mercoledì 24 luglio 2013

E' la stampa, Eminenza. Quelle imperdibili news su Francesco

Oramai la sala stampa vaticana non si spreca nemmeno più. A fare propaganda papale e a passare le veline della Santa Sede ci pensano, genuflessi, i mass media italiani.

Grazie ai nostri mass media unificati abbiamo avuto modo di conoscere i seguenti fatti di importanza planetaria nonché universale.
Papa Francesco ha affrontato la scalinata che lo portava all'aereo per il Brasile portando il bagaglio a mano da solo.
Ben quaranta parmigiani (intesi come abitanti di Parma e non come forme del pregiato formaggio) sono andati a Rio come il Papa in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. 
Alcuni bagnanti brasiliani hanno fatto una scultura di sabbia raffigurante papa Francesco.
L'aereo del papa è atterrato a Rio con ben 17 minuti di anticipo sull'orario previsto.
Papa Francesco ha «fatto la battuta» in aereo dicendo «Dio è brasiliano, volevate anche il papa?».

Tutte queste notizie hanno avuto più o meno (sicuramente più) lo spazio riservato alle vere notizie . Ad esempio che ci sono stati numerosi e violenti scontri tra polizia e indignados brasiliani e che (anche) in Sudamerica sono sempre più pressanti le proteste per l'atteggiamento di chiusura verso gli omosessuali tenuto dalla Chiesa cattolica e i suoi sodali politici.
Quasi nullo invece lo spazio riservato alle statistiche ufficiali che raccontano di come negli ultimi 40 anni (1970-2010) i credenti cattolici in Brasile siano diminuiti dal 92 al 65 per cento, con un conseguente aumento dei fedeli protestanti dal 5 al 22 per cento. Allo stesso tempo gli odiatissimi atei sono cresciuti dall'1 all'8 per cento della popolazione.
Non c'è male per quello che a leggere i nostri giornali è considerato un bacino "di sicurezza" per la Chiesa cattolica che si trova sempre più in difficoltà di fronte alla secolarizzazione dell'Europa e all'indifferenza dell'Asia nei suoi confronti.
Insomma a ben guardare ci sarebbero interessantissimi spunti per analizzare il viaggio di papa Bergoglio in Brasile e la scelta di iniziare la sua opera di evangelizzazione proprio da lì. Tuttavia i nostri mass media unificati di questo non parlano. Del resto non dobbiamo mai dimenticare di vivere in un Paese "parzialmente libero" per ciò che riguarda l'informazione (fonte: freedomhouse.org).

Alessandro Chiometti 
FONTE

E' la stampa, Eminenza. Quelle imperdibili news su Francesco

Oramai la sala stampa vaticana non si spreca nemmeno più. A fare propaganda papale e a passare le veline della Santa Sede ci pensano, genuflessi, i mass media italiani.

Grazie ai nostri mass media unificati abbiamo avuto modo di conoscere i seguenti fatti di importanza planetaria nonché universale.
Papa Francesco ha affrontato la scalinata che lo portava all'aereo per il Brasile portando il bagaglio a mano da solo.
Ben quaranta parmigiani (intesi come abitanti di Parma e non come forme del pregiato formaggio) sono andati a Rio come il Papa in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. 
Alcuni bagnanti brasiliani hanno fatto una scultura di sabbia raffigurante papa Francesco.
L'aereo del papa è atterrato a Rio con ben 17 minuti di anticipo sull'orario previsto.
Papa Francesco ha «fatto la battuta» in aereo dicendo «Dio è brasiliano, volevate anche il papa?».

