martedì 18 giugno 2013

Labirinto vaticano L'attentato a Giovanni Paolo II, l'omicidio di Roberto Calvi, la scomparsa di Emanuela Orlandi

Agnieszka Zakrzewicz

Labirinto vaticano
L'attentato a Giovanni Paolo II,
l'omicidio di Roberto Calvi,
la scomparsa di Emanuela Orlandi

Edizioni Czarna Owca
Varsavia, giugno 2013

L’Operazione Triangolo è una nuova traccia sulla quale si richiama l’attenzione

sono stata molto colpita dal fatto che la scomparsa della quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi sia avvenuta il 22 giugno 1983 durante la seconda visita di Giovanni Paolo II in Polonia. Proprio in quel giorno il papa si trovava a Cracovia e quella sera si era svolto il suo secondo incontro con il generale Wojciech Jaruzelski, non programmato in precedenza, ma fortemente voluto dal regime polacco. A quanto pare, durante il colloquio Jaruzelski “rimproverò” al papa alcuni cenni nei suoi discorsi che potevano creargli dei problemi di fronte al Cremlino;  probabilmente i due parlarono pure della fine della legge marziale ancora vigente in Polonia. Tuttavia la registrazione di questo incontro non si trova, né negli archivi dell’IPN (Istituto Nazionale di Memoria), né in quelli della televisione polacca.
Mi ha anche colpito che Karol Wojtyla il 3 luglio 1983 all’Angelus per primo rivolgesse pubblicamente un appello in favore di Emanuela, e che poi due giorni dopo arrivasse la prima telefonata dell’Americano che sollecitava l’intervento del pontefice per la liberazione di Ali Agca entro il 20 luglio ‘83.
Proprio queste due circostanze mi hanno spinto a inserire nel mio libro Labirinto vaticano anche un’intervista con il giornalista polacco Piotr Litka, che racconta cosa fu l’Operazione Triangolo, e come all’epoca operavano i servizi segreti in Polonia, ricorrendo spesso al rapimento di persone.

