sabato 11 maggio 2013

Il genocidio dei nativi canadesi. Il docu-film di Kevin Annet per Rete L'ABUSO (ITA)


dall'Espresso
Di giuseppe Nicotri
CANADA / I DIRITTI DEI NATIVI 

Indiani perdonateci Di giuseppe nicotri *Chiusi a forza nelle scuole cristiane. Abusati. Uccisi. è la sorte toccata agli aborigeni dello Stato. Ora il governo riconosce il genocidio. E risarcisce* Per ogni anno passato nella scuola ognuno riceverà 13 mila dollari per la perdita della lingua, della cultura e della vita di famiglia. Chi dichiarerà di avere subito violenze sessuali, fisiche e psicologiche dovrà affrontare un processo supplementare e potrà ricevere fra i 5 mila e i 275 mila dollari in più. A questo risarcimento avranno diritto gli allievi delle scuole residenziali cristiane di Stato del Canada, nelle quali, a partire dal Federal Indian Act del 1874 che le ha istituite, oltre 150 mila bambini indiani sono stati rinchiusi d'autorità per 'venire civilizzati' dopo essere stati strappati alle famiglie. Il fine era quello di "uccidere l'indiano che è dentro l'indiano". Non meno di 50 mila di quei bambini sono stati uccisi per davvero, torturati e abusati dal personale insegnante o dai religiosi, preti e suore, che li 'accudivano' e di cui hanno anche fatto sparire i cadaveri. La legge del 1874 definiva gli indiani, cioè gli aborigeni, "individui selvaggi, privi della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso", definizione che ha permesso l'incredibile strage degli innocenti durata fino al 1997. Da quell'anno il governo canadese ha chiuso le scuole. è iniziata una trattativa con l'Atlantic Policy Congress of First Nation Chiefs (Apc) che si è conclusa ora con l'accordo per un risarcimento di 1,9 miliardi di dollari ai circa 80 mila superstiti rinchiusi in quei lager di Stato dal 1920 al 1997. Il primo ministro Stephen Harper in Parlamento ha chiesto ufficialmente perdono, stando in piedi, al delegato dell'Apc, rimasto seduto, Phil Fontaine: nome francese, ma inequivocabile copricapo di piume. Nel suo discorso Harper ha tra l'altro detto: "è stato un errore separare i bambini da culture ricche e vibranti. Ciò ha creato un vuoto in molte vite e in tante comunità. Chiediamo perdono". "La vostra domanda di perdono è accolta", ha risposto Fontaine. "Il risarcimento ammette una verità che è più profonda dei soldi", ha commentato Paul Viola, un altro rappresentante dell'Apc: "Nelle scuole cristiane si veniva chiusi in tenera età, così da non conoscere i propri genitori, e si imparava solo la violenza fisica e gli abusi sessuali". Il 62enne Paul Fredda, 'uomo della medicina' della tribù Passamaquoddy, ha potuto raccontare di quando lui e suo fratello furono deportati nella scuola di Shubenacadie, dove con altri bambini vennero abusati sessualmente da preti cattolici e dove hanno assistito, tra l'altro, all'agonia di un bambino picchiato, legato a un albero per due notti e lasciato morire. E’ stata l'Apc a prendere a suo tempo con altri gruppi l'iniziativa di citare in tribunale il governo canadese e le chiese anglicana, battista, metodista, presbiteriana, cattolica e unitaria canadese, le chiese cioè che hanno gestito il centinaio di mattatoi per bambini chiamati scuole residenziali perchè gli 'scolari' erano costretti risiedervi. Il governo ha dovuto così istituire l'ente investigativo pubblico chiamato Commissione per la verità del genocidio in Canada, che a sua volta ha proseguito i lavori di altri due tribunali, la Commissione d'inchiesta sui crimini contro il popolo aborigeno e il Tribunale sulle scuole residenziali canadesi. Ne è uscita una galleria di orrori con 15 tipi di violenze fisiche compresa l'inoculazione di virus e bacilli di malattie mortali. Il segretario della prima Commissione, reverendo Kevin Annet, non ha esitato a parlare di "crimini contro l'umanità" e a scrivere nella relazione finale: "A differenza del popolo tedesco dopo la Seconda guerra mondiale, noi canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza e fare ammenda del genocidio che abbiamo perpetrato contro le popolazioni da noi sottomesse: uomini, donne e bambini indigeni deliberatamente sterminati dal nostro Stato e dalla nostra Chiesa convinti della propria supremazia razziale".