Tutte queste notizie hanno avuto più o meno (sicuramente più) lo spazio riservato alle vere notizie . Ad esempio che ci sono stati numerosi e violenti scontri tra polizia e indignados brasiliani e che (anche) in Sudamerica sono sempre più pressanti le proteste per l'atteggiamento di chiusura verso gli omosessuali tenuto dalla Chiesa cattolica e i suoi sodali politici.
Quasi nullo invece lo spazio riservato alle statistiche ufficiali che raccontano di come negli ultimi 40 anni (1970-2010) i credenti cattolici in Brasile siano diminuiti dal 92 al 65 per cento, con un conseguente aumento dei fedeli protestanti dal 5 al 22 per cento. Allo stesso tempo gli odiatissimi atei sono cresciuti dall'1 all'8 per cento della popolazione.
Non c'è male per quello che a leggere i nostri giornali è considerato un bacino "di sicurezza" per la Chiesa cattolica che si trova sempre più in difficoltà di fronte alla secolarizzazione dell'Europa e all'indifferenza dell'Asia nei suoi confronti.
Insomma a ben guardare ci sarebbero interessantissimi spunti per analizzare il viaggio di papa Bergoglio in Brasile e la scelta di iniziare la sua opera di evangelizzazione proprio da lì. Tuttavia i nostri mass media unificati di questo non parlano. Del resto non dobbiamo mai dimenticare di vivere in un Paese "parzialmente libero" per ciò che riguarda l'informazione (fonte: freedomhouse.org).

Alessandro Chiometti 
FONTE

Vaticano. Tarcisio Bertone lascia a settembre Segretario di Stato: incognita

ROMA – Il cardinale Tarcisio Bertone lascerà entro settembre la carica di segretario di Stato del Vaticano. Sarà certamente la nomina più importante del nuovo Papa Francesco e sarà la conclusione di una transizione che papa Francesco, secondo Massimo Franco del Corriere della Sera,

“ha voluto indolore. Fin troppo, secondo gli avversari di Bertone. Una parte dell’episcopato ha cercato di spingere per l’allontanamento di Bertone prima. Ma Francesco ha consentito a Bertone quest’ultima apparizione al suo fianco, nel viaggio in Brasile, per la Giornata mondiale della gioventù, anche se ormai non considera la sua collaborazione insostituibile”.
[...]
“Una spiegazione della successione al rallentatore è che Papa Francesco ha preferito aspettare per delicatezza nei confronti di Josef Ratzinger: mettere da parte subito il suo primo collaboratore sarebbe suonato come una critica implicita al precedente Pontificato. Ma forse la vera ragione è che in questi primi mesi il Papa ha voluto capire bene non tanto se la stagione di Bertone fosse chiusa, perché le critiche plateali al segretario di Stato durante le congregazioni prima del Conclave lo avevano già mostrato come bersaglio e capro espiatorio di un malumore montante”.
Sistemato il passato, Massimo Franco guarda al futuro:
“Il problema è che tipo di «primo ministro»Bergoglio ha in testa. E qui il quadro si fa più confuso. Che si vada verso un ridimensionamento della carica sembra probabile. La segreteria di Stato vaticana negli ultimi anni è stata lo specchio di un sistema di governo che non funziona più e provoca un accentramento tale da costringere il Papa a sovraesporsi per giustificare e proteggere il suo braccio destro. Almeno, questo è accaduto fra Benedetto XVI e Bertone”.
Per questo,
“l’istituzione di una sorta di «Consiglio della corona» formato da cardinali di tutto il mondo scelti dal Pontefice argentino, prefigura invece un metodo di lavoro collegiale e insieme una riduzione del profilo del segretario di Stato. Nell’incertezza sulle prossime decisioni di Francesco è filtrata perfino l’ipotesi che voglia fare a meno di un «primo ministro» vaticano; ma è improbabile. La «rosa» di nomi che circolano sul successore di Bertone lascia capire solo che pochi conoscono le vere intenzioni del Pontefice; e che si andrà verso una figura comunque meno ingombrante, con funzioni non tanto «politiche» ma più amministrative”.

