venerdì 21 giugno 2013

Le austerità nell'Eurozona: crimini contro l'umanità. Incontro con WARREN MOSLER e PAOLO BARNARD


Grande partecipazione e interesse ieri sera alla Ubik di Savona per l'incontro, nonché decima tappa italiana, del Mosler-Barnard MEMMT Tour 2013. I due grandi e noti economisti Warren Mosler e Paolo Barnard hanno organizzato un tour con la volontà di descrivere e spiegare alla cittadinanza le cause dell'escalation criminosa di disoccupazione in Italia e della perdita del processo democratico nell'Eurozona. Sono venuti in piazza per dire che le austerità imposte dall'Europa sono crimini contro l'umanità e per proporre politiche concrete che facilitino un rapido ritorno in Italia dell'economia al servizio dell'interesse pubblico.
Mosler è venuto a Savona dagli Stati Uniti per "risvegliare la popolazione attraverso le ricette economiche proposte dalla Mosler Economics da lui fondata e per sostenere gli attivisti". Con un linguaggio semplice e diretto Mosler ha spiegato l'origine della disoccupazione. "La mancanza di lavoro è un problema reale che sta dilaniando l'Italia, ma è provocata e causata dal denaro -- afferma -  i governi impongono le tasse sull'economia e tassano i cittadini per qualcosa che non hanno. Le tasse fanno sì che voi siate senza lavoro. Impongono tasse e creano disoccupati per poi assumerli a lavorare per lo Stato". "Ma perché l'Italia viene punita dall'Unione Europea?" chiede Mosler al pubblico. "Perché gli italiani sono un popolo di ottimi risparmiatori! Voi siete avanti anni luce rispetto agli altri per questo. In qualsiasi valuta il deficit dello Stato è pari al risparmio di tutti gli altri e l'UE impone che nessuno debba superare un certo livello di deficit". E continua "la disoccupazione ci dice che lo Stato non spende abbastanza per soddisfare i bisogni dei cittadini per poter pagare le tasse e risparmiare".
"Disoccupazione al 14%, quella giovanile al 30%, lavoro a chiamata in aumento del 75%, rapporto debito PIL destinato a crescere" sono alcuni dati elencati da Barnard e da lui definiti "numeri dell'orrore". "Siamo nelle mani di un manicomio criminale alla deriva! -- ha urlato Barnard alla folla - Proliferano i suicidi, la dissoluzione delle famiglie e degli individui.. quelli che comandano sono persone irresponsabili e corrotte". "Vi hanno fatto il lavaggio del cervello facendovi credere che l'Italia abbia un elevato debito pubblico, il debito ce l'ha, ma non è pubblico! Il debito non può essere pubblico perché quando lo Stato emette denaro, questo è un credito, un accredito dei cittadini. La spesa pubblica sommata ai titoli di stato rappresenta il nostro risparmio. Prima degli anni Novanta il debito italiano era quello inferiore in tutta Europa e nel 1980 l'Italia era il primo paese al mondo di risparmiatori con un tasso di inflazione del 21,2%". E sulla moneta unica dice "euro o non euro, bisogna pensare ad un sistema politico-economico che abbia un senso sociale, per questo il MEMMT vuole creare un programma politico al servizio degli italiani e non un partito". E ancora, "L'economia liberista ha creato il termine debito pubblico, per creare una trappola semantica.  Il pareggio di bilancio in Costituzione è un'idiozia perché se lo Stato dà 100 e rivuole 100, gli italiani non hanno possibilità di risparmiare.  Disoccupazione, problema dei finanziamenti, tutto ruota intorno ad un problema, che  è politico".

[Diritto all'oblio] Minacce di ritorsioni legali dall'avvocato del pedofilo don Roberto Berti

Gentile signor Domenico,
credo di essere stato il primo ad essere contattato e minacciato dall'avvocato di "don" Roberto Berti, forse a causa della posizione occupata sul motore di ricerca google dalla pagina relativa al suo "assistito".

Premetto che per motivi personali non sto più seguendo ed aggiornando il blog e solo per un caso fortuito ho letto l'email inviatami dall'avvocato del Berti.

Purtroppo il "diritto all'oblio" non è regolamentato da nessuna legge ed è a discrezione del giudice valutare le presunte violazioni caso per caso e, vista la condanna inflitta alla testata giornalistica "PrimaDaNoi", ho ritenuto opportuno rimuovere i contenuti, lasciando una nota di sarcasmo, piuttosto che imbattermi in una battaglia legale che dovrei combattere da solo.

Ovviamente, il fatto che certi personaggi, come il Berti,  possano rivendicare un tale diritto è assolutamente vergognoso, ma rischiare di regalare soldi a un pedofilo, riconosciuto come tale dall'arcivescovo di Firenze, sarebbe ancor più umiliante, sia per le vittime (vedendo il loro aguzzino addirittura premiato da uno Stato che non ha preso alcun provvedimento per i suoi crimini), sia per me stesso.

Invero, è un assoluto paradosso: le vittime, per quanto ne sappia, non sono state risarcite, ma il pedofilo potrebbe addirittura reclamare danni perché non viene dimenticato il suo crimine a causa degli articoli pubblicati online.

Il rischio oggettivo è che a termine del suo periodo di "cura", ossia fra circa 3 anni, questo criminale venga considerato riabilitato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (che riesaminerà il caso) e, come di solito accade, reinserito in un ambito parrocchiale di un paesino semi-sconosciuto, dove potrebbe riprendere gli abusi.

Ricordiamo che la pedofilia, secondo studi recenti, non è curabile. Solo la Chiesa fa finta di non saperlo, anzi: per molti prelati non si tratta neanche di un crimine, ma di un mero peccato.

Mi rendo perfettamente conto che dando seguito alle richieste (anche se sarebbe più consono parlare di minacce) si sta creando un precedente con il quale qualsiasi pedofilo potrà seguire l'esempio del sacerdote e richiedere l'eliminazione di articoli a lui scomodi, ma è necessaria una presa di posizione netta da parte di tutti contro il (ridicolo) diritto all'oblio rivendicato da chi abusa di bambini.

In realtà, sarebbe più opportuno chiedersi se le vittime potranno mai dimenticare gli attimi atroci nei quali questo criminale abusava di loro.
Evidentemente non interessa all'avvocato, né all'aguzzino e, forse, non interesserebbe neanche a un giudice.

A loro interessa solamente che ci si dimentichi di un pedofilo.

Dando seguito alla sua richiesta di contattare altri soggetti potenzialmente interessati alla vicenda, mi permetto di utilizzare questa mail a tale scopo, con la speranza che quanto sta accadendo non passi inosservato, invitando chiunque avesse bisogno di ulteriori informazioni a contattarmi.


