martedì 30 luglio 2013

FROCIO-VELENI VATICANI SULLO STILISTA DEL PAPA E DEL CARDINAL BAGNASCO: “È DELL’ARCIGAY, CACCIATELO”

Dossier anonimo contro l’atelier, vicino a Bagnasco, che ha messo le mani sul business delle vesti di porpore e pontefici - Il documento, siglato dal “Centro di azione liturgica”, insinua che il proprietario, Filippo Sorcinelli, sia un tesserato Arcigay - Ma potrebbe essere una manovra dei sarti concorrenti…

1 - "LO STILISTA DEL PAPA È DELL'ARCIGAY, CACCIATELO!"
Emiliano Liuzzi e Ferruccio Sansa per il "Fatto quotidiano"
Bagnasco AngeloBAGNASCO ANGELO
La chiamano la lobby dei paramenti sacri. Sicuramente è diventata l'ennesima macchina di veleni nel Vaticano. Con un dossier riservato e anonimo: decine di copie sono state inviate a tutte le alte gerarchie vaticane, compresi papa Francesco e il pontefice emerito Joseph Ratzinger. Oggetto: l'atelier, vicino al cardinale Angelo Bagnasco, che ha sbaragliato la concorrenza per vestire cardinali e pontefici.
Bagnasco AngeloBAGNASCO ANGELO
"Pochi lo sanno, ma quello dei paramenti sacri è un settore da milioni, perché un vestito da cardinale o da pontefice costa da 5mila a 30mila euro. Per questo dietro nuvole di incenso si combattono battaglie selvagge", racconta un sacerdote genovese, della Curia di Bagnasco. Aggiunge: "L'impressione, però, è che stavolta lo scontro sia molto più grande".
Già, perché il documento dei veleni più che sulle qualità dell'atelier punta sull'appartenenza del titolare all'Arcigay. Lascia intendere che si tratti di un omosessuale, come fosse motivo di scandalo per la Chiesa. "A scrivere la lettera potrebbe essere stato qualche fondamentalista cattolico, omofobo", sospira il sacerdote genovese. Aggiunge: "Ma io penso che in fondo si tratti di potere, si vuole creare disagio lasciando intravvedere dietro questa storia la presenza della tanto pubblicizzata lobby gay".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il documento è siglato da quattro persone che si definiscono membri del Cal (Centro di Azione Liturgica), organizzazione - composta da laici, ma presieduta da un cardinale e da un monsignore di nomina ecclesiastica - che negli ambienti religiosi gode di rispetto, tanto da occuparsi della cura della liturgia.
Le due pagine da giorni alimentano sussurri nei corridoi del Vaticano. Anche perché puntano il dito su personaggi di spicco. Da Bagnasco, al maestro di celebrazioni liturgiche , monsignor Guido Marini. Ma soprattutto attaccano gli imprenditori che hanno vestito due papi: Benedetto e Francesco. In particolare Filippo Sorcinelli, classe 1975, legato da stima e conoscenza al cardinal Bagnasco.
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il 22 aprile 1995, allora ventenne con un passato da organista, costituisce a Rimini un'impresa artigiana di paramenti sacri. Da lì a breve Sorcinelli vestirà Bagnasco e parte dei parroci della Diocesi di Pesaro Urbino (dove Bagnasco nel 1998 viene nominato arcivescovo prima di diventare Ordinario militare per l'Italia, incarico di grande prestigio). Il legame tra Sarcinelli e Bagnasco resta, tanto che, come racconta il sacerdote ligure, "nel maggio 2008 quando Benedetto XVI venne in visita in Liguria, noi tutti restammo di sasso vedendo i paramenti che erano stati confezionati apposta per il Pontefice, proprio dalla Lavs di Sorcinelli, incaricata dalla curia genovese retta da Bagnasco".
Una vera opera d'arte quella confezionata per il Papa: 27 grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai 4 agli 8 millimetri. Per un totale di 2769 gemme. Per gli ornati sono stati scelti 6 tipi di bordure in oro antico".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il 5 dicembre del 2010, a "sorpresa", come titola il Resto del Carlino, "il cardinale Bagnasco fa tappa a Sant'Arcangelo di Romagna e benedice l'azienda Lavs di Sorcinelli". I rivali della Lavs sottolineano: "Una visita piuttosto eccezionale".
Una disputa economica, di potere forse. Ma gli autori della lettera sventolano un'altra bandiera: Sorcinelli è tessera 11546401 dell'Arcigay Ala verde. Questo non vuol dire che sia omosessuale, e non ci sarebbe niente di strano. Anzi, che abbia a cuore le battaglie civili dei gay è altrettanto legittimo e qualificante. Ma forse in alcuni ambienti vaticani non è proprio gradito.
Il dossier lascia intendere: proprio lui, Bagnasco, che ufficialmente stimmatizza le nozze gay come "grave ostacolo alla famiglia" poi si affida a due attivisti per i diritti degli omosessuali, che così varcano le porte della Santa Sede, arrivano alla Sacrestia del Papa.
