sabato 10 agosto 2013

’Ndrangheta e rapporti con la Chiesa Gratteri: “Ci sono alcuni preti che chiudono un occhio, anche due”

Ad Ayas il procuratore della Dda
racconta come il potere delle cosche
si esprima anche attraverso la fede
Svelato un episodio di Aosta
STEFANO SERGI
CHAMPOLUC
Di fronte ai capimafia, ci sono preti che chiudono un occhio e preti che li chiudono tutti e due”. Nicola Gratteri, tornato per la seconda volta in tre mesi in Valle d’Aosta, sta studiando con il giornalista e scrittore Antonio Nicaso il delicatissimo fronte dei rapporti tra ’ndrangheta e religione per farne, forse, un altro dei libri di successo che il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria firma da tempo.  

E alla platea del tendone di Champoluc dove s’inaugura Ayas Cultura il magistrato, che è tra i massimi esperti europei dell’unica organizzazione criminale ramificata nei cinque continenti, regala spunti su cui riflettere parecchio, anche qui tra le montagne più alte d’Europa. Sì, perché il “la” al procuratore lo offre il giornalista Roberto Mancini raccontando un episodio accaduto ad Aosta tre anni fa: “I Nirta, gli stessi ora in carcere per traffico internazionale di cocaina, regalarono una statua della Madonna di Polsi alla parrocchia del Quartiere Dora, ma nessuno degli omaggiati si chiese il significato che Polsi ha per la ’ndrangheta né il perché di quel dono”. In quel santuario della Madonna di Polsi in pieno Aspromonte, nel Comune di San Luca, i capimafia si riuniscono ogni anno a settembre per discutere le strategie criminali. È considerato un luogo sacro non solo per i pellegrini ma anche per la ’ndrangheta.  

“Stiamo studiando il rapporto tra Chiesa e ’ndrangheta, ed emergono cose piuttosto spiacevoli per la Chiesa. Gli affiliati prima di uccidere pregano la Madonna di Polsi, i santini servono anche nei riti di iniziazione della ’ndrangheta. Non solo, nei bunker troviamo sempre immagini sacre, della Madonna di Polsi, di San Michele Arcangelo (che tra l’altro è il patrono della polizia, ndr) e, new entry, anche di Padre Pio. Per questo lo ’ndranghetista quando uccide è convinto di essere nel giusto”. Il motivo di questa inquietante vicinanza, in alcuni casi, tra clero e ’ndrangheta è da ricercarsi nella necessità, per il capomafia, di avere un controllo totale sul territorio. «Deve esternare il suo rapporto con i preti e con i vescovi, perché deve esternare il potere. Il capomafia deve dimostrare di essere alla pari con il potere legale e quindi anche con la Chiesa. Altrimenti perché fanno a gara a chi porta la statua della santa alla processione? E perché quando il corteo sfila davanti alla casa del capomafia, il figlio di questo offre una banconota da 500 euro come dono? E perché comprano i banchi e ristrutturano le facciate delle chiese? Perché questo è potere, non è essere cristiani. Ed è qui che i preti chiudono un occhio e a volte pure due».  

Il procuratore di Reggio Calabria spiega che un capomafia ha due ossessioni: “Far studiare i figli, e farli sposare. A lui manca il pedigree, per questo cerca il riscatto sociale attraverso i suoi eredi, li manda nelle Università più prestigiose”. E qui emerge quello che per Gratteri è “il dramma di oggi”: l’epoca dei mafiosi incensurati. “Scordatevi l’uomo con la coppola, perché o è morto o è al 41 bis (il regime di carcere duro previsto per i mafiosi, ndr). Oggi ci sono i suoi figli, che magari sono medici e gestiscono un ospedale come se fosse cosa loro, non cosa di tutti. E decidono se e quando tu hai diritto a curarti e come. E sono tutti incensurati. Questo è il grande problema”. Dopo aver stroncato con un paio di frasi buona parte dei giornalisti italiani (“non fanno più inchieste, si accontentano delle veline, non approfondiscono nulla”) Gratteri dribbla il pensiero comune del “tutta colpa dei politici” e spiega: “Molte volte ci lamentiamo della politica, ma è una visione inesatta e parziale. Il vero cancro è la pubblica amministrazione, i burocrati, quei “comitati di pietra” che sono sempre lì nello stesso posto a chiederti la mazzetta se vuoi che l’istruttoria per il trattore vada avanti. Ed ecco perché non si vuole informatizzare nulla, perché poi qualunque cittadino potrebbe vedere on line a che punto sta la sua domanda e denunciare se si accorge di stranezze. Su questo tema insisto da 15 anni, sembro un disco rotto. Senza informatizzazione, non si risolverà nulla. L’Arma dei carabinieri spende milioni di euro l’anno per inviare personale in tutta Italia per notificare atti giudiziari che potrebbero essere trasmessi con posta elettronica certificata”.  