[...]
“Qualcuno dà per certo che sarà un diplomatico e un italiano. «Può darsi, ma con l’aria che tira contro il “partito italiano” non lo darei per scontato», ammette un cardinale, confermando che il dopo-Conclave segna un indebolimento di Bertone”.
È in atto, spiega Massimo Franco,
“un’opera di demolizione simbolica di vecchie abitudini e strutture, che serve anche a misurare le resistenze delle lobby ecclesiastiche ed economiche più radicate: quelle che hanno contribuito a spingere Benedetto XVI alle dimissioni nel febbraio scorso; e che tuttora oscillano fra paura e voglia di resistere per sopravvivere. Si racconta che nelle anticamere dei palazzo vaticani, mentre il Papa riceve i suoi ospiti importanti, i monsignori della Curia scherzano davanti a tutti con toni agrodolci su dove verranno «esiliati» nei prossimi mesi. Prima, il 15 giugno, la nomina del «prelato» dello Ior, Battista Ricca. Poi la creazione della commissione di inchiesta sull’Istituto per le opere di religione; e tre giorni fa quella dell’organismo chiamato a controllare i costi di tutte le attività economiche della Santa Sede. L’escalation è vistosa, in appena un mese. Anche se lo scandalo sulle abitudini private di monsignor Ricca sta diventando il pretesto al quale la vecchia guardia cercherà di appigliarsi per contestare i metodi solitari con i quali Bergoglio sceglie i collaboratori”.

Vaticano. Tarcisio Bertone lascia a settembre Segretario di Stato: incognita

ROMA – Il cardinale Tarcisio Bertone lascerà entro settembre la carica di segretario di Stato del Vaticano. Sarà certamente la nomina più importante del nuovo Papa Francesco e sarà la conclusione di una transizione che papa Francesco, secondo Massimo Franco del Corriere della Sera,

“ha voluto indolore. Fin troppo, secondo gli avversari di Bertone. Una parte dell’episcopato ha cercato di spingere per l’allontanamento di Bertone prima. Ma Francesco ha consentito a Bertone quest’ultima apparizione al suo fianco, nel viaggio in Brasile, per la Giornata mondiale della gioventù, anche se ormai non considera la sua collaborazione insostituibile”.
[...]
“Una spiegazione della successione al rallentatore è che Papa Francesco ha preferito aspettare per delicatezza nei confronti di Josef Ratzinger: mettere da parte subito il suo primo collaboratore sarebbe suonato come una critica implicita al precedente Pontificato. Ma forse la vera ragione è che in questi primi mesi il Papa ha voluto capire bene non tanto se la stagione di Bertone fosse chiusa, perché le critiche plateali al segretario di Stato durante le congregazioni prima del Conclave lo avevano già mostrato come bersaglio e capro espiatorio di un malumore montante”.
Sistemato il passato, Massimo Franco guarda al futuro:
“Il problema è che tipo di «primo ministro»Bergoglio ha in testa. E qui il quadro si fa più confuso. Che si vada verso un ridimensionamento della carica sembra probabile. La segreteria di Stato vaticana negli ultimi anni è stata lo specchio di un sistema di governo che non funziona più e provoca un accentramento tale da costringere il Papa a sovraesporsi per giustificare e proteggere il suo braccio destro. Almeno, questo è accaduto fra Benedetto XVI e Bertone”.
Per questo,
“l’istituzione di una sorta di «Consiglio della corona» formato da cardinali di tutto il mondo scelti dal Pontefice argentino, prefigura invece un metodo di lavoro collegiale e insieme una riduzione del profilo del segretario di Stato. Nell’incertezza sulle prossime decisioni di Francesco è filtrata perfino l’ipotesi che voglia fare a meno di un «primo ministro» vaticano; ma è improbabile. La «rosa» di nomi che circolano sul successore di Bertone lascia capire solo che pochi conoscono le vere intenzioni del Pontefice; e che si andrà verso una figura comunque meno ingombrante, con funzioni non tanto «politiche» ma più amministrative”.