In Curia a Genova chi conosce bene Bagnasco salta sulla sedia: "Insomma, prima ci accusano di essere omofobi, e poi quando mostriamo apertura e rispetto ci criticano. Sua Eminenza si è pronunciato sul rapporto tra omosessualità e famiglia. Le anime, però, sono uguali". E gli stilisti della Lavs? "Sono bravi, guardate che paramenti hanno confezionato per Bagnasco!".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Già in passato la battaglia contro gli stilisti dell'Arcigay era giunta ai piani più alti del Vaticano. É accaduto dal 2011 al 2012, si legge nel dossier: "Quando vennero segnalati alcuni particolari sull'imprenditore, e Benedetto XVI, per mettere a tacere ogni polemica, si rivolse - in questi casi decise per lui monsignor Guido Marini, capo del cerimoniale - a un'azienda di Napoli, la ditta Serpone, nata nel 1820". Circostanza confermata dal titolare della storica ditta, Paolo Serpone: "É vero, per un periodo abbiamo vestito papa Benedetto. Ma abbiamo realizzato paramenti per Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Non era per noi una novità. Se conosco la Lavs del signor Sorcinelli? Sì, l'ho sentita nominare. Ma io giudico solo il mio lavoro. Noi abbiamo una storia centenaria, la Lavs non mi risulta. Ma, ripeto, noi abbiamo tributi a livello mondiale, sono usciti articoli sul New York Times. E comunque abbiamo realizzato paramenti anche per la sacrestia di papa Francesco".
Nel frattempo succede che Benedetto XVI abbandoni il pontificato e ci sia l'elezione di un nuovo papa. Ed ecco che la Lavs torna alla ribalta: confeziona gli abiti per papa Francesco. Fin dal primo giorno. E così torna a girare il dossier. Che tra i mittenti ci siano nemici di Sorcinelli non ci sono dubbi. Così come è evidente che ci siano persone con una tendenza omofoba: Sorcinelli è accusato di aver portato (i termini sono decisamente più forti) il peccato nella sacrestia personale del papa. Accanto alla cappella Sistina.
bagnasco_angeloBAGNASCO_ANGELO
2 - STOLE, MITRE E CASULE, ALTA MODA SULL'ALTARE
Giulia Zaccariello per il "Fatto quotidiano"
IL CARDINALE ANGELO BAGNASCOIL CARDINALE ANGELO BAGNASCO
L'ultimo articolo è un profumo per ambiente, che - dicono "unisce una particolare resina aromatica, il franchincenso, a mirra, bacche di ginepro, muschio, con sfumature di cuoio antico e ambra dorata". Si chiama Unum, costa 48 euro a boccetta ed è la novità lanciata in estate sul mercato dei paramenti e accessori sacri.
Un universo che ruota attorno al mondo religioso e che in Italia conta centinaia di aziende, tutte specializzate nella produzione e nella vendita di abiti e accessori per le messe e le celebrazioni liturgiche. Camici, stole, ma anche candele, crocefissi, calici e ampolle per l'acqua santa. Cataloghi infiniti, spesso disponibili anche online, per un settore che dà lavoro a centinaia di persone.
SITO DELLA LAVS FILIPPO SORCINELLISITO DELLA LAVS FILIPPO SORCINELLI
Del resto basta dare un'occhiata agli accesissimi forum sul web, dove gli amanti delle liturgie si confronto in dibattiti al calor bianco, per capire come anche l'aspetto esteriore delle messe sia molto importante. Un mondo sotterraneo, sconosciuto, ma molto popolato. L'occhio è molto attento e cade su ogni dettaglio, anche il più piccolo, degli abiti indossati dal papa e dai cardinali.
Nei siti si passano al setaccio i colori, le rifiniture dei tessuti. Proprio come in un qualunque ritrovo di appassionati di moda, ai quali non sfuggono le ultime tendenze del guardaroba. Una settimana dopo l'elezione di Bergoglio, per esempio, fioccano i commenti online: più che sulle parole del pontefice ci si sofferma sul suo stile. Un iscritto al forum del sito cat  toliciromani.com   dice la sua in merito al colore della casula indossata nella messa d'inaugurazione: "Rappresenta, se vogliamo, una nuova tendenza: la chiara definizione del colore liturgico. Il colore liturgico è bianco: allora la casula deve essere bianca. Bianca, non gialla dorata argento panna, con stolone dorato".
LAVS MITRALAVS MITRA
Anche se si guarda agli anni passati, ai precedenti pontefici, l'atteggiamento non cambia. Nel 2008, per citare un caso, sul blog del movimento liturgico benedettiano, Rinascimento sacro, compare un articolo che descrive in maniera precisa e meticolosa le caratteristiche della veste usata da Benedetto XVI durante la messa della Trinità a Genova, e realizzata dall'azienda romagnola di paramenti sacri, Lavs. "Ventisette grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai quattro agli otto millimetri. Per un totale di 2769 gemme".
LAVS PROFUMOLAVS PROFUMO
E un lettore anonimo commenta entusiasta: "È davvero stupenda. Questo è un paramento degno del sommo Pontefice, non certo la coperta informe indossata a Pentecoste". Nelle collezioni della aziende e sartorie specializzate ci sono prodotti per ogni occasione. Alcuni sono rifiniti a mano, frutto di un lavoro artigianale che può durare settimane. Ci sono le mitrie, i copricapi usati dai vescovi della Chiesa cattolica in particolari momenti della messa, come l'omelia, o la benedizione finale.
In genere sono chiare con interni rossi, hanno pietre incastonate e due fasce laterali con le frange. E poi le casule, larghe vesti di forma ampia e circolare, con un foro al centro per la testa, che coprono tutta la persona. Possono essere color avorio ed essenziali, oppure più scure ed eleganti, dotate di complesse lavorazioni al centro e ai lati.
E ancora: stole in pura lana, coppe e anelli in argento con pietre preziose, e palle per calici in pura seta. I prezzi sono quelli di prodotti di alta moda, roba da Valentino. I coprileggio vanno da 45 euro a 220 euro, un calice in argento può costare 2.500 euro, una stola richiede anche 900 euro. E per una casula color avorio ne servono perfino 9.000.