Si discute molto, di questi tempi, della Corte di Cassazione “intasata - spiega Gratteri - da una miriade di cause che hanno come unico obiettivo il trascorrere del tempo per raggiungere la prescrizione. Soltanto a Roma, c’è lo stesso numero di avvocati che ha l’intera Francia. E pensate a quanti legali sono diventati parlamentari. Secondo voi si farà mai una riforma?”.  

Le recenti inchieste dei carabinieri sulla ’ndrangheta in Valle d’Aosta hanno ispirato a livello locale anche polemiche a più livelli sull’opportunità di continuare a finanziare con soldi pubblici la celebre (e frequentatissima) Festa dei calabresi perché l’organizzatore, l’imprenditore Giuseppe Tropiano, è tra i coinvolti e ha già rimediato una condanna in primo grado per favoreggiamento. Ma il rischio di generalizzazioni è dietro l’angolo e Gratteri, che è nato nella Locride, nella sua lunga conferenza di Champoluc ha usato l’arma dell’ironia per allontanare pericolose e fuorvianti degenerazioni sul binomio Calabria-’Ndrangheta: “I calabresi violenti? È falso, è gente pacifica e la dimostrazione è la calma con cui aspetta la conclusione dei lavori sulla Salerno-Reggio Calabria”.

’Ndrangheta e rapporti con la Chiesa Gratteri: “Ci sono alcuni preti che chiudono un occhio, anche due”

Ad Ayas il procuratore della Dda
racconta come il potere delle cosche
si esprima anche attraverso la fede
Svelato un episodio di Aosta
STEFANO SERGI
CHAMPOLUC
Di fronte ai capimafia, ci sono preti che chiudono un occhio e preti che li chiudono tutti e due”. Nicola Gratteri, tornato per la seconda volta in tre mesi in Valle d’Aosta, sta studiando con il giornalista e scrittore Antonio Nicaso il delicatissimo fronte dei rapporti tra ’ndrangheta e religione per farne, forse, un altro dei libri di successo che il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria firma da tempo.  

E alla platea del tendone di Champoluc dove s’inaugura Ayas Cultura il magistrato, che è tra i massimi esperti europei dell’unica organizzazione criminale ramificata nei cinque continenti, regala spunti su cui riflettere parecchio, anche qui tra le montagne più alte d’Europa. Sì, perché il “la” al procuratore lo offre il giornalista Roberto Mancini raccontando un episodio accaduto ad Aosta tre anni fa: “I Nirta, gli stessi ora in carcere per traffico internazionale di cocaina, regalarono una statua della Madonna di Polsi alla parrocchia del Quartiere Dora, ma nessuno degli omaggiati si chiese il significato che Polsi ha per la ’ndrangheta né il perché di quel dono”. In quel santuario della Madonna di Polsi in pieno Aspromonte, nel Comune di San Luca, i capimafia si riuniscono ogni anno a settembre per discutere le strategie criminali. È considerato un luogo sacro non solo per i pellegrini ma anche per la ’ndrangheta.  

