predisposto una legge ad hoc e all’improvviso quel debito per evasione si è ridotto a 8 milioni e settecentomila euro.
Sono queste le premesse che la qualificano.
Non c'è alcun interesse per la vita privata di Marina Berlusconi, né per quella del padre.
Interessano solo i rilievi penali che hanno le loro condotte e il condizionamento che esercitano sul sistema democratico.
Marina Berlusconi si accinge a prendere il posto del padre in politica e non v'è dubbio che condivida con lui obiettivi e strategie, ma soprattutto la "necessità" di passare attraverso una rete di corruttele.
Dubito che possa prendere coscienza del declino nel quale la sua famiglia sguazza e nel quale ha comunque trascinato parte della popolazione.
Di fronte alla barbarie del clan di Arcore una esclamazione si addice: "Orrore! Orrore!"