FROCIO-VELENI VATICANI SULLO STILISTA DEL PAPA E DEL CARDINAL BAGNASCO: “È DELL’ARCIGAY, CACCIATELO”

Dossier anonimo contro l’atelier, vicino a Bagnasco, che ha messo le mani sul business delle vesti di porpore e pontefici - Il documento, siglato dal “Centro di azione liturgica”, insinua che il proprietario, Filippo Sorcinelli, sia un tesserato Arcigay - Ma potrebbe essere una manovra dei sarti concorrenti…

1 - "LO STILISTA DEL PAPA È DELL'ARCIGAY, CACCIATELO!"
Emiliano Liuzzi e Ferruccio Sansa per il "Fatto quotidiano"
Bagnasco AngeloBAGNASCO ANGELO
La chiamano la lobby dei paramenti sacri. Sicuramente è diventata l'ennesima macchina di veleni nel Vaticano. Con un dossier riservato e anonimo: decine di copie sono state inviate a tutte le alte gerarchie vaticane, compresi papa Francesco e il pontefice emerito Joseph Ratzinger. Oggetto: l'atelier, vicino al cardinale Angelo Bagnasco, che ha sbaragliato la concorrenza per vestire cardinali e pontefici.
Bagnasco AngeloBAGNASCO ANGELO
"Pochi lo sanno, ma quello dei paramenti sacri è un settore da milioni, perché un vestito da cardinale o da pontefice costa da 5mila a 30mila euro. Per questo dietro nuvole di incenso si combattono battaglie selvagge", racconta un sacerdote genovese, della Curia di Bagnasco. Aggiunge: "L'impressione, però, è che stavolta lo scontro sia molto più grande".
Già, perché il documento dei veleni più che sulle qualità dell'atelier punta sull'appartenenza del titolare all'Arcigay. Lascia intendere che si tratti di un omosessuale, come fosse motivo di scandalo per la Chiesa. "A scrivere la lettera potrebbe essere stato qualche fondamentalista cattolico, omofobo", sospira il sacerdote genovese. Aggiunge: "Ma io penso che in fondo si tratti di potere, si vuole creare disagio lasciando intravvedere dietro questa storia la presenza della tanto pubblicizzata lobby gay".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il documento è siglato da quattro persone che si definiscono membri del Cal (Centro di Azione Liturgica), organizzazione - composta da laici, ma presieduta da un cardinale e da un monsignore di nomina ecclesiastica - che negli ambienti religiosi gode di rispetto, tanto da occuparsi della cura della liturgia.
Le due pagine da giorni alimentano sussurri nei corridoi del Vaticano. Anche perché puntano il dito su personaggi di spicco. Da Bagnasco, al maestro di celebrazioni liturgiche , monsignor Guido Marini. Ma soprattutto attaccano gli imprenditori che hanno vestito due papi: Benedetto e Francesco. In particolare Filippo Sorcinelli, classe 1975, legato da stima e conoscenza al cardinal Bagnasco.
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il 22 aprile 1995, allora ventenne con un passato da organista, costituisce a Rimini un'impresa artigiana di paramenti sacri. Da lì a breve Sorcinelli vestirà Bagnasco e parte dei parroci della Diocesi di Pesaro Urbino (dove Bagnasco nel 1998 viene nominato arcivescovo prima di diventare Ordinario militare per l'Italia, incarico di grande prestigio). Il legame tra Sarcinelli e Bagnasco resta, tanto che, come racconta il sacerdote ligure, "nel maggio 2008 quando Benedetto XVI venne in visita in Liguria, noi tutti restammo di sasso vedendo i paramenti che erano stati confezionati apposta per il Pontefice, proprio dalla Lavs di Sorcinelli, incaricata dalla curia genovese retta da Bagnasco".
Una vera opera d'arte quella confezionata per il Papa: 27 grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai 4 agli 8 millimetri. Per un totale di 2769 gemme. Per gli ornati sono stati scelti 6 tipi di bordure in oro antico".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Il 5 dicembre del 2010, a "sorpresa", come titola il Resto del Carlino, "il cardinale Bagnasco fa tappa a Sant'Arcangelo di Romagna e benedice l'azienda Lavs di Sorcinelli". I rivali della Lavs sottolineano: "Una visita piuttosto eccezionale".
Una disputa economica, di potere forse. Ma gli autori della lettera sventolano un'altra bandiera: Sorcinelli è tessera 11546401 dell'Arcigay Ala verde. Questo non vuol dire che sia omosessuale, e non ci sarebbe niente di strano. Anzi, che abbia a cuore le battaglie civili dei gay è altrettanto legittimo e qualificante. Ma forse in alcuni ambienti vaticani non è proprio gradito.
Il dossier lascia intendere: proprio lui, Bagnasco, che ufficialmente stimmatizza le nozze gay come "grave ostacolo alla famiglia" poi si affida a due attivisti per i diritti degli omosessuali, che così varcano le porte della Santa Sede, arrivano alla Sacrestia del Papa.
In Curia a Genova chi conosce bene Bagnasco salta sulla sedia: "Insomma, prima ci accusano di essere omofobi, e poi quando mostriamo apertura e rispetto ci criticano. Sua Eminenza si è pronunciato sul rapporto tra omosessualità e famiglia. Le anime, però, sono uguali". E gli stilisti della Lavs? "Sono bravi, guardate che paramenti hanno confezionato per Bagnasco!".
Angelo BagnascoANGELO BAGNASCO