Una storia imbarazzante

In Polonia, della Triangolo si è parlato sempre con un certo imbarazzo. Inoltre il suo vero obiettivo è stato finora sconosciuto all’estero.
All'inizio del gennaio 1983, quando era quasi certo che Giovanni Paolo II avrebbe visitato la Polonia
nel mese di giugno, a Cracovia arrivò Grzegorz Piotrowski (condannato poi per il rapimento e l'uccisione del prete Jerzy Popieluszko) con una squadra operativa di agenti segreti. Piotrowski era dal dicembre del 1982 il nuovo capo del Gruppo Operativo "D", una cellula segreta dei servizi polacchi (sb) facente capo al IV Dipartimento del Ministero degli Affari Interni, responsabile per gli “affari religiosi”, che compiva azioni illegali quali perquisizioni, coercizioni fisiche, rapimenti di persone, torture, ecc. Il loro compito era stato quello di girare un filmato che doveva compromettere Giovanni Paolo II e la cui protagonista doveva essere Irena Kinaszewska, un’amica di lunga data di Karol Wojtyla e del suo amico don Andrzej Bardecki. La donna sembrava molto più vicina al cuore del pontefice polacco che la ben più nota Wanda Półtawska.
All’epoca, la Kinaszewska lavorava come segretaria e dattilografa al settimanale “Tygodnik Powszechny”, ma già da prima seguiva il sacerdote Wojtyla e registrava le sue omelie per poi stenografarle in casa, spesso con il suo aiuto. Per questo motivo la donna fu sorvegliata e spiata dalla sb, che nel suo appartamento aveva messo delle cimici, già alla fine degli anni ‘50, ancora prima che Wojtyla diventasse arcivescovo. Al fianco della Kinaszewska c’era un “angelo custode”, il giornalista Konrad s., collaboratore dei servizi comunisti che fingeva di esserle amico e orbitava intorno all’inteligencja cattolica di Cracovia (l’uomo nell’ambito dell’Operazione Triangolo aveva un pseudonimo italiano “Udine”, poi cambiato in “Ugo”).
Irena Kinaszewska doveva essere condotta da Konrd s. in una camera dell’Hotel Cracovia, dove la squadra operativa aveva preparato uno studio di registrazione con telecamere nascoste. Per qualche motivo il piano non andò in porto. L’operazione fu ripetuta nella dacia del giornalista-spia, dove donna fu ubriacata e drogata con una mistura preparata nei laboratori chimici dei servizi segreti a Varsavia. Ma quando il capitano Piotrowski portò il filmato al IV Dipartimento del Ministero, i suoi superiori giudicarono il materiale non tanto compromettente da poterlo mostrare a Mosca.
Allora Piotrowski tornò a Cracovia con il gruppo operativo con un nuovo compito: entrare nella casa di don Bardecki per trovare la corrispondenza tra Wojtyla e la Kinaszewska, della cui esistenza i servizi polacchi erano convinti. Ma anche questo diventò impossibile, perché a casa del sacerdote c’era sempre qualcuno.
Si cambiò piano per la terza volta e si decise di usare lo stratagemma di nascondere nell’appartamento di Bardecki le presunte “memorie di Irena”, cioè un falso diario della donna, preparato dalla sezione speciale del IV Dipartimento a Varsavia. Il piano era come quello usato qualche mese dopo dallo stesso Piotrowski, quando nella casa di don Popieluszko a Varsavia furono nascosti degli esplosivi e dei documenti sovversivi, poi trovati in una regolare perquisizione. A Cracovia, due funzionarie dei servizi segreti, travestite da operatrici dei servizi sociali, portarono un pacco di viveri alla domestica di don Bardecki. Mentre una di loro si informava dei bisognosi del quartiere, l’altra doveva nascondere in casa le false “memorie di Irena”, che successivamente sarebbero state trovate a seguito di una finta rapina o di un incendio doloso, fatti che avrebbero giustificato un intervento della polizia e dei servizi.
Ma le cose non andarono così. Il 2 febbraio del 1983 il capitano Piotrowski invitò i suoi collaboratori a una cena per festeggiare il già scontato successo dell’operazione, ma nella stessa notte, guidando in stato di ebbrezza, ebbe un incidente con la macchina.
Il suddetto incidente il giorno dopo fu sulla bocca di tutti e tanto bastò per chiudere l’Operazione Triangolo e richiamare Piotrowski a Varsavia, dove fu incaricato dell’Operazione Popiel, e del rapimento di Jerzy Popieluszko, poi compiuto dal Gruppo Operativo "D" il 19 ottobre del 1984, azione che finì con la tragica morte del sacerdote, oggi beato della Chiesa.
Ma il 19 gennaio del 1983 avvenne un altro fatto grave. Nel centro di Varsavia, in pieno giorno, fu rapito un noto attivista del movimento clandestino di solidariosc, Janusz Krupski. L’uomo fu portato nella foresta Kampinowska, dove fu pestato quasi a morte e deturpato con l’acido. Dovevano farlo annegare, ma per qualche inspiegabile motivo fu lasciato vivo al gelo e si salvò. Avendo visto i suoi aguzzini in faccia li riconobbe negli agenti del Gruppo Operativo “D” quando ci fu il processo. Il Krupski, dopo la caduta del comunismo, diventò il presidente dell’Ufficio per veterani di guerra e vittime dell'oppressione. Morì il 10 aprile 2010 nella catastrofe dell’aereo presidenziale vicino a smolensk.
Probabilmente don Bardecki trovò le false memorie di Irena e le bruciò. Non parlò mai con nessuno di questo fatto. Una volta rivelò solo che Piotrowski lo andò a trovare, quando uscì di prigione. Pensava che fosse venuto per pentirsi, invece pare che volesse dei soldi. Irena Kinaszewska morì nel 1990, Andrzej Bardecki nel 2001.

L’Operazione Triangolo per fare pressioni per la liberazione di Ali Agca?