Grazie

mercoledì 19 giugno 2013

Conferenza internazionale contro la tortura e il traffico di minori: 20 settembre 2013 Genova Italia

Il Tribunale Internazionale dei Crimini di Chiesa e dello stato (ITCCS) Rete Abuso (rete di monitoraggio permanente) e Gli Attivisti Anticattolici Worldwide (ACCAW), annunciano ufficialmente la loro prima Conferenza Internazionale venerdì 20 settembre a Genova. Questo evento storico  sarà presieduto da Kevin Annett e sarà prevista una conferenza stampa internazionale alle ore 10.00 accompagnata da azioni similari in 9 altri paesi incluso la Città del Vaticano in Roma.
"Il nostro proposito è quello di preparare un offensiva politica nei confronti del potere criminale del vaticano che permetta di cambiare le leggi che favoriscono il traffico di minori nonché gli abusi all'interno della chiesa stessa" 
" Il 20 settembre 1870 è il giorno in cui Garibaldi unì l'Italia e terminò il papato cattolico. Analogamente il nostro scopo è quello di liberare il mondo dalla tirannia religiosa e dal potere di qualsiasi chiesa o cooperazione che opprima terrorizzi gli innocenti. Invitiamo a partecipare gli altri gruppi che combattono per i diritti dei minori e che vogliano aderire alla nostra lotta." 



Contatto: itccscentral@gmail.com per ulteriori informazioni o per registrarsi per l’evento.
Contatto Italia: retelabuso@gmail.com 

Emesso dagli uffici centrali del ITCCS
Bruxelles

19 di giugno del 2013

Il portavoce di Rete L'ABUSO
Francesco Zanardi

Conferenza internazionale contro la tortura e il traffico di minori: 20 settembre 2013 Genova Italia

Il Tribunale Internazionale dei Crimini di Chiesa e dello stato (ITCCS) Rete Abuso (rete di monitoraggio permanente) e Gli Attivisti Anticattolici Worldwide (ACCAW), annunciano ufficialmente la loro prima Conferenza Internazionale venerdì 20 settembre a Genova. Questo evento storico  sarà presieduto da Kevin Annett e sarà prevista una conferenza stampa internazionale alle ore 10.00 accompagnata da azioni similari in 9 altri paesi incluso la Città del Vaticano in Roma.
"Il nostro proposito è quello di preparare un offensiva politica nei confronti del potere criminale del vaticano che permetta di cambiare le leggi che favoriscono il traffico di minori nonché gli abusi all'interno della chiesa stessa" 
" Il 20 settembre 1870 è il giorno in cui Garibaldi unì l'Italia e terminò il papato cattolico. Analogamente il nostro scopo è quello di liberare il mondo dalla tirannia religiosa e dal potere di qualsiasi chiesa o cooperazione che opprima terrorizzi gli innocenti. Invitiamo a partecipare gli altri gruppi che combattono per i diritti dei minori e che vogliano aderire alla nostra lotta." 



Contatto: itccscentral@gmail.com per ulteriori informazioni o per registrarsi per l’evento.
Contatto Italia: retelabuso@gmail.com 

Emesso dagli uffici centrali del ITCCS
Bruxelles

19 di giugno del 2013

Il portavoce di Rete L'ABUSO
Francesco Zanardi

martedì 18 giugno 2013

Labirinto vaticano L'attentato a Giovanni Paolo II, l'omicidio di Roberto Calvi, la scomparsa di Emanuela Orlandi

Agnieszka Zakrzewicz

Labirinto vaticano
L'attentato a Giovanni Paolo II,
l'omicidio di Roberto Calvi,
la scomparsa di Emanuela Orlandi

Edizioni Czarna Owca
Varsavia, giugno 2013

L’Operazione Triangolo è una nuova traccia sulla quale si richiamal’attenzione

sono stata molto colpita dal fatto che la scomparsa della quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi sia avvenuta il 22 giugno 1983 durante la seconda visita di Giovanni Paolo II in Polonia. Proprio in quel giorno il papa si trovava a Cracovia e quella sera si era svolto il suo secondo incontro con il generale Wojciech Jaruzelski, non programmato in precedenza, ma fortemente voluto dal regime polacco. A quanto pare, durante il colloquio Jaruzelski “rimproverò” al papa alcuni cenni nei suoi discorsi che potevano creargli dei problemi di fronte al Cremlino;  probabilmente i due parlarono pure della fine della legge marziale ancora vigente in Polonia. Tuttavia la registrazione di questo incontro non si trova, né negli archivi dell’IPN (Istituto Nazionale di Memoria), né in quelli della televisione polacca.
Mi ha anche colpito che Karol Wojtyla il 3 luglio 1983 all’Angelus per primo rivolgesse pubblicamente un appello in favore di Emanuela, e che poi due giorni dopo arrivasse la prima telefonata dell’Americano che sollecitava l’intervento del pontefice per la liberazione di Ali Agca entro il 20 luglio ‘83.
Proprio queste due circostanze mi hanno spinto a inserire nel mio libro Labirinto vaticano anche un’intervista con il giornalista polacco Piotr Litka, che racconta cosa fu l’Operazione Triangolo, e come all’epoca operavano i servizi segreti in Polonia, ricorrendo spesso al rapimento di persone.