Già in passato la battaglia contro gli stilisti dell'Arcigay era giunta ai piani più alti del Vaticano. É accaduto dal 2011 al 2012, si legge nel dossier: "Quando vennero segnalati alcuni particolari sull'imprenditore, e Benedetto XVI, per mettere a tacere ogni polemica, si rivolse - in questi casi decise per lui monsignor Guido Marini, capo del cerimoniale - a un'azienda di Napoli, la ditta Serpone, nata nel 1820". Circostanza confermata dal titolare della storica ditta, Paolo Serpone: "É vero, per un periodo abbiamo vestito papa Benedetto. Ma abbiamo realizzato paramenti per Paolo VI e Giovanni Paolo II.
Non era per noi una novità. Se conosco la Lavs del signor Sorcinelli? Sì, l'ho sentita nominare. Ma io giudico solo il mio lavoro. Noi abbiamo una storia centenaria, la Lavs non mi risulta. Ma, ripeto, noi abbiamo tributi a livello mondiale, sono usciti articoli sul New York Times. E comunque abbiamo realizzato paramenti anche per la sacrestia di papa Francesco".
Nel frattempo succede che Benedetto XVI abbandoni il pontificato e ci sia l'elezione di un nuovo papa. Ed ecco che la Lavs torna alla ribalta: confeziona gli abiti per papa Francesco. Fin dal primo giorno. E così torna a girare il dossier. Che tra i mittenti ci siano nemici di Sorcinelli non ci sono dubbi. Così come è evidente che ci siano persone con una tendenza omofoba: Sorcinelli è accusato di aver portato (i termini sono decisamente più forti) il peccato nella sacrestia personale del papa. Accanto alla cappella Sistina.
bagnasco_angeloBAGNASCO_ANGELO
2 - STOLE, MITRE E CASULE, ALTA MODA SULL'ALTARE
Giulia Zaccariello per il "Fatto quotidiano"
IL CARDINALE ANGELO BAGNASCOIL CARDINALE ANGELO BAGNASCO
L'ultimo articolo è un profumo per ambiente, che - dicono "unisce una particolare resina aromatica, il franchincenso, a mirra, bacche di ginepro, muschio, con sfumature di cuoio antico e ambra dorata". Si chiama Unum, costa 48 euro a boccetta ed è la novità lanciata in estate sul mercato dei paramenti e accessori sacri.
Un universo che ruota attorno al mondo religioso e che in Italia conta centinaia di aziende, tutte specializzate nella produzione e nella vendita di abiti e accessori per le messe e le celebrazioni liturgiche. Camici, stole, ma anche candele, crocefissi, calici e ampolle per l'acqua santa. Cataloghi infiniti, spesso disponibili anche online, per un settore che dà lavoro a centinaia di persone.
SITO DELLA LAVS FILIPPO SORCINELLISITO DELLA LAVS FILIPPO SORCINELLI
Del resto basta dare un'occhiata agli accesissimi forum sul web, dove gli amanti delle liturgie si confronto in dibattiti al calor bianco, per capire come anche l'aspetto esteriore delle messe sia molto importante. Un mondo sotterraneo, sconosciuto, ma molto popolato. L'occhio è molto attento e cade su ogni dettaglio, anche il più piccolo, degli abiti indossati dal papa e dai cardinali.
Nei siti si passano al setaccio i colori, le rifiniture dei tessuti. Proprio come in un qualunque ritrovo di appassionati di moda, ai quali non sfuggono le ultime tendenze del guardaroba. Una settimana dopo l'elezione di Bergoglio, per esempio, fioccano i commenti online: più che sulle parole del pontefice ci si sofferma sul suo stile. Un iscritto al forum del sito cat  toliciromani.com   dice la sua in merito al colore della casula indossata nella messa d'inaugurazione: "Rappresenta, se vogliamo, una nuova tendenza: la chiara definizione del colore liturgico. Il colore liturgico è bianco: allora la casula deve essere bianca. Bianca, non gialla dorata argento panna, con stolone dorato".
LAVS MITRALAVS MITRA
Anche se si guarda agli anni passati, ai precedenti pontefici, l'atteggiamento non cambia. Nel 2008, per citare un caso, sul blog del movimento liturgico benedettiano, Rinascimento sacro, compare un articolo che descrive in maniera precisa e meticolosa le caratteristiche della veste usata da Benedetto XVI durante la messa della Trinità a Genova, e realizzata dall'azienda romagnola di paramenti sacri, Lavs. "Ventisette grandi zirconi ovali color topazio incastonati nell'argento dorato, 256 globuli in cristallo, 2186 globuli in bagno d'oro in dimensioni variabili dai quattro agli otto millimetri. Per un totale di 2769 gemme".
LAVS PROFUMOLAVS PROFUMO
E un lettore anonimo commenta entusiasta: "È davvero stupenda. Questo è un paramento degno del sommo Pontefice, non certo la coperta informe indossata a Pentecoste". Nelle collezioni della aziende e sartorie specializzate ci sono prodotti per ogni occasione. Alcuni sono rifiniti a mano, frutto di un lavoro artigianale che può durare settimane. Ci sono le mitrie, i copricapi usati dai vescovi della Chiesa cattolica in particolari momenti della messa, come l'omelia, o la benedizione finale.
In genere sono chiare con interni rossi, hanno pietre incastonate e due fasce laterali con le frange. E poi le casule, larghe vesti di forma ampia e circolare, con un foro al centro per la testa, che coprono tutta la persona. Possono essere color avorio ed essenziali, oppure più scure ed eleganti, dotate di complesse lavorazioni al centro e ai lati.
E ancora: stole in pura lana, coppe e anelli in argento con pietre preziose, e palle per calici in pura seta. I prezzi sono quelli di prodotti di alta moda, roba da Valentino. I coprileggio vanno da 45 euro a 220 euro, un calice in argento può costare 2.500 euro, una stola richiede anche 900 euro. E per una casula color avorio ne servono perfino 9.000.