“Stiamo studiando il rapporto tra Chiesa e ’ndrangheta, ed emergono cose piuttosto spiacevoli per la Chiesa. Gli affiliati prima di uccidere pregano la Madonna di Polsi, i santini servono anche nei riti di iniziazione della ’ndrangheta. Non solo, nei bunker troviamo sempre immagini sacre, della Madonna di Polsi, di San Michele Arcangelo (che tra l’altro è il patrono della polizia, ndr) e, new entry, anche di Padre Pio. Per questo lo ’ndranghetista quando uccide è convinto di essere nel giusto”. Il motivo di questa inquietante vicinanza, in alcuni casi, tra clero e ’ndrangheta è da ricercarsi nella necessità, per il capomafia, di avere un controllo totale sul territorio. «Deve esternare il suo rapporto con i preti e con i vescovi, perché deve esternare il potere. Il capomafia deve dimostrare di essere alla pari con il potere legale e quindi anche con la Chiesa. Altrimenti perché fanno a gara a chi porta la statua della santa alla processione? E perché quando il corteo sfila davanti alla casa del capomafia, il figlio di questo offre una banconota da 500 euro come dono? E perché comprano i banchi e ristrutturano le facciate delle chiese? Perché questo è potere, non è essere cristiani. Ed è qui che i preti chiudono un occhio e a volte pure due».  

Il procuratore di Reggio Calabria spiega che un capomafia ha due ossessioni: “Far studiare i figli, e farli sposare. A lui manca il pedigree, per questo cerca il riscatto sociale attraverso i suoi eredi, li manda nelle Università più prestigiose”. E qui emerge quello che per Gratteri è “il dramma di oggi”: l’epoca dei mafiosi incensurati. “Scordatevi l’uomo con la coppola, perché o è morto o è al 41 bis (il regime di carcere duro previsto per i mafiosi, ndr). Oggi ci sono i suoi figli, che magari sono medici e gestiscono un ospedale come se fosse cosa loro, non cosa di tutti. E decidono se e quando tu hai diritto a curarti e come. E sono tutti incensurati. Questo è il grande problema”. Dopo aver stroncato con un paio di frasi buona parte dei giornalisti italiani (“non fanno più inchieste, si accontentano delle veline, non approfondiscono nulla”) Gratteri dribbla il pensiero comune del “tutta colpa dei politici” e spiega: “Molte volte ci lamentiamo della politica, ma è una visione inesatta e parziale. Il vero cancro è la pubblica amministrazione, i burocrati, quei “comitati di pietra” che sono sempre lì nello stesso posto a chiederti la mazzetta se vuoi che l’istruttoria per il trattore vada avanti. Ed ecco perché non si vuole informatizzare nulla, perché poi qualunque cittadino potrebbe vedere on line a che punto sta la sua domanda e denunciare se si accorge di stranezze. Su questo tema insisto da 15 anni, sembro un disco rotto. Senza informatizzazione, non si risolverà nulla. L’Arma dei carabinieri spende milioni di euro l’anno per inviare personale in tutta Italia per notificare atti giudiziari che potrebbero essere trasmessi con posta elettronica certificata”.  

Si discute molto, di questi tempi, della Corte di Cassazione “intasata - spiega Gratteri - da una miriade di cause che hanno come unico obiettivo il trascorrere del tempo per raggiungere la prescrizione. Soltanto a Roma, c’è lo stesso numero di avvocati che ha l’intera Francia. E pensate a quanti legali sono diventati parlamentari. Secondo voi si farà mai una riforma?”.  

Le recenti inchieste dei carabinieri sulla ’ndrangheta in Valle d’Aosta hanno ispirato a livello locale anche polemiche a più livelli sull’opportunità di continuare a finanziare con soldi pubblici la celebre (e frequentatissima) Festa dei calabresi perché l’organizzatore, l’imprenditore Giuseppe Tropiano, è tra i coinvolti e ha già rimediato una condanna in primo grado per favoreggiamento. Ma il rischio di generalizzazioni è dietro l’angolo e Gratteri, che è nato nella Locride, nella sua lunga conferenza di Champoluc ha usato l’arma dell’ironia per allontanare pericolose e fuorvianti degenerazioni sul binomio Calabria-’Ndrangheta: “I calabresi violenti? È falso, è gente pacifica e la dimostrazione è la calma con cui aspetta la conclusione dei lavori sulla Salerno-Reggio Calabria”.