Una storia imbarazzante

In Polonia, dellaTriangolo si è parlato sempre con un certo imbarazzo. Inoltre il suo vero obiettivo è stato finora sconosciuto all’estero.
All'inizio del gennaio 1983, quando era quasi certo che Giovanni Paolo II avrebbe visitato la Polonia
nel mese di giugno, a Cracovia arrivò Grzegorz Piotrowski (condannato poi per il rapimento e l'uccisione del prete Jerzy Popieluszko) con una squadra operativa di agenti segreti. Piotrowski era dal dicembre del 1982 il nuovo capo del Gruppo Operativo "D", una cellula segreta dei servizi polacchi (sb) facente capo al IV Dipartimento del Ministero degli Affari Interni, responsabile per gli “affari religiosi”, che compiva azioni illegali quali perquisizioni, coercizioni fisiche, rapimenti di persone, torture, ecc. Il loro compito era stato quello di girare un filmato che doveva compromettere Giovanni Paolo II e la cui protagonista doveva essere Irena Kinaszewska, un’amica di lunga data di Karol Wojtyla e del suo amico don Andrzej Bardecki. La donna sembrava molto più vicina al cuore del pontefice polacco che la ben più nota Wanda Półtawska.
All’epoca, la Kinaszewska lavorava come segretaria e dattilografa al settimanale “Tygodnik Powszechny”, ma già da prima seguiva il sacerdote Wojtyla e registrava le sue omelie per poi stenografarle in casa, spesso con il suo aiuto. Per questo motivo la donna fu sorvegliata e spiata dalla sb, che nel suo appartamento aveva messo delle cimici, già alla fine degli anni ‘50, ancora prima che Wojtyla diventasse arcivescovo. Al fianco della Kinaszewska c’era un “angelo custode”, il giornalista Konrad s.,collaboratore dei servizi comunisti che fingeva di esserle amico e orbitava intorno all’inteligencja cattolica di Cracovia (l’uomo nell’ambito dell’Operazione Triangolo aveva un pseudonimo italiano “Udine”, poi cambiato in “Ugo”).
Irena Kinaszewska doveva essere condotta da Konrd s. in una camera dell’Hotel Cracovia, dove la squadra operativa aveva preparato uno studio di registrazione con telecamere nascoste. Per qualche motivo il piano non andò in porto. L’operazione fu ripetuta nella dacia del giornalista-spia, dove donna fu ubriacata e drogata con una mistura preparata nei laboratori chimici dei servizi segreti a Varsavia. Ma quando il capitano Piotrowski portò il filmato al IV Dipartimento del Ministero, i suoi superiori giudicarono il materiale non tanto compromettente da poterlo mostrare a Mosca.
Allora Piotrowski tornò a Cracovia con il gruppo operativo con un nuovo compito: entrare nella casa di don Bardecki per trovare la corrispondenza tra Wojtyla e la Kinaszewska, della cui esistenza i servizi polacchi erano convinti. Ma anche questo diventò impossibile, perché a casa del sacerdote c’era sempre qualcuno.
Si cambiò piano per la terza volta e si decise di usare lo stratagemma di nascondere nell’appartamento di Bardecki le presunte “memorie di Irena”, cioè un falso diario della donna, preparato dalla sezione speciale del IV Dipartimento a Varsavia. Il piano era come quello usato qualche mese dopo dallo stesso Piotrowski, quando nella casa di don Popieluszko a Varsavia furono nascosti degli esplosivi e dei documenti sovversivi, poi trovati in una regolare perquisizione. A Cracovia, due funzionarie dei servizi segreti, travestite da operatrici dei servizi sociali, portarono un pacco di viveri alla domestica di don Bardecki. Mentre una di loro si informava dei bisognosi del quartiere, l’altra doveva nascondere in casa le false “memorie di Irena”, che successivamente sarebbero state trovate a seguito di una finta rapina o di un incendio doloso, fatti che avrebbero giustificato un intervento della polizia e dei servizi.
Ma le cose non andarono così. Il 2 febbraio del 1983 il capitano Piotrowski invitò i suoi collaboratori a una cena per festeggiare il già scontato successo dell’operazione, ma nella stessa notte, guidando in stato di ebbrezza, ebbe un incidente con la macchina.
Il suddetto incidente il giorno dopo fu sulla bocca di tutti e tanto bastò per chiudere l’Operazione Triangolo e richiamare Piotrowski a Varsavia, dove fu incaricato dell’Operazione Popiel, e del rapimento di Jerzy Popieluszko, poi compiuto dal Gruppo Operativo "D" il 19 ottobre del 1984, azione che finì con la tragica morte del sacerdote, oggi beato della Chiesa.
Ma il 19 gennaio del 1983 avvenne un altro fatto grave. Nel centro di Varsavia, in pieno giorno, fu rapito un noto attivista del movimento clandestino di solidariosc, Janusz Krupski. L’uomo fu portato nella foresta Kampinowska, dove fu pestato quasi a morte e deturpato con l’acido. Dovevano farlo annegare, ma per qualche inspiegabile motivo fu lasciato vivo al gelo e si salvò. Avendo visto i suoi aguzzini in faccia li riconobbe negli agenti del Gruppo Operativo “D” quando ci fu il processo. Il Krupski, dopo la caduta del comunismo, diventò il presidente dell’Ufficio per veterani di guerra e vittime dell'oppressione. Morì il 10 aprile 2010 nella catastrofe dell’aereo presidenziale vicino a smolensk.
Probabilmente don Bardecki trovò le false memorie di Irena e le bruciò. Non parlò mai con nessuno di questo fatto. Una volta rivelò solo che Piotrowski lo andò a trovare, quando uscì di prigione. Pensava che fosse venuto per pentirsi, invece pare che volesse dei soldi. Irena Kinaszewska morì nel 1990, Andrzej Bardecki nel 2001.

L’Operazione Triangolo per fare pressioni per la liberazione di Ali Agca?

Venni a conoscenza della Triangolonel 2010 da fonti vicine a Piotrowski. Scrissi allora anche un articolo al riguardo, ma non ero molto convinta della storia. M’intrigò però la seguente informazione ricevuta: “I comunisti volevano organizzare in Polonia un finto arresto di un membro dei Lupi Grigi turchi, addosso al quale avrebbe dovuto essere trovato del materiale imbarazzante per ricattare il papa. Poi il generale Jaruzelski avrebbe restituito “le memorie di Irena” a Wojtyla, come gesto di buona volontà, insinuando però che poteva esisterne anche una copia.”
Oggi Grzegorz Piotrowski è un uomo libero. L’ho contattato per un’intervista per il mio libro Labirinto vaticano, ma ha dichiarato che non intende più parlare di questi fatti.
Nel 2011 in Polonia è uscito il libro screditare il papa (Skompromitować papieża: nieznane fakty i dokumenty dotyczące Jana Pawła II, Wydawnictwo św. Stanisława BM Archidiecezji Krakowskiej, Kraków 2011), scritto dai due giornalisti di Superwizjer Piotr Litka e Grzegorz Głuszak. Un anno prima essi avevano realizzato un reportage televisivo riguardante l’Operazione Triangolo, intervistando la spia comunista Kondrad s., e il generale Czesław Kiszczak, ministro degli Interni tra il 1981 ed il 1990. Il loro lavoro aveva preso spunto da un fascicoloriguardante la Triangolo, in aggiunta ad atti dell’indagine dell’IPN sull’omicidio di Jerzy Popieuszko, condotta dal procuratore Andrzej Witkowski, ma poi nel 1991 tolta dalle sue competenze tra varie polemiche. Secondo l’impianto accusatorio di Witkowski, nel Ministero degli Interni, nel periodo comunista, funzionava un’associazione a delinquere, ben organizzata e guidata da alte gerarchie, e l’omicidio di Popieluszko, l’Operazione Triangolo, il rapimento di Krupski - tutti compiuti dal Gruppo Operativo “D” - avevano la stessa regia. Il suo successore stralciò gli atti riguardanti l’azione nella casa di don Bardecki. Senza compiere ulteriori indagini, il caso fu chiuso nel 1996.
Secondo Piotr Litka, le prime tracce documentali riguardanti l’Operazione Triangolo risalgono al 1979, quando il generale Zenon Platek, capo del IV Dipartimento responsabile della lotta alla Chiesa cattolica, e anche capo del Gruppo Operativo “D” istituito nel 1976, si recò a Vienna per incontrare un agentesoprannominato "Tom" sulla questione riguardante la "Triangolo". Da questa nota dei servizi segreti inizia questa operazione polacca, alla quale fu dato tale nome italiano.
Nel dicembre del 1990, Grzegorz Piotrowski, all’epoca ancora in prigione (fino al 2001 – n.d.r), rese un’interessante deposizione al procuratore Witkowski: "Prima d’intraprendere le mie azioni specifiche a Cracovia, il generale Platek mi informò, che si prevedeva che i materiali compromettenti, rinvenuti presso il sacerdote Bardecki, sarebbero stati restituiti personalmente dal generale Jaruzelski al papa durante la sua visita in Polonia, come segno di buona volontà delle autorità comuniste. Come mi disse Platek, la spiegazione riguardo a questi materiali, che Jaruzelski avrebbe dovuto dare al papa, doveva essere la seguente: «I documenti sono stati trovati addosso a dei terroristi turchi che volevano fare pressione sul papa per la liberazione di Ali Agca. I servizi segreti polacchi li hanno sequestrati e hanno deciso di far tornare tutto al Santo Padre»”. 
Questa testimonianza fu resa subito dopo la caduta del Muro di Berlino, quando in Polonia cambiava il sistema politico. Il principale responsabile della morte del prete Popieluszko aveva concesso all’epoca anche una lunga intervista al giornalista Tadusz Freddo-Boniecki (fratello del noto sacerdote Adam Boniecki – n.d.r.). si può presumere che Piotrowski sia stato sincero parlando delle spiegazioni ricevute dal suo capo nel 1982.
Bisogna anche ricordare che dalla fine dell’agosto dell’82 si svolgeva l’Operazione Papa condotta dalla stasi, avente lo scopo di aiutare la Bulgaria e distogliere l’attenzione dalla pista bulgara per l’attentato al papa, e un ricatto che coinvolgesse la vita privata di Wojtyla poteva essere un’arma potente.
Dopo l’assassinio di Popieluszko, la stasi monitorava con attenzione le indagini e lo sviluppo della situazione politica in Polonia, ma anche l’immigrazione polacca in Germania. Tra i documenti conservati negli archivi della stasi riguardante il “caso Popieluszko”, c’è anche la lettera del ministro degli Interni polacco, gen. Czeslaw Kiszczak, a Erich Mielke, ministro della sicurezza della DDR e uno dei fondatori della Stasi, riguardante proprio Piotrowski, dove Kiszczak suggeriva che l’agente polacco aveva avuto contatti con cittadini di paesi capitalisti. Invece, secondo la documentazione riguardante i viaggi di lavoro del IV Dipartimento del Ministero degli Interni della Polonia comunista, Piotrowskitra il 1971 e il 1982 partecipò ripetutamente a riunioni con il Dipartimento di sovversione e lotta ideologicadel KGB.  
C’è ancora un altro punto importante. Piotr Litka, nell’intervista concessami per il libro Labirinto vaticano, ha sostenuto di essere stato informato dal prelato Zdzislaw Krol, che partecipava ai preparativi per il secondo pellegrinaggio in Polonia di Giovanni Paolo II , che nel ’83 c’era stato un tentativo di compiere un attentato al papa durante la messa allo Stadio di Varsavia (17 giugno del 1983), e che si era sentito parlare del tentativo di fermare un presunto attentatore turco. Purtroppo anche don Zdzislaw Krol è una delle 96 vittime della catastrofe aerea di smolensk.