lunedì 29 luglio 2013

Papa Bergoglio: «I gay sono persi»

Vorrei dimostrare che un titolo come si deve, può cambiare tutto. O, se non tutto, molto.
Non voglio minimizzare il passo, la novità che comunque rappresenta la frase di Bergoglio sui gay. Il Papa, però, non ha detto solo «se una persona è gay, chi sono io per giudicarla», come riportato, twittato e rilanciato da molti.
Il Papa ha detto altro, una frase sicuramente importante, ma che certo non avrebbe scatenato l’ennesimo coro entusiasta. E la sintesi che ne è stata data – da media evidentemente contenti di contribuire al rilancio dell’immagine della chiesa – non è così fedele.
Perché il gay che non può esser giudicato, per Bergoglio, è quello che «cerca il signore e ha buona volontà». Non gli altri, si suppone. E comunque, anche il gay più devoto, è «uno che si è perso» – dice sempre Bergoglio – e che quindi «va aiutato», giudicando se sia o meno «una persona per bene».
Questa è il virgolettato che si trova scavando nei pezzi di cronaca.
«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene».
Ditemi voi che titolo avreste fatto. Perché la scelta può essere varia: «Chi sono io per giudicare», «i gay sono persi», «i gay vanno aiutati».
Solo alcuni titoli, però, riassumono il senso di quanto detto da Bergoglio. Il Papa, ad esempio, ha richiamato espressamente il catechismo: «Non si devono discriminare o emarginare queste persone (chi «cerca il Signore», ndr), lo dice anche il Catechismo».
Sì, ma cosa dice il Catechismo?
L’articolo 2359 del Catechismo, non è proprio da icona lgbt: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”.
Che titolo scegliete?

http://sappino.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/29/papa-bergoglio-%C2%ABi-gay-sono-persi%C2%BB/

Papa Bergoglio: «I gay sono persi»

Vorrei dimostrare che un titolo come si deve, può cambiare tutto. O, se non tutto, molto.
Non voglio minimizzare il passo, la novità che comunque rappresenta la frase di Bergoglio sui gay. Il Papa, però, non ha detto solo «se una persona è gay, chi sono io per giudicarla», come riportato, twittato e rilanciato da molti.
Il Papa ha detto altro, una frase sicuramente importante, ma che certo non avrebbe scatenato l’ennesimo coro entusiasta. E la sintesi che ne è stata data – da media evidentemente contenti di contribuire al rilancio dell’immagine della chiesa – non è così fedele.
Perché il gay che non può esser giudicato, per Bergoglio, è quello che «cerca il signore e ha buona volontà». Non gli altri, si suppone. E comunque, anche il gay più devoto, è «uno che si è perso» – dice sempre Bergoglio – e che quindi «va aiutato», giudicando se sia o meno «una persona per bene».
Questa è il virgolettato che si trova scavando nei pezzi di cronaca.
«Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene».
Ditemi voi che titolo avreste fatto. Perché la scelta può essere varia: «Chi sono io per giudicare», «i gay sono persi», «i gay vanno aiutati».
Solo alcuni titoli, però, riassumono il senso di quanto detto da Bergoglio. Il Papa, ad esempio, ha richiamato espressamente il catechismo: «Non si devono discriminare o emarginare queste persone (chi «cerca il Signore», ndr), lo dice anche il Catechismo».
Sì, ma cosa dice il Catechismo?
L’articolo 2359 del Catechismo, non è proprio da icona lgbt: “Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana”.
Che titolo scegliete?