mercoledì 7 agosto 2013

Cannabis, regione Liguria approva legge per erogazione farmaci

E' la seconda regione dopo la Toscana ad approvare una norma per fornire i farmaci per scopi terapeutici. Proposta da Fds-Sel la norma è stata accolta dal Consiglio Regionale per inserire i farmaci nel servizio regionale rendendoli accessibili ai pazienti.

La Liguria è la seconda regione dopo la Toscana ad approvare una legge per l’erogazione dei farmaci a base di cannabinoidi per scopi terapeutici. Proposta da Fds-Sel, è stata accolta dal Consiglio Regionale per inserire i farmaci nel servizio regionale rendendoli accessibili ai pazienti. Soddisfatti i consiglieri della Sinistra Conti e Benzi e Rossi. Solo qualche giorno fa diciotto società scientifiche italiane avevano firmato un documento in cui venivano i farmaci a basa di cannabis definiti di seconda scelta.
La legge stabilisce che “la Regione Liguria detti le disposizioni organizzative relative all’utilizzo dei farmaci cannabinoidi per finalità terapeutiche da parte degli operatori e delle strutture del servizio sanitario regionale, salvaguardando l’autonomia e la responsabilità del medico nella scelta terapeutica e dell’evidenza scientifica”. Secondo il provvedimento i derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di preparati galenici magistrali, possono essere prescritti dal medico specialista in anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia. I farmaci cannabinoidi sono a carico del servizio sanitario regionale e sono prescritti dai medici di medicina generale solo in seguito a una indicazione terapeutica formulata dai medici specialisti cui lo specialista stabilisce la durata del piano terapeutico e la sua ripetibilità.
Anche i medici specialisti operanti nei centri di cure palliative pubblici e convenzionati possono fare la prescrizione. Secondo il provvedimento l’inizio del trattamento può avvenire in ospedale o in strutture a esso assimilabili, compresi day-hospital e ambulatori; i farmaci sono acquistati dalla farmacia ospedaliera a carico del servizio sanitario regionale, anche nel caso del prolungamento della cura dopo la dimissione del paziente. Le strutture di ricovero ospedaliero accreditato devono assistere i medici nella reperibilità dei farmaci. In ambito domiciliare, in caso di cura realizzata con queste modalità ma utilizzando farmaci esteri importati, il farmacista del servizio pubblico consegna direttamente i farmaci importati al medico o al paziente, dietro pagamento del solo prezzo di costo richiesto dal produttore e delle spese accessorie riportate nella fattura estera. Nel caso dipreparazioni galeniche magistrali per un utilizzo extra-ospedaliero, fornite da farmacie private su presentazione di prescrizione del medico specialista, la spesa per la terapia è a carico del paziente, quando è prescritta su ricettario bianco. La spesa resta a carico del servizio sanitario regionale solo qualora il medico che fa la prescrizione sia alle dipendenze del servizio pubblico e utilizzi il ricettario del servizio sanitario regionale per la prescrizione magistrale.  
Nel caso di inizio del trattamento in ambito ospedaliero o assimilato, il paziente in condizione dicronicità può proseguire il trattamento domiciliare senza spese presentando alla farmacia ospedaliera ogni mese una nuova ricetta, o ogni tre mesi se utilizza farmaci importati, redatta da uno dei medici ospedalieri che lo hanno in cura. Nel caso di trattamento avviato in ambito domiciliare, la terapia inizia o continua presentando ogni tre mesi la prescrizione redatta dal medico di medicina generale, su indicazione dello specialista, alla farmacia della Asl del territorio di residenza del paziente. Il rinnovo della prescrizione è in ogni caso subordinato ad unavalutazione positiva di efficacia e sicurezza da parte del medico che la prescrive, valutata la variabilità individuale dell’efficacia terapeutica. La legge è stata presentata dai consiglieri Alessandro Benzi e Conti (Federazione della sinistra) e Matteo Rossi (Sel). Ai firmatari si è poi aggiunto Stefano Quaini (Idv). Sono stati approvati due emendamenti integrativi proposti dall’assessore alla salute, Claudio Montaldo. Uno, in particolare, consente anche ai medici oculisti di prescrivere questi farmaci. Nei giorni scorsi invece la città di Los Angeles ha praticamente bandito la marijuana terapeutica restringendo anche la comunque possibile coltivazione. 