Una colossale “balla”?

In Polonia si è fatto tutto per non indagare adeguatamente sulla Triangolo e sui suoi veri motivi. I superiori del capitano Grzegorz Piotrowski volevano far passare l’azione in casa di don Bardecki a Cracovia come un atto solitario di un agente insubordinato o come una storia di sua invenzione. 
Nell’intervista televisiva per superwizjer, alla domanda di Piotr Litka, il generale Czeslaw Kiszczak ha risposto: “Mai mi sono occupato di questa questione. Non ho mai parlato con Piotrowski su questo tema. Ho parlato invece con il ministro degli Interni e capo del sb, generale Wladyslaw Ciaston, responsabile per le attività del IV Dipartimento. Lui non ha mai sentito di questa storia e ritiene che sia una “balla”. Non so se un’azione di questo tipo abbia avuto luogo, ma visto cosa ha fatto Piotrowski dopo, tutto è possibile”.
È molto difficile credere che un’azione contro il papa poteva essere organizzata solo da Grzegorz Piotrowski.
Nelle sue deposizioni nel 1990 al procuratore Witkowski, Piotrowski sostenne che riceveva le istruzioni dai suoi diretti superiori, generale Zenon Platek e colonnello Adam Pietruszka (vice capo del IV Dipartimento, poi condannato come ispiratore del rapimento del prete Popieluszko), che erano sotto pressione, come se dovessero riferire molto in alto.
Adam Pieruszka, anche lui già uscito dalla prigione, ritiene questa accusa come completamente inventata. Il generale Zenon Platek è morto nel 2009.
In Polonia esiste la presunzione che nel 1989 degli agenti del KGB, venuti a Varsavia, hanno prelevato dal ministero degli Interni tutti i documenti relativi all’Operazione Triangolo. In genere tutti i materiali provenienti dagli archivi dei servizi polacchi erano fotografati su microfilm e inviati a Mosca. Cosìforse un giorno troveremo tutta ladocumentazione negli archivi del KGB. Si ritiene che una copia del diario dellla Kinaszewska probabilmente sia stata trasferita.
Non è noto, tuttavia, che fine abbia fatto il filmato registrato nella dacia con la donna drogata, che ancora negli anni ottanta si trovava nel IVDipartimento di Varsavia. Non c'è traccia del protocollo della distruzione del materiale. Forse è stato rubatoed è, come dicono gli storici, sepolto nella "banca della terra".Qualcuno forse lo ha nascosto, augurandosiche possa essere utile negli anni a venire.

Secondo il procuratore Andrzej Witkowski, l’operazione contro Giovanni Paolo II doveva servire per “ammorbidirlo”, cioè per piegare la forza del suo spirito. Ma visto il riferimento a un presunto attentatore turco e le pressioni per liberare Ali Agca, non si può non pensare al contesto internazionale e non ricordare i fatti contemporanei alla Triangolo: l’indagine riguardante la pista bulgara condotta a Roma, l’operazione “Papa” guidata dalla stasi, la successiva scomparsa di Emanuela Orlandi e i ricatti dei suoi presunti rapitori.
L’operazione “Triangolo” è sicuramente una traccia che richiede più attenzione e meriterebbe nuove indagini.


Agnieszka Zakrzewicz

Labirinto vaticano L'attentato a Giovanni Paolo II, l'omicidio di Roberto Calvi, la scomparsa di Emanuela Orlandi

Agnieszka Zakrzewicz

Labirinto vaticano
L'attentato a Giovanni Paolo II,
l'omicidio di Roberto Calvi,
la scomparsa di Emanuela Orlandi

Edizioni Czarna Owca
Varsavia, giugno 2013

L’Operazione Triangolo è una nuova traccia sulla quale si richiama l’attenzione

sono stata molto colpita dal fatto che la scomparsa della quindicenne cittadina vaticana Emanuela Orlandi sia avvenuta il 22 giugno 1983 durante la seconda visita di Giovanni Paolo II in Polonia. Proprio in quel giorno il papa si trovava a Cracovia e quella sera si era svolto il suo secondo incontro con il generale Wojciech Jaruzelski, non programmato in precedenza, ma fortemente voluto dal regime polacco. A quanto pare, durante il colloquio Jaruzelski “rimproverò” al papa alcuni cenni nei suoi discorsi che potevano creargli dei problemi di fronte al Cremlino;  probabilmente i due parlarono pure della fine della legge marziale ancora vigente in Polonia. Tuttavia la registrazione di questo incontro non si trova, né negli archivi dell’IPN (Istituto Nazionale di Memoria), né in quelli della televisione polacca.
Mi ha anche colpito che Karol Wojtyla il 3 luglio 1983 all’Angelus per primo rivolgesse pubblicamente un appello in favore di Emanuela, e che poi due giorni dopo arrivasse la prima telefonata dell’Americano che sollecitava l’intervento del pontefice per la liberazione di Ali Agca entro il 20 luglio ‘83.
Proprio queste due circostanze mi hanno spinto a inserire nel mio libro Labirinto vaticano anche un’intervista con il giornalista polacco Piotr Litka, che racconta cosa fu l’Operazione Triangolo, e come all’epoca operavano i servizi segreti in Polonia, ricorrendo spesso al rapimento di persone.