http://sappino.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/29/papa-bergoglio-%C2%ABi-gay-sono-persi%C2%BB/

Bologna, referendum per la scuola pubblica: la vittoria ignorata dalla politica

La battaglia del Comitato art.33 rischia di essere vanificata dopo la votazione in consiglio comunale che si terrà lunedì prossimo a Bologna. Il partito democratico propone di continuare con il sistema integrato e non considerare il risultato della consultazione del maggio scorso


La battaglia dei referendari, capitanata dal comitato Articolo 33, il nome a richiamare la Costituzione italiana là dove stabilisce che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, è iniziata due anni fa, nel 2011. Ora l’impresa rischia di arenarsi in consiglio comunale con il partito democratico che chiede di votare per il mantenimento del sistema di finanziamento integrato. I ‘marziani’, come sono stati definiti dall’assessore democratico Matteo Lepore gli attivisti per la scuola pubblica, di problemi ne hanno affrontati tanti.Problemi burocratici, più che altro, legati all’ammissibilità del referendum consultivo stesso, ricevuta solo il 24 luglio 2012, e dopo vari tentativi, dal comitato dei garanti del Comune di Bologna.
Il 7 settembre, il comitato avviò quindi una massiccia raccolta firme, necessaria affinchè la consultazione potesse essere indetta e in tre mesi, entro i termini stabiliti dallo Statuto, Articolo 33 riuscì ad ottenere ben più delle 9.000 firme richieste dalla norma: firmarono 13.500 bolognesi, il 50% in più del necessario. Il sindaco Virginio Merola, che nel corso della campagna si era schierato nettamente a favore dell’opzione ‘B’, quella per il mantenimento della convenzione che oggi devolve quasi un milione di euro l’anno alle scuole d’infanzia paritarie private, per la maggior parte confessionali, scelse di non indire il referendum, però, in concomitanza con le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio scorso, quindi, la data fissata fu il 26 maggio. Il giorno in cui l’accesa campagna pre – consultazione, che rischiò di spaccare in due la maggioranza di Palazzo D’Accursioquando Merola definì “vergognoso” l’intervento di Nichi Vendola in favore dei referendari, si concluse.
A sfidarsi due schieramenti sensibilmente distanti: la ‘B, ‘Golia”, capitanata appunto dal primo cittadino, che aveva ricevuto l’appoggio della Curia, del Pdl, della Lega Nord, di Confindustria “e di tutti gli apparati dell’estabilishment cittadino”, per usare le parole del direttore di MicroMega, Paolo Flores D’Arcais. E la ‘A’, “Davide”, che aveva conquistato il sostegno di scrittori, scienziati, musicisti, attori: aderirono all’appello dell’ex candidato alla Presidenza della Repubblica Stefano Rodotà, presidente del comitato Articolo33, alcune tra le personalità più rappresentative della penisola, da Francesco Guccini a Margerita Hack, da Moni Ovadia a Gino Strada, a Paolo Nori, a Ivano Marescotti, solo per citarne alcuni. Tanto che, manifestazione dopo manifestazione, il numero dei marziani, sostenuti in consiglio comunale solo da Sinistra Ecologia e Libertà, e dal Movimento 5 Stelle, ha continuato a crescere.
E nonostante il maltempo, all’ultima danza per la scuola pubblica, celebrata sotto un cielo plumbeo e piovoso lo scorso 24 maggio, parteciparono oltre 200 persone. Tutte radunate sotto al palco allestito in Piazza Maggiore, sotto agli ombrelli colorati aperti a tenere lontana la pioggia, per ascoltare le parole di Paolo Nori e Marescotti, in prima fila per chiedere a Bologna “di difendere la scuola pubblica”.
