sabato 13 luglio 2013

PIÙ BUONO DI COSI'

Ma quanto è buono questo papa, dice tutte le mattine "buongiorno".
Ora ha riformato il codice penale e tutti sono entusiasti perchè credono che lo abbia fatto di sua spontanea iniziativa per punire il vizietto atavico del suo clero, la pedofilia.
Quella frase roboante "motu proprio" lascia intendere proprio che sia così.
Anche gli atei ci sono cascati e hanno cominciato a pensare che forse questo papa che si comporta come un parroco di campagna sia davvero un conquistatore di consensi perchè il suo pensiero per i deboli sembra autentico.
E' autentico come una banconota da tre euro.
Si dà il caso che all'ONU si siano accorti che i preti hanno una tendenza planetaria alla pedofilia, e che la protezione che lo Stato del Vaticano accorda ai suoi delinquenti è un tantino in contrasto con le convenzioni internazionali sui diritti umani ed in particolare con la Convenzione sui diritti dei fanciulli.
Nessuno finora era riuscito ad inchiodare lo Stato del Vaticano alle sue responsabilità.
Ora ci sta provando l'ONU ed ha imposto allo staterello dittatoriale di redigere un rapporto che dovrà essere consegnato entro novembre 2013, nel quale il Vaticano dovrà dire quali misure siano state adottate nel fornire assistenza alle vittime, quali misure siano state adottate per la riabilitazione e soprattutto per il risarcimento. 
L'ONU ha anche chiesto di fornire informazioni dettagliate sulle iniziative adottate per il trattamento degli autori di reati e qui era troppo imbarazzante presentarsi con la direttiva applicata da Ratzinger per quaranta anni, meglio nota come "crimen sollicitationis", che prevedeva, per gli autori dei reati, una partita a nascondino da una parrocchia all'altra e tre avemmarie.
Bergoglio, senza abrogare la precedente direttiva, ha adottato un nuovo codice penale per gettare fumo negli occhi.
Non sembra di scorgere alcuna norma, nel nuovo codice penale, che imponga ad un prete di collaborare con l'autorità civile denunciando gli autori e comunque all'ONU sanno già che il diritto canonico, ritenuto diritto divino, prevale sul diritto penale e lo vanifica.
A gennaio 2014 il Vaticano dovrà presentarsi in audizione davanti alle Nazioni Unite.
Ma il papa buono, più buono di quell'altro papabuono, non smetterà per questo di conquistare consensi, perchè, in definitiva, ognuno vede solo ciò che vuole vedere.


PIÙ BUONO DI COSI'

Ma quanto è buono questo papa, dice tutte le mattine "buongiorno".
Ora ha riformato il codice penale e tutti sono entusiasti perchè credono che lo abbia fatto di sua spontanea iniziativa per punire il vizietto atavico del suo clero, la pedofilia.
Quella frase roboante "motu proprio" lascia intendere proprio che sia così.
Anche gli atei ci sono cascati e hanno cominciato a pensare che forse questo papa che si comporta come un parroco di campagna sia davvero un conquistatore di consensi perchè il suo pensiero per i deboli sembra autentico.
E' autentico come una banconota da tre euro.
Si dà il caso che all'ONU si siano accorti che i preti hanno una tendenza planetaria alla pedofilia, e che la protezione che lo Stato del Vaticano accorda ai suoi delinquenti è un tantino in contrasto con le convenzioni internazionali sui diritti umani ed in particolare con la Convenzione sui diritti dei fanciulli.
Nessuno finora era riuscito ad inchiodare lo Stato del Vaticano alle sue responsabilità.
Ora ci sta provando l'ONU ed ha imposto allo staterello dittatoriale di redigere un rapporto che dovrà essere consegnato entro novembre 2013, nel quale il Vaticano dovrà dire quali misure siano state adottate nel fornire assistenza alle vittime, quali misure siano state adottate per la riabilitazione e soprattutto per il risarcimento. 
L'ONU ha anche chiesto di fornire informazioni dettagliate sulle iniziative adottate per il trattamento degli autori di reati e qui era troppo imbarazzante presentarsi con la direttiva applicata da Ratzinger per quaranta anni, meglio nota come "crimen sollicitationis", che prevedeva, per gli autori dei reati, una partita a nascondino da una parrocchia all'altra e tre avemmarie.
Bergoglio, senza abrogare la precedente direttiva, ha adottato un nuovo codice penale per gettare fumo negli occhi.
Non sembra di scorgere alcuna norma, nel nuovo codice penale, che imponga ad un prete di collaborare con l'autorità civile denunciando gli autori e comunque all'ONU sanno già che il diritto canonico, ritenuto diritto divino, prevale sul diritto penale e lo vanifica.
A gennaio 2014 il Vaticano dovrà presentarsi in audizione davanti alle Nazioni Unite.
Ma il papa buono, più buono di quell'altro papabuono, non smetterà per questo di conquistare consensi, perchè, in definitiva, ognuno vede solo ciò che vuole vedere.