Una storia imbarazzante

In Polonia, della Triangolo si è parlato sempre con un certo imbarazzo. Inoltre il suo vero obiettivo è stato finora sconosciuto all’estero.
All'inizio del gennaio 1983, quando era quasi certo che Giovanni Paolo II avrebbe visitato la Polonia

SALERNO. AGENZIA DELLE ENTRATE, 13 PRETI NEI GUAI

Agenzia delle entrate, 13 preti nei guai
Agenzia delle entrate, 13 preti nei guai
Salerno. Non solo don Nunzio Scarano costretto a giustificare danaro. Tredici sacerdoti incardinati presso la Diocesi di Salerno - Acerno - Campagna oggetto di accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate per difformità riscontrate nelle dichiarazioni dei redditi presentate durante il periodo compreso tra il 2009 ed il 2011. In alcuni casi i preti, di cui la stragrande maggioranza è alla guida di parrocchie a Salerno, Battipaglia, Eboli e nella valle dell’Irno, ma alcuni religiosi sono titolari dell’attività pastorale a Montoro Inferiore, avrebbero presentato opposizione rispetto agli atti ricevuti. In altri, invece, hanno sottoscritto una transazione con la quale di fatto dichiaravano le proprie responsabilità rispetto a quanto loro contestato e contemporaneamente la volontà di pagare le differenze dovute secondo l’erario. Tra i sacerdoti che hanno deciso di trovare l’accordo con l’Agenzia delle Entrate anche don Comincio Lanzara, memoria oltre che presenza storica della Curia dove ha ricoperto ruoli di rilievo al fianco prima del vescovo monsignor Guerino Grimaldi e poi del suo successore Giovanni Pierro. Accertamenti hanno riguardato pure don Mario Salerno che negli anni oggetto delle contestazioni da parte dell’Agenzia delle entrate era presidente a Salerno dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero. Ma sono diversi i sacerdoti che hanno ricevuto dall’Agenzia delle entrate richiese di chiarimenti e chi non ha risposto avrebbe anche visto notificarsi cartelle esattoriali. Notevole attenzione alle problematiche fiscali viene data dalla Curia di Salerno e, non a caso, lo stesso arcivescovo Luigi Moretti già dal suo insediamento ha chiesto ai suoi più stretti collaboratori di non lasciare nulla al caso e di sensibilizzare tutti i sacerdoti al rispetto delle normative vigenti. Quella degli accertamenti fiscali a carico di alcuni sacerdoti della diocesi Salerno – Acerno – Campagna è una vicenda verificatasi già nei primi anni del 2000 quando, in seguito ad alcune inchieste della magistratura riguardanti la gestione delle Congreghe, vennero effettuati controlli sulle disponibilità economiche in capo a diversi preti. In quel caso non risultarono irregolarità formali per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi o la tenuta della contabilità relativamente alle strutture aperte anche alla partecipazione dei fedeli. Ma nell’occhio del ciclone furono quanti ritenuti dagli inquirenti attori in cessioni di terreni e immobili di proprietà della Curia (Metropolis)

SALERNO. AGENZIA DELLE ENTRATE, 13 PRETI NEI GUAI

Agenzia delle entrate, 13 preti nei guai
Agenzia delle entrate, 13 preti nei guai
Salerno. Non solo don Nunzio Scarano costretto a giustificare danaro. Tredici sacerdoti incardinati presso la Diocesi di Salerno - Acerno - Campagna oggetto di accertamenti da parte dell’Agenzia delle entrate per difformità riscontrate nelle dichiarazioni dei redditi presentate durante il periodo compreso tra il 2009 ed il 2011. In alcuni casi i preti, di cui la stragrande maggioranza è alla guida di parrocchie a Salerno, Battipaglia, Eboli e nella valle dell’Irno, ma alcuni religiosi sono titolari dell’attività pastorale a Montoro Inferiore, avrebbero presentato opposizione rispetto agli atti ricevuti. In altri, invece, hanno sottoscritto una transazione con la quale di fatto dichiaravano le proprie responsabilità rispetto a quanto loro contestato e contemporaneamente la volontà di pagare le differenze dovute secondo l’erario. Tra i sacerdoti che hanno deciso di trovare l’accordo con l’Agenzia delle Entrate anche don Comincio Lanzara, memoria oltre che presenza storica della Curia dove ha ricoperto ruoli di rilievo al fianco prima del vescovo monsignor Guerino Grimaldi e poi del suo successore Giovanni Pierro. Accertamenti hanno riguardato pure don Mario Salerno che negli anni oggetto delle contestazioni da parte dell’Agenzia delle entrate era presidente a Salerno dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero. Ma sono diversi i sacerdoti che hanno ricevuto dall’Agenzia delle entrate richiese di chiarimenti e chi non ha risposto avrebbe anche visto notificarsi cartelle esattoriali. Notevole attenzione alle problematiche fiscali viene data dalla Curia di Salerno e, non a caso, lo stesso arcivescovo Luigi Moretti già dal suo insediamento ha chiesto ai suoi più stretti collaboratori di non lasciare nulla al caso e di sensibilizzare tutti i sacerdoti al rispetto delle normative vigenti. Quella degli accertamenti fiscali a carico di alcuni sacerdoti della diocesi Salerno – Acerno – Campagna è una vicenda verificatasi già nei primi anni del 2000 quando, in seguito ad alcune inchieste della magistratura riguardanti la gestione delle Congreghe, vennero effettuati controlli sulle disponibilità economiche in capo a diversi preti. In quel caso non risultarono irregolarità formali per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi o la tenuta della contabilità relativamente alle strutture aperte anche alla partecipazione dei fedeli. Ma nell’occhio del ciclone furono quanti ritenuti dagli inquirenti attori in cessioni di terreni e immobili di proprietà della Curia (Metropolis)