Il genocidio dei nativi canadesi. Il docu-film di Kevin Annet per Rete L'ABUSO (ITA)


dall'Espresso
Di giuseppe Nicotri
CANADA / I DIRITTI DEI NATIVI 

Indiani perdonateci Di giuseppe nicotri *Chiusi a forza nelle scuole cristiane. Abusati. Uccisi. è la sorte toccata agli aborigeni dello Stato. Ora il governo riconosce il genocidio. E risarcisce* Per ogni anno passato nella scuola ognuno riceverà 13 mila dollari per la perdita della lingua, della cultura e della vita di famiglia. Chi dichiarerà di avere subito violenze sessuali, fisiche e psicologiche dovrà affrontare un processo supplementare e potrà ricevere fra i 5 mila e i 275 mila dollari in più. A questo risarcimento avranno diritto gli allievi delle scuole residenziali cristiane di Stato del Canada, nelle quali, a partire dal Federal Indian Act del 1874 che le ha istituite, oltre 150 mila bambini indiani sono stati rinchiusi d'autorità per 'venire civilizzati' dopo essere stati strappati alle famiglie. Il fine era quello di "uccidere l'indiano che è dentro l'indiano". Non meno di 50 mila di quei bambini sono stati uccisi per davvero, torturati e abusati dal personale insegnante o dai religiosi, preti e suore, che li 'accudivano' e di cui hanno anche fatto sparire i cadaveri. La legge del 1874 definiva gli indiani, cioè gli aborigeni, "individui selvaggi, privi della conoscenza di Dio e di qualsiasi stabile e chiaro credo religioso", definizione che ha permesso l'incredibile strage degli innocenti durata fino al 1997. Da quell'anno il governo canadese ha chiuso le scuole. è iniziata una trattativa con l'Atlantic Policy Congress of First Nation Chiefs (Apc) che si è conclusa ora con l'accordo per un risarcimento di 1,9 miliardi di dollari ai circa 80 mila superstiti rinchiusi in quei lager di Stato dal 1920 al 1997. Il primo ministro Stephen Harper in Parlamento ha chiesto ufficialmente perdono, stando in piedi, al delegato dell'Apc, rimasto seduto, Phil Fontaine: nome francese, ma inequivocabile copricapo di piume. Nel suo discorso Harper ha tra l'altro detto: "è stato un errore separare i bambini da culture ricche e vibranti. Ciò ha creato un vuoto in molte vite e in tante comunità. Chiediamo perdono". "La vostra domanda di perdono è accolta", ha risposto Fontaine. "Il risarcimento ammette una verità che è più profonda dei soldi", ha commentato Paul Viola, un altro rappresentante dell'Apc: "Nelle scuole cristiane si veniva chiusi in tenera età, così da non conoscere i propri genitori, e si imparava solo la violenza fisica e gli abusi sessuali". Il 62enne Paul Fredda, 'uomo della medicina' della tribù Passamaquoddy, ha potuto raccontare di quando lui e suo fratello furono deportati nella scuola di Shubenacadie, dove con altri bambini vennero abusati sessualmente da preti cattolici e dove hanno assistito, tra l'altro, all'agonia di un bambino picchiato, legato a un albero per due notti e lasciato morire. E’ stata l'Apc a prendere a suo tempo con altri gruppi l'iniziativa di citare in tribunale il governo canadese e le chiese anglicana, battista, metodista, presbiteriana, cattolica e unitaria canadese, le chiese cioè che hanno gestito il centinaio di mattatoi per bambini chiamati scuole residenziali perchè gli 'scolari' erano costretti risiedervi. Il governo ha dovuto così istituire l'ente investigativo pubblico chiamato Commissione per la verità del genocidio in Canada, che a sua volta ha proseguito i lavori di altri due tribunali, la Commissione d'inchiesta sui crimini contro il popolo aborigeno e il Tribunale sulle scuole residenziali canadesi. Ne è uscita una galleria di orrori con 15 tipi di violenze fisiche compresa l'inoculazione di virus e bacilli di malattie mortali. Il segretario della prima Commissione, reverendo Kevin Annet, non ha esitato a parlare di "crimini contro l'umanità" e a scrivere nella relazione finale: "A differenza del popolo tedesco dopo la Seconda guerra mondiale, noi canadesi dobbiamo ancora venire a conoscenza e fare ammenda del genocidio che abbiamo perpetrato contro le popolazioni da noi sottomesse: uomini, donne e bambini indigeni deliberatamente sterminati dal nostro Stato e dalla nostra Chiesa convinti della propria supremazia razziale".

venerdì 10 maggio 2013

Le vittime di preti pedofili presentano il conto alle Diocesi italiane.