mercoledì 10 luglio 2013

Cappellani a peso d’oro, costano come i generali

di Andrea Koveos
Anche quest’anno lo Stato non sarà laico e lo stipendio dei cappellani militari è salvo. Tanto paga il ministero della Difesa. Quanto costa allo Stato la cura spirituale dei militari impegnati in missione? Quasi 17 milioni di euro. Questa cifra comprende gli stipendi, le pensioni e il mantenimento degli uffici. Solo questi pesano 2 milioni di euro l’anno. I cappellani in attività sono 134 e i loro stipendi, equiparati a quelli dei generali, ammontano a 6 milioni e 300 mila euro. Per quanto riguarda le spese pensionistiche, non essendo chiaro nemmeno al ministro l’ammontare complessivo delle erogazioni, è possibile unicamente fare una stima approssimativa.
In ogni caso l’importo annuo lordo del trattamento pensionistico ordinario dei cappellani dovrebbe ammontare a circa 43 mila euro lordi. Considerando che i cappellani che sono andati in pensione negli ultimi 20 anni sono 156 l’importo complessivo è di 6 milioni e 700mila euro. C’è di più. I cappellani ricevono stipendi dallo Stato ma possono maturare la pensione in anticipo rispetto agli altri lavoratori dipendenti e rispetto al militare pari grado e non mancano nemmeno casi di baby-pensionati.
cappellanoIl prelato, infatti, che porta a casa la stessa busta paga di un generale di brigata in congedo, ha diritto a una pensione fino a 4 mila euro al mese. Questo nonostante abbia prestato servizio per soli 3 anni. Compiuti i 63 anni, età per la quale un Generale di brigata è collocato in congedo, ha maturato il vitalizio. Un problema quello dei preti con l’elmetto finito un anno fa in discussione alla Camera dei deputati.

La proposta di alcuni parlamentari radicali era semplice “Al personale del servizio assistenza spirituale non compete il trattamento economico a carico dello Stato, ovvero del Ministero della difesa. In più il coordinamento con l’Ordinariato militare, il trattamento economico e previdenziale del personale del servizio assistenza spirituale è assicurato dalla diocesi dell’ambito territoriale del comando militare”.
Ma l’allora presidente Gianfranco Fini, dimostrando l’estrema devozione della partitocrazia alla sacralità della “casta ecclesiastica-militare, non fece una grinza: “Del resto, già in precedenti occasioni, sia in sede referente sia in Assemblea, sono stati dichiarati inammissibili emendamenti di identico contenuto, in quanto la materia trattata è oggetto di intesa tra lo Stato italiano e la Conferenza episcopale italiana.
Una risposta inaccettabili per i firmatari di una proposta che mirava al taglio degli sprechi e dei privilegi.
Sostenere contrariamente alla legge e al diritto che la disciplina del trattamento economico dei cappellani militari sia tra le questioni tutelate dal Concordato, e quindi indirettamente elevata a norma di rango costituzionale, dimostrerebbe una scarsa conoscenza della materia. Se la Difesa rinunciasse a pagare i ricchi stipendi dei cappellani non inciderebbe in alcun modo sul Concordato perché non modificherebbe alcuna “intesa”, che di fatto è inesistente.
La recente riformulazione dell’articolo 17 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 che (Servizio di assistenza spirituale) conferma che “l’intesa” a cui fanno riferimento le diverse Istituzioni parlamentari non esiste.