Ior e riciclaggio, partono rogatorie verso S.Sede


Tornato dal Brasile il Papa ha trovato i consueti guai. La magistratura torna all'attacco, intanto lo Ior sbarca sul web e in Slovenia una diocesi fa un crack da paura.

Di Francesco Peloso 

Quest'articolo è apparso anche sul Secolo XIX del primo agosto 

Lo Ior va sul web, apre il suo sito e chiarisce che l'opera di trasparenza non sono solo parole ma è un fatto concreto. Nelle stesse ore, però, i giudici romani che indagano sulle transizioni di denaro sospette in cui è coinvolto l'istituto, fanno sapere di aver chiesto che siano avviate le rogatorie internazionali nei confronti della Santa Sede. L'obiettivo è quello di conoscere ogni particolare di quei traffici finanziari al centro dei quali si trova monsignor Nunzio Scarano, il prelato agli arresti da diversi giorni, coinvolto in varie indagini, e su cui pende anche l'accusa riciclaggio. E' ancora di ieri, infine, la notizia che una piccola diocesi slovena, quella di Maribor, è protagonista di un clamoroso dissesto finanziario, un crack da 800 milioni di euro, che sta mettendo in difficoltà il Vaticano.

Il Papa ha intanto chiesto e ottenuto le dimissioni degli arcivescovi di Maribor, Marjan Turnsek, e di Lubiana, Anton Stres; il tutto è stato causato dagli investimenti spericolati e dalle rischiose avventure finanziarie in cui si era lanciata la diocesi negli ultimi decenni. Dunque appena conclusa la trasferta brasiliana di Francesco, i problemi aperti Oltretevere, a cominciare da quelli finanziari, sono nuovamente esplosi con tutta la loro urgenza.

La politica di trasparenza avviata dalla Santa Sede ha favorito l'apertura del sito web dello Ior (www.ior.va) nel quale il presidente Ernst Von Freyberg, afferma fra le altre cose: "Lo Ior è impegnato in un processo di ampie riforme volto a promuovere l'applicazione dei più rigorosi standard del settore". "Il processo in questione - si spiega - comprende l'implementazione di misure severe contro le attività di riciclaggio di denaro e l'ottimizzazione della nostra organizzazione interna. Stiamo altresì eseguendo una revisione totale dei conti dei nostri clienti, con l'obiettivo di cessare i rapporti non conformi ai nostri severi standard". L'enunciazione pubblica sembra non lasciare spazio per passi indietro.

D'altro canto a ciò si aggiunga che l'Aif l'autorità di controllo finanziaria interna ai sacri palazzi, e la Uif, l'organo corrispondente della Banca d'Italia, nei giorni scorsi hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, segno che qualcosa si muove davvero. Inoltre sul sito dello Ior si può apprendere finalmente una cifra reale. Il totale del patrimonio gestito dall'istituto è di 7,1 miliardi di euro, in gran parte appartiene a istituzioni ecclesiali, ma c'è anche un 15% che fa riferimento a persone fisiche. Lo Ior agisce - fra l'altro - gestendo fondi, operando su titoli a tasso fisso e titoli di Stato e su depositi nel mercato interbancario, ma soprattutto ogni anno interviene in modo significativo per sanare i debiti derivanti dai costi di gestione della Santa Sede. Si tratta di un fatto di cui nella riforma dell'istituto si dovrà tener conto, sono risorse che non possono essere cancellate da un giorno all'altro.