Dietro l’ondata di clandestini? Un prete in Vaticano

Un prete eritreo riceve una telefonata, l’ennesima. E’ sempre lui, Don Mosé Zerai, tutti i passeurs hanno il suo numero. Dietro ogni sbarco con “telefonata”, c’è il prete eritreo. Prima c’era anche Boldrini, ora ha altri impegni.
Il traffico funziona in questo modo. Si prende il mare dalla Libia, poi si danneggia il barcone e si avvisa Don Mosè Zerai – il sacerdote eritreo responsabile dell’agenzia Habeshia – da quel momento parte la segnalazione del sacerdote alla Guardia Costiera: “mi hanno chiamato e stanno affondando, sono…”. Il resto lo immaginate: i nostri “crocerossini” corrono in acque libiche a prendersi i clandestini.
In basso troverete una serie di screenshots che il “prete” pubblica sulla sua pagina Facebook, segnalando ai coloni già presenti in Italia la sua attività. Tutto avviene alla luce del sole. Con la protezione del Vaticano. Poi, però, quelli che lui definisce profughi – di quale guerra? – non finiscono in Vaticano, ma nelle nostre città.
Intanto nessun magistrato indaga. Eppure ci sarebbero ottimi motivi: come mai gli scafisti hanno il suo numero? Conoscete disperati col satellitare? E’, il prete, per caso anche implicato nella truffa dei falsi profughi minorenni?
A quanto pare, la procura di Roma non han tempo per indagare Don Mosè Zerai e i suoi strani contatti.
Il business dei “profughi” è un business fiorente che ha ben attecchito nella cerchia dei “preti” xenofili e delle loro associazioni. Non è quindi bizzarro che, visti i soldi che ogni immigrato vale per l’associazione che lo ospita, la stessa cerchi di farne arrivare il più possibile. Bizzarro è che nessuno indaghi.
Intanto, altri 1000 invasori – e altri in arrivo secondo Zerai, che è più aggiornato dell’Ansa, sono stati raccolti dalla Guardia Costiera e, da oggi, riceveranno 45€ al giorno delle nostre tasse. Vitto e alloggio escluso, ovviamente.
Ancora più scioccante, è che la Guardia Costiera risponda con ossequio al ‘prete’- lo leggerete negli screenshots in basso – e che, una volta salvato il barcone, la prima volta, non abbia richiesto indagini su questo personaggio che riceve chiamate dai trafficanti di carne umana. No, continuano a correre dove lui li manda.
Nessuno fa un’interrogazione parlamentare ad Angelino Alfano, il quale intanto dorme un profondo sonno?
Buonanotte Angelino.
https://www.facebook.com/abbamussie.zerai

FONTE

Dietro l’ondata di clandestini? Un prete in Vaticano

Un prete eritreo riceve una telefonata, l’ennesima. E’ sempre lui, Don Mosé Zerai, tutti i passeurs hanno il suo numero. Dietro ogni sbarco con “telefonata”, c’è il prete eritreo. Prima c’era anche Boldrini, ora ha altri impegni.
Il traffico funziona in questo modo. Si prende il mare dalla Libia, poi si danneggia il barcone e si avvisa Don Mosè Zerai – il sacerdote eritreo responsabile dell’agenzia Habeshia – da quel momento parte la segnalazione del sacerdote alla Guardia Costiera: “mi hanno chiamato e stanno affondando, sono…”. Il resto lo immaginate: i nostri “crocerossini” corrono in acque libiche a prendersi i clandestini.
In basso troverete una serie di screenshots che il “prete” pubblica sulla sua pagina Facebook, segnalando ai coloni già presenti in Italia la sua attività. Tutto avviene alla luce del sole. Con la protezione del Vaticano. Poi, però, quelli che lui definisce profughi – di quale guerra? – non finiscono in Vaticano, ma nelle nostre città.
Intanto nessun magistrato indaga. Eppure ci sarebbero ottimi motivi: come mai gli scafisti hanno il suo numero? Conoscete disperati col satellitare? E’, il prete, per caso anche implicato nella truffa dei falsi profughi minorenni?
A quanto pare, la procura di Roma non han tempo per indagare Don Mosè Zerai e i suoi strani contatti.
Il business dei “profughi” è un business fiorente che ha ben attecchito nella cerchia dei “preti” xenofili e delle loro associazioni. Non è quindi bizzarro che, visti i soldi che ogni immigrato vale per l’associazione che lo ospita, la stessa cerchi di farne arrivare il più possibile. Bizzarro è che nessuno indaghi.
Intanto, altri 1000 invasori – e altri in arrivo secondo Zerai, che è più aggiornato dell’Ansa, sono stati raccolti dalla Guardia Costiera e, da oggi, riceveranno 45€ al giorno delle nostre tasse. Vitto e alloggio escluso, ovviamente.
Ancora più scioccante, è che la Guardia Costiera risponda con ossequio al ‘prete’- lo leggerete negli screenshots in basso – e che, una volta salvato il barcone, la prima volta, non abbia richiesto indagini su questo personaggio che riceve chiamate dai trafficanti di carne umana. No, continuano a correre dove lui li manda.
Nessuno fa un’interrogazione parlamentare ad Angelino Alfano, il quale intanto dorme un profondo sonno?
Buonanotte Angelino.
https://www.facebook.com/abbamussie.zerai

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Vaticano/ Lobby gay, Venerabilis rincara la dose e attacca Bertone. Viaggio nel forum della "fraternità": tra chi cerca sesso e chi fede