Cappellani a peso d’oro, costano come i generali

di Andrea Koveos
Anche quest’anno lo Stato non sarà laico e lo stipendio dei cappellani militari è salvo. Tanto paga il ministero della Difesa. Quanto costa allo Stato la cura spirituale dei militari impegnati in missione? Quasi 17 milioni di euro. Questa cifra comprende gli stipendi, le pensioni e il mantenimento degli uffici. Solo questi pesano 2 milioni di euro l’anno. I cappellani in attività sono 134 e i loro stipendi, equiparati a quelli dei generali, ammontano a 6 milioni e 300 mila euro. Per quanto riguarda le spese pensionistiche, non essendo chiaro nemmeno al ministro l’ammontare complessivo delle erogazioni, è possibile unicamente fare una stima approssimativa.
In ogni caso l’importo annuo lordo del trattamento pensionistico ordinario dei cappellani dovrebbe ammontare a circa 43 mila euro lordi. Considerando che i cappellani che sono andati in pensione negli ultimi 20 anni sono 156 l’importo complessivo è di 6 milioni e 700mila euro. C’è di più. I cappellani ricevono stipendi dallo Stato ma possono maturare la pensione in anticipo rispetto agli altri lavoratori dipendenti e rispetto al militare pari grado e non mancano nemmeno casi di baby-pensionati.
cappellanoIl prelato, infatti, che porta a casa la stessa busta paga di un generale di brigata in congedo, ha diritto a una pensione fino a 4 mila euro al mese. Questo nonostante abbia prestato servizio per soli 3 anni. Compiuti i 63 anni, età per la quale un Generale di brigata è collocato in congedo, ha maturato il vitalizio. Un problema quello dei preti con l’elmetto finito un anno fa in discussione alla Camera dei deputati.

La proposta di alcuni parlamentari radicali era semplice “Al personale del servizio assistenza spirituale non compete il trattamento economico a carico dello Stato, ovvero del Ministero della difesa. In più il coordinamento con l’Ordinariato militare, il trattamento economico e previdenziale del personale del servizio assistenza spirituale è assicurato dalla diocesi dell’ambito territoriale del comando militare”.
Ma l’allora presidente Gianfranco Fini, dimostrando l’estrema devozione della partitocrazia alla sacralità della “casta ecclesiastica-militare, non fece una grinza: “Del resto, già in precedenti occasioni, sia in sede referente sia in Assemblea, sono stati dichiarati inammissibili emendamenti di identico contenuto, in quanto la materia trattata è oggetto di intesa tra lo Stato italiano e la Conferenza episcopale italiana.
Una risposta inaccettabili per i firmatari di una proposta che mirava al taglio degli sprechi e dei privilegi.
Sostenere contrariamente alla legge e al diritto che la disciplina del trattamento economico dei cappellani militari sia tra le questioni tutelate dal Concordato, e quindi indirettamente elevata a norma di rango costituzionale, dimostrerebbe una scarsa conoscenza della materia. Se la Difesa rinunciasse a pagare i ricchi stipendi dei cappellani non inciderebbe in alcun modo sul Concordato perché non modificherebbe alcuna “intesa”, che di fatto è inesistente.
La recente riformulazione dell’articolo 17 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 che (Servizio di assistenza spirituale) conferma che “l’intesa” a cui fanno riferimento le diverse Istituzioni parlamentari non esiste.

La rete nazionale antipedofilia Rete L’ABUSO diventa sezione tematica indipendente della CASA DELLA LEGALITA’ E DELLA CULTURA Onlus.