In quanto alle rogatorie chieste dalla Procura di Roma riguardano oltre che monsignor Scarano e il Vaticano, anche il suo complice, il broker Giovanni Carenzio e la Spagna, dove Carenzio ha procedimenti pendenti. La vicenda è quella del tentato trasferimento di 20 milioni dalla Svizzera a un conto sullo Ior riconducibile a monsignor Scarano.

Infine il caso della diocesi slovena di Maribor: qui si delinea un buco mostruoso di 800 milioni di euro, venti milioni riguarderebbero direttamente la diocesi, il resto le ditte collegate (holding, banche, società commerciali). Migliaia di piccoli investitori hanno perso i loro risparmi e le banche hanno chiesto la confisca degli immobili ipotecati. Tuttavia l'allarme nei sacri palazzi è scaturito dall'ipotesi che i creditori possano, per via giudiziaria, rivolgesi al Vaticano per essere risarciti.

Ior e riciclaggio, partono rogatorie verso S.Sede


Tornato dal Brasile il Papa ha trovato i consueti guai. La magistratura torna all'attacco, intanto lo Ior sbarca sul web e in Slovenia una diocesi fa un crack da paura.

Di Francesco Peloso 

Quest'articolo è apparso anche sul Secolo XIX del primo agosto 

Lo Ior va sul web, apre il suo sito e chiarisce che l'opera di trasparenza non sono solo parole ma è un fatto concreto. Nelle stesse ore, però, i giudici romani che indagano sulle transizioni di denaro sospette in cui è coinvolto l'istituto, fanno sapere di aver chiesto che siano avviate le rogatorie internazionali nei confronti della Santa Sede. L'obiettivo è quello di conoscere ogni particolare di quei traffici finanziari al centro dei quali si trova monsignor Nunzio Scarano, il prelato agli arresti da diversi giorni, coinvolto in varie indagini, e su cui pende anche l'accusa riciclaggio. E' ancora di ieri, infine, la notizia che una piccola diocesi slovena, quella di Maribor, è protagonista di un clamoroso dissesto finanziario, un crack da 800 milioni di euro, che sta mettendo in difficoltà il Vaticano.

Il Papa ha intanto chiesto e ottenuto le dimissioni degli arcivescovi di Maribor, Marjan Turnsek, e di Lubiana, Anton Stres; il tutto è stato causato dagli investimenti spericolati e dalle rischiose avventure finanziarie in cui si era lanciata la diocesi negli ultimi decenni. Dunque appena conclusa la trasferta brasiliana di Francesco, i problemi aperti Oltretevere, a cominciare da quelli finanziari, sono nuovamente esplosi con tutta la loro urgenza.

La politica di trasparenza avviata dalla Santa Sede ha favorito l'apertura del sito web dello Ior (www.ior.va) nel quale il presidente Ernst Von Freyberg, afferma fra le altre cose: "Lo Ior è impegnato in un processo di ampie riforme volto a promuovere l'applicazione dei più rigorosi standard del settore". "Il processo in questione - si spiega - comprende l'implementazione di misure severe contro le attività di riciclaggio di denaro e l'ottimizzazione della nostra organizzazione interna. Stiamo altresì eseguendo una revisione totale dei conti dei nostri clienti, con l'obiettivo di cessare i rapporti non conformi ai nostri severi standard". L'enunciazione pubblica sembra non lasciare spazio per passi indietro.

D'altro canto a ciò si aggiunga che l'Aif l'autorità di controllo finanziaria interna ai sacri palazzi, e la Uif, l'organo corrispondente della Banca d'Italia, nei giorni scorsi hanno sottoscritto un accordo di collaborazione, segno che qualcosa si muove davvero. Inoltre sul sito dello Ior si può apprendere finalmente una cifra reale. Il totale del patrimonio gestito dall'istituto è di 7,1 miliardi di euro, in gran parte appartiene a istituzioni ecclesiali, ma c'è anche un 15% che fa riferimento a persone fisiche. Lo Ior agisce - fra l'altro - gestendo fondi, operando su titoli a tasso fisso e titoli di Stato e su depositi nel mercato interbancario, ma soprattutto ogni anno interviene in modo significativo per sanare i debiti derivanti dai costi di gestione della Santa Sede. Si tratta di un fatto di cui nella riforma dell'istituto si dovrà tener conto, sono risorse che non possono essere cancellate da un giorno all'altro.