[...]
“Qualcuno dà per certo che sarà un diplomatico e un italiano. «Può darsi, ma con l’aria che tira contro il “partito italiano” non lo darei per scontato», ammette un cardinale, confermando che il dopo-Conclave segna un indebolimento di Bertone”.
È in atto, spiega Massimo Franco,
“un’opera di demolizione simbolica di vecchie abitudini e strutture, che serve anche a misurare le resistenze delle lobby ecclesiastiche ed economiche più radicate: quelle che hanno contribuito a spingere Benedetto XVI alle dimissioni nel febbraio scorso; e che tuttora oscillano fra paura e voglia di resistere per sopravvivere. Si racconta che nelle anticamere dei palazzo vaticani, mentre il Papa riceve i suoi ospiti importanti, i monsignori della Curia scherzano davanti a tutti con toni agrodolci su dove verranno «esiliati» nei prossimi mesi. Prima, il 15 giugno, la nomina del «prelato» dello Ior, Battista Ricca. Poi la creazione della commissione di inchiesta sull’Istituto per le opere di religione; e tre giorni fa quella dell’organismo chiamato a controllare i costi di tutte le attività economiche della Santa Sede. L’escalation è vistosa, in appena un mese. Anche se lo scandalo sulle abitudini private di monsignor Ricca sta diventando il pretesto al quale la vecchia guardia cercherà di appigliarsi per contestare i metodi solitari con i quali Bergoglio sceglie i collaboratori”.

domenica 21 luglio 2013

Sesso e potere in Vaticano

Una ragnatela di ricatti e cordate condiziona i vertici della Santa Sede. Con ramificazioni sfuggite anche all'istruttoria interna ordinata da Ratzinger. E al centro c'è sempre lo Ior. Ecco chi combatte Francesco.
All'inizio sembravano solo colpi bassi in una partita sotterranea, veleni che tracimavano dalle brecce delle mura leonine. Poi i sospetti si sono consolidati nelle scarne indiscrezioni trapelate dal segreto dell'inchiesta choc disposta da Benedetto XVI. 

Adesso le notizie taciute a papa Francesco sul passato di monsignor Battista Riccasembrano chiudere il cerchio, in un disegno che ha qualcosa di diabolico: la lobby gay in Vaticano esiste, forte, radicata intorno alla gestione degli affari e dei ricatti.
Il sacrilegio di due comandamenti - non rubare e non commettere atti impuri - è proseguito all'ombra di San Pietro, intrecciando passioni mondane e interessi economici in una ragnatela perversa che appare così solida da arrivare fino al vertice dello Ior e sfidare l'autorità del papa con un peccato di omissione senza precedenti.

Il nuovo pontefice conosce la "Relationem", il rapporto conclusivo sulla Curia stilato dai tre cardinali investigatori nominati dal suo predecessore. Un'inchiesta meticolosa durata otto mesi, condotta da figure di spessore come Juliàn Herranz, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko, l'austera guida dell'intelligence vaticana nella fase finale della Guerra Fredda. 

Nella radiografia delle faide che stavano dilaniando la credibilità della Santa Sede, tra i documenti diffusi dal Corvo, i tradimenti persino del maggiordomo personale del papa, la sfida sulla riservatezza dei forzieri più oscuri dell'Istituto opere religiose, i tre inquisitori avevano individuato i due mali che lacerano il Vaticano: sesso e cupidigia. Ma in un lavoro così accurato non c'era nulla che potesse gettare cattiva luce su monsignor Ricca, allora responsabile della struttura che ospita gli alti prelati e dove lo stesso Francesco ha scelto di abitare.

Eppure la "Relationem" contiene una denuncia possente di quanto siano profonde le crepe nella Santa Sede. Il dossier consegnato in copia unica a Joseph Ratzinger e da lui trasmesso al successore, stando alle rivelazioni di "Repubblica", partiva da vecchi episodi. Alcuni documentati dalla magistratura, come la rete di prostituzione maschile tra seminaristi e coristi a cui si rivolgeva Angelo Balducci, l'arbitro di tutti gli appalti italiani e gentiluomo di Sua Santità, intercettato mentre interrompeva summit a Palazzo Chigi per informarsi delle prestazioni dei ragazzi. Altri rimasti in sospeso tra gossip e notizia, come il centro per massaggi Priscilla legato a Marco Simeon, il protetto del cardinale Tarcisio Bertone arrivato ai piani alti della Rai. Poco alla volta, l'inchiesta ha ricostruito una mappa di alberghetti, saune e club per incontri gay frequentati da personalità con posizioni chiave nell'amministrazione vaticana. 