È stato sottoscritto ieri con parere unanime del Consiglio Direttivo l’accordo di delega tra il Presidente della CASA DELLA LEGALITA’ Onlus Christian Abbondanza e il Portavoce della Rete Nazionale L’ABUSO Francesco Zanardi per cui ai sensi dell’articolo 2 punto 9 dello statuto della CASA DELLA LEGALITA’ E DELLA CULTURA Onlus, delega Francesco Zanardi Referente-Responsabile del Comitato Tematico Rete L’ABUSO.
Un passo che maturava da tempo data anche la necessità di formalizzare quella che ormai una realtà nazionale. Questo solo uno dei primi passi nell’ambito di una serie di iniziative che permetterà la realizzazione delle sedi regionali della Rete, attualmente già operative in tutta Italia dove da tempo Rete L’ABUSO non solo attua un importantissimo servizio documentale e di monitoraggio, ma grazie a una capillare rete di avvocati è in grado di dare supporto legale alle vittime.
Nei progetti in fase di realizzazione, Rete L’ABUSO ha al primo posto nei suoi obbiettivi la realizzazione di gruppi di auto aiuto, strumento di fondamentale importanza per la vittima, la quale nella quasi totalità dei casi non riesce a fare outing con le proprie forze, trovandosi così precluso non solo l’accesso ad un supporto psicologico ma anche alla possibilità di tutelarsi legalmente.
Di fondamentale importanza anche la prevenzione, purtroppo totalmente inesistente nel nostro paese, grazie alla quale i genitori e anche le potenziali vittime possono imparare a cogliere quei segnali che gli permettono di accorgersi quando si è di fronte a una situazione di potenziale pericolo.
Un altro strumento di fondamentale importanza che sarà attivo e disponibile già nelle prossime settimane è “ABUSE-TRACKERS”. Realizzato sul modello statunitense di Bishop Accountability l’ABUSE TRACKERS ha lo scopo non solo di documentare tutti i casi di abusi sessuali commessi da membri del clero, ma al suo interno conterrà anche le sentenze e tutti i dati fondamentali utili ai legali della Rete e non, per ricostruire una cronologia storica del pedo-criminale e una mappatura dettagliata degli spostamenti che il sacerdote ha fatto sul territorio europeo. Un deterrente notevole che non permetterà più che la chiesa risolva i casi di pedofilia spostando in un altra parrocchia il sacerdote, permettendo cosi di continuare ad abusare ed omettendo allo stesso pedofilo un percorso terapeutico di cura.
Il TRACKERS sarà accessibile anche da smartphone e suddiviso in tre parti , una pubblica nella quale si potrà inserire il nominativo e verificare se questa persona ha precedenti o anche solo segnalazioni, la seconda invece è riservata agli avvocati e agli operatori, mentre la terza sarà quella di inserimento dei dati. ABUSE-TRACKERS non sarà istallato sull’attuale piattaforma www.retelabuso.com ma su una piattaforma dedicata all’indirizzo già attivo www.retelabuso.org .
Francesco Zanardi
Portavoce di Rete L’ABUSO

lunedì 8 luglio 2013

Curare i gay: ritirato il progetto di legge


Il deputato federale brasiliano Joao Campos ha rinunciato alla sua proposta che prevedeva trattamenti terapeutici per combattere l'omosessualità.

Il deputato federale brasiliano Joao Campos del Psdb, partito di opposizione al governo di Dilma Rousseff, ha deciso di ritirare dalla Camera il polemico progetto di legge conosciuto come "cura gay", di cui era autore.

Campos, che è anche pastore evangelico, è tornato sui suoi passi su richiesta della sua stessa coalizione. Il progetto - che prevedeva di autorizzare psicologi a realizzare trattamenti terapeutici per far vincere l'omosessualità - è stato oggetto di forti contestazioni anche durante alcune delle numerose manifestazioni popolari di protesta andate in scena nelle ultime settimane in Brasile.

La proposta era stata nel frattempo approvata dalla commissione diritti umani della Camera, a sua volta presieduta da un altro pastore evangelico, Marco Feliciano, noto per le sue posizioni omofobiche e razziste.

FONTE

"Mea Maxima Culpa-Silenzio nella casa di Dio di Alex Gibney.

Consiglio a tutti la visione di questo film uscito pochi mesi fa, "Mea Maxima Culpa-Silenzio nella casa di Dio di Alex Gibney. Lo consiglio sopratutto a chi è spesso troppo garantista, a chi pensa ancora che la Chiesa Cattolica faccia del bene. Il quadro che emerge è quello di una pericolosissima associazione a delinquere. Papa Francesco, al di la delle promesse, che sono solo parole, pare, che anche lui non abbia la minima intenzione di affrontare il problema.
Un consiglio personale? Finche il Vaticano non interverrà con decisione, non mandate i vostri figli in chiesa, con questo non voglio dire che tutti i preti sono pedofili, ma purtroppo quando in una parrocchia un solo prete lo è, il Vaticano lo copre e se per disgrazia quel prete abusa di vostro figlio e voi denuncerete, il Vaticano vi distruggerà ancora di più di quanto il dramma di un figlio abusata abbia già fatto.

"Non evitare un evento che si ha l'obbligo di impedire, equivale a cagionarlo". Diceva questo nel 2012 il Giudice Fiorenza Giorgi del tribunale di Savona nel provvedimento emesso nel procedimento penale del Vescovo Dante Lafranconi, oggi ancora Vescovo a Cremona. Nei suoi confronti la chiesa non ha preso alcun provvedimento malgrado la gravità e l'inconfutabilità dei crimini da lui coperti.

Coprendo i criminali, si diventa criminali.