mercoledì 7 agosto 2013

Ior e riciclaggio, partono rogatorie verso S.Sede


Tornato dal Brasile il Papa ha trovato i consueti guai. La magistratura torna all'attacco, intanto lo Ior sbarca sul web e in Slovenia una diocesi fa un crack da paura.

Di Francesco Peloso 

Quest'articolo è apparso anche sul Secolo XIX del primo agosto 

Lo Ior va sul web, apre il suo sito e chiarisce che l'opera di trasparenza non sono solo parole ma è un fatto concreto. Nelle stesse ore, però, i giudici romani che indagano sulle transizioni di denaro sospette in cui è coinvolto l'istituto, fanno sapere di aver chiesto che siano avviate le rogatorie internazionali nei confronti della Santa Sede. L'obiettivo è quello di conoscere ogni particolare di quei traffici finanziari al centro dei quali si trova monsignor Nunzio Scarano, il prelato agli arresti da diversi giorni, coinvolto in varie indagini, e su cui pende anche l'accusa riciclaggio. E' ancora di ieri, infine, la notizia che una piccola diocesi slovena, quella di Maribor, è protagonista di un clamoroso dissesto finanziario, un crack da 800 milioni di euro, che sta mettendo in difficoltà il Vaticano.

Il Papa ha intanto chiesto e ottenuto le dimissioni degli arcivescovi di Maribor, Marjan Turnsek, e di Lubiana, Anton Stres; il tutto è stato causato dagli investimenti spericolati e dalle rischiose avventure finanziarie in cui si era lanciata la diocesi negli ultimi decenni. Dunque appena conclusa la trasferta brasiliana di Francesco, i problemi aperti Oltretevere, a cominciare da quelli finanziari, sono nuovamente esplosi con tutta la loro urgenza.

La politica di trasparenza avviata dalla Santa Sede ha favorito l'apertura del sito web dello Ior (www.ior.va) nel quale il presidente Ernst Von Freyberg, afferma fra le altre cose: "Lo Ior è impegnato in un processo di ampie riforme volto a promuovere l'applicazione dei più rigorosi standard del settore". "Il processo in questione - si spiega - comprende l'implementazione di misure severe contro le attività di riciclaggio di denaro e l'ottimizzazione della nostra organizzazione interna. Stiamo altresì eseguendo una revisione totale dei conti dei nostri clienti, con l'obiettivo di cessare i rapporti non conformi ai nostri severi standard". L'enunciazione pubblica sembra non lasciare spazio per passi indietro.

D'altro canto a ciò si aggiunga che l'Aif l'autorità di controllo finanziaria interna ai sacri palazzi, e la Uif, l'organo corrispondente della Banca d'Italia, nei giorni scorsi hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, segno che qualcosa si muove davvero. Inoltre sul sito dello Ior si può apprendere finalmente una cifra reale. Il totale del patrimonio gestito dall'istituto è di 7,1 miliardi di euro, in gran parte appartiene a istituzioni ecclesiali, ma c'è anche un 15% che fa riferimento a persone fisiche. Lo Ior agisce - fra l'altro - gestendo fondi, operando su titoli a tasso fisso e titoli di Stato e su depositi nel mercato interbancario, ma soprattutto ogni anno interviene in modo significativo per sanare i debiti derivanti dai costi di gestione della Santa Sede. Si tratta di un fatto di cui nella riforma dell'istituto si dovrà tener conto, sono risorse che non possono essere cancellate da un giorno all'altro.

In quanto alle rogatorie chieste dalla Procura di Roma riguardano oltre che monsignor Scarano e il Vaticano, anche il suo complice, il broker Giovanni Carenzio e la Spagna, dove Carenzio ha procedimenti pendenti. La vicenda è quella del tentato trasferimento di 20 milioni dalla Svizzera a un conto sullo Ior riconducibile a monsignor Scarano.

Infine il caso della diocesi slovena di Maribor: qui si delinea un buco mostruoso di 800 milioni di euro, venti milioni riguarderebbero direttamente la diocesi, il resto le ditte collegate (holding, banche, società commerciali). Migliaia di piccoli investitori hanno perso i loro risparmi e le banche hanno chiesto la confisca degli immobili ipotecati. Tuttavia l'allarme nei sacri palazzi è scaturito dall'ipotesi che i creditori possano, per via giudiziaria, rivolgesi al Vaticano per essere risarciti.