Da questa suburra di relazioni inconfessabili, però, nasceva un groviglio di ricatti capace di tenere in scacco tutta la gerarchia. Nell'accusativo latino i ricatti venivano definiti "impropriam influentiam", termine antico che ricorda il modernissimo reato di "traffico di influenze": il crimine delle lobby che illecitamente si impossessano delle istituzioni. Oltretevere, la minaccia dello scandalo sarebbe giunta a condizionare ogni equilibrio, inclusi quelli che dominano l'apparato finanziario pontificio. 

Il grande snodo è lo Ior, l'Istituto Opere di Religione, una banca offshore sempre sopravvissuta ai tentativi di pulizia: una costante delle trame del dopoguerra, passando da Michele Sindona, Roberto Calvi e l'Enimont. Fino alle ultime storiacce di soldi riciclati per mafiosi, truffatori, tangentisti, bancarottieri ed evasori: un bancomat a disposizione di chi sapesse conquistare la fiducia di un prelato. L'impressione diffusa è che i magistrati abbiano scoperto solo minima parte di una struttura nerissima, che nasconde capitali enormi di provenienza a dir poco dubbia, mentre le indagini delle procure già si stanno allargando all'Apsa, lo sconfinato patrimonio apostolico con investimenti in immobili di lusso e paradisi fiscali.

La lotta intestina per il controllo dell'Istituto si è combattuta in parallelo ai tentativi di renderlo più trasparente, nel rispetto delle leggi internazionali. Non a caso, è stato su questo fronte che si è registrata la prima irruzione del Corvo, diffondendo nel gennaio 2012 una lettera di monsignor Attilio Nicora. Nel testo si citavano le "difese oltranzistiche delle prerogative dello Ior" e il pericolo di "un colpo alla reputazione della Santa Sede". In pochi mesi c'è stata una corsa frenetica alle poltrone che custodiscono il forziere, con più cordate all'opera. La commissione dei tre cardinali ha cercato di ritrarre i volti degli schieramenti in campo. Ha tentato di suddividerli per ordini - gesuiti, salesiani - e per origine geografica - liguri, milanesi - fino a rendersi conto che tutto ormai era trasfigurato in un conglomerato trasversale dai confini opachi. Al centro, il ruolo di Bertone, il segretario di Stato che ha fatto di Genova il punto di riferimento per le decisioni più rilevanti.
FONTE

Sesso e potere in Vaticano

Una ragnatela di ricatti e cordate condiziona i vertici della Santa Sede. Con ramificazioni sfuggite anche all'istruttoria interna ordinata da Ratzinger. E al centro c'è sempre lo Ior. Ecco chi combatte Francesco.
All'inizio sembravano solo colpi bassi in una partita sotterranea, veleni che tracimavano dalle brecce delle mura leonine. Poi i sospetti si sono consolidati nelle scarne indiscrezioni trapelate dal segreto dell'inchiesta choc disposta da Benedetto XVI. 

Adesso le notizie taciute a papa Francesco sul passato di monsignor Battista Riccasembrano chiudere il cerchio, in un disegno che ha qualcosa di diabolico: la lobby gay in Vaticano esiste, forte, radicata intorno alla gestione degli affari e dei ricatti.
Il sacrilegio di due comandamenti - non rubare e non commettere atti impuri - è proseguito all'ombra di San Pietro, intrecciando passioni mondane e interessi economici in una ragnatela perversa che appare così solida da arrivare fino al vertice dello Ior e sfidare l'autorità del papa con un peccato di omissione senza precedenti.

Il nuovo pontefice conosce la "Relationem", il rapporto conclusivo sulla Curia stilato dai tre cardinali investigatori nominati dal suo predecessore. Un'inchiesta meticolosa durata otto mesi, condotta da figure di spessore come Juliàn Herranz, Salvatore De Giorgi e Jozef Tomko, l'austera guida dell'intelligence vaticana nella fase finale della Guerra Fredda. 