Venni a conoscenza della Triangolo nel 2010 da fonti vicine a Piotrowski. Scrissi allora anche un articolo al riguardo, ma non ero molto convinta della storia. M’intrigò però la seguente informazione ricevuta: “I comunisti volevano organizzare in Polonia un finto arresto di un membro dei Lupi Grigi turchi, addosso al quale avrebbe dovuto essere trovato del materiale imbarazzante per ricattare il papa. Poi il generale Jaruzelski avrebbe restituito “le memorie di Irena” a Wojtyla, come gesto di buona volontà, insinuando però che poteva esisterne anche una copia.”
Oggi Grzegorz Piotrowski è un uomo libero. L’ho contattato per un’intervista per il mio libro Labirinto vaticano, ma ha dichiarato che non intende più parlare di questi fatti.
Nel 2011 in Polonia è uscito il libro screditare il papa (Skompromitować papieża: nieznane fakty i dokumenty dotyczące Jana Pawła II, Wydawnictwo św. Stanisława BM Archidiecezji Krakowskiej, Kraków 2011), scritto dai due giornalisti di Superwizjer Piotr Litka e Grzegorz Głuszak. Un anno prima essi avevano realizzato un reportage televisivo riguardante l’Operazione Triangolo, intervistando la spia comunista Kondrad s., e il generale Czesław Kiszczak, ministro degli Interni tra il 1981 ed il 1990. Il loro lavoro aveva preso spunto da un fascicolo riguardante la Triangolo, in aggiunta ad atti dell’indagine dell’IPN sull’omicidio di Jerzy Popieuszko, condotta dal procuratore Andrzej Witkowski, ma poi nel 1991 tolta dalle sue competenze tra varie polemiche. Secondo l’impianto accusatorio di Witkowski, nel Ministero degli Interni, nel periodo comunista, funzionava un’associazione a delinquere, ben organizzata e guidata da alte gerarchie, e l’omicidio di Popieluszko, l’Operazione Triangolo, il rapimento di Krupski - tutti compiuti dal Gruppo Operativo “D” - avevano la stessa regia. Il suo successore stralciò gli atti riguardanti l’azione nella casa di don Bardecki. Senza compiere ulteriori indagini, il caso fu chiuso nel 1996.
Secondo Piotr Litka, le prime tracce documentali riguardanti l’Operazione Triangolo risalgono al 1979, quando il generale Zenon Platek, capo del IV Dipartimento responsabile della lotta alla Chiesa cattolica, e anche capo del Gruppo Operativo “D” istituito nel 1976, si recò a Vienna per incontrare un agente soprannominato "Tom" sulla questione riguardante la "Triangolo". Da questa nota dei servizi segreti inizia questa operazione polacca, alla quale fu dato tale nome italiano.
Nel dicembre del 1990, Grzegorz Piotrowski, all’epoca ancora in prigione (fino al 2001 – n.d.r), rese un’interessante deposizione al procuratore Witkowski: "Prima d’intraprendere le mie azioni specifiche a Cracovia, il generale Platek mi informò, che si prevedeva che i materiali compromettenti, rinvenuti presso il sacerdote Bardecki, sarebbero stati restituiti personalmente dal generale Jaruzelski al papa durante la sua visita in Polonia, come segno di buona volontà delle autorità comuniste. Come mi disse Platek, la spiegazione riguardo a questi materiali, che Jaruzelski avrebbe dovuto dare al papa, doveva essere la seguente: «I documenti sono stati trovati addosso a dei terroristi turchi che volevano fare pressione sul papa per la liberazione di Ali Agca. I servizi segreti polacchi li hanno sequestrati e hanno deciso di far tornare tutto al Santo Padre»”. 
Questa testimonianza fu resa subito dopo la caduta del Muro di Berlino, quando in Polonia cambiava il sistema politico. Il principale responsabile della morte del prete Popieluszko aveva concesso all’epoca anche una lunga intervista al giornalista Tadusz Freddo-Boniecki (fratello del noto sacerdote Adam Boniecki – n.d.r.). si può presumere che Piotrowski sia stato sincero parlando delle spiegazioni ricevute dal suo capo nel 1982.
Bisogna anche ricordare che dalla fine dell’agosto dell’82 si svolgeva l’Operazione Papa condotta dalla stasi, avente lo scopo di aiutare la Bulgaria e distogliere l’attenzione dalla pista bulgara per l’attentato al papa, e un ricatto che coinvolgesse la vita privata di Wojtyla poteva essere un’arma potente.
Dopo l’assassinio di Popieluszko, la stasi monitorava con attenzione le indagini e lo sviluppo della situazione politica in Polonia, ma anche l’immigrazione polacca in Germania. Tra i documenti conservati negli archivi della stasi riguardante il “caso Popieluszko”, c’è anche la lettera del ministro degli Interni polacco, gen. Czeslaw Kiszczak, a Erich Mielke, ministro della sicurezza della DDR e uno dei fondatori della Stasi, riguardante proprio Piotrowski, dove Kiszczak suggeriva che l’agente polacco aveva avuto contatti con cittadini di paesi capitalisti. Invece, secondo la documentazione riguardante i viaggi di lavoro del IV Dipartimento del Ministero degli Interni della Polonia comunista, Piotrowski tra il 1971 e il 1982 partecipò ripetutamente a riunioni con il Dipartimento di sovversione e lotta ideologica del KGB.  
C’è ancora un altro punto importante. Piotr Litka, nell’intervista concessami per il libro Labirinto vaticano, ha sostenuto di essere stato informato dal prelato Zdzislaw Krol, che partecipava ai preparativi per il secondo pellegrinaggio in Polonia di Giovanni Paolo II , che nel ’83 c’era stato un tentativo di compiere un attentato al papa durante la messa allo Stadio di Varsavia (17 giugno del 1983), e che si era sentito parlare del tentativo di fermare un presunto attentatore turco. Purtroppo anche don Zdzislaw Krol è una delle 96 vittime della catastrofe aerea di smolensk.