di Antonino D'Anna
Venerabilis torna all'attacco, e stavolta spara a zero su tutti. Dopo le dure prese di posizione dei giorni scorsi raccontate daAffaritaliani, che hanno visto la “fraternità omosensibile” dire la sua a proposito della lobby gay in Vaticano denunciata da Papa Francesco, ora i fratres aggiustano il tiro. E cominciano a far trapelare altre indiscrezioni (ricordiamo ai lettori che alcuni tra i Venerabilis sarebbero sacerdoti di Curia). E lo fanno attraverso Twitter. Vediamo come.
E BERTONE?- Mattina del 15 giugno, i fratres alzano la voce contro un personaggio molto potente e molto importante: il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone: “Come mai nessuna parola sulla Lobby SDB (Società Don Bosco, ossia i salesiani, N.d.R.) del Card Bertone ? Sembra che fa comodo a certi parlare della Curai Romana come di una Lobby Gay !!!”. Poi poco dopo pubblicano una foto tratta da un Gay Pride e si chiedono: “Nessuno sembra essere interessato a parlare di LOBBY GAY fuori il Vaticano - Come mai ? Forse non esiste ?”. La mattina romana, con la sua aria frizzantina, stimola ulteriormente la voglia di indiscrezioni dei fratres. Che lanciano un'accusa pesante.
COMPLOTTO CONTRO FRANCESCO- Ecco qua, 8:37 del 15 giugno: “The Curia's "Gay Lobby" o come diabolizzare la Curia Romana per indebolire il potere del Pontefice - Una banda di 8 cardinali all'opera”. Una “banda di 8 cardinali”, che però sono stati scelti dal Pontefice in carica. Evidentemente ai fratres l'operazione avviata da Jorge Mario Bergoglio per la riforma della Curia non piace. Ma c'è di più, ed è un'accusa più sottile (e più grave). La riforma indebolirebbe il potere papale; ma al tempo stesso autrice della riforma è una banda di cardinali nominati dal Papa. Delle due l'una: o il Papa vuole indevolire il suo potere (che potrebbe anche starci, visto l'accento del Papa sul suo essere vescovo di Roma); oppure c'è qualcuno che soffia consigli sbagliati a Bergoglio, il quale ha costituito una commissione evidentemente – per i fratres – non in grado di compiere rettamente il suo compito. Questioni di punti di vista.
CENSURE E TELEFONI- Sono le 10:51 di questo convulso 15 giugno. Venerabilis avvisa: “PRIMA CENSURA > L'indirizzo VENERABILIS.TK viene di saltare Dopo il tentativo di oscuramento del sito via spaming, salta l'indirizzo”. Poi due avvisi. Il primo riguarda una riunione della “fraternità”: “+V+ AVVISO (1) - L'incontro annuale 2013 previsto per fine luglio è mantenuto - 56 +VENERABILIS+ già iscritti Sarano accolti 11 nuovi membri”. Secondo, e più grave: “V+ AVVISO (2) - Evitare usare i telefoni dall'ufficio x comunicare Usare iVostiCell. viaSMS evitare parole chiave DalCentralino ciASCOLTANO”. E ancora: “+V+ AVVISO (3) - Dal 13 giugno più di 6000 visite al giorno - Il sito rege ma fino a quando? Questa pubblicita eccessiva non giovera al sito”.
IL POTERE CONTA- Ma alla fine l'argomento principe di questi giorni, per i fratres, è uno e uno solo, questo. Ore 14.41 del 15 giugno, e per ora ultimo tweet di Venerabilis: “Ci voleva 1 motivo 1 ragione ed ora cel'hanno: La CURIA ROMANA è UN COVO di PRETI GAY Ora hanno trovato una scusa x la loro pseudo-riforma”. Sarà vero?
(Segue: Ma sulle pagine di Venerabilis esiste anche un forum. Tra chi cerca sesso e incontri con sacerdoti "cicciotti", c'è anche chi prova a conciliare la sua omosessualità con la fede cattolica. Ecco i post...)
“CERCO PRETE...”- Ma Venerabilis non è solo un punto bene informato a proposito dei sacerdoti omosessuali in Vaticano e nella Chiesa. È anche un punto d'incontro. Basta scorrere le pagine della sua chat, o del forum plurilingue, per poter trovare richieste, curiosità e spiegazioni. L'aggiornamento è lento, ma è interessante indicare alcuni interventi dell'ultimo anno. Il primo è quello di un ragazzo napoletano che chiede aiuto: “Buongiorno a tutti.
Come molti ragazzi,ho un problema con me stesso,so di essere omosessuale,ma non mi accetto. La tv,la chiesa,dice che è sbagliato ed io mi faccio condizionare da cio'.anche la famiglia gioca un ruolo importante,penso che non accetterebbero mai un figlio omosessuale,e per di piu' attratto da persone molto piu' grandi di lui. Chiedo aiuto ai preti della zona di Napoli,sono disposto anche a spostarmi in paesi limitrofi,vorrei anche potermi confessare,visto non lo faccio da anni,avendo paura di esternare il mio "problema".
Ho 25 anni,sono di napoli”. Poi richieste, come questa da un prete romano: “Ciao a tutti, sono un prete romano di 34 anni; vorrei conoscere un ragazzo tra i 25 e i 35 anni per instaurare un'amicizia bella, pulita, di reale condivisione di qualcosa di bello”. Ancora: “salve , 
ho 27 anni, scrivo dalla provincia di brescia.
Mi piacerebbe conoscere un amico maturo con cui codividere e parlare del "nostro essere"”.
“LA NOTTE NON DORMO”- Un ragazzo si confessa: “Salve a tutti, questa è l'ennesima notte che non dormo... ultimamente la pulsione che provo, e che ho sempre represso, verso la semplice possibilità di avere dei rapporti intimi con un uomo si sta facendo sempre più forte ed ho serie difficoltà ad affrontare la vita quotidiana a causa delle innumerevoli pressioni che ricevo costantemente e che mi obbligano a mantenere in qualsiasi circostanza un contegno oggettivamente paragonabile ad una gabbia, ad un carcere... Pur con tutta l'autostima di questo mondo sento di essere un potenziale corto circuito in un sistema perfetto, una sorta di errore della natura il cui corredo genetico non vale la pena di tramandare alle future generazioni...
Sono in crisi e davvero non riesco a vedere spiraglio alcuno in questa vita fatta di carne, pulsioni e tanto contegno.
Sono disperato, cerco compassione, una mano tesa che mi salvi da questo baratro...”.
SESSO? FORSE- Poi c'è chi chiede: “Cerco prete per incontri a Milano”. Da Palermo arriva una richiesta: “Cerco nella massima discrezione un ragazzo-uomo prete o seminarista. Spero di ricevere delle risposte”. Altro intervento: “Cerco un sacerdote o frate maturo, sopra i 50 anni, per amicizia e approfondimento. Le persone cicciotte o sovrappeso mi ispirano simpatia e tenerezza e mi fanno sentire particolarmente a mio agio!”. Ancora: “Ciao. Sono seminarista brasiliano a Roma. Vorrei amicizia con preti a Roma”. E poi, più semplicemente: “Sono di Milano, mi piacerebbe ricevere dei contatti...”. Ancora una richiesta di aiuto: “Ciao, sono un ragazzo di bari, che sta vivendo molto male la sua tendenza omosesssuale e il parallelo percorso di fede....
Cerco un sacerdote disposto ad aiutarmi in questo cammino... l”.
COMING OUT E FEDE- Forse la sintesi di chi si rivolge a queste pagine, al di là di chi lascia intendere la ricerca di sesso, è nel disagio che un omosessuale prova a dirsi cattolico ed a vivere da cattolico la sua omosessualità. È qui che – paradossalmente, ma non troppo – si può capire la necessità di rispetto e comprensione per i gay che l'allora cardinale Joseph Ratzinger aveva indicato nella lettera sulla pastorale per gli omosessuali del 1986. E riportiamo infatti questo post: “Padre Venerabilis. Sono un uomo di 50 anni di Roma. Devo dire che sono Gay e sto cercando un sacerdote di Roma per confessarmi. Lo cerco con le mie stesse tendenze altrimenti non mi capirebbe e mi vergognerei a confessarmi. Vivo solo nel mio appartamento di Roma dove potrei ricevere la confessione oppure potro' confessarmi dove vorra' lui. Ho tanto bisogno di una pace interiore e forse confessandomi la otterrei”. Auguri.

Vaticano/ Lobby gay, Venerabilis rincara la dose e attacca Bertone. Viaggio nel forum della "fraternità": tra chi cerca sesso e chi fede