Nella radiografia delle faide che stavano dilaniando la credibilità della Santa Sede, tra i documenti diffusi dal Corvo, i tradimenti persino del maggiordomo personale del papa, la sfida sulla riservatezza dei forzieri più oscuri dell'Istituto opere religiose, i tre inquisitori avevano individuato i due mali che lacerano il Vaticano: sesso e cupidigia. Ma in un lavoro così accurato non c'era nulla che potesse gettare cattiva luce su monsignor Ricca, allora responsabile della struttura che ospita gli alti prelati e dove lo stesso Francesco ha scelto di abitare.

Eppure la "Relationem" contiene una denuncia possente di quanto siano profonde le crepe nella Santa Sede. Il dossier consegnato in copia unica a Joseph Ratzinger e da lui trasmesso al successore, stando alle rivelazioni di "Repubblica", partiva da vecchi episodi. Alcuni documentati dalla magistratura, come la rete di prostituzione maschile tra seminaristi e coristi a cui si rivolgeva Angelo Balducci, l'arbitro di tutti gli appalti italiani e gentiluomo di Sua Santità, intercettato mentre interrompeva summit a Palazzo Chigi per informarsi delle prestazioni dei ragazzi. Altri rimasti in sospeso tra gossip e notizia, come il centro per massaggi Priscilla legato a Marco Simeon, il protetto del cardinale Tarcisio Bertone arrivato ai piani alti della Rai. Poco alla volta, l'inchiesta ha ricostruito una mappa di alberghetti, saune e club per incontri gay frequentati da personalità con posizioni chiave nell'amministrazione vaticana. 

Da questa suburra di relazioni inconfessabili, però, nasceva un groviglio di ricatti capace di tenere in scacco tutta la gerarchia. Nell'accusativo latino i ricatti venivano definiti "impropriam influentiam", termine antico che ricorda il modernissimo reato di "traffico di influenze": il crimine delle lobby che illecitamente si impossessano delle istituzioni. Oltretevere, la minaccia dello scandalo sarebbe giunta a condizionare ogni equilibrio, inclusi quelli che dominano l'apparato finanziario pontificio. 

Il grande snodo è lo Ior, l'Istituto Opere di Religione, una banca offshore sempre sopravvissuta ai tentativi di pulizia: una costante delle trame del dopoguerra, passando da Michele Sindona, Roberto Calvi e l'Enimont. Fino alle ultime storiacce di soldi riciclati per mafiosi, truffatori, tangentisti, bancarottieri ed evasori: un bancomat a disposizione di chi sapesse conquistare la fiducia di un prelato. L'impressione diffusa è che i magistrati abbiano scoperto solo minima parte di una struttura nerissima, che nasconde capitali enormi di provenienza a dir poco dubbia, mentre le indagini delle procure già si stanno allargando all'Apsa, lo sconfinato patrimonio apostolico con investimenti in immobili di lusso e paradisi fiscali.

La lotta intestina per il controllo dell'Istituto si è combattuta in parallelo ai tentativi di renderlo più trasparente, nel rispetto delle leggi internazionali. Non a caso, è stato su questo fronte che si è registrata la prima irruzione del Corvo, diffondendo nel gennaio 2012 una lettera di monsignor Attilio Nicora. Nel testo si citavano le "difese oltranzistiche delle prerogative dello Ior" e il pericolo di "un colpo alla reputazione della Santa Sede". In pochi mesi c'è stata una corsa frenetica alle poltrone che custodiscono il forziere, con più cordate all'opera. La commissione dei tre cardinali ha cercato di ritrarre i volti degli schieramenti in campo. Ha tentato di suddividerli per ordini - gesuiti, salesiani - e per origine geografica - liguri, milanesi - fino a rendersi conto che tutto ormai era trasfigurato in un conglomerato trasversale dai confini opachi. Al centro, il ruolo di Bertone, il segretario di Stato che ha fatto di Genova il punto di riferimento per le decisioni più rilevanti.
FONTE