giovedì 26 settembre 2013

SOTTO PROCESSO

SOTTO PROCESSO
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che i magistrati italiani sono più numerosi dei magistrati europei ma producono di meno.
Ebbene la Commissione europea per l'efficacia della giustizia (CEPEJ) smentisce questo assunto e rileva (statistiche 2006-rapporto 2008) come in Italia per ogni 100.000 abitanti ci sono 14,8 magistrati mentre, ad esempio, in Germania ce ne sono 30,7, in Grecia 33,1, in Austria 22,8 e meno di noi c’è il Regno Unito con 11,6. 
Il numero dei magistrati va posto in raffronto con il numero di cause che ogni anno gli vengono assegnate. 
Dalle tabelle della Commissione europea si apprende che un giudice italiano ha come sopravvenienze civili, ovvero i nuovi procedimenti che ogni anno si aggiungono al suo carico di lavoro, un numero di affari 2 volte superiori ai colleghi del Belgio, della Francia e della Spagna, 8 volte superiore a quelli della Germania e dell’Austria, 17 volte superiore rispetto a quello dei paesi scandinavi.
Un giudice italiano infatti ha 438,06 sopravvenienze annuali mentre un giudice austriaco, ad esempio, ne ha 67,96, e un giudice svedese ne ha 25,6. 
Il dato più interessante riguarda lo smaltimento degli affari civili e penali. 
Un giudice italiano mediamente smaltisce 411,33 procedimenti civili e 181,09 procedimenti penali ogni anno. 
In Austria un giudice civile smaltisce in un anno 65,89 cause civili e un giudice penale 16,11 procedimenti penali. 
In Germania un giudice civile smaltisce in un anno 78,86 cause civili e un giudice penale 42,91 procedimenti penali.
I magistrati non sono divinità totemiche, né sono migliori o peggiori rispetto ad altre categorie professionali, ma i mali della giustizia italiana non vanno ricercati nella produttività della categoria giudicante. 
Le motivazioni sono prevalentemente di natura sociale ed etica. 
Il tasso di litigiosità della popolazione o l’inclinazione a delinquere degli italiani sono motivazioni aggravate da un sistema che non contiene più né l’uno né l’altra e la soluzione deve essere politica. 
I processi celebrano le patologie dei rapporti interpersonali. 
Rendere i rapporti interpersonali meno patologici è una responsabilità della politica, che, dal canto suo, in sintonia con la popolazione che l’ha espressa, ieri impersonava la menzogna degli affaristi, oggi si veste del turpiloquio degli insulsi. 
La mancanza di magistrati e di personale di cancelleria, l’accorpamento di più tribunali, la soppressione di oltre il 40% delle sedi giudiziarie faranno implodere la giustizia italiana perché altrove qualcuno ha già deciso di renderla inefficiente per far meglio digerire la sua privatizzazione con la mediazione.
E’ già accaduto con la sanità e con l’istruzione.
Ora sta accadendo con la giustizia.
Attaccare la magistratura intesa come istituzione significa indebolire lo Stato di diritto.
La dignità dell’istituzione va difesa anche da quegli stessi magistrati che talvolta l’hanno disonorata, nell’esercizio della loro funzione giudicante e inquirente, o nell’esercizio dell’azione disciplinare.
L’alternativa è il far west della prevaricazione del più forte.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea
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lunedì 23 settembre 2013

LA QUESTIONE TEDESCA


E' indubbio che la Germania sia la Nazione più forte dell’Europa.
E' indubbio che la vittoria di Angela Merkel avrà ripercussioni sulle politiche economiche di tutti gli Stati europei.
Il suo terzo mandato è la risultante di una politica di risanamento che il suo Paese e i suoi elettori hanno “gradito” e dunque e' assai probabile che sarà la Germania a dettare le regole degli ‘Stati Uniti d’Europa’ in un processo di germanizzazione già iniziato.
La cosiddetta Agenda 2010, adottata dalla Merkel per contenere la disoccupazione e rilanciare l’occupazione, e' stata un condensato di soluzioni neoliberiste nelle quali non v’è traccia di politiche salariali o di tutela delle classi lavoratrici.
I lavori interinali promossi dalle politiche della Merkel, che gli hanno consentito di vantare cifre di occupazione in crescita, per buona metà non sono altro che la “parcellizzazione” di impieghi in precedenza a tempo indeterminato e meglio retribuiti.
Oggi queste ricette appaiono vincenti e sarà difficile pensare ad un’Europa che non tenga conto di ciò che vuole la Germania.
Con la Merkel al comando si archivia definitivamente Keynes e se qualcuno crederà ancora che le politiche fiscali nei periodi di crisi ciclica debbano sostenere l’attività economica, sarà etichettato come un irragionevole e anacronistico romantico.
La povertà non sarà di tutti, ma solo delle classi lavoratrici, a vantaggio di pochi, come la controrivoluzione liberista impone.
Dopo l’approvazione del pareggio di bilancio, fortemente sollecitato dalla Germania e a suo tempo approvato da Monti con la complicità di PD e PDL, il prossimo obiettivo che l’imperatrice Angela assegnerà ai suoi vassalli italiani sarà la ‘cinesizzazione’ di massa.
Per far questo dobbiamo prima indebolire le tutele costituzionali sul lavoro rimuovendo l’unico articolo che può impedirlo, ovvero l’articolo 138.
Poi nulla sarà come prima.
Carla Corsetti
Segretario Nazionale di Democrazia Atea

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