Da diverse settimane il direttivo nazionale di Rete L’abuso è impegnato in una serie di consultazioni tra i vari legali che oramai da anni collaborano con la rete nel tentativo di affrontare un nodo cruciale e problematico dovuto all’inadeguatezza della legge italiana in materia di tutela delle vittime di pedofilia.
Un dato che Rete L’ABUSO rende noto solo oggi per decisione presa nella riunione avvenuta ieri sera è la petizione (riferimento protocollo del Parlamento Europeo n. 1230/2011 all. 1) che Rete L’abuso ha presentato nell’ottobre del 2011 in riferimento alla direttiva UE (2010/0064 (COD)), ritenuta ricevibile e già totalmente evasa dal Parlamento Europeo. In sintesi nell’esito finale emerge l’attuale inadeguatezza delle leggi italiane in materia di tutela dei minori (all. 2).
Da qui il tentativo di trovare una soluzione giuridica alternativa ed efficace per poter far fronte almeno ad un supporto psico fisico dignitoso per le vittime che allo stato attuale, quando si tratta di abusi sessuali da parte di membri del clero, non solo vengono abbandonate in modo incivile a se stesse ed in primis dai servizi sociali e dalle istituzioni italiane, ma che spesso si ritrovano addirittura citati in giudizio dalle istituzioni ecclesiastiche e dai loro stessi abusatori. Fino ad oggi si era tentata in Italia la strada della richiesta, per arrivare a un risarcimento alle autorità presso lo Stato estero del Vaticano, ma in nessun caso non solo si è mai giunti ad un esito, in tutti i casi lo Stato del Vaticano, al di la della propaganda e delle pubbliche dichiarazioni non ha mai risposto alle richieste delle vittime o delle associazioni. Ricercando la motivazione emerge che questa non risposta è dovuta al fatto che in base al Codice Canonico dovrebbe essere il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ad avviare i vari procedimenti canonici che porterebbero non solo ad un risarcimento per le vittime, ma anche alla riduzione allo stato laicale dei criminali pedofili che in realtà, puntualmente non avviene.
Esaminando il Codice Canonico è previsto il risarcimento anche in materia di pedofilia ma per i motivi di cui sopra viene impedito l’acceso a questa fase. Nei giorni scorsi grazie ad una serie di consultazioni con avvocati Rotali si è giunti ad una strada alternativa, la quale permetterebbe di aggirare l’ostacolo insormontabile posto dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Per il codice Canonico non esiste prescrizione per quelli che lo stesso codice definisce crimini di sollecitazione, cosa che invece purtroppo esiste per il codice civile e penale italiano totalmente in’adeguato a quelli che sono i codici di diritto civile e penale degli altri stati membri della UE e che è causa nel 90% dei casi di un ulteriore danno per le vittime cittadine italiane. Di qui nasce la soluzione che Rete L’ABUSO grazie al supporto degli avvocati Rotali ha deciso di attuare sul territorio italiano, ovvero le singole richieste di risarcimento non verranno più inoltrate al Vaticano, ma alle singole Diocesi le quali sono tutte provviste di un Tribunale Ecclesiastico, il quale non potrà non rispondere alle richieste e dovrà intervenire in tutte le forme previste dallo stesso Codice Canonico.
Nelle prossime settimane presenteremo le prime tre richieste alla Diocesi di Savona-Noli, la quale fungerà da caso pilota in Italia. La scelta di Savona non è casuale in quanto al di la delle decine di vittime e del clamore mediatico suscitato in questi ultimi anni, ha l’opportunità di poter produrre oltre testimonianze delle singole vittime una documentazione inconfutabile in quanto proviene direttamente dallo scambio di documentazione in nostro possesso avvenuto negli ultimi trenta anni tra i Vescovi savonesi e le varie autorità vaticane.
Negli ultimi tempi i Vescovi italiani stanno attuando una campagna per i diritti dell’embrione, sarebbe lodevole che venissero intraprese da parte della chiesa anche campagne di civiltà rivolte alla fase successiva a quella embrionale, ovvero la vita umana che al momento è indiscutibilmente trascurata a 360 gradi nei confronti non solo delle vittime di pedofilia ma anche in quelli di uomini e donne.
Il portavoce di Rete L’ABUSO
Francesco Zanardi.




Le vittime di preti pedofili presentano il conto alle Diocesi italiane.