In quanto alle rogatorie chieste dalla Procura di Roma riguardano oltre che monsignor Scarano e il Vaticano, anche il suo complice, il broker Giovanni Carenzio e la Spagna, dove Carenzio ha procedimenti pendenti. La vicenda è quella del tentato trasferimento di 20 milioni dalla Svizzera a un conto sullo Ior riconducibile a monsignor Scarano.

Infine il caso della diocesi slovena di Maribor: qui si delinea un buco mostruoso di 800 milioni di euro, venti milioni riguarderebbero direttamente la diocesi, il resto le ditte collegate (holding, banche, società commerciali). Migliaia di piccoli investitori hanno perso i loro risparmi e le banche hanno chiesto la confisca degli immobili ipotecati. Tuttavia l'allarme nei sacri palazzi è scaturito dall'ipotesi che i creditori possano, per via giudiziaria, rivolgesi al Vaticano per essere risarciti.

lunedì 5 agosto 2013

NEL DUBBIO, TI SFANCULO - BERGOGLIO ALLONTANA MONSIGNOR CAMALDO ACCUSATO DI ADESCARE MINORI

Il Papa non tollera più ombre sui prelati: Monsignor Camaldo, accusato di adescare ragazzini per incontri hard, è stato rimosso dal ruolo di cerimoniere pontificio e spostato come canonico a San Giovanni in Laterano - Mano pesante anche sull’indebitata diocesi di Maribor, in Slovenia…

Marco Ansaldo per "la Repubblica"
cd30 monsignor franco camaldoCD30 MONSIGNOR FRANCO CAMALDO
Niente vacanze a Castel Gandolfo. Lavoro a pieno ritmo, anzi, per il Papa, da poco rientrato dal viaggio in Brasile. La scelta pastorale di Francesco non esclude però per nulla la decisione di affrontare questioni interne alla Santa Sede, come dimostrano i suoi propositi di riformare lo Ior. Sono di questi giorni alcune promozioni e rimozioni in Vaticano, movimenti tutti in linea con i propositi più fermi di intervento concreto che Jorge Mario Bergoglio si è dato dal momento della sua elezione a Pontefice.
IL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHAIL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHA
Uno degli spostamenti che fa più rumore è quello del "decano" dei cerimonieri pontifici, monsignor Franco Camaldo, ora nominato fuori dalle mura della Santa Sede come canonico della basilica di San Giovanni in Laterano, con diritto a un appartamento. Il suo nome sarebbe stato il mese scorso tra quelli al centro della denuncia dell'ex sacerdote Patrizio Poggi, il quale ha accusato alcuni prelati di adescare minori per incontri a sfondo sessuale.
Poggi è stato poi arrestato per calunnia, mentre la procura di Roma ha voluto smentire che dei sacerdoti risultino indagati dopo le sue affermazioni. In ogni caso, il Papa ha proceduto ad assegnare a Camaldo un nuovo incarico.
Tre giorni fa, del resto, Bergoglio aveva già affrontato con severità il caso del maxi-buco finanziario della diocesi di Maribor, in Slovenia, pari a circa 800 milioni di euro, rimuovendo due arcivescovi, quelli di Maribor e di Lubiana, e azzerando così i vertici della Chiesa slovena.
Così Francesco ha ora riportato anche monsignor Guido Pozzo, dopo soli 9 mesi come elemosiniere di Sua Santità, alla carica di segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, l'organismo che si occupa della ricucitura con lo scisma lefebvriano. Pozzo torna al ruolo precedente nel quale, come si legge nella nomina ufficiale, «aveva competenza ».
ybo06 franco camaldoYBO06 FRANCO CAMALDO
Ci torna però con il grado di arcivescovo. C'è chi legge la mossa come una rimozione. Ma forse il Pontefice vuole tentare tutte le possibilità di un riavvicinamento con i lefebvriani, uno dei dossier caldi della Chiesa, e allora la scelta di puntare su monsignor Pozzo, slegato dai compiti quotidiani all'Elemosineria e investito di un ruolo più strategico rispetto al suo ultimo incarico, potrebbe portare a dei risultati. Al suo posto, nella carica di elemosiniere pontificio, Bergoglio ha nominato il polacco monsignor Konrad Krajewski, 49 anni, finora cerimoniere, promuovendolo a sua volta arcivescovo.