“Sono venuto tante volte a Bologna, nei momenti belli della città meglio amministrata d’Italia e nel momento in cui il terrorismo l’ha sbranata, ogni anno presente: come è possibile che ci chiamino marziani? – si chiedeva quella sera l’attore e scrittore Moni Ovadia, sul palco prima di partire per andare a salutare un’ultima volta un amico, Don Andrea Gallo, scomparso il 22 maggio scorso –Siamo tutti un po’ bolognesi. I padri costituenti sarebbero qui con noi, su questo palco, perché è una questione di civiltà. Io che da bambino ho fatto la scuola ebraica parificata, così decisero i miei genitori, dico che il nostro interesse è che ci sia la scuola pubblica di eccellenza, voluta e difesa dalla Costituzione. Sono loro che vogliono privatizzare l’esistenza dei cittadini. Non siamo qui per impedire ai bimbi di andare a scuola, ma perché preservando la scuola pubblica difendiamo la libertà di scelta”.
Ma quell’ultima danza, in realtà, non é stata affatto l’ultima. Vinto il referendum, votanti 85.934, il 28,71% della popolazione, favorevoli all’abrogazione della convenzione 50.517 bolognesi, il 58% dei votanti, Articolo 33 si è radunato in piazza più di una volta per chiedere al sindaco “di tenere conto del risultato della consultazione”. Perché prima e dopo la sconfitta dell’opzione ‘B’, Merola era stato chiaro: “come Sindaco il mio dovere è tenere conto di questa posizione e ribadire che il sistema pubblico e integrato funziona e funziona bene”. Articolo33, quindi, la guardia non l’ha abbassata.
Il 26 giugno, a un mese esatto dalla consultazione, una ventina di post it umani si sono dati appuntamento nel cortile di Palazzo D’Accursio per “ricordare, prima di tutto a Merola, impegnato a sostenere l’opzione B e a salvare la convenzione, cos’hanno decretato con il proprio voto i cittadini”. Poi, il 19 luglio, tre giorni prima che il consiglio comunale di riunisse per pronunciarsi sull’esito del referendum, come prevede lo statuto, un centinaio di arrivisti del comitato si sono alternati in una staffetta lunga 72 ore, divenendo “statue umane” ferme a “vegliare” sulla decisione dell’amministrazione cittadina.
Il consiglio, il 22 luglio, però, non si é espresso. Ma la posizione del Partito Democratico, che a Bologna ha dato il primo cittadino, era già apparsa chiara attraverso quell’ordine del giorno presentato dal capogruppo Francesco Critelli. Un ordine del giorno per mantenere “l’attuale sistema pubblico integrato”, compresa “l’erogazione delle risorse finanziarie comunali destinate al supporto delle scuole paritarie convenzionate” che ha scatenato l’indicazione dei referendari seduti in fondo all’aula, che ai democratici hanno gridato “vergogna”. “La priorità – ha dichiarato in aula Critelli – èassicurare al maggior numero di bambini l’accesso alle scuole dell’infanzia. Modificare la convenzione, secondo noi, non porta a un aumento dell’offerta formativa, ma a un decremento complessivo. E le scelte dell’amministrazione non possono basarsi solo sull’enunciazione di principi. Ci impegnamo però ad avviare apposite discussioni consiliari per verificare i dati di attività e i risultati dell’andamento delle convenzioni, valutando assieme alla giunta aggiornamenti e miglioramenti degli indicatori” espressi nella delibera. “Il Pd abbandona il suo popolo – é stata la risposta di Sel – media con tutti e su tutto, dal salvataggio di Alfano alla riduzione delle tutele dell’articolo 18, ma non con il suo popolo che si è espresso attraverso il referendum”.“I cittadini non ci hanno chiesto di controllare l’andamento delle convenzioni, come suggerito dal Pd, ma ci hanno chiesto di destinare tutte le risorse disponibili alla scuola pubblica” é stata invece la stoccata del M5S. I soli ad aver sostenuto il fronte ‘A’ in consiglio comunale.