Una colossale “balla”?

In Polonia si è fatto tutto per non indagare adeguatamente sulla Triangolo e sui suoi veri motivi. I superiori del capitano Grzegorz Piotrowski volevano far passare l’azione in casa di don Bardecki a Cracovia come un atto solitario di un agente insubordinato o come una storia di sua invenzione. 
Nell’intervista televisiva per superwizjer, alla domanda di Piotr Litka, il generale Czeslaw Kiszczak ha risposto: “Mai mi sono occupato di questa questione. Non ho mai parlato con Piotrowski su questo tema. Ho parlato invece con il ministro degli Interni e capo del sb, generale Wladyslaw Ciaston, responsabile per le attività del IV Dipartimento. Lui non ha mai sentito di questa storia e ritiene che sia una “balla”. Non so se un’azione di questo tipo abbia avuto luogo, ma visto cosa ha fatto Piotrowski dopo, tutto è possibile”.
È molto difficile credere che un’azione contro il papa poteva essere organizzata solo da Grzegorz Piotrowski.
Nelle sue deposizioni nel 1990 al procuratore Witkowski, Piotrowski sostenne che riceveva le istruzioni dai suoi diretti superiori, generale Zenon Platek e colonnello Adam Pietruszka (vice capo del IV Dipartimento, poi condannato come ispiratore del rapimento del prete Popieluszko), che erano sotto pressione, come se dovessero riferire molto in alto.
Adam Pieruszka, anche lui già uscito dalla prigione, ritiene questa accusa come completamente inventata. Il generale Zenon Platek è morto nel 2009.
In Polonia esiste la presunzione che nel 1989 degli agenti del KGB, venuti a Varsavia, hanno prelevato dal ministero degli Interni tutti i documenti relativi all’Operazione Triangolo. In genere tutti i materiali provenienti dagli archivi dei servizi polacchi erano fotografati su microfilm e inviati a Mosca. Così forse un giorno troveremo tutta la documentazione negli archivi del KGB. Si ritiene che una copia del diario dellla Kinaszewska probabilmente sia stata trasferita .
Non è noto, tuttavia, che fine abbia fatto il filmato registrato nella dacia con la donna drogata, che ancora negli anni ottanta si trovava nel IV Dipartimento di Varsavia. Non c'è traccia del protocollo della distruzione del materiale. Forse è stato rubato ed è, come dicono gli storici, sepolto nella "banca della terra". Qualcuno forse lo ha nascosto, augurandosi che possa essere utile negli anni a venire.

Secondo il procuratore Andrzej Witkowski, l’operazione contro Giovanni Paolo II doveva servire per “ammorbidirlo”, cioè per piegare la forza del suo spirito. Ma visto il riferimento a un presunto attentatore turco e le pressioni per liberare Ali Agca, non si può non pensare al contesto internazionale e non ricordare i fatti contemporanei alla Triangolo: l’indagine riguardante la pista bulgara condotta a Roma, l’operazione “Papa” guidata dalla stasi, la successiva scomparsa di Emanuela Orlandi e i ricatti dei suoi presunti rapitori.
L’operazione “Triangolo” è sicuramente una traccia che richiede più attenzione e meriterebbe nuove indagini.


Agnieszka Zakrzewicz