Da diverse settimane il direttivo nazionale di Rete L’abuso è impegnato in una serie di consultazioni tra i vari legali che oramai da anni collaborano con la rete nel tentativo di affrontare un nodo cruciale e problematico dovuto all’inadeguatezza della legge italiana in materia di tutela delle vittime di pedofilia.
Un dato che Rete L’ABUSO rende noto solo oggi per decisione presa nella riunione avvenuta ieri sera è la petizione (riferimento protocollo del Parlamento Europeo n. 1230/2011 all. 1) che Rete L’abuso ha presentato nell’ottobre del 2011 in riferimento alla direttiva UE (2010/0064 (COD)), ritenuta ricevibile e già totalmente evasa dal Parlamento Europeo. In sintesi nell’esito finale emerge l’attuale inadeguatezza delle leggi italiane in materia di tutela dei minori (all. 2).
Da qui il tentativo di trovare una soluzione giuridica alternativa ed efficace per poter far fronte almeno ad un supporto psico fisico dignitoso per le vittime che allo stato attuale, quando si tratta di abusi sessuali da parte di membri del clero, non solo vengono abbandonate in modo incivile a se stesse ed in primis dai servizi sociali e dalle istituzioni italiane, ma che spesso si ritrovano addirittura citati in giudizio dalle istituzioni ecclesiastiche e dai loro stessi abusatori. Fino ad oggi si era tentata in Italia la strada della richiesta, per arrivare a un risarcimento alle autorità presso lo Stato estero del Vaticano, ma in nessun caso non solo si è mai giunti ad un esito, in tutti i casi lo Stato del Vaticano, al di la della propaganda e delle pubbliche dichiarazioni non ha mai risposto alle richieste delle vittime o delle associazioni. Ricercando la motivazione emerge che questa non risposta è dovuta al fatto che in base al Codice Canonico dovrebbe essere il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ad avviare i vari procedimenti canonici che porterebbero non solo ad un risarcimento per le vittime, ma anche alla riduzione allo stato laicale dei criminali pedofili che in realtà, puntualmente non avviene.
Esaminando il Codice Canonico è previsto il risarcimento anche in materia di pedofilia ma per i motivi di cui sopra viene impedito l’acceso a questa fase. Nei giorni scorsi grazie ad una serie di consultazioni con avvocati Rotali si è giunti ad una strada alternativa, la quale permetterebbe di aggirare l’ostacolo insormontabile posto dal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Per il codice Canonico non esiste prescrizione per quelli che lo stesso codice definisce crimini di sollecitazione, cosa che invece purtroppo esiste per il codice civile e penale italiano totalmente in’adeguato a quelli che sono i codici di diritto civile e penale degli altri stati membri della UE e che è causa nel 90% dei casi di un ulteriore danno per le vittime cittadine italiane. Di qui nasce la soluzione che Rete L’ABUSO grazie al supporto degli avvocati Rotali ha deciso di attuare sul territorio italiano, ovvero le singole richieste di risarcimento non verranno più inoltrate al Vaticano, ma alle singole Diocesi le quali sono tutte provviste di un Tribunale Ecclesiastico, il quale non potrà non rispondere alle richieste e dovrà intervenire in tutte le forme previste dallo stesso Codice Canonico.
Nelle prossime settimane presenteremo le prime tre richieste alla Diocesi di Savona-Noli, la quale fungerà da caso pilota in Italia. La scelta di Savona non è casuale in quanto al di la delle decine di vittime e del clamore mediatico suscitato in questi ultimi anni, ha l’opportunità di poter produrre oltre testimonianze delle singole vittime una documentazione inconfutabile in quanto proviene direttamente dallo scambio di documentazione in nostro possesso avvenuto negli ultimi trenta anni tra i Vescovi savonesi e le varie autorità vaticane.
Negli ultimi tempi i Vescovi italiani stanno attuando una campagna per i diritti dell’embrione, sarebbe lodevole che venissero intraprese da parte della chiesa anche campagne di civiltà rivolte alla fase successiva a quella embrionale, ovvero la vita umana che al momento è indiscutibilmente trascurata a 360 gradi nei confronti non solo delle vittime di pedofilia ma anche in quelli di uomini e donne.
Il portavoce di Rete L’ABUSO
Francesco Zanardi.




martedì 7 maggio 2013

Nigeria: sospettati di stregoneria picchiati e bruciati vivi


Nigeria: sospettati di stregoneria picchiati e bruciati vivi
Africa occidentale. Un gruppo di persone, accusate di praticare la stregoneria, vengono picchiate e bruciate vive da una folla inferocite. Questa pratica è piuttosto diffusa in questa regione.

Nigeria: sospettati di stregoneria picchiati e bruciati vivi


Nigeria: sospettati di stregoneria picchiati e bruciati vivi
Africa occidentale. Un gruppo di persone, accusate di praticare la stregoneria, vengono picchiate e bruciate vive da una folla inferocite. Questa pratica è piuttosto diffusa in questa regione.