Bologna, referendum per la scuola pubblica: la vittoria ignorata dalla politica

La battaglia del Comitato art.33 rischia di essere vanificata dopo la votazione in consiglio comunale che si terrà lunedì prossimo a Bologna. Il partito democratico propone di continuare con il sistema integrato e non considerare il risultato della consultazione del maggio scorso


La battaglia dei referendari, capitanata dal comitato Articolo 33, il nome a richiamare la Costituzione italiana là dove stabilisce che “enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”, è iniziata due anni fa, nel 2011. Ora l’impresa rischia di arenarsi in consiglio comunale con il partito democratico che chiede di votare per il mantenimento del sistema di finanziamento integrato. I ‘marziani’, come sono stati definiti dall’assessore democratico Matteo Lepore gli attivisti per la scuola pubblica, di problemi ne hanno affrontati tanti.Problemi burocratici, più che altro, legati all’ammissibilità del referendum consultivo stesso, ricevuta solo il 24 luglio 2012, e dopo vari tentativi, dal comitato dei garanti del Comune di Bologna.
Il 7 settembre, il comitato avviò quindi una massiccia raccolta firme, necessaria affinchè la consultazione potesse essere indetta e in tre mesi, entro i termini stabiliti dallo Statuto, Articolo 33 riuscì ad ottenere ben più delle 9.000 firme richieste dalla norma: firmarono 13.500 bolognesi, il 50% in più del necessario. Il sindaco Virginio Merola, che nel corso della campagna si era schierato nettamente a favore dell’opzione ‘B’, quella per il mantenimento della convenzione che oggi devolve quasi un milione di euro l’anno alle scuole d’infanzia paritarie private, per la maggior parte confessionali, scelse di non indire il referendum, però, in concomitanza con le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio scorso, quindi, la data fissata fu il 26 maggio. Il giorno in cui l’accesa campagna pre – consultazione, che rischiò di spaccare in due la maggioranza di Palazzo D’Accursioquando Merola definì “vergognoso” l’intervento di Nichi Vendola in favore dei referendari, si concluse.
A sfidarsi due schieramenti sensibilmente distanti: la ‘B, ‘Golia”, capitanata appunto dal primo cittadino, che aveva ricevuto l’appoggio della Curia, del Pdl, della Lega Nord, di Confindustria “e di tutti gli apparati dell’estabilishment cittadino”, per usare le parole del direttore di MicroMega, Paolo Flores D’Arcais. E la ‘A’, “Davide”, che aveva conquistato il sostegno di scrittori, scienziati, musicisti, attori: aderirono all’appello dell’ex candidato alla Presidenza della Repubblica Stefano Rodotà, presidente del comitato Articolo33, alcune tra le personalità più rappresentative della penisola, da Francesco Guccini a Margerita Hack, da Moni Ovadia a Gino Strada, a Paolo Nori, a Ivano Marescotti, solo per citarne alcuni. Tanto che, manifestazione dopo manifestazione, il numero dei marziani, sostenuti in consiglio comunale solo da Sinistra Ecologia e Libertà, e dal Movimento 5 Stelle, ha continuato a crescere.
E nonostante il maltempo, all’ultima danza per la scuola pubblica, celebrata sotto un cielo plumbeo e piovoso lo scorso 24 maggio, parteciparono oltre 200 persone. Tutte radunate sotto al palco allestito in Piazza Maggiore, sotto agli ombrelli colorati aperti a tenere lontana la pioggia, per ascoltare le parole di Paolo Nori e Marescotti, in prima fila per chiedere a Bologna “di difendere la scuola pubblica”.
“Sono venuto tante volte a Bologna, nei momenti belli della città meglio amministrata d’Italia e nel momento in cui il terrorismo l’ha sbranata, ogni anno presente: come è possibile che ci chiamino marziani? – si chiedeva quella sera l’attore e scrittore Moni Ovadia, sul palco prima di partire per andare a salutare un’ultima volta un amico, Don Andrea Gallo, scomparso il 22 maggio scorso –Siamo tutti un po’ bolognesi. I padri costituenti sarebbero qui con noi, su questo palco, perché è una questione di civiltà. Io che da bambino ho fatto la scuola ebraica parificata, così decisero i miei genitori, dico che il nostro interesse è che ci sia la scuola pubblica di eccellenza, voluta e difesa dalla Costituzione. Sono loro che vogliono privatizzare l’esistenza dei cittadini. Non siamo qui per impedire ai bimbi di andare a scuola, ma perché preservando la scuola pubblica difendiamo la libertà di scelta”.
Ma quell’ultima danza, in realtà, non é stata affatto l’ultima. Vinto il referendum, votanti 85.934, il 28,71% della popolazione, favorevoli all’abrogazione della convenzione 50.517 bolognesi, il 58% dei votanti, Articolo 33 si è radunato in piazza più di una volta per chiedere al sindaco “di tenere conto del risultato della consultazione”. Perché prima e dopo la sconfitta dell’opzione ‘B’, Merola era stato chiaro: “come Sindaco il mio dovere è tenere conto di questa posizione e ribadire che il sistema pubblico e integrato funziona e funziona bene”. Articolo33, quindi, la guardia non l’ha abbassata.
Il 26 giugno, a un mese esatto dalla consultazione, una ventina di post it umani si sono dati appuntamento nel cortile di Palazzo D’Accursio per “ricordare, prima di tutto a Merola, impegnato a sostenere l’opzione B e a salvare la convenzione, cos’hanno decretato con il proprio voto i cittadini”. Poi, il 19 luglio, tre giorni prima che il consiglio comunale di riunisse per pronunciarsi sull’esito del referendum, come prevede lo statuto, un centinaio di arrivisti del comitato si sono alternati in una staffetta lunga 72 ore, divenendo “statue umane” ferme a “vegliare” sulla decisione dell’amministrazione cittadina.
Il consiglio, il 22 luglio, però, non si é espresso. Ma la posizione del Partito Democratico, che a Bologna ha dato il primo cittadino, era già apparsa chiara attraverso quell’ordine del giorno presentato dal capogruppo Francesco Critelli. Un ordine del giorno per mantenere “l’attuale sistema pubblico integrato”, compresa “l’erogazione delle risorse finanziarie comunali destinate al supporto delle scuole paritarie convenzionate” che ha scatenato l’indicazione dei referendari seduti in fondo all’aula, che ai democratici hanno gridato “vergogna”. “La priorità – ha dichiarato in aula Critelli – èassicurare al maggior numero di bambini l’accesso alle scuole dell’infanzia. Modificare la convenzione, secondo noi, non porta a un aumento dell’offerta formativa, ma a un decremento complessivo. E le scelte dell’amministrazione non possono basarsi solo sull’enunciazione di principi. Ci impegnamo però ad avviare apposite discussioni consiliari per verificare i dati di attività e i risultati dell’andamento delle convenzioni, valutando assieme alla giunta aggiornamenti e miglioramenti degli indicatori” espressi nella delibera. “Il Pd abbandona il suo popolo – é stata la risposta di Sel – media con tutti e su tutto, dal salvataggio di Alfano alla riduzione delle tutele dell’articolo 18, ma non con il suo popolo che si è espresso attraverso il referendum”.“I cittadini non ci hanno chiesto di controllare l’andamento delle convenzioni, come suggerito dal Pd, ma ci hanno chiesto di destinare tutte le risorse disponibili alla scuola pubblica” é stata invece la stoccata del M5S. I soli ad aver sostenuto il fronte ‘A’ in consiglio comunale.