di Antonino D'Anna
Venerabilis torna all'attacco, e stavolta spara a zero su tutti. Dopo le dure prese di posizione dei giorni scorsi raccontate daAffaritaliani, che hanno visto la “fraternità omosensibile” dire la sua a proposito della lobby gay in Vaticano denunciata da Papa Francesco, ora i fratres aggiustano il tiro. E cominciano a far trapelare altre indiscrezioni (ricordiamo ai lettori che alcuni tra i Venerabilis sarebbero sacerdoti di Curia). E lo fanno attraverso Twitter. Vediamo come.
E BERTONE?- Mattina del 15 giugno, i fratres alzano la voce contro un personaggio molto potente e molto importante: il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone: “Come mai nessuna parola sulla Lobby SDB (Società Don Bosco, ossia i salesiani, N.d.R.) del Card Bertone ? Sembra che fa comodo a certi parlare della Curai Romana come di una Lobby Gay !!!”. Poi poco dopo pubblicano una foto tratta da un Gay Pride e si chiedono: “Nessuno sembra essere interessato a parlare di LOBBY GAY fuori il Vaticano - Come mai ? Forse non esiste ?”. La mattina romana, con la sua aria frizzantina, stimola ulteriormente la voglia di indiscrezioni dei fratres. Che lanciano un'accusa pesante.
COMPLOTTO CONTRO FRANCESCO- Ecco qua, 8:37 del 15 giugno: “The Curia's "Gay Lobby" o come diabolizzare la Curia Romana per indebolire il potere del Pontefice - Una banda di 8 cardinali all'opera”. Una “banda di 8 cardinali”, che però sono stati scelti dal Pontefice in carica. Evidentemente ai fratres l'operazione avviata da Jorge Mario Bergoglio per la riforma della Curia non piace. Ma c'è di più, ed è un'accusa più sottile (e più grave). La riforma indebolirebbe il potere papale; ma al tempo stesso autrice della riforma è una banda di cardinali nominati dal Papa. Delle due l'una: o il Papa vuole indevolire il suo potere (che potrebbe anche starci, visto l'accento del Papa sul suo essere vescovo di Roma); oppure c'è qualcuno che soffia consigli sbagliati a Bergoglio, il quale ha costituito una commissione evidentemente – per i fratres – non in grado di compiere rettamente il suo compito. Questioni di punti di vista.
CENSURE E TELEFONI- Sono le 10:51 di questo convulso 15 giugno. Venerabilis avvisa: “PRIMA CENSURA > L'indirizzo VENERABILIS.TK viene di saltare Dopo il tentativo di oscuramento del sito via spaming, salta l'indirizzo”. Poi due avvisi. Il primo riguarda una riunione della “fraternità”: “+V+ AVVISO (1) - L'incontro annuale 2013 previsto per fine luglio è mantenuto - 56 +VENERABILIS+ già iscritti Sarano accolti 11 nuovi membri”. Secondo, e più grave: “V+ AVVISO (2) - Evitare usare i telefoni dall'ufficio x comunicare Usare iVostiCell. viaSMS evitare parole chiave DalCentralino ciASCOLTANO”. E ancora: “+V+ AVVISO (3) - Dal 13 giugno più di 6000 visite al giorno - Il sito rege ma fino a quando? Questa pubblicita eccessiva non giovera al sito”.
IL POTERE CONTA- Ma alla fine l'argomento principe di questi giorni, per i fratres, è uno e uno solo, questo. Ore 14.41 del 15 giugno, e per ora ultimo tweet di Venerabilis: “Ci voleva 1 motivo 1 ragione ed ora cel'hanno: La CURIA ROMANA è UN COVO di PRETI GAY Ora hanno trovato una scusa x la loro pseudo-riforma”. Sarà vero?
(Segue: Ma sulle pagine di Venerabilis esiste anche un forum. Tra chi cerca sesso e incontri con sacerdoti "cicciotti", c'è anche chi prova a conciliare la sua omosessualità con la fede cattolica. Ecco i post...)
“CERCO PRETE...”- Ma Venerabilis non è solo un punto bene informato a proposito dei sacerdoti omosessuali in Vaticano e nella Chiesa. È anche un punto d'incontro. Basta scorrere le pagine della sua chat, o del forum plurilingue, per poter trovare richieste, curiosità e spiegazioni. L'aggiornamento è lento, ma è interessante indicare alcuni interventi dell'ultimo anno. Il primo è quello di un ragazzo napoletano che chiede aiuto: “Buongiorno a tutti.
Come molti ragazzi,ho un problema con me stesso,so di essere omosessuale,ma non mi accetto. La tv,la chiesa,dice che è sbagliato ed io mi faccio condizionare da cio'.anche la famiglia gioca un ruolo importante,penso che non accetterebbero mai un figlio omosessuale,e per di piu' attratto da persone molto piu' grandi di lui. Chiedo aiuto ai preti della zona di Napoli,sono disposto anche a spostarmi in paesi limitrofi,vorrei anche potermi confessare,visto non lo faccio da anni,avendo paura di esternare il mio "problema".
Ho 25 anni,sono di napoli”. Poi richieste, come questa da un prete romano: “Ciao a tutti, sono un prete romano di 34 anni; vorrei conoscere un ragazzo tra i 25 e i 35 anni per instaurare un'amicizia bella, pulita, di reale condivisione di qualcosa di bello”. Ancora: “salve , 
ho 27 anni, scrivo dalla provincia di brescia.
Mi piacerebbe conoscere un amico maturo con cui codividere e parlare del "nostro essere"”.
“LA NOTTE NON DORMO”- Un ragazzo si confessa: “Salve a tutti, questa è l'ennesima notte che non dormo... ultimamente la pulsione che provo, e che ho sempre represso, verso la semplice possibilità di avere dei rapporti intimi con un uomo si sta facendo sempre più forte ed ho serie difficoltà ad affrontare la vita quotidiana a causa delle innumerevoli pressioni che ricevo costantemente e che mi obbligano a mantenere in qualsiasi circostanza un contegno oggettivamente paragonabile ad una gabbia, ad un carcere... Pur con tutta l'autostima di questo mondo sento di essere un potenziale corto circuito in un sistema perfetto, una sorta di errore della natura il cui corredo genetico non vale la pena di tramandare alle future generazioni...
Sono in crisi e davvero non riesco a vedere spiraglio alcuno in questa vita fatta di carne, pulsioni e tanto contegno.
Sono disperato, cerco compassione, una mano tesa che mi salvi da questo baratro...”.
SESSO? FORSE- Poi c'è chi chiede: “Cerco prete per incontri a Milano”. Da Palermo arriva una richiesta: “Cerco nella massima discrezione un ragazzo-uomo prete o seminarista. Spero di ricevere delle risposte”. Altro intervento: “Cerco un sacerdote o frate maturo, sopra i 50 anni, per amicizia e approfondimento. Le persone cicciotte o sovrappeso mi ispirano simpatia e tenerezza e mi fanno sentire particolarmente a mio agio!”. Ancora: “Ciao. Sono seminarista brasiliano a Roma. Vorrei amicizia con preti a Roma”. E poi, più semplicemente: “Sono di Milano, mi piacerebbe ricevere dei contatti...”. Ancora una richiesta di aiuto: “Ciao, sono un ragazzo di bari, che sta vivendo molto male la sua tendenza omosesssuale e il parallelo percorso di fede....
Cerco un sacerdote disposto ad aiutarmi in questo cammino... l”.
COMING OUT E FEDE- Forse la sintesi di chi si rivolge a queste pagine, al di là di chi lascia intendere la ricerca di sesso, è nel disagio che un omosessuale prova a dirsi cattolico ed a vivere da cattolico la sua omosessualità. È qui che – paradossalmente, ma non troppo – si può capire la necessità di rispetto e comprensione per i gay che l'allora cardinale Joseph Ratzinger aveva indicato nella lettera sulla pastorale per gli omosessuali del 1986. E riportiamo infatti questo post: “Padre Venerabilis. Sono un uomo di 50 anni di Roma. Devo dire che sono Gay e sto cercando un sacerdote di Roma per confessarmi. Lo cerco con le mie stesse tendenze altrimenti non mi capirebbe e mi vergognerei a confessarmi. Vivo solo nel mio appartamento di Roma dove potrei ricevere la confessione oppure potro' confessarmi dove vorra' lui. Ho tanto bisogno di una pace interiore e forse confessandomi la otterrei”. Auguri.