NEL DUBBIO, TI SFANCULO - BERGOGLIO ALLONTANA MONSIGNOR CAMALDO ACCUSATO DI ADESCARE MINORI

Il Papa non tollera più ombre sui prelati: Monsignor Camaldo, accusato di adescare ragazzini per incontri hard, è stato rimosso dal ruolo di cerimoniere pontificio e spostato come canonico a San Giovanni in Laterano - Mano pesante anche sull’indebitata diocesi di Maribor, in Slovenia…

Marco Ansaldo per "la Repubblica"
cd30 monsignor franco camaldoCD30 MONSIGNOR FRANCO CAMALDO
Niente vacanze a Castel Gandolfo. Lavoro a pieno ritmo, anzi, per il Papa, da poco rientrato dal viaggio in Brasile. La scelta pastorale di Francesco non esclude però per nulla la decisione di affrontare questioni interne alla Santa Sede, come dimostrano i suoi propositi di riformare lo Ior. Sono di questi giorni alcune promozioni e rimozioni in Vaticano, movimenti tutti in linea con i propositi più fermi di intervento concreto che Jorge Mario Bergoglio si è dato dal momento della sua elezione a Pontefice.
IL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHAIL PAPA NELLA FAVELA DI VARGINHA
Uno degli spostamenti che fa più rumore è quello del "decano" dei cerimonieri pontifici, monsignor Franco Camaldo, ora nominato fuori dalle mura della Santa Sede come canonico della basilica di San Giovanni in Laterano, con diritto a un appartamento. Il suo nome sarebbe stato il mese scorso tra quelli al centro della denuncia dell'ex sacerdote Patrizio Poggi, il quale ha accusato alcuni prelati di adescare minori per incontri a sfondo sessuale.
Poggi è stato poi arrestato per calunnia, mentre la procura di Roma ha voluto smentire che dei sacerdoti risultino indagati dopo le sue affermazioni. In ogni caso, il Papa ha proceduto ad assegnare a Camaldo un nuovo incarico.
Tre giorni fa, del resto, Bergoglio aveva già affrontato con severità il caso del maxi-buco finanziario della diocesi di Maribor, in Slovenia, pari a circa 800 milioni di euro, rimuovendo due arcivescovi, quelli di Maribor e di Lubiana, e azzerando così i vertici della Chiesa slovena.
Così Francesco ha ora riportato anche monsignor Guido Pozzo, dopo soli 9 mesi come elemosiniere di Sua Santità, alla carica di segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, l'organismo che si occupa della ricucitura con lo scisma lefebvriano. Pozzo torna al ruolo precedente nel quale, come si legge nella nomina ufficiale, «aveva competenza ».
ybo06 franco camaldoYBO06 FRANCO CAMALDO
Ci torna però con il grado di arcivescovo. C'è chi legge la mossa come una rimozione. Ma forse il Pontefice vuole tentare tutte le possibilità di un riavvicinamento con i lefebvriani, uno dei dossier caldi della Chiesa, e allora la scelta di puntare su monsignor Pozzo, slegato dai compiti quotidiani all'Elemosineria e investito di un ruolo più strategico rispetto al suo ultimo incarico, potrebbe portare a dei risultati. Al suo posto, nella carica di elemosiniere pontificio, Bergoglio ha nominato il polacco monsignor Konrad Krajewski, 49 anni, finora cerimoniere, promuovendolo a sua volta arcivescovo.